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Articolo 343 Codice di procedura civile

(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443)

[Aggiornato al 29/02/2020]

Modo e termine dell'appello incidentale

Dispositivo dell'art. 343 Codice di procedura civile

L'appello incidentale [333 c.p.c.] si propone, a pena di decadenza, nella comparsa di risposta (1), all'atto della costituzione in cancelleria ai sensi dell'articolo 166 (2).

Se l'interesse a proporre l'appello incidentale sorge dalla impugnazione proposta da altra parte che non sia l'appellante principale, tale appello si propone nella prima udienza successiva alla proposizione dell'impugnazione stessa (3).

Note

(1) Al pari di quanto è previsto per il primo grado, anche in appello la parte convenuta (appellata) ha l'onere di proporre appello incidentale a pena di decadenza nella comparsa di risposta, tempestivamente depositata in cancelleria.
L'atto contenente l'appello incidentale non deve essere notificato alla controparte, tranne nel caso in cui questa sia rimasta contumace, ai sensi dell'art. 292 del c.p.c..
La norma si applica anche all'appello incidentale proposto contro una sentenza non definitiva che, a seguito di riserva di appello, sia stata immediatamente impugnata dall'altra parte.
(2) Comma così sostituito con l. 26 novembre 1990, n. 353.
Il potere di impugnazione della sentenza è concesso al soccombente: pertanto, anche l'appello incidentale presuppone la soccombenza reale (non basta chiedere una modifica della motivazione o il riesame di questioni già risolte in favore dell'appellante). Se la parte appellata vuole semplicemente chiedere la conferma della sentenza impugnata, egli può proporre tale domanda senza la necessità dell'appello incidentale.
(3) L'interesse a proporre appello incidentale potrebbe sorgere anche in seguito alla proposizione di un altro appello incidentale: in questa ipotesi, il termine per la proposizione dell'appello sarà dato dalla prima udienza successiva alla impugnazione incidentale.
Secondo la giurisprudenza, l'impugnazione incidentale deve risultare da un atto depositato all'udienza indicata dal secondo comma della norma in esame; tuttavia, sembra preferibile ritenere che in occasione di tale udienza, la parte possa chiedere un termine entro il quale proporre l'appello incidentale con rinvio del processo a successiva udienza.

Massime relative all'art. 343 Codice di procedura civile

Cass. civ. n. 13195/2018

La parte pienamente vittoriosa nel merito in primo grado, in ipotesi di gravame formulato dal soccombente, non ha l'onere di proporre appello incidentale per richiamare in discussione le proprie domande o eccezioni non accolte nella pronuncia, da intendersi come quelle che risultino superate o non esaminate perché assorbite; in tal caso la parte è soltanto tenuta a riproporle espressamente nel giudizio di appello o nel giudizio di cassazione in modo tale da manifestare la sua volontà di chiederne il riesame, al fine di evitare la presunzione di rinunzia derivante da un comportamento omissivo. (Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza di merito che aveva ritenuto implicitamente rigettata un'eccezione di prescrizione, da considerarsi, invece, semplicemente assorbita dalla pronuncia fondata sulla c.d. ragione più liquida).

Cass. civ. n. 11799/2017

In tema di impugnazioni, qualora un'eccezione di merito sia stata respinta in primo grado, in modo espresso o attraverso un'enunciazione indiretta che ne sottenda, chiaramente ed inequivocamente, la valutazione di infondatezza, la devoluzione al giudice d'appello della sua cognizione, da parte del convenuto rimasto vittorioso quanto all'esito finale della lite, esige la proposizione del gravame incidentale, non essendone, altrimenti, possibile il rilievo officioso ex art. 345, comma 2, c.p.c. (per il giudicato interno formatosi ai sensi dell'art. 329, comma 2, c.p.c.), né sufficiente la mera riproposizione, utilizzabile, invece, e da effettuarsi in modo espresso, ove quella eccezione non sia stata oggetto di alcun esame, diretto o indiretto, ad opera del giudice di prime cure, chiarendosi, altresì, che, in tal caso, la mancanza di detta riproposizione rende irrilevante in appello l'eccezione, se il potere di sua rilevazione è riservato solo alla parte, mentre, se competa anche al giudice, non ne impedisce a quest’ultimo l’esercizio ex art. 345, comma 2, c.p.c. (Principio enunciato dalla S.C. ex art. 363, comma 3, c.p.c.).

Cass. civ. n. 8595/2017

Nel giudizi soggetti al rito del lavoro, la mancanza di prova della notificazione dell'appello incidentale, al pari di quanto avviene per il gravame principale, impedendo la verifica della regolarità dell'instaurazione del contraddittorio, che é "condicio sine qua non" per l'ulteriore sviluppo del procedimento, preclude al giudice, ove l'appellante incidentale non sia comparso all'udienza di discussione, il rinvio di quest'ultima ai sensi dell'art. 348, comma 2, c.p.c., con conseguente improcedibilità di quella impugnazione.

