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Articolo 146 Legge fallimentare

(R.D. 16 marzo 1942, n. 267)

[Aggiornato al 30/06/2020]

Amministratori, direttori generali, componenti degli organi di controllo, liquidatori e soci di societÓ a responsabilitÓ limitata

Dispositivo dell'art. 146 Legge fallimentare

(1) Gli amministratori e i liquidatori della società sono tenuti agli obblighi imposti al fallito dall'articolo 49. Essi devono essere sentiti in tutti i casi in cui la legge richiede che sia sentito il fallito (2).

Sono esercitate dal curatore previa autorizzazione del giudice delegato, sentito il comitato dei creditori:

  1. a) le azioni di responsabilità contro gli amministratori [2392, 2393 bis, 2394, 2395 c.c.], i componenti degli organi di controllo, i direttori generali e i liquidatori (3);
  2. b) l'azione di responsabilità contro i soci della società a responsabilità limitata, nei casi previsti dall'articolo 2476, comma settimo, del codice civile.

Note

(1) Articolo così sostituito con d.lgs. 5/2006 per adeguare la norma alla nuova disciplina della governance societaria delineata dalla riforma del 2003.
(2) Dalla norma si deduce che gli organi della società rimangono in vita e sono tenuti a rispettare gli obblighi previsti per il fallito.
Il fatto che amministratori e liquidatori debbano essere sentiti al pari del fallito, implica che attraverso essi l'ente si esprime e sta in giudizio.
(3) La lettera a) presenta una formulazione sufficientemente aperta per potervi ricomprendere anche le azioni contro i componenti degli organi sociali della s.r.l. e nei confronti dei membri degli organi di controllo.
L'azione di responsabilità va esercitata dal curatore, quindi si ritiene che sia lui a dover dare prova del nesso di causalità tra il danno e la cattiva gestione da parte dei soggetti elencati dalla norma in commento.

Massime relative all'art. 146 Legge fallimentare

Cass. civ. n. 17121/2010

In tema di responsabilitÓ degli amministratori di societÓ a responsabilitÓ limitata, la riforma societaria di cui al d.l.vo n. 6 del 2003, che pur non prevede pi¨ il richiamo, negli artt. 2476 e 2487 c.c., agli artt. 2392, 2393 e 2394 c.c., e cioŔ alle norme in materia di societÓ per azioni, non spiega alcuna rilevanza abrogativa sulla legittimazione del curatore della societÓ a responsabilitÓ limitata che sia fallita, all'esercizio della predetta azione ai sensi dell'art. 146 legge fall., in quanto per tale disposizione, riformulata dall'art. 130 del d.l.vo n. 5 del 2006, tale organo Ŕ abilitato all'esercizio di qualsiasi azione di responsabilitÓ contro amministratori, organi di controllo, direttori generali e liquidatori di societÓ, cosý confermandosi l'interpretazione per cui, anche nel testo originario, si riconosceva la legittimazione del curatore all'esercizio delle azioni comunque esercitabili dai soci o dai creditori nei confronti degli amministratori, indipendentemente dallo specifico riferimento agli artt. 2393 e 2394 c.c.

Cass. civ. n. 13465/2010

Il curatore del fallimento di un consorzio con attivitÓ esterna non Ŕ legittimato ad esercitare, nei confronti degli amministratori del consorzio, l'azione di responsabilitÓ eventualmente spettante a coloro che vantino pretese creditorie a valere sul fondo consortile e lamentino l'incapienza di questo, ovvero abbiano subito danni diretti per essere stati fuorviati dalla violazione dei criteri legali che presiedono alla redazione della situazione patrimoniale del consorzio, restando questa un'azione risarcitoria individuale nella titolaritÓ di ciascun singolo creditore nei confronti dell'amministratore del consorzio, che Ŕ soggetto diverso dal fallito, e che non Ŕ, egli stesso, fallito. Invero, i consorzi, pur quelli con attivitÓ esterna, costituiscono enti ben diversi dalla societÓ per azioni, sia dal punto di vista strutturale, sia per le finalitÓ in relazione alle quali operano, e sia per il modo di essere della loro base economico-finanziaria, con conseguente impossibilitÓ di un'applicazione analogica dell'azione di responsabilitÓ dei creditori sociali contemplata dall'art. 2394 c.c. e, per l'ipotesi di fallimento, dal successivo art. 2394 bis c.c..

