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Articolo 171 Codice di procedura civile

(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443)

Ritardata costituzione delle parti

Dispositivo dell'art. 171 Codice di procedura civile

Se nessuna delle parti si costituisce nei termini stabiliti [165, 166 c.p.c.], si applicano le disposizioni dell'articolo 307, primo e secondo comma (1).

Se una delle parti si è costituita entro il termine rispettivamente a lei assegnato, l'altra parte può costituirsi successivamente fino alla prima udienza, ma restano ferme per il convenuto le decadenze di cui all'articolo 167 (2).

La parte che non si costituisce neppure in tale udienza è dichiarata contumace [290 c.p.c. ss.] con ordinanza del giudice istruttore, salva la disposizione dell'articolo 291 [59 disp. att.] (3).

Note

(1) Se nessuna delle parti si è mai costituita, all'evidenza mancherà qualsiasi iscrizione a ruolo della causa e la prima udienza non verrà mai tenuta, non essendo stato assegnato alcun giudice istruttore.
Se si costituisce una sola parte tardivamente, il giudice istruttore alla prima udienza disporrà la cancellazione della causa dal ruolo.
In entrambi i casi il processo resta solo formalmente pendente, e potrà essere riassunto a cura della parte più diligente, pena l'estinzione definitiva, entro tre mesi dal termine dato al convenuto per la costituzione in giudizio ai sensi dell'art. 166 del c.p.c.
(2) Comma così sostituito dall'art. 13, l. 26 novembre 1990, n. 353, in vigore dal 30 aprile 1995.
Se a costituirsi tardivamente è l'attore, il processo prosegue se il convenuto ne faccia richiesta; altrimenti il processo si estingue.
Se, invece, è il convenuto ad effettuare una costituzione tardiva, come dice il secondo comma, decadrà dalla facoltà di proporre domande riconvenzionali, di chiamare in causa terzi e di sollevare eccezioni processuali e di merito non rilevabili d'ufficio.
(3) La contumacia del convenuto può essere dichiarata solo se la sua assenza non è dovuta ad una un'irregolarità della citazione o della sua notificazione, tale da non avergli consentito di essere a conoscenza del processo.

Brocardi

Contentio de ordinando iudicio
Contumaces non videntur nisi qui, cum oboedire deberent, non obsequuntur
Contumax est qui, evocatus, praesentiam suam facere contemnit
Poenam contumacis non patitur, quem adversa valetudo, vel maioris causae occupatio defendit
Quaestiones litis ingressum impedientes
Qui vadimonium deserit
Vadimonium deserere

Massime relative all'art. 171 Codice di procedura civile

Cass. civ. n. 1058/2018

In tema di opposizione all'esecuzione, il termine per l'iscrizione della causa a ruolo nella fase di merito previsto dall'art. 616 c.p.c. è espressamente definito perentorio, con la conseguenza che l'omesso rispetto dello stesso determina l'improcedibilità dell'opposizione, anche ove la parte convenuta si sia tardivamente costituita.

Cass. civ. n. 21184/2017

Nel caso in cui il giudizio introdotto con citazione non venga iscritto a ruolo da alcuna delle parti e venga successivamente riassunto tempestivamente da una di esse, a norma del disposto degli art. 171, comma 1, e 307, comma 1, c.p.c., le decadenze per il convenuto correlate al tempestivo deposito della comparsa di risposta a norma dell'art. 167 c.p.c. e, fra queste, quella dal diritto di chiamare in causa un terzo, non si possono ritenere verificate con riferimento al termine per la sua costituzione, che operava in relazione all'udienza indicata nell'originaria citazione introduttiva; pertanto, nel caso di riassunzione effettuata dal convenuto, le decadenze si correlano allo stesso atto di riassunzione di cui all'art. 125 disp. att. c.p.c. e, nel caso di riassunzione effettuata dall'attore, al termine di cui all'art. 166 c.p.c., calcolato in relazione all'udienza indicata dallo stesso attore nella comparsa di riassunzione.