Cass. civ. n. 3081/2017

Ai sensi dell'art. 343, comma 1, c.p.c., l'appello incidentale si propone, a pena di decadenza, nella comparsa di risposta, e poiché tale costituzione deve avvenire almeno venti giorni prima dell'udienza di comparizione fissata nell'atto di citazione, ovvero differita d'ufficio dal giudice giusta l'art. 168-bis, comma 5, c.p.c., ove il giudice si avvalga di tale facoltà di differimento il termine per la proposizione dell'appello incidentale va calcolato assumendo come riferimento la data dell'udienza differita, e non quella originariamente indicata nell'atto di citazione.

Cass. civ. n. 7519/2014

La parte, alla quale sia stato notificato l'appello principale, ove intenda proporre appello incidentale tempestivo, deve comunque osservare i termini di cui agli artt. 325 e 327 c.p.c., sicché essa, qualora l'appello principale sia stato notificato in prossimità della scadenza dei termini medesimi, allo scopo di evitare l'eventuale sanzione di inefficacia di cui all'art. 334, secondo comma, c.p.c., per il caso in cui volontariamente o involontariamente l'appellato principale (omettendo di costituirsi in giudizio o determinandone comunque le relative condizioni) dia poi luogo ad una causa di inammissibilità o improcedibilità della propria impugnazione, può, alternativamente, procedere all'iscrizione a ruolo della causa depositando la propria comparsa di risposta con appello incidentale entro la scadenza del termine di cui all'art. 325 c.p.c., ovvero proporre la sua impugnazione con citazione notificata entro lo tesso termine.

Cass. civ. n. 3613/2014

Nel caso di cosiddetto litisconsorzio "alternativo", sussistente allorché il convenuto nel giudizio di danno chiami in causa un terzo, assumendo che questi debba ritenersi in via esclusiva tenuto al risarcimento domandato dall'attore, quest'ultimo deve ritenersi vittorioso tanto se la domanda venga accolta nei confronti del convenuto, quanto se venga accolta nei confronti del chiamato in causa, al quale l'originaria domanda si estende automaticamente. Ne consegue che, proposto appello dal chiamato in causa soccombente, il danneggiato non ha l'onere di proporre appello incidentale condizionato per fare dichiarare la responsabilità di uno dei possibili responsabili, per l'ipotesi in cui venisse accolto l'appello proposto dall'altro.

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Consulenze legali
relative all'articolo 343 Codice di procedura civile

Seguono tutti i quesiti posti dagli utenti del sito che hanno ricevuto una risposta da parte della redazione giuridica di Brocardi.it usufruendo del servizio di consulenza legale. Si precisa che l'elenco non è completo, poiché non risultano pubblicati i pareri legali resi a tutti quei clienti che, per varie ragioni, hanno espressamente richiesto la riservatezza.

Maurizio S. chiede
venerdì 07/02/2020 - Lazio
“Spett.le Brocardi.it

PIGNORAMENTO MOBILIARE PRESSO TERZI (BANCA).

APPELLO DELL’AGENZIA ENTRATE - RISCOSSIONE CONTRO LA SENTENZA (OPPOSIZIONE ALL’ESECUZIONE) ACCOLTA PARZIALMENTE.

L’Agenzia delle Entrate – Riscossione, pignora una somma di denaro giacente nel conto corrente del contribuente.

- l’esecutato ottiene dal giudice dell’esecuzione la sospensione dell’esecuzione, e la causa viene demandata per il merito al giudice dell’opposizione all’esecuzione.

- il giudice dell’opposizione dichiara in sentenza l’inammissibilità dell’opposizione ex art. 57 DPR 602/1973 , salvo quella relativa all’eccepita impignorabilità dei beni; e statuisce quindi, che venga disposta la liberazione dal pignoramento delle somme dichiarate impignorabili ex art. 545 e 546 c.p.c. e dell’art. 72 ter DPR n. 602/73 comma 2 bis. Spese di giudizio compensate.

Il Contribuente esecutato, mentre si accingeva a proporre Appello alla dichiarata inammissibilità delle eccezioni, facendo valere la sentenza della Corte Costituzionale sent. n. 114/2018 (per fatti e atti sopravvenuti alla notifica degli avvisi di accertamento), veniva anticipato dall’Appello dell’Agenzia delle Entrate – Riscossione, la quale chiede ai giudici di secondo grado, che venga dichiarato l’esatto importo del valore della somma di denaro impignorabile al fine di chiedere l’assegnazione dell’importo residuo, si rileva che effettivamente il calcolo dell’entità è stata omessa dal giudice di prime cure, nonostante che lo stesso era oggetto di domanda, in quanto la quantificazione della somma impignorabile era oggetto di contestazione tra le parti.