Il curatore del fallimento di un consorzio con attivitÓ esterna non Ŕ legittimato ad esercitare, nei confronti degli amministratori del medesimo consorzio, l'azione di responsabilitÓ extracontrattuale per lesione dei diritti di credito, ai sensi dell'art. 2043 c.c., non trovando nel patrimonio del consorzio la titolaritÓ di un'azione di responsabilitÓ giÓ spettante all'ente (dato che per l'art. 2608 c.c. gli amministratori rispondono verso i consorziati e non verso il consorzio), e non potendo invocare una norma speciale che gli attribuisca, sul modello dell'art. 2394 (ora 2394 bis) c.c., il potere di agire per conto dei creditori nei confronti di un soggetto diverso dal fallito, nÚ potendo a tal fine giovarsi dell'art. 146 della legge fall., perchÚ la speciale disciplina del capo X della legge fallimentare Ŕ circoscritta all'ipotesi di fallimento di societÓ, onde sarebbe arbitrario riferirla anche alla diversa figura del consorzio.

Cass. civ. n. 25977/2008

L'azione di responsabilitÓ esercitata dal curatore del fallimento ai sensi dell'art. 146 legge fall., ha natura contrattuale e carattere unitario ed inscindibile, risultando frutto della confluenza in un unico rimedio delle due diverse azioni di cui agli artt. 2393 e 2394 c.c. ; ne consegue che, mentre su chi la promuove grava esclusivamente l'onere di dimostrare la sussistenza delle violazioni ed il nesso di causalitÓ tra queste ed il danno verificatosi, incombe, per converso, su amministratori e sindaci l'onere di dimostrare la non imputabilitÓ a sŔ del fatto dannoso, fornendo la prova positiva, con riferimento agli addebiti contestati, dell'osservanza dei doveri e dell'adempimento degli obblighi loro imposti ; pertanto, l'onere della prova della novitÓ delle operazioni intraprese dall'amministratore successivamente al verificarsi dello scioglimento della societÓ per perdita del capitale sociale, compete all'attore e non all'amministratore convenuto.

Cass. civ. n. 11018/2005

Il principio generale di solidarietÓ tra coobbligati di cui all'art. 2055, primo comma, c.c., benchÚ sia stabilito espressamente in materia di responsabilitÓ extracontrattuale, Ŕ applicabile anche in tema di responsabilitÓ contrattuale, con la conseguenza che, nel caso di azione di responsabilitÓ proposta dal curatore del fallimento nei confronti degli amministratori di una societÓ di capitali ex art. 146, legge fall., che cumula l'azione sociale (art. 2393 c.c.) e l'azione spettante ai creditori della societÓ (art. 2394 c.c.), sussiste nei rapporti esterni la responsabilitÓ solidale degli amministratori, indipendentemente dalla natura della responsabilitÓ (contrattuale o extracontrattuale) nei confronti dei creditori sociali (fattispecie nella quale, ratione temporis, sono stati applicati gli artt. 2393 e 2394 c.c. nel testo vigente anteriormente alle modifiche introdotte dal D.L.vo n. 6 del 2003).

Cass. civ. n. 20637/2004

In tema di azione di responsabilitÓ nei confronti di amministratori e sindaci, per il cui esercizio da parte del curatore fallimentare l'art. 146 legge fall. richiede che sia sentito il comitato dei creditori, i vizi inerenti alla procedura di preventiva audizione del comitato dei creditori non possono essere fatti valere mediante una diretta impugnativa in sede contenziosa dell'atto posto in essere dal curatore, ma sono deducibili soltanto nell'ambito della procedura fallimentare, con reclamo avanti al tribunale fallimentare.

Cass. civ. n. 10937/1997

L'azione di responsabilitÓ contro amministratori e sindaci, esercitata dal curatore del fallimento, ex art. 146 L. fall., compendia in sÚ le azioni ex artt. 2393 e 2394 c.c., ed Ŕ diretta alla reintegrazione del patrimonio della societÓ fallita, visto unitariamente come garanzia e dei soci e dei creditori sociali; essa sorge, ai sensi dell'art. 2394, comma secondo, c.c., nel momento in cui il patrimonio sociale risulti insufficiente al soddisfacimento dei creditori della societÓ e si trasmette al curatore nel caso di fallimento sopravvenuto. Ne consegue che la prescrizione quinquennale, di cui all'art. 2949, comma secondo c.c., decorre dal momento in cui si verifica l'insufficienza del patrimonio sociale: momento che, non coincidendo con il determinarsi dello stato di insolvenza, pu˛ essere anteriore o posteriore alla dichiarazione di fallimento.

