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Articolo 339 Codice di procedura civile

(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443)

Appellabilità delle sentenze

Dispositivo dell'art. 339 Codice di procedura civile

Possono essere impugnate con appello le sentenze pronunciate in primo grado, purché l'appello non sia escluso dalla legge o dall'accordo delle parti a norma dell'articolo 360, secondo comma.

È inappellabile la sentenza che il giudice ha pronunciato secondo equità a norma dell'articolo 114 (1).

Le sentenze del giudice di pace pronunciate secondo equità a norma dell'articolo 113, secondo comma, sono appellabili esclusivamente per violazione delle norme sul procedimento, per violazione di norme costituzionali o comunitarie ovvero dei principi regolatori della materia (2).

Note

(1) Le sentenze inappellabili per legge o per accordo tra le parti.
Esempi del primo tipo sono le sentenze che hanno deciso una controversia individuale di lavoro, o in materia di previdenza e assistenza obbligatoria, non superiore a euro 25,82; le sentenze che decidono l'opposizione agli atti esecutivi ex art. 618 del c.p.c.; le sentenze pronunciate secondo equità ai sensi dell'art. 114 del c.p.c.; le sentenze che si pronunciano sulla nullità del lodo arbitrale.
Sono inappellabili per accordo delle parti, le sentenze del tribunale che le parti decidano di impugnare direttamente in cassazione (c.d. ricorso per saltum): in tal caso, il ricorso può proporsi solo per violazione o falsa applicazione di norme di diritto e dei contratti e accordi collettivi nazionali di lavoro (art. 360 del c.p.c.).
(2) Comma così modificato dal d.lgs. 40/2006, che ha reso appellabile davanti al tribunale (per motivi specifici) la sentenza del giudice di pace pronunciata secondo equità ex art. 113, secondo comma, c.p.c. Si tratta di una impugnazione a critica vincolata, in quanto può essere proposta solo:
- per violazione delle norme sul procedimento, ad esempio motivi attinenti alla giurisdizione o alla competenza;
- per violazione di norme costituzionali o comunitarie e dei principi regolatori della materia, intendendosi con questi ultimi le regole fondamentali del rapporto dedotto in giudizio ricavato dal complesso delle norme con le quali il legislatore lo ha disciplinato.

Brocardi

Appellatio
Appellatione estinguitur iudicatum
Editio appellationis
Tantum devolutum quantum appellatum

Massime relative all'art. 339 Codice di procedura civile

Cass. civ. n. 3302/2017

Il decreto emesso ai sensi dell'art. 317 bis c.c. ha natura sostanziale di sentenza, presentando i requisiti della decisorietà, risolvendo una controversia tra contrapposte posizioni di diritto soggettivo, e della definitività, con efficacia assimilabile, "rebus sic stantibus", a quella del giudicato; pertanto, in relazione a tale decreto, debbono applicarsi i termini di impugnazione dettati dagli artt. 325 e 327 c.p.c., trattandosi di appello da proporsi mediante ricorso, e non di reclamo ex art. 739 c.p.c..

Cass. civ. n. 3005/2014

In tema di impugnazione delle sentenze del giudice di pace pronunziate secondo equità, l'appello per violazione dei principi regolatori della materia è inammissibile, ai sensi dell'art. 342 cod. proc. civ., qualora non indichi il principio violato e come la regola equitativa individuata dal giudice di pace si ponga con esso in contrasto.

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Consulenze legali
relative all'articolo 339 Codice di procedura civile

Seguono tutti i quesiti posti dagli utenti del sito che hanno ricevuto una risposta da parte della redazione giuridica di Brocardi.it usufruendo del servizio di consulenza legale. Si precisa che l'elenco non è completo, poiché non risultano pubblicati i pareri legali resi a tutti quei clienti che, per varie ragioni, hanno espressamente richiesto la riservatezza.

Giovanni F. chiede
venerdì 14/07/2017 - Lombardia
“Sono in attesa della pubblicazione di sentenza del Giudice di Pace di Milano per causa civile da me intentata (senza assistenza di un avvocato) nei confronti di un mio vicino (assistito da legale). Chiedo di volermi cortesemente fornire chiarimenti sul comportamento che dovrò tenere dopo la pubblicazione (prevista a settembre) soprattutto per quanto attiene la "notifica". Non mi è chiaro infatti a chi spetti effettuarla. Ringraziandovi, porgo distinti saluti.”
Consulenza legale i 19/07/2017
Non appena una sentenza viene pubblicata, si aprono diversi scenari a seconda che la parte che ha intentato il processo sia vittoriosa o meno.

a) In caso di soccombenza (cioè nel caso in cui si perda la causa), non vi sarà altro incombente se non quello di ottemperare alla sentenza ed eventualmente di pagare l’imposta di registro calcolata dall’Agenzia delle Entrate sul valore della controversia (in genere è chi perde che versa l’imposta, salvo diversi accordi tra le parti). Si potrà, evidentemente, anche impugnare la sentenza (con i limiti che si preciseranno di seguito), ma anche in tale eventualità non si rende necessaria la notifica del provvedimento, quanto piuttosto la notifica dell’atto di appello, al quale va allegata copia della sentenza.

b) Nel caso invece di vittoria, la notifica della sentenza alla controparte non è sempre necessaria: infatti, con la pubblicazione del provvedimento, tutte le parti ne conoscono (o hanno l’onere di conoscerne) il contenuto. Tuttavia, si può rendere necessaria la notifica in due casi:

1) quando si vogliono accorciare i tempi per l’impugnazione: vale a dire che per impugnare una sentenza avanti al Giudice di grado superiore a quello che ha reso la sentenza stessa (in questo caso sarebbe il Tribunale) c’è tempo fino a sei mesi dalla pubblicazione oppure fino a 30 giorni dal momento in cui si riceve la notifica del provvedimento. Nel caso di specie, quindi, se si notifica la sentenza alla controparte, quest’ultima avrà solo 30 giorni di tempo (anziché sei mesi) per decidere se vuole impugnare e per farlo, a pena di decadenza. La notifica, in questa ipotesi, va fatta – attenzione – al procuratore costituito nel primo grado (in buona sostanza, all’avvocato della controparte nel suo Studio).

