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Articolo 1228 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

[Aggiornato al 10/06/2019]

Responsabilità per fatto degli ausiliari

Dispositivo dell'art. 1228 Codice civile

Salva diversa volontà delle parti, il debitore che nell'adempimento dell'obbligazione si vale dell'opera di terzi(1), risponde anche dei fatti dolosi o colposi di costoro [1229, 1717, 2049](2).

Note

(1) Analoga previsione si trova nell'art. 2049 del c.c. per il caso di responsabilità extracontrattuale. Tuttavia, mentre quest'ultima norma utilizza l'espressione "domestici e commessi", la norma in commento si riferisce ai "terzi". Pertanto, si può ritenere che nell'illecito contrattuale il debitore risponde dell'opera prestata da qualsiasi terzo, mentre in quello aquiliano è necessario un vincolo di effettiva subordinazione.
(2) Mentre il comportamento dei terzi deve essere doloso o quantomeno colposo, il debitore risponde della condotta di questi per il solo fatto di essersi avvalso della loro opera.

Ratio Legis

Per quanto concerne la tutela del creditore, la norma gli garantisce la possibilità di far valere l'inadempimento. Gli ausiliari, infatti, sono terzi rispetto al suo rapporto col debitore perciò il creditore non potrebbe agire contro di loro in caso di inadempimento. Grazie a tale previsione, quindi, è tutelato perchè può agire contro il debitore.
Per spiegare la previsione nell'ottica del debitore, invece, si deve considerare il principio cuius commoda eius et incommoda, secondo cui chi trae vantaggio da un'attività ne sopporta anche i rischi.

Brocardi

In utilibus et in damnosis

Spiegazione dell'art. 1228 Codice civile

Fondamento della responsabilità del debitore per fatti dolosi o colposi dei suoi ausiliari

L'articolo generalizza il principio già enunciato dai vecchi articoli #1247#, #1588# e #1644#.

Per il primo di questi: il debitore di una cosa certa e determinata era liberato rimettendola nello stato in cui si trovava al momento della consegna, purché i deterioramenti non fossero stati dovuti a fatto suo o delle persone di cui doveva rispondere; per il secondo: il conduttore era obbligato per i deterioramenti e per le perdite cagionate da persone della sua famiglia; per il terzo, infine, l'imprenditore era responsabile dell'opera delle persone che aveva impiegate.

Prima di esaminare i presupposti e le condizioni di applicabilità della norma in esame, è necessario stabilire il suo fondamento.

Se si considera che essa si ricollega, in sostanza, all'antico #1153#, si sarebbe tentati di giustificarla ripensando ad una culpa in negligendo, per non aver saputo il debitore scegliere bene la persona della cui opera intendeva avvalersi; ad una culpa in vigilando, altresì, per aver egli omesso di sorvegliare l'esplicamento dell'attività svolta dalla persona di cui si serve; in entrambi i casi si avrebbe una colpa presunta dalla legge, la quale chiama i1 debitore responsabile per fatto altrui.

Può ancor oggi servire questa teoria a spiegarci l'art. 1228? L’interrogativo trova la sua ragion d'essere nel rilievo che una dottrina ha, com'è noto, cercato di dimostrare l'erroneità del criterio giustificativo della responsabilità da fatto altrui; si è detto che l'ipotesi dell'art. 1153 ci presenta una tipica applicazione della distinzione tra debito e responsabilità, per cui taluno risponde senza esser stato causa dell'obbligo del risarcimento, cioè per un fatto illecito altrui; che, quindi, la sua responsabilità va considerata come semplice garanzia dell'obbligo contratto dal dipendente e giammai effetto di una presunta sua colpa.

Dal non aver noi accolto la teoria della Schuld e dell'Haftung, discende logicamente che non possiamo neppure giustificare l'art. 1228 con il far ricorso alla medesima. D'altra parte la mera affermazione che qui taluno risponde per un debito altrui e che perciò non risponde per un debito proprio, non esaurisce il quesito proposto, che sta sempre nel precisare il fondamento di quella responsabilità per fatto altrui.

