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Articolo 537 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n.262)

Riserva a favore dei figli

Dispositivo dell'art. 537 Codice civile

Salvo quanto disposto dall'articolo 542 (1) se il genitore lascia un figlio solo [, legittimo o naturale] (2), a questi è riservata la metà del patrimonio.
Se i figli sono più, è loro riservata la quota dei due terzi, da dividersi in parti uguali tra tutti i figli [, legittimi e naturali] (2) (3).
[I figli legittimi possono soddisfare in danaro o in beni immobili ereditari la porzione spettante ai figli naturali che non vi si oppongano. Nel caso di opposizione decide il giudice [38 disp. att. c.c.], valutate le circostanze personali e patrimoniali [542, 566 c.c.].] (4)

Note

(1) L'articolo in commento stabilisce la quota spettante ai legittimari qualora al de cuius succeda uno o più figli. Se con essi concorre anche il coniuge si applica quanto previsto dall'art. 542 del c.c..
(2) Comma così modificato dal D.Lgs. 28 dicembre 2013, n. 154, a decorrere dal 7 febbraio 2014.
(3) La quota di legittima riservata ai figli si calcola con il sistema della c.d. "quota mobile", ossia variabile a seconda del numero dei figli che succedono.
Se al de cuius succede un solo figlio, a questi spetta 1/2 del patrimonio.
Se i figli sono più d'uno, ad essi sono riservati 2/3 del patrimonio. Tale quota deve essere divisa in parti uguali tra tutti i figli; se uno di essi rinuncia all'eredità, non si calcola ai fini della determinazione della quota di legittima. Esempio: Tizio, vedovo, muore lasciando due figli, Caio e Sempronio; se Caio rinunzia all'eredità, a meno che non operi il diritto di rappresentazione in favore dei suoi discendenti, Sempronio ha diritto solo a metà del patrimonio ai sensi del comma 1 dell'art. 537 del c.c., e non a due terzi (comma 2).
(4) Comma abrogato dal D.Lgs. 28 dicembre 2013, n. 154, a decorrere dal 7 febbraio 2014.

Prima della riforma il comma terzo prevedeva:
"I figli legittimi possono soddisfare in danaro o in beni immobili ereditari la porzione spettante ai figli naturali che non vi si oppongano (1) (2). Nel caso di opposizione decide il giudice, valutate le circostanze personali e patrimoniali (3)."

NOTE ALLA PRECEDENTE FORMULAZIONE

(1) Si parla in proposito di diritto di commutazione, che rappresenta, nel sistema attuale, l'unica ipotesi in cui il figlio legittimo viene preferito a quello naturale.
Il figlio legittimo ha la facoltà di offrire al figlio naturale una somma di denaro o dei beni immobili in luogo della quota di legittima a cui il secondo avrebbe diritto. L'effetto è quello di escludere il figlio naturale dalla comunione ereditaria. Se vi sono più figli legittimi, vi deve essere l'accordo di tutti. Ove ad alcuni di essi succedano per rappresentazione i discendenti, alla decisione partecipano anch'essi.
Non è possibile commutare la quota di alcuni soltanto dei figli naturali, perché, altrimenti, si violerebbe il principio della parità di trattamento.

(2) La commutazione rappresenta una facoltà dei figli legittimi. Di conseguenza i figli naturali si trovano in posizione di soggezione: devono solo rispettare la volontà dei figli legittimi.

(3) Attraverso l'opposizione si può contestare la mancanza della circostanze per procedere alla commutazione, l'entità della somma offerta o della stima data agli immobili oggetto di commutazione. La decisione spetta al Tribunale.

Ratio Legis

In seguito alla riforma del diritto di famiglia del 1975, alla L. 10 dicembre 2012, n.219 e al D. Lgs. 28 dicembre 2013, n. 154 la norma accorda i medesimi diritti successori ai figli, siano essi legittimi o naturali.

