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Articolo 45 Codice di procedura penale

(D.P.R. 22 settembre 1988, n. 477)

Casi di rimessione

Dispositivo dell'art. 45 Codice di procedura penale

1. In ogni stato e grado del processo di merito, quando gravi situazioni locali tali da turbare lo svolgimento del processo e non altrimenti eliminabili, pregiudicano la libera determinazione delle persone che partecipano al processo, ovvero la sicurezza o l'incolumità pubblica o determinano motivi di legittimo sospetto (1) (2) (3) (4), la corte di cassazione, su richiesta motivata del procuratore generale presso la corte di appello o del pubblico ministero presso il giudice che procede o dell'imputato [60-61 c.p.p.], rimette il processo ad altro giudice, designato a norma dell'articolo 11 (5) (6) (7).

Note

(1) Tale articolo è stato sostituito dall'art. 1, I comma, della l. n. 241, del 7 novembre 2002 (entrata in vigore il giorno successivo alla pubblicazione in gazzetta ufficiale). Anteriormente l'articolo recitava: Il testo previgente recitava: « 1. In ogni stato e grado del processo di merito, quando la sicurezza o l'incolumità pubblica ovvero la libertà di determinazione delle persone che partecipano al processo sono pregiudicate da gravi situazioni locali tali da turbare lo svolgimento del processo e non altrimenti eliminabili, la corte di cassazione, su richiesta motivata del procuratore generale presso la corte di appello o del pubblico ministero presso il giudice che procede o dell'imputato, rimette il processo ad altro giudice, designato a norma dell'articolo 11».
(2) La rimessione è un istituto molto delicato che può essere applicato solo in presenza di gravi situazioni locali non altrimenti eliminabili che per di più pregiudicano lo svolgimento del processo. Si tratta di situazioni territoriali così determinanti da poter incidere sul regolare e corretto andamento del processo, sull'incolumità pubblica o che siano causa di motivi di legittimo sospetto. Di fatto dunque sono idonee a pregiudicare la libertà di autodeterminazione del giudice. Il codice si riferisce esclusivamente alla fase processuale: deve pertanto escludersi la fase attinente alle indagini preliminari; merita tuttavia segnalare che la cassazione ha consentito l'applicazione della rimessione anche in caso di celebrazione dell'udienza preliminare nonchè in tutti quei casi in cui il giudice è chiamato ad esercitare il proprio potere giurisdizionale sebbene l'azione penale non sia stata ancora esercitata (come ad esempio nei casi relativi alla richiesta di archiviazione).
(3) Non può ritenersi causa di rimessione del processo la normale applicazione del diritto di cronaca salvo che la pressione esercitata dai media sia in grado di causare un pregiudizio sul normale andamento del processo e sulla libertà di autodeterminazione dei giudici (caso in cui articoli di stampa riportino ad es. versioni dei fatti distorte). Ugualmente per i difensori, gli attacchi a questi ultimi non sono di per sè sufficienti a determinare una causa di rimessione.
(4) Ugualmente, circa le situazioni che possono alterare l'ordine pubblico, devono essere concrete e non solamente eventuali. Inoltre anche circa l'aspetto del legittimo sospetto, non sono sufficienti mere illazioni o congetture: il sospetto deve derivare da situazioni concrete che consentano di presupporre l'impossibilità per il giudice di autodeterminarsi liberamente.
(5) Quando un processo viene rimesso ad altro giudice quest'ultimo è ugualmente competente per materia salvo il fatto che non si tratta di un giudice appartenente allo stesso ufficio quanto ad analogo ufficio del distretto di corte d'appello territorialmente differente. Il nuovo giudice possiede dunque la medesima competenza per materia ma, viene territorialmente individuato sulla base dei criteri e della tabella dettata dall'art. 11 c.p.p.
(6) Il legislatore ha stabilito che in caso di rimessione, sebbene l'istanza sia stata sollevata pretestuosamente, il giudice di merito non può decidere autonomamente, bensì spetta alla corte di cassazione. Salvo non venga disposto altrimenti, il giudice di merito ha la facoltà di proseguire nel processo con l'unico limite di non poter emettere sentenza.
(7) Come è facilmente intuibile dalla lettura dell'articolo, i casi di rimessione sono determinati ed eccezionali non potendo essere applicati a situazioni che non rientrano nelle ipotesi di gravità - non altrimenti eliminabili - tali da creare un pregiudizio nella libertà di autodeterminazine del giudice; difatti non rientra in tali ipotesi il timore di assenza di imparzialità dell'ufficio del pubblico ministero.
L'istituto della rimessione ha carattere eccezionale e, come tale, può trovare applicazione solo in presenza di situazioni che possono incidere in modo grave e determinante sul corretto e sereno svolgimento del processo: non può essere considerata ipotesi di turbativa la temuta parzialità dell'ufficio del P.M., che nel nuovo processo ha il ruolo di parte.

