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Articolo 7 ResponsabilitÓ professionale del personale sanitario

(L. 8 marzo 2017, n. 24)

ResponsabilitÓ civile della struttura e dell'esercente la professione sanitaria

Dispositivo dell'art. 7 ResponsabilitÓ professionale del personale sanitario

1. La struttura sanitaria o sociosanitaria pubblica o privata che, nell'adempimento della propria obbligazione, si avvalga dell'opera di esercenti la professione sanitaria, anche se scelti dal paziente e ancorché non dipendenti della struttura stessa, risponde, ai sensi degli articoli 1218 e 1228 del codice civile, delle loro condotte dolose o colpose.

2. La disposizione di cui al comma 1 si applica anche alle prestazioni sanitarie svolte in regime di libera professione intramuraria ovvero nell'ambito di attività di sperimentazione e di ricerca clinica ovvero in regime di convenzione con il Servizio sanitario nazionale nonché attraverso la telemedicina.

3. L'esercente la professione sanitaria di cui ai commi 1 e 2 risponde del proprio operato ai sensi dell'articolo 2043 del codice civile, salvo che abbia agito nell'adempimento di obbligazione contrattuale assunta con il paziente. Il giudice, nella determinazione del risarcimento del danno, tiene conto della condotta dell'esercente la professione sanitaria ai sensi dell'articolo 5 della presente legge e dell'articolo 590 sexies del codice penale, introdotto dall'articolo 6 della presente legge.

4. Il danno conseguente all'attività della struttura sanitaria o sociosanitaria, pubblica o privata, e dell'esercente la professione sanitaria è risarcito sulla base delle tabelle di cui agli articoli 138 e 139 del codice delle assicurazioni private, di cui al decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209, integrate, ove necessario, con la procedura di cui al comma 1 del predetto articolo 138 e sulla base dei criteri di cui ai citati articoli, per tener conto delle fattispecie da esse non previste, afferenti alle attività di cui al presente articolo.

5. Le disposizioni del presente articolo costituiscono norme imperative ai sensi del codice civile.

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Consulenze legali
relative all'articolo 7 ResponsabilitÓ professionale del personale sanitario

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Anto I. chiede
giovedý 11/10/2018 - Lombardia
“Struttura sanitaria privata,viene inviata messa in mora ,subito dopo la struttura viene venduta ad altra,in un simile caso quale valore ha la messa in mora fatta alla precedente per un errore sanitario?Grazie.”
Consulenza legale i 18/10/2018
Sicuramente il subingresso di una società ad un’altra non può comportare la cancellazione di tutti i rapporti pregressi, almeno sotto il profilo civilistico (dal punto di vista penale la responsabilità è personale), né tantomeno la perdita della possibilità di essere indennizzati per eventuali danni subiti.
Con ciò vuol dirsi che la lettera di diffida e messa in mora indirizzata alla struttura sanitaria cedente, e con la quale il paziente danneggiato aveva concluso il c.d. contratto di spedalità, manterrà indubbiamente il suo valore ed effetto anche con riguardo alla struttura sanitaria cessionaria, e ciò sia sotto il profilo del rispetto dei termini per chiedere il risarcimento dei danni, sia sotto il profilo della concreta possibilità di conseguire dalla parte cessionaria le eventuali somme che verranno riconosciute a titolo di risarcimento.
Vediamo adesso come può giungersi a tale conclusione.

Una prima considerazione intanto si impone.
Come sicuramente sarà ben noto, la materia della responsabilità medica dal 1 aprile 2017 è regolata dalla c.d. Legge Gelli-Bianco, ossia la legge n. 24 dell’8 marzo 2017; l' art. 7 della l. resp. personale sanitario , confermando un orientamento giurisprudenziale ormai da tempo diffuso, opera una netta demarcazione tra la responsabilità della struttura pubblica o privata e quella della persona fisica del personale medico o paramedico che incorre in responsabilità.

In particolare, mentre la responsabilità della struttura viene attratta nell’ambito della responsabilità contrattuale, e quindi è soggetta alle norme di cui agli artt. 1218 e 1228 c.c., l’esercente la professione sanitaria risponde del proprio operato ex art. 2043 c.c., salvo che abbia agito nell’adempimento di una obbligazione contrattuale assunta con il paziente.
Si conferma infatti che il contratto che lega il paziente con la struttura è il c.d. contratto atipico di spedalità, in forza del quale la medesima struttura si obbliga a fornire al paziente una prestazione complessa di assistenza sanitaria; la sua responsabilità potrà così conseguire sia ex art. 1218 del c.c. dall’inadempimento di obbligazioni direttamente a suo carico, sia ex art. 1228 del c.c. dall’inadempimento della prestazione medico professionale svolta direttamente dal sanitario quale suo ausiliario necessario.