Cass. civ. n. 8444/1998

Negli uffici di conciliazione ai quali sono addetti più magistrati, la costituzione in giudizio delle parti nella udienza alla quale la causa sia stata rinviata d'ufficio, perché nel giorno indicato in citazione per la comparizione delle parti nessun giudice tiene udienza o l'udienza è tenuta da un magistrato diverso da quello designato, è tardiva, disponendo l'art. 56 delle disp. att. c.p.c. che la causa è rinviata d'ufficio alla prima udienza del magistrato designato «dopo la costituzione delle parti». In tal caso, qualora il convenuto si costituisca in giudizio esclusivamente per eccepire la tardiva iscrizione al ruolo senza accettare il contraddittorio nel merito, il giudice non può dichiarare la nullità del procedimento, ma deve disporre la cancellazione della causa dal ruolo, come sancito dal comma 1 dell'art. 171 e dal comma 1 dell'art. 307 c.p.c.

Cass. civ. n. 10389/1995

L'omessa cancellazione della causa dal ruolo, in caso di tardiva costituzione dell'attore, è motivo di nullità, non di mera irregolarità, del procedimento che sia irritualmente proseguito nella contumacia del convenuto.

La nullità del giudizio di primo grado, che sia irritualmente proseguito, nella contumacia del convenuto, nonostante la tardiva costituzione dell'attore, impone al giudice d'appello di decidere il merito della causa, previa rinnovazione degli accertamenti compiuti in primo grado ed ammissione del convenuto al compimento delle attività che gli erano state impedite in conseguenza della nullità.

Cass. civ. n. 7855/1994

Le disposizioni degli artt. 171 e 307, commi 1 e 2, c.p.c., sulla cancellazione della causa dal ruolo per la mancata costituzione delle parti, non si applicano se le parti, costituendosi tardivamente, dimostrino la comune volontà di dare impulso al processo, regolarizzando in tal modo la costituzione del rapporto processuale.

Cass. civ. n. 6298/1994

In tema di termini assegnati alle parti per la loro costituzione in giudizio, qualora il giudizio di primo grado sia proseguito fino alla sentenza, su istanza dell'attore che, in contumacia del convenuto, siasi tardivamente costituito, il giudice di appello cui sia denunciato il vizio derivato da tale tardività, non può limitarsi a dichiarare la nullità degli atti processuali e della sentenza medesima, ma deve disporre la cancellazione della causa dal ruolo, a causa di detto vizio, incombendo, poi, a chi ha interesse riassumere il giudizio davanti al giudice di primo grado entro il termine stabilito dalla legge e decorrente dal provvedimento di cancellazione emesso dal giudice di appello.

Cass. civ. n. 9684/1992

Qualora contro il decreto ingiuntivo sia stata proposta opposizione, la mancata tempestiva costituzione di entrambe le parti non realizza l'ipotesi prevista in via generale dall'art. 171 c.p.c. (secondo il quale il processo non si estingue e ne è consentita la riassunzione), perché il giudizio di opposizione, pur costituendo un ordinario processo di cognizione, è tuttavia sottoposto alla duplice condizione di procedibilità derivante dalla tempestiva proposizione dell'opposizione e dalla costituzione in giudizio dell'opponente, con la conseguenza che incombe all'opponente l'onere di coltivare senza remore il giudizio di opposizione per evitare la declaratoria di esecutorietà del decreto ingiuntivo.

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Consulenze legali
relative all'articolo 171 Codice di procedura civile

Seguono tutti i quesiti posti dagli utenti del sito che hanno ricevuto una risposta da parte della redazione giuridica di Brocardi.it usufruendo del servizio di consulenza legale. Si precisa che l'elenco non è completo, poiché non risultano pubblicati i pareri legali resi a tutti quei clienti che, per varie ragioni, hanno espressamente richiesto la riservatezza.

F. D. chiede
giovedì 16/08/2018 - Campania
“QUESITO CAUSA N 2 c/ CONDOMINIO CE
Il sottoscritto D. F. condomino di un condominio, partecipò all’assemblea tenutasi in seconda convocazione il 28/06/12 esprimendo voto contrario sul punto n. 1 all’odg approvato dall’assemblea.
Il 30/06/12 (lunedì) il suo legale notificò l’atto di citazione impugnando la delibera condominiale.
A) Il 21/11/12 si costituiva il condominio eccependo, tra le altre cose, la nullità dell’atto perché doveva essere notificato entro 30 g. dalla delibera e cioè il 28/07/12 (sabato)
B) Il 25/09/12 l’avvocato mise a ruolo la causa.
A seguito di accertamenti, ll sottoscritto apprese che, tenuto conto della interruzione dei termini estivi dal 1/08/12 al 30/09/12 e dei dieci giorni previsti dal cpc, il termine ultimo per la iscrizione a ruolo era il 24/09/12 (lunedì) e non il 25/09/12 con il ritardo di un giorno.
Dopo inutili spiegazioni richieste al proprio legale per tentare un accordo con la controparte, il sottoscritto gli revocò il mandato nominando un altro difensore.
In data 23/05/18 è stato notificato al sottoscritto un ricorso per il pagamento dell’onorario relativo alla prestazione effettuata nella causa c/ il condominio ancora in corso (12/12/18 udienza per la precisazione delle conclusioni).