Ratio Legis

Tale norma, quale espressione dell'intero capo, ha la funzione di assicurare l'imparzialità del giudice - ufficio, rideterminando la competenza territoriale; essa si attiene a quanto previsto dal principio di cui all'art. 25 Cost.: quest'ultimo è infatti rispettato proprio perchè la rimessione è un istituto che consente la corretta individuazione del giudice conformemente al principio di predeterminazione dello stesso. Tale istituto rispetta anche altri principi tutelati dalla costituzione ovvero quelli dell'indipendenza del giudice e dell'inviolabilità della difesa.

Massime relative all'art. 45 Codice di procedura penale

Cass. pen. n. 55328/2016

In tema di rimessione del processo, deve escludersi che ripetuti articoli giornalistici, e persino una vera e propria campagna di stampa, pur continua ed animosa, assumano di per sé rilievo ai fini della "traslatio iudicii", in mancanza di elementi concreti che rivelino una coeva potenziale menomazione della imparzialità dei giudici locali. (Fattispecie in tema di reati di criminalità organizzata, nella quale la S.C. ha escluso la valenza eccezionale della pressione mediatica sul processo, contrassegnato da intemperanze nel dibattimento, osservando in particolare che i soggetti coinvolti nella vicenda processuale, per la loro specifica competenza tecnico-professionale, sono in grado di distinguere ciò che attiene al piano della notizia da quello che riguarda strettamente la prova; a nulla valendo, infine, la circostanza che i membri del collegio giudicante siano magistrati di "prima nomina", i quali esercitano le funzioni loro attribuite secondo disposizioni di legge e regolamentari, nonchè a seguito di un giudizio di idoneità a tale fine specificatamente espresso).

In tema di rimessione del processo, non può assumere valenza evocativa di un'incidenza di non parzialità del giudizio o di condizionamento della libera determinazione dei soggetti del processo, la circostanza che il Procuratore della Repubblica abbia espresso sostegno al Sostituto Procuratore designato - bruscamente "redarguito" in aula dall'imputato - affiancando il suddetto magistrato alla successiva udienza dibattimentale, trattandosi di evenienza processualmente consentita in ragione della impersonalità dell'ufficio del pubblico ministero. (Nell'occasione, la S.C. ha altresì precisato che non può essere considerata ipotesi di "turbativa" la temuta parzialità dell'ufficio del pubblico ministero, evocata dai ricorrenti anche in relazione ad una intervista rilasciata dal titolare dell'ufficio in solidarietà del PM d'udienza, in quanto una volta iniziata l'azione penale e, con essa, la fase processuale, il rappresentante della pubblica accusa riacquista "in toto" la sua esclusiva veste di parte, in senso tecnico, spinta dall'unico interesse di veder comprovata l'impostazione accusatoria).

Cass. pen. n. 16924/2015

In tema di rimessione del processo, la proposizione da parte dell'imputato di una azione per il risarcimento dei danni cagionati nell'esercizio delle funzioni giudiziarie nei confronti di più magistrati appartenenti allo stesso ufficio non costituisce, nemmeno a seguito della disciplina sulla responsabilità civile introdotta con legge 27 febbraio 2015, n. 18, "grave situazione locale", esterna alla dialettica processuale, tale da imporre il trasferimento della res giudicanda ex art. 45 c.p.p.. (In motivazione, la Corte ha anche escluso, incidentalmente, che l'esercizio di tale azione costituisca ragione idonea e sufficiente ad imporre la sostituzione del singolo magistrato).