Invero, pur consentendo su ciò che si è detto, spiegando l'art. 1153, resta ancora insoddisfatta la domanda: perché sussiste quest'obbligo di rispondere per un fatto di altri?

La risposta che si dà, nel senso che l'obbligo sussiste perche esso è la conseguenza di una responsabilità senza colpa o, più esattamente, perché costituisce una garanzia dell'obbligo altrui, non è pertinente all'interrogativo. Ma, pur abbandonata la spiegazione che si poggia sulla scindibilità della Schuld e dell'Haftung, pensiamo che ad essa non si possa neppure sostituire quella riallacciantesi alla culpa in eligendo ed alla culpa in vigilando.

Infatti, se di tal genere di colpa si trattasse, al debitore dovrebbe essere consentita la prova liberatoria con cui dimostrare che a lui alcuna colpa va addebitata né in eligendoin vigilando; ma ciò va escluso e decisamente nel silenzio della legge.

Piuttosto, nell'art. 1228, deve vedersi enunciato il principio della responsabilità obbiettiva, vale a dire di una responsabilità che si fonda sulla nota massima: cuius commoda eius incommoda esse de-bent, per cui il debitore, che si avvale dell'opera dei suoi ausiliari e dalla medesima ritrae vantaggio ed utile, deve subirne anche i rischi e risponderne in damnosis. E’ questa in sostanza la teoria del rischio, che tra quelle varie, con le quali si è tentato di dare giuridico fondamento a casi in cui si riscontrava una responsabilità senza l'elemento colpa, si rivela la più adatta a giustificare l'obbligo di rispondere imposto pure a chi non può considerarsi in colpa.


Presupposti per tale responsabilità

A questo punto è necessario considerare i presupposti della responsabilità sancita dall'art. 1228. Essi vengono fissati nei seguenti:
a) l'opera svolta dal terzo deve esser connessa con l'adempimento della prestazione;
b) il fatto dannoso del terzo deve a costui poter essere imputato a titolo sia di dolo che di colpa;
c) non deve sussistere una volontà delle parti che escluda o limiti la responsabilità del debitore per il fatto illecito del terzo.

Su ciascuno di questi tre presupposti va rilevato:

per a): ove non si accerti che l'attività del terzo concorra o sia decisiva per l'adempimento della prestazione, non è possibile scorgere tra quest'obbligo del debitore e l'opera del terzo quel nesso causale che fa il primo tenuto a rispondere dei fatti illeciti del secondo; se si vuole spiegare tale responsabilità nel modo dianzi chiarito, è necessario che l'attività del terzo sia rivolta al fine della soddisfazione dell'interesse del debitore; e sotto questo punto di vista si può ben giungere ad affermare che adempiendo l'ausiliario per il debitore, l'atto che egli compie è atto dello stesso debitore;

