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Articolo 316 bis Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n.262)

Concorso nel mantenimento

Dispositivo dell'art. 316 bis Codice civile

(1) I genitori devono adempiere i loro obblighi nei confronti dei figli in proporzione alle rispettive sostanze e secondo la loro capacità di lavoro professionale o casalingo. Quando i genitori non hanno mezzi sufficienti, gli altri ascendenti, in ordine di prossimità, sono tenuti a fornire ai genitori stessi i mezzi necessari affinchè possano adempiere i loro doveri nei confronti dei figli.

In caso di inadempimento il presidente del tribunale, su istanza di chiunque vi ha interesse, sentito l'inadempiente ed assunte informazioni, può ordinare con decreto che una quota dei redditi dell'obbligato, in proporzione agli stessi, sia versata direttamente all'altro genitore o a chi sopporta le spese per il mantenimento, l'istruzione e l'educazione della prole.

Il decreto, notificato agli interessati ed al terzo debitore, costituisce titolo esecutivo, ma le parti ed il terzo debitore possono proporre opposizione nel termine di venti giorni dalla notifica.

L'opposizione è regolata dalle norme relative all'opposizione al decreto di ingiunzione, in quanto applicabili.

Le parti ed il terzo debitore possono sempre chiedere, con le forme del processo ordinario, la modificazione e la revoca del provvedimento.

Note

(1) Articolo aggiunto con d.lgs. 28 dicembre 2013, n. n. 154, a decorrere dal 7 febbraio 2014.

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

Massime relative all'art. 316 bis Codice civile

Cass. civ. n. 3302/2017

In tema di filiazione, l'obbligo di contribuire al mantenimento del figlio naturale da parte del genitore non affidatario o collocatario decorre non già dalla proposizione della domanda giudiziale, bensì dalla effettiva cessazione della coabitazione dei genitori, in quanto solo da quel momento diventano efficaci le statuizioni in tema di affidamento dei figli ed i conseguenti provvedimenti di natura economica.

Cass. civ. n. 17831/2013

Nel procedimento di opposizione al decreto ex art. 148 c.c., la decisione finale può consistere non solo nella conferma o nella revoca del provvedimento, ma anche in una statuizione parzialmente modificativa, che può tenere conto anche dei profili di novità successivi al ricorso, stante il potere di provvedere di ufficio con riguardo ai minori.

Cass. civ. n. 19015/2011

Non sussiste colpa grave nell'aver proposto l'azione con la quale viene chiesto un contributo al mantenimento del figlio minore agli ascendenti del genitore sistematicamente inadempiente ai suoi obblighi di contribuzione, in quanto l'art. 148 c.c. pone loro l'onere di concorrere in solido con il genitore che provvede al mantenimento qualora l'altro genitore non possa o non voglia farvi fronte; ne consegue che, per la citata azione, il gratuito patrocinio può riconoscersi ai sensi dell'art. 76 del d.p.r. 30 maggio 2002, n. 115. (Omissis).

Cass. civ. n. 20509/2010

L'obbligo di mantenimento dei figli minori ex art. 148 c.c. spetta primariamente e integralmente ai loro genitori sicché, se uno dei due non possa o non voglia adempiere al proprio dovere, l'altro, nel preminente interesse dei figli, deve far fronte per intero alle loro esigenze con tutte le sue sostanze patrimoniali e sfruttando tutta la propria capacità di lavoro, salva la possibilità di convenire in giudizio l'inadempiente per ottenere un contributo proporzionale alle condizioni economiche globali di costui; pertanto l'obbligo degli ascendenti di fornire ai genitori i mezzi necessari affinché possano adempiere i loro doveri nei confronti dei figli - che investe contemporaneamente tutti gli ascendenti di pari grado di entrambi i genitori - va inteso non solo nel senso che l'obbligazione degli ascendenti è subordinata e, quindi, sussidiaria rispetto a quella, primaria, dei genitori, ma anche nel senso che agli ascendenti non ci si possa rivolgere per un aiuto economico per il solo fatto che uno dei due genitori non dia il proprio contributo al mantenimento dei figli, se l'altro genitore è in grado di mantenerli; così come il diritto agli alimenti ex art. 433 c.c., legato alla prova dello stato di bisogno e dell'impossibilità di reperire attività lavorativa, sorge solo qualora i genitori non siano in grado di adempiere al loro diretto e personale obbligo.