Cass. pen. n. 13287/2011

Non costituisce causa di rimessione del processo il coinvolgimento, quali imputati, di appartenenti alle forze dell'ordine, impegnati nell'istituzionale collaborazione con l'autorità giudiziaria, non trattandosi di situazione ambientale esterna al processo ed alla relativa dialettica. Infatti, la dedotta partecipazione di tali soggetti alle attività di indagine relative alla stessa vicenda costituisce un dato ineliminabile anche con il trasferimento del processo ad altra sede giudiziaria, attenendo ad un particolare rapporto degli imputati con il processo in sé, e non con l'ufficio giudiziario presso il quale lo stesso si svolge ; tale situazione è, comunque, interna al processo e non presenta quei caratteri di abnormità idonei a pregiudicare l'imparzialità del giudice e la libera determinazione dei soggetti che partecipano al processo.

Cass. pen. n. 18022/2004

È nulla l'ordinanza con la quale il giudice investito del processo dichiara inammissibile (nella specie, per assoluta carenza di documentazione) la richiesta di rimessione proposta ai sensi dell'art. 45 c.p.p., in quanto la relativa valutazione è riservata esclusivamente alla Corte di cassazione. (Nella specie la Corte, nell'annullare senza rinvio l'ordinanza impugnata, ha disposto la trasmissione dell'istanza al Primo Presidente della Corte medesima per l'assegnazione alla sezione competente a trattarla).

Cass. pen. n. 47805/2003

Non costituisce «gravi situazioni locali», ai sensi dell'art. 45 c.p.p. ed ai fini della rimessione del processo: a) né la circostanza che il P.M. abbia opposto il segreto istruttorio alla richiesta di documentazione avanzata da ispettori ministeriali, in quanto tale opposizione è del tutto legittima; b) né la circostanza che il P.M. sia stato denunciato dall'imputato per fatti connessi allo svolgimento delle indagini; c) né, infine, la circostanza che il P.M. abbia commesso atti asseritamente illegittimi nel corso del procedimento, in quanto tale eventualità rileva unicamente sul piano della utilizzabilità degli atti d'indagine ai fini della decisione.

Cass. pen. n. 8151/2003

Ai fini dell'ammissibilità della richiesta di rimessione del processo a norma degli artt. 45 e ss. c.p.p. che sia fondata su elementi nuovi rispetto a quelli di altra già rigettata o dichiarata inammissibile, per «elementi nuovi» vanno intesi non solo quelli sopravvenuti alla precedente che non sia stato possibile produrre all'udienza di discussione di essa, ma anche quelli a quest'ultima preesistenti, incolpevolmente ignorati e dei quali l'istante sia venuto a conoscenza dopo l'udienza medesima.

Cass. pen. n. 13687/2003

Ai fini della rimessione del processo, i provvedimenti e i comportamenti del giudice possono assumere rilevanza a condizione che siano l'effetto di una grave situazione locale e che, per le loro caratteristiche oggettive, siano sicuramente sintomatici della mancanza di imparzialità dell'ufficio giudiziario della sede in cui si svolge il processo medesimo.

È irrilevante, ai fini della rimessione del processo ai sensi degli artt. 45 e ss. c.p.p., la grave situazione locale coeva alla fase procedimentale o addirittura anteriore ad essa, in quanto, in quel momento, il processo da rimettere eventualmente ad altra sede non esiste ancora.

È manifestamente infondata, in relazione all'art. 25, primo comma, Cost., la questione di legittimità costituzionale dell'art. 45 c.p.p., come modificato dall'art. 1 della legge 7 novembre 2002 n. 248, in tema di rimessione per legittimo sospetto, in quanto la rilevanza di quest'ultimo ai fini della translatio iudicii è subordinata alla sua derivazione, come effetto, da gravi situazioni locali idonee a pregiudicare oggettivamente e concretamente l'imparzialità del giudice, circostanza, quest'ultima, che esclude la possibilità di uno spostamento della competenza per territorio affidato alla mera discrezionalità della Corte di cassazione.

Gli atti e i comportamenti del pubblico ministero, quando censurabili, possono costituire presupposto per la rimessione del processo a norma degli artt. 45 ss. c.p.p., purché abbiano pregiudicato la libera determinazione delle persone che vi partecipano ovvero abbiano dato causa a motivi di legittimo sospetto sull'imparzialità dell'ufficio giudiziario della sede in cui si svolge il processo medesimo.