per b) il fatto dannoso del terzo deve essere determinato da di lui dolo o colpa; il che, in sostanza, vuol dire imputabilità, al terzo del fatto illecito e, quindi, volontarietà del fatto stesso. Sulla necessità di richiedere nel terzo il requisito in parola ci sembra di dover muovere qualche riserva.
Restringendosi l'obbligo per il debitore di rispondere anche del fatto del terzo, della cui opera si avvale, solo quando quello sia doloso o colposo, nell'un caso e nell'altro sempre voluto e voluto da persona dotata di discernimento (art. 2046): α) si finisce per annullare il criterio giustificativo della responsabilità in esame: se questo va riposto nel principio: cuius commodum ecc., è intuitivo come esso nulla abbia a che vedere con la volontarietà dell'atto illecito del terzo, giacché quel che qui rileva è l'aver taluno conseguito un vantaggio dall'attività altrui quando questa, esercitata proprio a tale scopo, arreca danno ad altri.
Più conformi al principio qui accolto si rivelavano gli articoli #1588# e #1644# del codice del 1865; poiché in essi si enunciava la responsabilità di una parte senza indicare l'indole del fatto che la determinava; (β) si rende, inoltre, possibile l'irrisarcibilità di un danno arrecato al creditore da un fatto lesivo del terzo che ha prestato la sua opera nell'interesse del debitore, quando quel fatto non sia volontario e quindi non imputabile a chi l'ha commesso; in tal caso il debitore non dovrebbe più rispondere dei fatti illeciti commessi da chi gli ha apprestato l'utilità della propria opera: diciamo dovrebbe perché esitiamo ad affermare tale principio in quanto esso urta contro un altro di portata non meno generale; il principio, cioè, che vieta a taluno di arricchirsi ingiustamente a danno di altri. E’ vero però che a siffatta conclusione sta un correttivo che potrebbe esser quello di chiamare il debitore responsabile della diminuzione patrimoniale che il creditore ha risentito per il fatto lesivo del terzo; e ciò in applicazione dell’azione di arricchimento senza causa, dal nuovo codice enunciata come principio generale (art. 2041).

per c): la responsabilità prevista nell'articolo in commento non ha carattere inderogabile infatti si ammette che una diversa volontà delle parti possa, anche preventivamente limitarla e persino escluderla, esonerando così il debitore dall'obbligo di rispondere delle conseguenze e della colpa e del dolo dei suoi ausiliari, però entro alcuni limiti che sono indicati dall'art. 1229.

Relazione al Libro delle Obbligazioni

(Relazione del Guardasigilli al Progetto Ministeriale - Libro delle Obbligazioni 1941)

106 L'art. 123 precisa che, salvo norma o patto contrario, il debitore risponde dell'opera dei terzi dei quali si è avvalso per l'adempimento dell'obbligazione.
Si è in sostanza, esteso il principio dell'art. 1153 cod. civ. alla sfera contrattuale; ma, in realtà, la responsabilità del debitore per il fatto delle persone di cui deve rispondere non era ignorata dal codice civile, che vi accennava espressamente, nell'art. 1247 cod. civ., a proposito dei deterioramenti subiti dalla cosa dovuta: questo articolo concerneva tanto il mandatario, quanto i dipendenti del debitore e le persone della famiglia. Il codice civile vi si riferiva pure a proposito della responsabilità del conduttore (art. 1588) e dell''imprenditore (art. 1644); e sta di vero che, nel fatto degli ausiliari, la causa estranea al debitore è solo apparente, perché non è un evento esteriore al campo di attività del debitore o al suo ambiente economico. Anche se il fatto dell'ausiliario sia doloso, non resta esclusa la relazione tra quest'ultimo e il debitore: in modo che appariva necessario, nel generalizzare il principio, fermare anche la regola della responsabilità del debitore per i fatti dolosi dei suoi ausiliari.
Questa responsabilità non ha carattere inderogabile. Così, mentre l'art. 123 fa salve le diverse disposizioni di legge, ammette una convenzione che limiti od escluda la responsabilità medesima. La deroga convenzionale si è consentita fino ad esonerare dalle conseguenze del dolo degli ausiliari, perché tale esonero si ripercuote verso il debitore solo come immunità dalle conseguenze di una sua negligente vigilanza
sulle persone di cui egli deve rispondere.

Massime relative all'art. 1228 Codice civile

Cass. civ. n. 6053/2010

In tema di responsabilità del debitore per fatto degli ausiliari, l'inadempimento del terzo, del quale il contraente si avvalga per svolgere l'incarico, non costituisce di per sé giusta causa di esonero da responsabilità del contraente stesso, in quanto, ai sensi dell'art. 1228 cod.civ., questi è responsabile della scelta compiuta e risponde anche del fatto doloso o colposo dei suoi ausiliari, salvo che possa dimostrare il caso fortuito o la forza maggiore, anche con riguardo al comportamento dell'ausiliario; tuttavia la colpa di quest'ultimo potrà fondare un'azione di regresso del contraente nei suoi confronti.

