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Articolo 653 Codice di procedura penale

(D.P.R. 22 settembre 1988, n. 477)

[Aggiornato al 28/02/2020]

Efficacia della sentenza penale [di assoluzione] nel giudizio disciplinare

Dispositivo dell'art. 653 Codice di procedura penale

1. La sentenza penale irrevocabile di assoluzione [pronunciata in seguito a dibattimento](1) ha efficacia di giudicato nel giudizio per responsabilità disciplinare davanti alle pubbliche autorità quanto all'accertamento che il fatto non sussiste o non costituisce illecito penale ovvero che l'imputato non lo ha commesso(2).

1-bis. La sentenza penale irrevocabile di condanna ha efficacia di giudicato nel giudizio per responsabilità disciplinare davanti alle pubbliche autorità quanto all'accertamento della sussistenza del fatto, della sua illiceità penale e all'affermazione che l'imputato lo ha commesso(3).

Note

(1) Le parole tra parentesi quadre sono state soppresse dall'art. 1, della l. 27 marzo 2001, n. 97.
(2) Le parole “non costituisce illecito penale ovvero” sono state inserite dall’art. 1, della l. 27 marzo 2001, n. 97.
(3) Tale comma è stato inserito all’art. 1, della l. 27 marzo 2001, n. 97.

Ratio Legis

Assoluzione e condanna irrevocabili pesano,a condizioni analoghe, anche nel giudizio per irresponsabilità disciplinare davanti alle pubbliche autorità.

Spiegazione dell'art. 653 Codice di procedura penale

La norma in commento si occupa dell'ambito di efficacia extrapenale delle sentenze di condanna e di assoluzione emesse all'esito del giudizio penale.

Va premesso che tale efficacia è conferita sia alla sentenza definitiva emessa all'esito del dibattimento, sia alla sentenza definitiva emessa all'esito del giudizio abbreviato.

Orbene, quanto alla sentenza penale di assoluzione, essa ha la forza di res giudicata nel giudizio (eventuale) per responsabilità disciplinare davanti alle pubbliche autorità quanto all'accertamento che il fatto non sussiste o non costituisce illecito penale ovvero che l'imputato non lo ha commesso.

Innanzitutto, la norma vale solo per i giudizi davanti alle pubbliche autorità, dato che ad esempio, per quanto riguarda la responsabilità disciplinari degli avvocati iscritti all'albo, decide il Consiglio di disciplina, il quale non riveste certo la qualifica di pubblica autorità. La norma può invece trovare applicazione in materia di responsabilità disciplinare del magistrato avanti al Consiglio superiore della magistratura.

Ad ogni modo, l'autorità competente potrà valutare altri fatti o circostanze, al fine di emettere provvedimenti disciplinari. Se la sentenza di assoluzione giunge solo dopo l'emissione del provvedimento disciplinare, il procedimento si riapre al fine di annullare il provvedimento stesso.

Le medesime considerazioni valgono con riferimento all'efficacia accertativa della sentenza di condanna nei procedimenti disciplinari, anch'essi resi davanti alle pubbliche autorità. L'efficacia si estende all'accertamento della sussistenza del fatto, della sua illiceità e dell'affermazione che l'imputato lo ha commesso.

Massime relative all'art. 653 Codice di procedura penale

Cass. pen. n. 6989/1995

L'art. 653 c.p.p., attribuendo efficacia preclusiva nel giudizio disciplinare soltanto al giudicato delle sentenze dibattimentali di assoluzione contenenti l'accertamento che il fatto non sussiste o che l'imputato non lo ha commesso, esclude, per ciò stesso, l'attribuibilità della medesima efficacia preclusiva alle sentenze dibattimentali di assoluzione pronunciate con formule diverse di grado inferiore, secondo l'ordine di cui all'art. 530 c.p.p. Ne consegue che l'imputato, assolto perché il fatto non è preveduto dalla legge come reato, ha interesse a procurarsi, a mezzo dell'impugnazione, l'assoluzione con una delle formule che lo preservano dalla conseguenza pregiudizievole extrapenale dell'assoggettamento a giudizio disciplinare. (Nella specie è stato ritenuto ammissibile, ai sensi dell'art. 568 comma quarto c.p.p., ma dichiarato inammissibile nel merito, il ricorso di un ufficiale di polizia giudiziaria, assolto dal reato di istigazione alla corruzione, previsto dall'art. 322 c.p., così modificata l'originaria imputazione di tentata concussione, perché il fatto non è preveduto dalla legge come reato, essendo stato il fatto commesso prima dell'entrata in vigore dell'art. 12 legge 16 aprile 1990, n. 86, mod. dall'art. 3 legge 7 febbraio 1992 n. 181).

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