QUESITI
Dovendo il sottoscritto provvedere a costituirsi in giudizio contro l’avvocato, pone i seguenti quesiti:
1) E’ motivata l’eccezione di cui alla lettera A
2) Il ritardo di un giorno nella iscrizione a ruolo di cui alla lettera B, anche se non rilevato nella costituzione del condominio, può rappresentare una grave responsabilità dell’avvocato nello svolgimento della sua attività professionale ?
3) In caso di sentenza di condanna nella causa c/ il condominio, posso chiedere risarcimento danni all’avvocato ?

Grazie

Consulenza legale i 05/09/2018
Il termine per l’impugnazione delle delibere dell’assemblea condominiale è di trenta giorni (e tale era anche all’epoca del giudizio di cui si parla nel quesito), che decorrono, per il condomino presente (e dissenziente), dalla data della deliberazione.
Ponendo, come riferito nel quesito, che la delibera porti la data del 28.06.2012, il termine per impugnare sarebbe scaduto, appunto, il 28.07.2012: tuttavia, poiché tale data cadeva di sabato, la scadenza deve ritenersi prorogata di diritto al primo giorno seguente non festivo, ex art. 155 del c.p.c., commi 4 e 5: dunque, a lunedì 30.07.2012.
Deve inoltre tenersi presente, quando si parla di tempestività delle notificazioni, che la notifica si perfeziona in momenti diversi per il notificante e il destinatario: ad esempio, nel caso “tipico” di notifica eseguita a mezzo ufficiale giudiziario, la stessa deve ritenersi compiuta, per il notificante, al momento della consegna dell’atto all’ufficiale giudiziario stesso, a prescindere dalla data di effettiva ricezione dell’atto da parte del destinatario.
Pertanto, sulla base delle informazioni fornite nel quesito, l’eccezione relativa alla tardività della notifica non appare fondata (si tratta peraltro di decadenza e non di nullità).

Per quanto riguarda la seconda questione, relativa alla sospensione dei termini nel periodo feriale, occorre precisare che, secondo la normativa vigente all’epoca dei fatti, la stessa operava dal 1° agosto al 15 settembre di ogni anno (art. 1, vecchio testo L. 742/1969, ora modificato dal D. L. n. 132/2014, conv. in L. 162/2014: attualmente la sospensione feriale è stata ridotta al periodo 1°-31 agosto).
Ciò premesso, sembrerebbe che la costituzione dell’attore sia effettivamente avvenuta fuori termine, in quanto i dieci giorni dalla notifica sarebbero scaduti il 24 settembre. Possono esservi tuttavia dubbi circa la computabilità nel termine del 16 settembre (in proposito si sono verificati in passato dei contrasti in giurisprudenza), che peraltro nell’anno indicato cadeva di domenica.
Inoltre, occorre anche tenere presente la circostanza, pacificamente risultante dal quesito, per cui la presunta tardiva iscrizione a ruolo della causa non è stata né eccepita né in alcun modo rilevata nel giudizio, che anzi ha proseguito il proprio corso.

Appare pertanto, allo stato, difficilmente sostenibile che la costituzione dell’attore, anche qualora possa essere considerata fuori termine, sia fonte di responsabilità professionale dell’avvocato, con conseguente diritto dell’ex cliente al risarcimento del danno, qualora non abbia effettivamente cagionato un danno all’assistito.
In proposito si segnala l’orientamento della giurisprudenza di legittimità (Cass. Civ., sent. 12738/2004), secondo cui le disposizioni degli artt. 171 e 307 del c.p.c., sulla cancellazione della causa dal ruolo per la mancata tempestiva costituzione in giudizio, non si applicano se le parti, costituendosi tardivamente, dimostrino la comune volontà di dare impulso al processo; ciò si verifica anche quando il convenuto, dopo avere eccepito la tardiva costituzione dell'attore, si difenda con l'esporre le sue difese di merito.
Quanto all’ultima questione, formulata in termini più generali. circa la possibilità di richiedere il risarcimento del danno nei confronti dell’ex difensore in caso di esito negativo della causa contro il condominio, è evidente che tale interrogativo non può trovare una risposta in astratto: occorrerebbe infatti, esaminando il testo dell’emananda sentenza, verificare se il rigetto delle domande dell’attore e l’eventuale condanna alle spese siano state causate da un comportamento dell’avvocato concretizzante violazione dei propri doveri professionali.