Cass. civ. n. 18299/2003

All'interno di un contratto di subtrasporto, il primo vettore submittente risponde verso i mittenti dell'operato del subvettore, che opera quale ausiliario del vettore originario, ex art. 1228 c.c.

Cass. civ. n. 5150/1995

In tema di responsabilità del debitore per fatto degli ausiliari, l'art. 1228 c.c., disposizione con cui è stata estesa all'ambito contrattuale la disciplina contenuta negli artt. 2048 e 2049 c.c., presuppone che l'opera svolta da questi ultimi sia connessa con l'adempimento della prestazione, in modo che, ai fini dell'affermazione della detta responsabilità, deve essere accertato il nesso di causalità tra l'opera dell'ausiliario e l'obbligo del debitore. (Nella specie, la S.C: ha confermato la decisione di merito che ha ritenuto una società di trasporti responsabile della perdita della merce, in quanto causata dal fatto doloso attribuito ad un dipendente, il quale, pur dimissionario, aveva agito in nome e per conto di detta società, convenendo le modalità di carico della merce ed assicurando l'utilizzo di mezzi di trasporto appartenenti a terzi estranei alla società).

Cass. civ. n. 185/1976

Il principio secondo cui gli interessi sulle somme liquidate a titolo di risarcimento decorrono dalla data del verificarsi del danno trova applicazione soltanto in materia di responsabilità extracontrattuale, in quanto, ai sensi dell'art. 1219 secondo comma n. 1 c.c., il debitore del risarcimento del danno cagionato da fatto illecito deve essere ritenuto in mora (mora ex re) dal giorno dell'illecito stesso. Quando invece, l'obbligazione risarcitoria derivi da inadempimento contrattuale, i medesimi interessi decorrono solo dalla domanda giudiziale, quale atto idoneo a costituire in mora il debitore, anche se, a quella data, il credito non sia ancora liquido ed esigibile; l'accertamento nel corso del giudizio della sussistenza dell'ammontare del credito ha, infatti, effetto retroattivo dalla data della domanda.

Qualora fra contrapposti debiti omogenei non operi la compensazione legale, difettando uno di essi dei requisiti della liquidità ed esigibilità (nella specie, trattandosi di debito per risarcimento di danno non ancora accertato nell'an e nel quantum), la compensazione giudiziale può essere disposta dal giudice solo se il credito illiquido opposto in compensazione sia di pronta e facile liquidazione. Peraltro, l'uso della facoltà di dichiarare la compensazione giudiziale è rimesso al potere discrezionale del giudice del merito, insindacabile in Cassazione, così come è incensurabile, ove congruamente motivato, l'accertamento della sussistenza dell'estremo della facile e pronta liquidabilità, risolvendosi in una valutazione di fatto.

Cass. civ. n. 231/1973

La responsabilità del debitore che nell'adempimento dell'obbligazione si avvale dell'opera di terzi, prevista dall'art. 1228 c.c., ricorre tanto nell'ipotesi che detti terzi siano dipendenti legati con vincolo di subordinazione all'azienda di lui, quanto nel caso che di essi egli si sia assicurato la collaborazione nelle operazioni preordinate all'esecuzione del contratto, ancorché siano estranei all'azienda e al rapporto con il creditore; pertanto va compreso nel novero di tali ausiliari il vettore del quale il venditore si avvalga per la consegna al compratore della cosa venduta.