L'istituto della rimessione ha carattere eccezionale, implicando una deroga al principio costituzionale del giudice naturale precostituito per legge e, come tale, comporta la necessità di un'interpretazione restrittiva delle disposizioni che lo regolano, in esse comprese quelle che stabiliscono i presupposti per la translatio iudicii. Ne consegue che, da un lato, per grave situazione locale deve intendersi un fenomeno esterno alla dialettica processuale, riguardante l'ambiente territoriale nel quale il processo si svolge e connotato da tale abnormità e consistenza da non poter essere interpretato se non nel senso di un pericolo concreto per la non imparzialità del giudice (inteso come l'ufficio giudiziario della sede in cui si svolge il processo di merito) o di un pregiudizio alla libertà di determinazione delle persone che partecipano al processo medesimo e, dall'altro, che i motivi di legittimo sospetto possono configurarsi solo in presenza di questa grave situazione locale e come conseguenza di essa.

La legge 7 novembre 2002 n. 248, avente ad oggetto la modifica della disciplina della rimessione del processo, si applica anche ai procedimenti di rimessione pendenti alla data della sua entrata in vigore.

Le questioni di competenza per territorio non possono trovare ingresso nel procedimento incidentale di rimessione dinanzi alla Corte di cassazione che, in tale sede, è unicamente investita del problema di sussistenza delle condizioni richieste dalla legge per lo spostamento del processo ad altro giudice.

Cass. pen. n. 944/2000

Anche nel procedimento di applicazione delle misure di prevenzione è ammissibile la rimessione del processo, in virtù della natura pienamente giurisdizionale di esso e l'espresso richiamo, contenuto nell'art. 4, comma ottavo, della legge n. 1423 del 1956, alle norme del codice di procedura penale per il suo svolgimento.

Cass. pen. n. 2046/2000

Non integra fatto idoneo a condizionare la libertà di determinazione delle persone partecipanti al processo il riferimento insistito all'imputato, indicato come capo di clan camorristico della zona, contenuto nel discorso di inaugurazione dell'anno giudiziario, poi ampiamente divulgato dalla stampa locale, trattandosi di fatto riconducibile ad ufficio non titolare dell'azione penale ed espressione, in ogni caso, di opinioni e atteggiamenti di una parte processuale, che non si sottraggono al vaglio giudiziale né possono alterare l'imparzialità dei giudici e la serenità del giudizio.

Cass. pen. n. 1125/1998

Perché possa darsi luogo alla rimessione del processo, ai sensi dell'art. 45 c.p.p., per la presenza di «gravi situazioni locali» occorre che queste ultime risultino radicate sul territorio al di fuori del quadro processuale e che da esse derivi, come necessario posterius, il «pregiudizio» alla «libertà di determinazione delle persone che partecipano al processo»; per il che non è sufficiente (avuto riguardo alla eliminazione del riferimento al «legittimo sospetto», contenuto nella corrispondente disposizione di cui all'art. 55 del codice di rito previgente), il timore di meri condizionamenti di tipo «psicologico» in capo al giudice, ma occorre che si sia in presenza di vere e proprie pressioni esercitate sull'organo giudicante, indipendentemente dalla sua composizione. Tali condizioni non possono riconoscersi in un preteso «accanimento persecutorio» della pubblica accusa o nella esistenza di situazioni che potrebbero suggerire l'opportunità di un'astensione da parte dei magistrati del pubblico ministero (opportunità di cui questi non abbiano inteso avvalersi), come nel caso in cui detti magistrati abbiano assunto qualità di persone offese in un procedimento per calunnia intentato a carico di taluni testimoni.