Cass. civ. n. 3160/1995

Con riguardo a provvedimenti cautelari a carico degli amministratori o sindaci di societÓ fallita, soggetti ad azione di responsabilitÓ, la questione dell'applicabilitÓ dell'art. 146 ultimo comma del R.D. 16 marzo 1942 n. 267, ovvero dell'art. 669 ter c.p.c., che contemplano, rispettivamente, l'intervento del giudice delegato, ovvero del pretore o del giudice designato dal presidente del tribunale, integra un problema di competenza, deducibile con istanza di regolamento, nel rapporto fra pretore e giudice designato o delegato del tribunale, oppure fra giudici designati o delegati di tribunali diversi, non anche nel rapporto fra giudici dello stesso tribunale, restandosi in tal caso nell'ambito della ripartizione di compiti all'interno del medesimo ufficio giudiziario, fra componenti di esso con pari funzioni.

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Consulenze legali
relative all'articolo 146 Legge fallimentare

Seguono tutti i quesiti posti dagli utenti del sito che hanno ricevuto una risposta da parte della redazione giuridica di Brocardi.it usufruendo del servizio di consulenza legale. Si precisa che l'elenco non è completo, poiché non risultano pubblicati i pareri legali resi a tutti quei clienti che, per varie ragioni, hanno espressamente richiesto la riservatezza.

Giovanni F. chiede
lunedý 17/02/2020 - Sardegna
“Buongiorno, spero di rendere l'idea della situazione e quindi comprensibile la domanda.
Sono stato amministratore di una SRL fino al 31 gennaio 2012. La società ebbe una serie di problematiche varie che rallentarono i lavori di costruzione di un complesso immobiliare e conseguenti problemi finanziari che determinarono mancati pagamenti consistenti e protesti cambiari. In seguito i lavori furono bloccati definitivamente ma il nuovo amministratore riuscì a tacitare banche e fornitori attraverso parziali pagamenti periodici o altre commesse varie che arrivavano da altre società del gruppo. Nel 2017 vi fu però istanza di fallimento, con decreto datato 30/05/2018.
Vi chiedo informazioni riguardo la mia posizione rispetto ai creditori sociali e quindi possa essere ancora chiamato in causa o se invece ogni azione di responsabilità riconosciuta dal 146 L.F. sia ormai prescritta stante la cessazione dell'incarico da più di 5 anni (già dalla data del decreto di fallimento, non solo ad oggi). Vi ringrazio.”
Consulenza legale i 18/02/2020
La risposta al quesito comporta il richiamo al combinato disposto di cui all’art. 2394 del c.c. e all'art. art. 146 della l. fall., alla cui lettura si rimanda.

Ai sensi delle sopracitate disposizioni, le azioni di responsabilità per mala gestio contro gli amministratori di una srl possono esperite, in caso di fallimento, dal curatore entro il termine di prescrizione quinquennale.

La problematica sottesa al quesito formulato è il momento da cui far decorrere tale termine di prescrizione e, pertanto, comprendere se, nel caso di specie, possano ritenersi prescritte le azioni contro l’amministratore in carica sino al 31.01.2012.

Ebbene, tale termine decorre dal momento in cui il bilancio della srl abbia attestato una perdita ingente, rendendo oggettivamente percepibile per i creditori l’insufficienza patrimoniale della società. Tale momento, dunque, deve essere rinvenuto nella data di pubblicazione del primo bilancio d’esercizio da cui è emersa detta perdita.