Brocardi

Facultas commutationis

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

Massime relative all'art. 537 Codice civile

Cass. n. 9065/1999

Lo stato di figlio legittimo non è incompatibile con una indagine incidenter tantum, ai fini dell'esercizio dei diritti successori, di cui agli artt. 537, 580 e 594 c.c., su una diversa procreazione naturale (salvo che non si profili l'incesto) purché si versi in una situazione di impossibilità assoluta, cioé originaria, e non relativa, in quanto sopravvenuta, di proporre l'azione per la dichiarazione giudiziale di paternità. Non ricorre, pertanto, tale presupposto (la cui prova è a carico del richiedente) nel caso del figlio naturale che, divenuto maggiorenne, abbia omesso di esperire, nel termine di decadenza all'uopo fissato, l'azione di disconoscimento del padre legittimo, sempre che ciò configuri una volontaria scelta circa l'incontestabilità dello stato di figlio legittimo, compiuta nella consapevolezza della diversa filiazione naturale e nella ricorrenza delle condizioni previste per l'azione di disconoscimento del padre legittimo, nonché in assenza di cause di forza maggiore impeditive del tempestivo esercizio di detta azione.

Cass. n. 2434/1987

Ai fini della determinazione della quota di riserva spettante al discendente legittimo (o naturale), in relazione alle varie ipotesi di concorso con altri legittimari, non va fatto riferimento alla situazione teorica, al momento dell'apertura della successione, che è suscettibile di mutare in conseguenza di eventuali rinunzie con effetto retroattivo, sibbene alla situazione concreta degli eredi legittimi che effettivamente concorrono alla ripartizione dell'asse ereditario. Pertanto, la misura di detta quota non va desunta dall'art. 542 c.c., in tema di concorso tra coniuge e figli, sibbene dall'art. 537, relativo al concorso tra soli figli, nell'ipotesi in cui il coniuge superstite, per aver accettato un legato in sostituzione della legittima, abbia abdicato alla qualità di erede, ex art. 551 c.c.

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Quesiti degli utenti
relativi all'articolo 537 Codice civile

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Alfonso C. chiede
martedì 07/11/2017 - Liguria
“Sono il padre di una minore, erede in rappresentanza della madre premorta della nonna deceduta. L'altro erede e' lo zio, figlio della de cuius. La nonna ha acquistato dei box pagandoli 130.000 euro + spese nel 2012 con atto notarile e con due testimoni, intestandoli alla nuora con la citazione "la provvista per detti pagamenti e' stata fornita dalla sig.ra ( la nonna) a titolo di liberalità alla signora (la nuora)". Si puo' fare una azione di collazione o riduzione in questi casi ? La nuora, moglie dello zio, se puo' essere rilevante e' citata per alcuni legati nel testamento.”
Consulenza legale i 13/11/2017
Alla successione si può venire o perché personalmente ed immediatamente chiamati, o perché si prende il posto d’un precedente chiamato, il quale non può succedere: è quanto avviene con la rappresentazione, che fa subentrare i discendenti legittimi o naturali nel luogo e nel grado del loro ascendente, in tutti i casi in cui questi non può o non vuole accettare l’eredità o il legato (art. 467, 1° comma c.c.).

Succedere nel luogo vuol dire occupare il posto del rappresentato, cioè ricevere quanto lui avrebbe ricevuto.

Succedere nel grado, invece, sta a significare che la successione per rappresentazione avviene in deroga al principio che il grado prossimo esclude il più remoto; infatti, i discendenti del figlio o del fratello prenderanno il suo posto e potranno pertanto concorrere, come stirpe, con i loro zii, che hanno un grado più stretto di parentela con il de cuius.

Ciò posto, passiamo ad analizzare il dubbio insorto nel caso in esame, ossia se anche in caso di successione per rappresentazione debba rispettarsi per il rappresentante (la minore) la quota che il legislatore riserva ai legittimari: a tale dubbio va data risposta positiva.

In tal senso può argomentarsi da quanto disposto dall’art. 536 co. 3 c.c., il quale dice espressamente che a favore dei discendenti dei figli legittimi e naturali, i quali vengono alla successione in luogo di questi, la legge riserva gli stessi diritti che sono riservati ai figli legittimi o naturali.