Cass. pen. n. 5682/1997

L'istituto della rimessione ha natura assolutamente eccezionale, in quanto rappresenta una deroga al principio del giudice naturale precostituito per legge di cui all'art. 25, comma primo, Cost., e può trovare applicazione solo in presenza di comprovate situazioni ambientali idonee a menomare effettivamente l'imparzialità del giudizio e a pregiudicare il corretto svolgimento del processo, mentre non assumono rilievo i semplici sospetti e dubbi di condizionamento psicologico del giudice e delle persone che partecipano al processo. (In motivazione, la Suprema Corte ha precisato che i fattori inquinanti l'imparzialità del giudice devono riverberarsi sull'intero ufficio giudiziario astrattamenmte considerato, e non su singoli magistrati o su un singolo organo in cui l'ufficio si articoli, sì che il solo fatto dell'apertura di indagini preliminari a carico di magistrati non è sufficiente a integrare la grave situazione locale tassativamente richiesta dall'art. 45 c.p.p.).

Cass. pen. n. 1952/1997

L'istituto della rimessione del processo, come disciplinato dall'art. 45 c.p.p., può trovare applicazione soltanto quando si sia effettivamente determinata in un certo luogo una situazione obiettiva di tale rilevanza da coinvolgere l'ordine processuale - inteso come complesso di persone e mezzi apprestato dallo Stato per l'esercizio della giurisdizione - sicché tale situazione, non potendo essere eliminata con il ricorso agli altri strumenti previsti dalla legge per i casi di alterazione del corso normale del processo - quali l'astensione o la ricusazione del giudice -, richiede necessariamente il trasferimento del processo ad altra sede giudiziaria. Consegue che non hanno rilevanza ai fini dell'applicazione dell'istituto vicende riguardanti singoli magistrati che hanno svolto funzioni giurisdizionali nel procedimento, non coinvolgenti l'organo giudiziario nel suo complesso; né il dedotto “accanimento” usato nei confronti dell'imputato dal pubblico ministero, data la natura di parte rivestita dall'organo di accusa; né il coinvolgimento del pubblico ministero in un processo penale riguardanti illeciti nella conduzione delle indagini, non integrando ciò una “grave situazione locale” tale da turbare lo svolgimento del processo.

Cass. pen. n. 3471/1996

Il coinvolgimento di singoli membri, per quanto autorevoli, di un ufficio giudiziario in inchieste giudiziarie, non vale, di per sè, a costituire quella «grave situazione locale» concretamente idonea a turbare lo svolgimento del processo cui partecipino, con vario ruolo, colleghi del magistrato inquisito, ancorché appartenenti allo stesso ufficio od allo stesso circondario di quest'ultimo. La legge processuale (art. 11 c.p.p.) ha, invero, espressamente previsto la deroga agli ordinari criteri di competenza unicamente nei casi in cui un magistrato assuma la qualità di imputato o di persona offesa o danneggiata dal reato in procedimento che, secondo i criteri ordinari, ricadrebbe nella competenza di un ufficio giudiziario compreso nel distretto in cui il magistrato predetto esercita od esercitava, all'epoca del fatto, le sue funzioni, implicitamente escludendo che situazioni del tipo prospettato possano determinare analoghe eccezioni alla disciplina ordinaria.

Cass. pen. n. 3665/1996

In materia di rimessione del processo (art. 45 c.p.p.), perché una situazione — suscettibile di pregiudicare la serenità e la imparzialità del giudizio — possa legittimare la deroga al principio del giudice naturale, deve essere non altrimenti eliminabile se non con il trasferimento del processo medesimo. Deve, cioè, essere tale che ad essa non possa rimediarsi con il ricorso agli strumenti previsti dalla legge per i casi di alterazione del corso normale del giudizio (ad es. astensione o ricusazione del giudice).

Cass. pen. n. 2560/1995

In tema di rimessione del processo, la temuta parzialità del pubblico ministero rimane estranea alle possibili turbative al corretto esercizio della giurisdizione. Ciò perché l'organo della pubblica accusa è parte, sicché i suoi comportamenti, pur se ispirati a «conflittualità preconcetta ed abnorme», sono apprezzabili sotto lo specifico profilo solo se coinvolgono tutti i componenti dello stesso ufficio e, superando i limiti dell'ordinaria dialettica processuale, siano suscettibili di produrre riflessi negativi sulla serenità e sulla correttezza del giudizio. (Fattispecie nella quale l'imputato aveva addotto la prevenzione mostrata nei suoi confronti dal magistrato che svolgeva le funzioni di pubblico ministero).