Ma la Legge n. 24/2017 si rivela di particolare ausilio, per il caso che ci riguarda, sotto un altro profilo: l’art. 10 della l. resp. personale sanitario prevede adesso per le strutture sanitarie e socio sanitarie pubbliche e private l’obbligo di copertura assicurativa per la responsabilità civile verso terzi; l’obbligo assicurativo riguarda anche le prestazioni svolte in regime di libera professione intramuraria o in regime di convenzione con il servizio sanitario nazionale o attraverso la telemedicina (a tal fine le strutture sono perfino tenute a pubblicare sui rispettivi siti internet i dati riguardanti l’impresa assicuratrice, le polizze e le relative clausole contrattuali).

Le considerazioni che precedono, indubbiamente, non sono fine a se stesse, ma assumono una certa rilevanza in relazione alla particolare fattispecie.
Infatti, nel caso di specie il paziente che asserisce di essere stato danneggiato si trova di fronte ad una struttura sanitaria che ha ceduto ad altro soggetto (presumibilmente giuridico) la propria azienda, il che rende applicabile la disciplina civilistica della cessione di azienda, e più precisamente gli articoli dal 2558 al 2560 del codice civile.
La norma che più ci interessa è quella contenuta all’art. 2558 del c.c., nella parte in cui dispone che l’acquirente dell’azienda subentra nei contratti stipulati per l’esercizio dell’azienda stessa che non abbiano carattere personale.

L’ampia formula “contratti stipulati per l’esercizio dell’azienda” comprende una vasta categoria di contratti, tra i quali da un lato vi sono i contratti c.d. aziendali in senso stretto (ossia quelli inerenti il godimento dei beni aziendali non di proprietà dell’imprenditore) e dall’altro, invece, quelli che si possono definire come contratti di impresa, che possono riguardare i rapporti tra imprenditore e fornitori, i contratti di assicurazione, ecc.

Inoltre, secondo la tesi prevalente in dottrina e giurisprudenza, poiché l’azienda va considerata quale universitas iuris, inclusiva non solo di beni materiali, ma anche di tutti i rapporti giuridici attivi e passivi ad essa pertinenti, dovrebbero includersi nel trasferimento dell’azienda non solo i debiti già accertati e risultanti dai libri contabili obbligatori, ma anche tutti quelli scaturenti da una situazione di soggezione ad un diritto potestativo ad attuazione giudiziale, ossia dal diritto potestativo del paziente (che ha stipulato un contratto con la società cedente e che ha subito un danno) di agire in giudizio e vedere attuato il suo diritto ad ottenere un risarcimento.

Ritornando dunque al piano concreto della vicenda, può dirsi che la messa in mora è stata correttamente e validamente indirizzata alla struttura che ha concluso il contratto con il paziente.
Il fatto che tale struttura abbia successivamente alienato la propria azienda ad altra società non comporta la perdita di efficacia di quella messa in mora, in quanto la nuova società, nella sua qualità di cessionaria, si intende subentrata a tutti gli effetti nei rapporti giuridici attivi e passivi della società cedente, ivi compresi i rapporti contrattuali.

Tra questi ultimi debbono farsi rientrare non soltanto i rapporti contrattuali ancora in itinere conclusi con i pazienti, ma anche gli eventuali contratti di assicurazione; in particolare, ci si vuole riferire a quel contratto di assicurazione che, per effetto dell’art. 10 della Legge 24/2017, la struttura sanitaria è dal 1 aprile 2017 obbligata a stipulare a tutela proprio di eventuali richieste risarcitorie.

Considerato che a seguito della messa in mora si è appreso dell’intervenuta cessione di azienda, ciò che si consiglia è di reiterare nuovamente la messa in mora, indirizzandola alla nuova struttura nella qualità di cessionaria della struttura “X”.
Qualora tale messa in mora non abbia alcun positivo riscontro, dovrà esperirsi la regolare procedura di mediazione, voluta sempre dalla Legge Gelli-Bianco, procedura alla quale dovrà essere pur sempre invitata a partecipare la società cessionaria.

Si tenga infine presente che, per effetto della citata riforma, esiste un’ulteriore possibilità, ossia quella di ricorrere al Fondo di garanzia ex art. 14 della l. resp. personale sanitario.
In particolare, il comma 7 di quest’ultima norma prevede che tale fondo opera in tre casi, uno dei quali ricorre allorchè la struttura o l’esercente la professione sanitaria siano sprovvisti di copertura assicurativa per recesso dell’assicurazione o per sopravvenuta inesistenza o cancellazione dall’albo di questa.

Infine, e per concludere, qualora non si riescano ad ottenere risultati positivi da nessuna delle soluzioni prospettate, rimane sempre la strada di agire per responsabilità extracontrattuale nei confronti del medico (colui che si definisce esercente la professione sanitaria) ex art. 7 comma 3 della Legge 24/2017.
In questo caso, però, il termine di prescrizione per far valere la responsabilità non sarà di 10 anni (come nel caso di responsabilità contrattuale), ma di cinque anni, trattandosi appunto di responsabilità extracontrattuale disciplinata dall’ art. 2643 del c.c..