Remo G. chiede
lunedì 29/02/2016 - Lombardia
“Nel Febbraio 2016 uno studio legale (p/c di mio cugino) ha depositato in Tribunale a V. un atto di citazione per far dichiarare un avvenuto usucapione con dolo su 3 terreni.
Mi rivolgo a VV.SS. per un consiglio in quanto l'atto di citazione non era dovuto nei miei confronti per alcuni validi motivi.
Lo studio legale ha agito in modo incauto non avendo fatto le necessarie ricerche e non verificando la nuova situazione creatasi nel 2015.
Il 09.07.2015, tramite uno studio notarile, ho di fatto RINUNCIATO per la mia quota al DIRITTO DI PROPRIETA' sui terreni in questione, quota che è stata ripartita proporzionalmente sugli altri comproprietari.
Ho preso questa decisione perché nel 2014 avevo intuito che l'"attore" in questione, pur dicendo che a brevissimo tempo avrebbe fatto l'usucapione con dolo, in realtà dimostrava che era più comodo non fare niente
(NB: le pratiche relative all'usucapione sono iniziate solo dopo l'estate del 2015 quando ho richiesto al Comune di verificare la regolarità di eventuali concessioni edilizie per recinzioni e garage su quei terreni).
Nel frattempo ho anche dovuto pagare dei bollettini per ICI e IMU evase gravanti su quei terreni per gli anni 2009 2010 2011 2012 2013! (Ecco perché ho voluto rinunciare alle mie quote di proprietà!)
Mio malgrado sono uno dei convenuti che non ha più titolo per l'opposizione e che non vuole essere un testimone.
DOMANDA: cosa devo fare con il Tribunale di V.? devo o non devo presentarmi, non avendo nulla da dire e da chiedere?
Attendo una Vs. cortese risposta in merito.
Grazie”
Consulenza legale i 07/03/2016
Per dare una risposta al quesito proposto è in primo luogo necessario evidenziare che, qualora al convenuto (nel caso di specie, lo scrivente) venga notificato un atto di citazione, egli non è obbligato a costituirsi in giudizio.

Se questi decide di non partecipare al procedimento si verrà a creare la situazione giuridica della c.d. contumacia: in altre parole, il giudice alla prima udienza dichiarerà la contumacia e il procedimento civile proseguirà ugualmente anche in assenza del convenuto. La sentenza che il giudice pronuncerà alla fine del processo produrrà comunque i suoi effetti anche nei confronti del convenuto che non ha partecipato per sua scelta al procedimento.

Per evitare di incorrere in questa situazione, potenzialmente pericolosa in quanto si potrebbero subire gli effetti di una sentenza sfavorevole, si consiglia allo scrivente di rivolgersi ad un avvocato, in modo da costituirsi regolarmente in giudizio e poter così contestare le richieste dell'attore.

Nel caso di specie, in particolare, si potrà contestare un difetto di legittimazione passiva e, cioè, si farà notare al giudice che l'attore non doveva chiamare in causa il convenuto proprio per i motivi indicati nel quesito proposto, per il fatto che all'epoca dell'instaurazione della causa lo scrivente aveva già da alcuni mesi rinunciato alla propria quota di proprietà sui terreni contestati in favore degli altri comproprietari.

È infatti la stessa giurisprudenza a sottolineare che, in una causa in cui si rivendica – a qualsiasi titolo - una proprietà a titolo di usucapione, l'attore deve rivolgere la sua domanda unicamente nei confronti di colui che possiede il bene o ne è proprietario al momento della proposizione della domanda, e non anche nei confronti di coloro che sono stati proprietari in precedenza ma al momento dell'instaurazione del procedimento civile non lo sono più (da ultima, Cass. civ., 26 aprile 2000, n. 5335).