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Zef L. chiede
lunedì 13/01/2020 - Lombardia
“Per un danno causato da un operaio in un ospedale durante un lavoro ( presubilmente il danno e' causato dal operaio _ staccato la spina di un frigo che teneva organi di donazione per spostarla e lavorare dietro , pero e' un fatto non provato perche puo essere pure un qualsiasi dipendente delle altre ditte che per fare male ha computo il danno ). Io come subbapaltatore non ho ricevuto ancora la causa scritta dal appaltatore.
Domanda ?
Per prevenzione e preparare la mia difesa in caso di chiamata in causa dal commitente, che articolo devo consultare oppure ci sono i tempi da rispettare gli entrambi ?
Questo frigo visto l'importanza non aveva nessun alarme attacato per i casi simili.
E' stato un mio operaio che ha lavorato ma il danno e' causato sabato alle 11;30 e' stato verificato in questo lunedi verso le 9;00 pero non c'e nessun documento filmico che prova l'accaduto.”
Consulenza legale i 19/01/2020
Il contratto di appalto ed il contratto di subappalto, pur legati da un rapporto di interdipendenza tra loro, sono dotati di piena e distinta autonomia.
Il subappaltatore è autonomo nell'esecuzione delle opere affidategli dal subcommittente, tanto che deve escludersi ogni rapporto diretto tra originario committente e subappaltatori.

Premesso che dal quesito proposto non è chiaro se il danneggiato coincida con il committente o sia terzo anche al rapporto di appalto si rileva quanto segue.

Nel caso in cui il danneggiato sia anche il committente, viene in rilievo l’art. 1228 c.c. secondo il quale “salva diversa volontà delle parti, il debitore che nell'adempimento dell’obbligazione si vale dell’opera di terzi, risponde anche dei fatti dolosi o colposi di costoro”.
Tra “coloro che si valgono dell’opera di terzi”, infatti, per adempiere la propria obbligazione rientra ovviamente anche l’appaltatore il quale subappalti parte dei lavori affidatigli dal committente. In questo senso si è espressa anche la Cassazione civile sez. III, n. 19389/2016.
Pertanto, se l’appaltatore, per lo svolgimento dell’attività affidatagli dal committente, decide di affidare l’incarico a soggetti terzi (subappaltatore) sarà responsabile per i fatti dannosi realizzati da costoro, volontariamente o a titolo di colpa. Tale responsabilità è di tipo contrattuale e si configura come una sorta di garanzia per il committente, che non ha alcun rapporto con i terzi subappaltatori a cui l’appaltatore sceglie di affidare l’attività. A sua volta il committente potrà fondare un’azione di regresso nei confronti del subappaltatore.

Una previsione analoga si trova nell'art. 2049 c.c. per il caso di danni cagionati a terzi (si parla, in tal caso, di responsabilità extracontrattuale o aquiliana). Secondo tale disposizione, infatti, “i padroni e i committenti sono responsabili per i danni arrecati dal fatto illecito dei loro domestici e commessi nell'esercizio delle incombenze a cui sono adibiti”.
Tale previsione sarà applicabile al subappaltatore nei confronti dei terzi (quindi, in ipotesi anche la struttura sanitaria proprietaria del frigorifero di cui è stata staccata la spina) per il danno causato dal proprio dipendente.
I terzi danneggiati potranno agire senz'altro nei confronti del subappaltatore in via extracontrattuale, perché in tal caso il subappaltatore ha inciso nel diritto altrui, operando nella sua sfera autonoma di lavoro. Ovviamente la responsabilità del subappaltatore sussiste nei limiti in cui il lavoro svolto dallo stesso subappaltatore sia stato effettivamente autonomo: salvo, cioè, l’ipotesi in cui egli sia stato mero esecutore degli ordini dell’appaltatore oppure il subcommittente si sia di fatto ingerito con singole, specifiche direttive nella esecuzione del contratto.
In particolare, la recente Ordinanza della Corte di Cass. civ., n. 8381/2019 ha riaffermato che: “in tema di appalto, la responsabilità del committente nei riguardi dei terzi risulta configurabile allorquando si dimostri che il fatto lesivo sia stato commesso dall'appaltatore in esecuzione di un ordine impartitogli dal direttore dei lavori o da altro rappresentante del committente stesso o quando si versi nella ipotesi di "culpa in eligendo ", la quale ricorre qualora il compimento dell'opera o del servizio siano stati affidati ad un'impresa appaltatrice priva della capacità e dei mezzi tecnici indispensabili per eseguire la prestazione oggetto del contratto senza che si determinino situazioni di pericolo per i terzi; - tali principi valgono anche in materia di subappalto perché il subcommittente risponde nei confronti dei terzi in luogo del subappaltatore, ovvero in via solidale con lui, quando - esorbitando dalla mera sorveglianza sull'opera oggetto del contratto al fine di pervenire alla corrispondenza tra quanto pattuito e quanto viene ad eseguirsi - abbia esercitato una concreta ingerenza sull'attività del subappaltatore al punto da ridurlo al ruolo di mero esecutore ovvero agendo in modo tale da comprimerne parzialmente l'autonomia organizzativa, incidendo anche sull'utilizzazione dei relativi mezzi”.