Cass. civ. n. 13579/1999

Il provvedimento presidenziale di cui all'art. 148 c.c. diviene definitivo se non opposto secondo le norme dell'opposizione a decreto ingiuntivo ed è impugnabile con il regolamento di competenza ove dichiari l'inammissibilità del ricorso proposto dalla parte per litispendenza.

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Consulenze legali
relative all'articolo 316 bis Codice civile

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Mario P. chiede
sabato 27/10/2018 - Marche
“Buonasera.
Il fratello del mio compagno ( al quale sono legato da unione civile dal 2016) non versa da tempo l'assegno di mantenimento, determinato in fase di separazione( seguita poi da divorzio) ai propri 2 figli ( di cui uno gravemente
disabile , titolare di pensione) affidati alle ex moglie. Su richiesta di quest'ultima, da qualche tempo l'assegno viene detratto dalla pensione della madre dell'ex marito . Le mie domande sono le seguenti: alla morte di quest'ultima, potrà essere chiamato il mio compagno, in quanto fratello dell'inadempiente, a versare la somma corrispondente? Per determinare la capacità di versare mensilmente tale somma , verranno calcolati , e quindi messi a cumulo, anche il mio reddito e proprietà immobiliari? Preciso che , all'atto della costituzione di unione civile, abbiamo scelto la separazione dei beni. Sperando di essere stato sufficientemente chiaro ed esaustivo, ringrazio ed attendo la vostra gentile risposta.
Cordiali saluti.


Consulenza legale i 05/11/2018
L’art. 316 bis del c.c. (introdotto con D. Lgs. n. 154/2013), il quale riproduce in sostanza una previsione già contenuta nel vecchio testo dell’art. 148 del c.c., stabilisce che, quando i genitori non hanno mezzi sufficienti per provvedere al mantenimento della prole, gli altri ascendenti, in ordine di prossimità, sono tenuti a fornire ai genitori stessi i mezzi necessari affinchè possano adempiere i loro doveri nei confronti dei figli.
Tale disposizione è applicabile, naturalmente, anche in caso di divorzio.

Dalla lettura della norma si evince che l’obbligo di provvedere in via sussidiaria al mantenimento dei minori grava sugli ascendenti (quindi essenzialmente sui nonni), e non sui parenti in linea collaterale (come, nel caso in esame, lo zio).
Tale soluzione ha trovato espressa conferma da parte di Cass. Civ., Sez. I, 23978/2015, che, riferendosi all’art. 148 c.c. (nel testo applicabile ratione temporis), ha precisato che lo stesso si riferisce testualmente agli “ascendenti” dei genitori del figlio da mantenere.
La disposizione non può che intendersi, dunque, se non come riferita ai nonni del figlio da mantenere, e non certo agli zii. Costoro non sono, infatti, parenti in linea retta – ai quali soltanto si attaglia il termine “ascendenti“, giacché trattasi di “persone di cui l’una discende dall’altra” – bensì in linea collaterale, in quanto, in relazione al nipote, pur avendo uno stipite comune, non discendono l’uno dall’altro (art. 75 del c.c.).

Concettualmente diverso sarebbe l’obbligo di prestare gli alimenti ai minori ai sensi degli artt. 433 ss. c.c., che presupporrebbe, però, il loro stato di bisogno (art. 438 del c.c.).
Tuttavia, anche in questo caso gli zii non rientrerebbero comunque tra i soggetti obbligati (che sono nell’ordine, ex art. 433 c.c.: 1) il coniuge; 2) i figli, anche adottivi, e, in loro mancanza, i discendenti prossimi; 3) i genitori e, in loro mancanza, gli ascendenti prossimi; gli adottanti; 4) i generi e le nuore; 5) il suocero e la suocera; 6) i fratelli e le sorelle germani o unilaterali, con precedenza dei germani sugli unilaterali): il rapporto di parentela è da intendersi infatti riferito al minore che necessita dei mezzi di sussistenza, e non ai genitori dello stesso.
La risposta negativa fornita al primo quesito rende superfluo l’esame della seconda domanda.

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