Ovviamente, per la determinazione della quota di riserva deve aversi riguardo al numero dei rappresentati, e non a quello dei nipoti discendenti-rappresentanti (così in dottrina Azzariti).
Ciò significa che se eredi, nel nostro caso, sono soltanto la minore-rappresentante e lo zio (figlio della de cuius), per la determinazione della quota di riserva occorre fare riferimento all’art. 537 co. 2 c.c., il quale, nell’ipotesi in cui a succedere non sia un solo figlio ma più figli, riserva a questi la quota di due terzi del patrimonio del de cuius, da dividersi in parti uguali fra tutti i figli.

A questo punto il problema che si pone è quello di determinare la porzione c.d. disponibile, ossia la quota di cui il defunto poteva disporre liberamente, e per fare ciò occorre attenersi a quanto disposto dall’art. 556 c.c., il quale prevede le seguenti fasi:

  1. formazione di una massa di tutti i beni che appartenevano al defunto al tempo della morte;
  2. detrazione dei debiti;
  3. riunione fittizia dei beni di cui sia stato disposto a titolo di donazione.

Sull’asse così formato si calcola il valore della quota disponibile.

E’ proprio nel compimento dell’operazione sub lettera c) che va tenuto conto della liberalità effettuata dalla nonna in favore della nuora, con la conseguenza che, allorquando con tale liberalità fosse stata lesa la quota di riserva spettante alla minore-rappresentante, quest’ultima avrà tutto il diritto di agire in riduzione ex art. 557 c.c.

Nell’agire in riduzione, tuttavia, occorre anche prestare attenzione a quanto disposto dalle seguenti norme:
  • art. 555 co. 2 c.c., il quale prevede che le donazioni non si riducono se non dopo che sia esaurito il valore dei beni di cui è stato disposto per testamento.
Per effetto di tale norma, infatti, diventa rilevante la circostanza che il de cuius abbia disposto a titolo di legato in favore della medesima nuora-donataria, poiché ciò comporta che debba prima chiedersi la riduzione di quanto lasciato con disposizione a titolo particolare (ossia con legato)
  • art. 564 co. 3 c.c.: dispone tale norma che il legittimario il quale succede per rappresentazione deve imputare, oltre alle donazioni ed ai legati a lui fatti, anche quelli fatti, senza espressa riserva, al suo ascendente.

Accertato dunque che il discendente del legittimario che succede per rappresentazione ha diritto di essere reintegrato nella quota riservata al legittimario rappresentato, vediamo se a tale risultato si debba giungere per mezzo della collazione o dell’esercizio dell’azione di riduzione.

Per rispondere a tale domanda si ritiene sufficiente evidenziare che la collazione è l'atto con il quale i discendenti e il coniuge che accettano l'eredità conferiscono nell'asse ereditario quanto hanno ricevuto dal de cuius in donazione.
Dal punto di vista soggettivo, dunque, la collazione riguarda esclusivamente “i figli legittimi e naturali, i loro discendenti legittimi e naturali ed il coniuge” (art. 737 c.c.), e presuppone l'avvenuta accettazione dell'eredità da parte degli stessi, non coinvolgendo dunque tutte le donazioni poste in essere dal de cuius, ed in particolare quelle di cui abbiano beneficiato estranei.

Nel nostro caso, dunque, non si potrà far luogo a collazione, essendo stata la liberalità effettuata in favore della nuora, coniuge del figlio legittimario e, quindi, estranea.