Pertanto, nel caso di specie si potrà prospettare un’azione del committente-danneggiato nei confronti dell’appaltatore per responsabilità contrattuale ex art. 1228 c.c. e/o un’azione del terzo danneggiato (ospedale-danneggiato) per responsabilità extracontrattuale nei confronti del subappaltatore ex art. 2049 c.c.
In entrambi i casi, si configurerà una responsabilità solidale ex art. 2055 c.c. secondo cui “se il fatto dannoso è imputabile a più persone, tutte sono obbligate in solido al risarcimento del danno. Colui che ha risarcito il danno ha regresso contro ciascuno degli altri, nella misura determinata dalla gravità della rispettiva colpa e dall'entità delle conseguenze che ne sono derivate. Nel dubbio, le singole colpe si presumono uguali”.
Per questo motivo, il committente-danneggiato potrà rivolgersi per l’intero risarcimento nei confronti dell’appaltatore il quale avrà poi diritto di regresso nei confronti del subappaltatore.

Quanto invece all'onere della prova, esso si atteggerà in maniera diversa a seconda che si tratti di responsabilità contrattuale ex art. 1228 c.c o di responsabilità extracontrattuale ex art. 2049 c.c.
In materia di responsabilità contrattuale vige la disposizione dettata dall'art. 1218 c.c., quindi il danneggiato dovrà soltanto provare il titolo da cui deriva l’obbligazione e allegare il danno.
Nella responsabilità extracontrattuale, invece, colui che agisce è tenuto a dimostrare non solo l'esistenza del danno e l'esatto ammontare dello stesso ma finanche la riconducibilità di detto evento ad una condotta imputabile al soggetto contro il quale si agisce (nesso causale). Il danneggiato dovrà provare con manifesta chiarezza l'entità del danno nel suo esatto ammontare e, soprattutto, l'eziologia, il nesso causale che correla la condotta dell'agente all'evento lesivo. Non solo. È richiesto finanche che venga offerta esaustiva prova circa l'elemento soggettivo, e quindi che venga offerta la prova del dolo o quanto meno della colpa grave. La prova della colpa è a carico del danneggiato.

Con riferimento, infine, al fatto che la presenza di organi all'interno del frigorifero e la conseguente importanza di non scollegare la corrente non sia stata segnalata né dal committente-danneggiato né tramite cartelli o altri dispositivi di allarme, si potrebbe configurare anche un concorso di colpa del danneggiato ex art. 1227 c.c. “se il fatto colposo del creditore ha concorso a cagionare il danno, il risarcimento è diminuito secondo la gravità della colpa e l'entità delle conseguenze che ne sono derivate. Il risarcimento non è dovuto per i danni che il creditore avrebbe potuto evitare usando l'ordinaria diligenza”.

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