PARERE:
Per quanto sopra esposto, quale potrebbe essere la strategia processuale e difensiva che l’esecutato potrà attuare al fine di resistere all’appello della controparte e per affermare le proprie ragioni con l’obiettivo di chiedere l’illegittimità totale (per le eccezioni ritenute erroneamente inammissibili) del pignoramento in un contesto come quello sopra prospettato?

Cordiali Saluti.”
Consulenza legale i 13/02/2020
Nel sistema processuale italiano vige il principio per cui tutte le impugnazioni relative alla medesima pronuncia proposte dalle parti risultate soccombenti in primo grado debbano essere trattate e decise unitariamente nello stesso processo d’appello (art. 335 c.p.c.).

Lo strumento che le parti devono utilizzare a pena di decadenza per proporre tutte le impugnazioni successive alla prima, anche se rivolte contro capi autonomi della sentenza non incisi dall’appello principale, è l’appello incidentale ex artt. 333 e 343 c.p.c..
A differenza dell’appello principale, esso non va notificato alla controparte (tranne che nel caso di contumacia nel grado di giudizio precedente), bensì soltanto depositato all’atto della costituzione in cancelleria entro il termine perentorio di venti giorni prima dell’udienza fissata nella citazione.
È importante notare che la costituzione tardiva comporta l’inammissibilità dell’impugnazione incidentale proposta, con il conseguente passaggio in giudicato dei capi della decisione che ad essa si riferiscono.

In concreto, la parte depositerà (oltre al fascicolo di primo grado e a copia autentica della sentenza) un unico atto, la comparsa di risposta, che adempie ad una duplice funzione: da un lato, quella di contestare tutto quanto dedotto nell’appello principale, chiedendone il rigetto e/o l’inammissibilità; dall’altro, quella di indicare i capi della sentenza di primo grado che si intendono impugnare, argomentando in modo puntuale le critiche relative alla legittimità ed alla giustizia della decisione appellata e insistendo per la sua riforma.
La stessa strada deve essere seguita anche nel caso di specie, ricordando di avere un occhio di riguardo non solo al contenuto dell’atto, ma anche –come scritto- al rispetto del termine di decadenza previsto dall’art. 343 c.p.c..

David M. chiede
mercoledì 15/11/2017 - Puglia
“E' tardivo/inammissibile l'appello incidentale interposto da un appellato (rimasto a lungo contumace nel giudizio di appello) immediatamente dopo che altro appellato gli notifica comparsa di risposta con appello incidentale, a tale notifica obbligato dal Giudice della impugnazione, il quale, a tal fine, rimette la causa sul ruolo?”
Consulenza legale i 24/11/2017
La principale norma cui fare riferimento per rispondere al quesito è l’art. 343 c.p.c. che al secondo comma prevede testualmente che: “Se l'interesse a proporre l'appello incidentale sorge dalla impugnazione proposta da altra parte che non sia l'appellante principale, tale appello si propone nella prima udienza successiva alla proposizione dell'impugnazione stessa”.

Tale disposizione va letta unitamente all’art. 292 c.p.c. (richiamato nello stesso provvedimento del Giudice oggetto del quesito) che nel disciplinare le comunicazioni e le notificazioni al contumace, intende tutelare il generale diritto di difesa che si realizza anche tramite l’integrazione del contraddittorio.
Infatti, se la parte rimasta contumace poteva non avere interesse a proporre appello incidentale in seguito alla impugnazione principale, potrebbe averlo a seguito della proposizione dell’appello incidentale da parte dell’altro soggetto appellato (tant’è che l’omessa notifica al contumace dell’appello incidentale determina una nullità che può essere fatta valere con ricorso per cassazione dallo stesso contumace (Cfr. Cass., n. 7307 del 2009).

Tali principi trovano applicazione costante nelle pronunce della Cassazione (Cass., 20 aprile 2016, n. 7769; Cass., 19 settembre 2014, n. 19754; Cass., 24 agosto 2012, n. 14635).
Già nella risalente sentenza n.3078/ del 1998 si era stabilito infatti che: “La disposizione di cui all'art. 292 c.p.c. per la quale devono essere notificate al contumace le comparse che contengono domande nuove o riconvenzionali va applicata anche alle comparse contenenti l'appello incidentale, ponendosi in tale situazione la stessa esigenza di rispetto del principio del contraddittorio, onde consentire al contumace di prendere conoscenza dell'appello incidentale a tutela del suo diritto di difesa.

Alla luce di quanto precede, in risposta al quesito, si ritiene di poter affermare che l’appello incidentale interposto dall’appellato contumace cui è stato notificato appello incidentale sia pienamente ammissibile.
A conferma di ciò, la circostanza che il Giudice -nell’ordinanza in cui dispone la notifica al contumace- rimetta la causa sul ruolo fissando nuova udienza di comparazione in cui devono essere rispettati i termini di cui all’art.163 bis c.p.c.


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