Sarà invece senza dubbio esperibile l'azione di riduzione, disciplinata dagli articoli 553 e ss. c.c., la quale si presenta quale azione di tipo personale, per mezzo della quale si mira a far accertare la lesione di legittima; essa si rivolge contro le disposizioni testamentarie (a titolo universale o particolare) e contro le donazioni effettuate in vita dal de cuius, in favore di chicchessia, mirando a renderle inopponibili nei confronti del legittimario leso, nei limiti in cui si renda necessario per reintegrare la sua quota di riserva.

stefano chiede
martedì 13/11/2012 - Veneto
“Nella successione, come si dividono le quote tra figli legittimi e naturali? Grazie!”
Consulenza legale i 13/11/2012

La riforma del diritto di famiglia introdotta con la legge n. 151 del 1975 ha parificato lo status di figlio naturale riconosciuto a quello di figlio legittimo in tema di diritti successori, in modo tale che i figli naturali abbiano gli stessi diritti dei legittimi. L'eredità pertanto, andrà suddivisa secondo quanto disposto dall'art. 537 del c.c. in virtù del fatto che i figli naturali e legittimi fanno parte della categoria dei legittimari, ovvero eredi ai quali la legge riserva una quota ereditaria per legge. Nello specifico, se il figlio è soltanto uno avrà diritto alla metà del patrimonio, mentre se i figli sono più di uno avranno diritto ai due terzi dell'eredità, da dividersi in parti uguali tra tutti i figli, legittimi e naturali.

Residua soltanto in favore dei figli legittimi il così detto diritto di commutazione, ovvero la possibilità per il figli legittimi di soddisfare in denaro o in beni immobili ereditari la porzione spettante ai figli naturali che no vi si oppongano (art. 537 del c.c., terzo comma). In caso di opposizione, specifica poi la norma, deciderà il giudice valutate le circostanze personali e patrimoniali.

La recentissima riforma sul riconoscimento dei figli naturali, approvata il 27 novembre scorso, anche se non interviene direttamente sull'art. 537 c.c., ha fatto venir meno la categoria dei figli naturali e, secondo i primi commentatori, dovrebbe venir meno anche il diritto di commutazione che ad essi si riferiva.


chiara chiede
domenica 31/07/2011 - Abruzzo
“Buongiorno!
secondo l'art.537 cc. si legge che se il genitore lascia un figlio solo, legittimo o naturale, a questi è riservata la metà del patrimonio. Se i figli sono più, è loro riservata la quota dei due terzi, da dividersi in parti uguali tra tutti i figli. La domanda riferita al secondo caso è: a chi spetta la quota di 1/3 se i figli sono gli unici eredi? Grazie!”
Consulenza legale i 14/08/2011

Occorre distinguere tra "successione necessaria" - o dei legittimari - (art. 536 del c.c. e ss) e successione legittima.
La prima si sostanzia in un limite posto dalla legge alla volontà di disposizione del testatore e viene in rilievo solo quando il testatore ha disposto con donazioni in vita o con disposizioni testamentarie in modo tale da pretermettere uno o più dei legittimari o da lederne la quota di legittima.

La quota disponibile (cioè quella che non spetta ai legittimari e di cui il testatore può liberamente disporre) varia in base al numero e al grado dei legittimari, ma non può mai essere inferiore ad 1/4 del patrimonio del defunto.

Nel caso di specie, se i figli sono gli unici eredi, a loro sono riservati i 2/3 del patrimonio da dividersi in parti uguali. La restante quota di 1/3 sarà la quota disponibile, della quale il testatore può liberamente disporre.

Se, invece, il testatore non ha disposto con testamento ne con donazioni (da come è posto il quesito non è dato capire) e non si pongono quindi problemi di lesione delle quote riservate per legge, allora si applica la successione legittima; i due figli ereditano tutto il patrimonio del defunto padre e lo dovranno dividere in due parti uguali. In questo caso si farà quindi applicazione dell'art. 566 del c.c..


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    Trattare oggi dei legittimari e dei loro diritti può forse suscitare minori diffidenze rispetto a qualche tempo fa. Si potrà sempre nutrire il sospetto che il commento degli articoli 536-564 del codice civile del 1942, che erano e restano la fondamentale sedes materiae, sviscerati come sono da tanti pregevoli contributi dottrinali, oltre che applicati da una consistente mole di decisioni giurisprudenziali, non riservi elementi consistenti di novità. Certo: si... (continua)

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