Sul punto, la Corte di Cassazione ha emesso il seguente principio: “In tema di prescrizione dell’azione di responsabilità promossa dai creditori sociali, ai sensi dell'art. 2394 cod. civ., il bilancio costituisce, per la sua specifica funzione, il documento informativo principale sulla situazione della società non solo nei riguardi dei soci, ma anche dei creditori e dei terzi in genere, onde un bilancio in attivo o in pareggio è idoneo a offrire un'informazione rassicurante ed affidabile. Allorché, poi, nonostante la relazione dei sindaci al bilancio, in cui si evidenzi l'inadeguatezza della valutazione di alcune voci, l'assemblea deliberi comunque la distribuzione degli utili ai soci ai sensi dell'art. 2433 cod. civ. senza obiezioni, in quella sede, da parte degli organi sociali di gestione e di controllo, l'idoneità, o no, di detta relazione sindacale ad integrare di per sé l'elemento della oggettiva percepibilità per i creditori circa la falsità dei risultati attestati dal bilancio sociale rimane oggetto di un apprezzamento di fatto, riservato al giudice del merito” (Corte di Cassazione, sentenza n. 21662 del 5 settembre 2018).

Come si può dedurre dal principio di diritto formulato dalla Suprema Corte, le azioni di responsabilità contro l’amministratore in carica sino al 31.01.2012 potrebbero, pertanto, ancora non ritenersi prescritte, laddove prima della dichiarazione di fallimento, che dal resoconto dei fatti sembra essere stata emessa nel maggio 2018, i bilanci non evidenziassero perdite di bilancio ingenti tali da rendere palese ai creditori sociali la situazione di insufficienza del patrimonio sociale. Se, infatti, non vi fossero tali evidenze dal bilancio, si deve presumere che tale conoscenza dello stato in cui versava la società per i creditori sociali sia avvenuta solamente al momento della dichiarazione di fallimento, con la conseguenza che non possono ritenersi prescritte le azioni di responsabilità contro detto amministratore.

Diversamente, laddove emergessero tali evidenze dai bilanci, l'azione di responsabilità contro detto amministratore potrebbe essere prescritta.

Antonio C. chiede
sabato 20/10/2018 - Sicilia
“Sono Amministratore Unico di una s.r.l. Dichiarata fallita , la societa e’ attiva, nel caso di incidente mortale chi ne risponde legalmente ?”
Consulenza legale i 24/10/2018
Per rispondere compiutamente al parere va prima di tutto compreso a che titolo il datore di lavoro è responsabile degli infortuni sul lavoro occorsi ai dipendenti che operano nella sua azienda.

Il codice penale all’articolo 40 afferma che “non impedire un evento che si aveva l’obbligo di impedire, equivale a cagionarlo”. Sostanzialmente, e senza entrare in inutili tecnicismi, la normativa penale afferma con questa frase che in capo a determinati soggetti si instaura una cd. posizione di garanzia in base alla quale il soggetto è tenuto a porre in essere una serie di accorgimenti che, appunto, dovrebbero essere funzionali ad evitare un evento pericoloso, come la morte di un lavoratore.

Nell’ambito degli infortuni sul lavoro, questa posizione di garanzia si incardina proprio in capo al datore di lavoro (che ben potrebbe essere l’Amministratore Unico della società a meno che non vi siano specifiche deleghe di funzioni) che, in sostanza, ha l’obbligo giuridico di porre in essere una serie di obblighi e accorgimenti funzionali ad evitare gli infortuni dei dipendenti (si faccia l’esempio semplicissimo dell’indicazione dell’obbligo di indossare il caschetto protettivo o le scarpe antiscivolo).

Se il datore di lavoro non adempie a detti accorgimenti è responsabile dell’infortunio (non entriamo nel merito delle condotte abnormi del lavoratore che è un argomento connesso ma differente).

Va dunque compreso nel caso della società fallita chi riveste la qualifica di datore di lavoro.

Ebbene, la giurisprudenza è concorde nel ritenere che nel caso di azienda fallita la posizione di garanzia si incardini in capo al curatore fallimentare che, in sostanza, diviene titolare di tutti i rapporti giuridici che fanno capo all’azienda (la giurisprudenza in questione fa riferimento alle morti da amianto in caso di omessa bonifica dell’azienda fallita). Per tale ragione dal momento in cui viene nominato il curatore fallimentare diviene il nuovo datore di lavoro e, in quanto tale, il nuovo responsabile di eventuali infortuni.

Si consideri tuttavia un elemento importante: spesso il Pubblico Ministero quando c’è una successione temporale di datori di lavoro contesta il reato ad entrambi i soggetti i quali, a quel punto, dovranno ipotizzare una strategia difensiva ad hoc a seconda dei tempi e modi della successione di cariche.