Cass. pen. n. 5300/1995

L'istituto della rimessione del processo, di cui all'art. 45 c.p.p., comportando una deroga al principio costituzionale del giudice naturale precostituito per legge (art. 25, comma 1 della Costituzione), giustificata dall'esigenza di salvaguardare i principi, altrettanto fondamentali, della libertà di giudizio del giudice e della inviolabilità del diritto della difesa (artt. 101, comma 2, e 24, comma 2 della Costituzione), ha carattere assolutamente eccezionale e può trovare applicazione solo allorché si sia effettivamente verificata, in un certo luogo, una concreta situazione di tale rilevanza da sconvolgere l'ordine processuale, inteso quale complesso dei mezzi approntati dall'ordinamento statuale per l'attuazione delle proprie finalità nell'esercizio della giurisdizione e l'attendibilità dell'esito del giudizio. (Nella specie, in applicazione di tali principi, la corte ha ritenuto che non fosse tale da dar luogo a rimessione una situazione caratterizzata da pubbliche manifestazioni di appoggio alla tesi accusatoria da parte di amministrazioni locali e dalla rappresentazione di detta tesi come sicuramente fondata da parte del procuratore generale, in sede di inaugurazione dell'anno giudiziario, osservando, a tale ultimo proposito, che quelle espresse dal procuratore generale erano e rimanevano soltanto delle mere opinioni, prive di qualsivoglia valenza cogente nei confronti dei giudici e del pubblico ministero d'udienza).

Cass. pen. n. 2259/1995

Ai fini della rimessione, le situazioni legittimanti la sottrazione del processo al giudice del locus commissi delicti devono trarre origine da obiettive e comprovate circostanze ambientali, estranee alla dialettica processuale, e concretamente idonee, nella loro sintomatica abnormità, a pregiudicare la libertà di determinazione delle persone che devono partecipare al processo stesso. (Fattispecie nella quale la richiesta di rimessione è stata respinta, siccome fondata sulla prospettazione dei rapporti di collaborazione instauratisi tra la Procura di Milano ed il nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza, nonché nel fatto che le indagini sugli episodi di corruzione nei quali erano stati coinvolti numerosi ufficiali e sottufficiali di quel reparto erano state espletate da militari appartenenti o appartenuti allo stesso nucleo).

Cass. pen. n. 5723/1994

Ai fini dell'ammissibilità della richiesta di rimessione, il presupposto dell'inerenza della richiesta alla fase del processo di merito deve obbligatoriamente sussistere al momento della decisione della Corte di cassazione.

La eccezionalità della translatio judicii conseguenziale all'accoglimento di una richiesta di rimessione del processo (già ritenuta non confliggente con il principio della precostituzione del giudice (art. 25 primo comma Cost.) dalla Corte costituzionale (sentenza n. 50 del 3 maggio 1963) in quanto posta a salvaguardia delle «esigenze dell'indipendenza ed imparzialità dell'organo giudicante e della tutela del diritto di difesa, le quali, al pari del divieto di distogliere alcuno dal giudice naturale precostituito per legge, rispondono a principi costituzionalmente rilevanti, evitando che l'insorgere di particolari situazioni, o altri fattori esterni, possano in qualsiasi modo interferire sul processo penale, incidendo sull'obiettività del giudizio e sulla retta applicazione della legge, che si ricollegano ad una suprema garanzia di giustizia») è stata ancorata dal nuovo codice di procedura non più alla discrezionalità (art. 55 c.p.p. 1930 «... può rimettere ...»), ma all'obbligo (art. 45 c.p.p. 1988 «... rimette il processo ...») della Corte di cassazione di provvedervi in presenza di una delle ipotesi di rimessione legislativamente previste dal citato art. 45.

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Testi per approfondire questo articolo

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    Categorie: Il giudice

    L'autore affronta lo scottante tema della cognizione e competenza del giudice nel processo penale, partendo necessariamente dal principio di autosufficienza giurisdizionale e dalle questioni pregiudiziali. Ampio spazio viene poi dato alla nozione di competenza sia nei suoi aspetti più generali, sia nelle sue specifiche: per materia, per territorio ed, infine, per connessione. La trattazione prosegue logicamente trattando il tema della riunione e separazione dei processi, per... (continua)