Nel caso concreto, come prima precisato, lo scrivente il 9 luglio 2015 ha rinunciato alla propria quota di proprietà sui terreni in favore degli altri comproprietari, mentre la causa è stata iniziata dall'attore nel settembre 2015 e, quindi, in un periodo in cui lo scrivente non era più proprietario: di conseguenza, egli non doveva essere convenuto in giudizio.

Inoltre sarà opportuno costituirsi in giudizio anche per contestare eventuali richieste risarcitorie avanzate dall'attore, per le quali non rileva il fatto che il convenuto abbia rinunciato alla sua quota di proprietà prima dell'instaurazione della causa civile.

In conclusione si consiglia allo scrivente di costituirsi in giudizio tramite il proprio legale al fine di contestare l'irregolarità della sua chiamata in causa quale convenuto per i motivi anzidetti, e in modo da poter anche difendersi dalle richieste di risarcimento eventualmente avanzate dall'attore.

Anna R. chiede
mercoledì 25/06/2014 - Abruzzo
“Ho notificato un atto di citazione a mezzo posta. Per timore che la notifica non arrivasse in tempo utile (per godere di una norma di favore che, di lì a pochi giorni, sarebbe stata superata da altra norma) ho notificato, il giorno dopo, a mani proprie altro atto di citazione identico in tutto al primo, compresa la data di scadenza. Ho iscritto a ruolo il solo secondo atto di citazione. Costituendosi controparte si è difesa nel merito, ma ha eccepito la improcedibilità o inammissibilità della domanda per la duplicazione della notifica della citazione e per il fatto che ho iscritto a ruolo la seconda. Voglio sapere se debbo: (i) riassumere la prima citazione ed eventualmente in quali termini; (ii) ritenere valida la seconda citazione e proseguire senza tenere conto della notifica della prima citazione (iii) o altro.”
Consulenza legale i 25/06/2014
Una volta notificato l'atto di citazione, se l'attore non procede all'iscrizione a ruolo (nemmeno tardivamente, oltre i dieci giorni successivi, art. 165 del c.p.c.) la causa non è automaticamente cancellata o inesistente: infatti, l'art. 171 del c.p.c. stabilisce che rimane l'opportunità per il convenuto di costituirsi tempestivamente ex art. 166. Se si costituisce, all'udienza fissata nell'atto di citazione, il processo prosegue laddove il convenuto ne faccia richiesta al giudice. A quel punto il giudizio è a tutti gli effetti validamente instaurato, anche se l'attore non si costituisca o non compaia (sarà dichiarato contumace).
Rimane fermo che, in base agli elementi di fatto forniti nel quesito, il giudizio instaurato sulla base del secondo atto di citazione appare privo di vizi e quindi validamente incardinato.
Quindi, per rispondere alla domanda posta, va distinto:
1- se il convenuto si è costituito tempestivamente iscrivendo a ruolo la causa del primo atto di citazione (con pagamento del contributo unificato e conseguente attribuzione di un numero di ruolo), il giudizio è instaurato e penderà contemporaneamente all'altro. L'attore potrà ad esempio costituirsi in udienza;
2- se il convenuto non ha iscritto a ruolo la causa del primo atto di citazione, quella causa non è mai sorta agli occhi dell'autorità giudiziaria (non ha nemmeno un numero di ruolo), ma pende solo formalmente e può essere riassunta entro tre mesi dal termine previsto dall'art. 166 per la costituzione del convenuto;
3- se il convenuto si è costituito tardivamente nella causa instaurata con il primo atto di citazione (ad esempio, direttamente in udienza), decadrà dalla facoltà di proporre domande riconvenzionali, di chiamare in causa terzi e di sollevare eccezioni processuali e di merito non rilevabili d'ufficio.
Nel caso 1- non abbiamo un'ipotesi di litispendenza ex art. 39 del c.p.c., in quanto il giudice avanti il quale sono state proposte le cause è lo stesso, bensì un caso di riunione di procedimenti ai sensi dell'art. 273 del c.p.c.. Quindi, il giudice disporrà, anche d'ufficio, la riunione dei procedimenti relativi alla stessa causa che pendono nel suo ufficio giudiziario e i due procedimenti da quel momento procederanno congiuntamente.

Testi per approfondire questo articolo