2) Quando, invece, la controparte non ottemperi alla sentenza e ci sia dunque bisogno di farla eseguire forzosamente, occorrerà notificare il provvedimento alla controparte direttamente e personalmente (dunque non al suo avvocato, si noti bene), previa apposizione della formula esecutiva alla sentenza ad opera della Cancelleria competente, su richiesta della parte (con la formula la sentenza diviene titolo esecutivo). Tale notifica darà, poi, modo alla parte vittoriosa, se sarà opportuno e/o necessario, di procedere con l’esecuzione forzata nei confronti del soccombente moroso.

Come si anticipava poc’anzi, si segnala che non sempre è possibile impugnare la sentenza.
Infatti, nei procedimenti di modico valore (fino ad € 1.100,00) ed in cui la causa sia stata decisa secondo equità (ovvero il Giudice ha deciso non secondo un parametro prestabilito ma secondo buon senso cercando una soluzione equa della controversa), la legge pone dei limiti ai motivi di appello: “Appellabilità delle sentenze. (…) Le sentenze del giudice di pace pronunciate secondo equità a norma dell'articolo 113, secondo comma, sono appellabili esclusivamente per violazione delle norme sul procedimento, per violazione di norme costituzionali o comunitarie ovvero dei principi regolatori della materia” (art. 339 c.p.c.).

Enzo B. chiede
giovedì 09/01/2014 - Lazio
“L'appello nei confronti di una sentenza emessa dal giudice di pace di valore di €.670,00 impugnabile in tribunale in base al disposto dell'art. 113, 2° comma c.p.c, ed in particolare per violazione dei principi regolatori della materia, deve essere redatto secondo quanto richiesto dall'art. 342 c.p.c.
La risposta è di interesse in quanto interpellati diversi operatori della giustizia nessuno ha saputo fornire una risposta esauriente.”
Consulenza legale i 09/01/2014
L'art. 339 del c.p.c. disciplina espressamente all'ultimo comma l'appellabilità delle sentenze del giudice di pace pronunciate ai sensi del secondo comma dell'art. 113 del c.p.c. per violazione dei principi regolatori della materia.
L'art. 342 del c.p.c. è contenuto nel medesimo capo (Capo II - Dell'Appello) del titolo III, libro II del codice di procedura civile, pertanto non si ravvisano ragioni per escludere la sua applicabilità anche al caso specifico di impugnazione della sentenza del giudice di pace.
Per un esempio concreto, si veda la recente sentenza del Tribunale di Verona, sezione terza, 28 maggio 2013 n. 66968, che ha fatto applicazione del c.d. "filtro in appello" previsto dal riformato articolo 342 c.p.c.

Sabrina A. chiede
martedì 12/03/2013 - Liguria
“Ho sollevato eccezione di inammissibilità dell'appello per inappellabilità di una sentenza pubblicata nel 2008 che decideva sull'opposizione agli atti esecutivi. Vorrei sapere se tale eccezione (di inammissibilità appello per inappellabilità sentenza impugnata) è rilevabile d'ufficio o meno. Grazie”
Consulenza legale i 13/03/2013
L'inammissibilità dell'appello per inappellabilità della sentenza impugnata può essere rilevata d'ufficio sia dal giudice d'appello che dalla Corte di cassazione, ai sensi del secondo comma dell'art. 382 del c.p.c..
In tal senso si veda la sentenza della Suprema corte del 21 novembre 2001, n. 14725, attinente proprio ad una pronuncia di opposizione agli atti esecutivi emessa dal giudice di pace e appellata al tribunale, che aveva deciso nel merito. La Cassazione ha stabilito in quel caso che la decisione del tribunale non poteva essere resa, in quanto la sentenza del giudice di pace non avrebbe potuto essere impugnata mediante appello, ma semmai con il ricorso per cassazione ai sensi dell'art. 111 Cost.. Infatti, non è impugnabile con i mezzi ordinari la sentenza resa nella materia dell'opposizione agli atti esecutivi (art. 618, secondo comma, c.p.c.). Nella sentenza si legge: "Il tribunale di Roma, al quale con l'impugnazione, era stata devoluta la questione della regolarità della sottoscrizione dell'atto di precetto, non poteva essere investito dell'appello sulla questione riguardante la regolarità formale dell'atto di precetto e, quindi, avrebbe dovuto dichiarare l'appello inammissibile e non pronunciarsi in merito ad essa.
L'inammissibilità dell'appello può essere rilevata d'ufficio anche in questa sede di legittimità, in quanto attiene ad un presupposto dell'impugnazione
".

Testi per approfondire questo articolo

  • La «consumazione» del potere d'impugnazione

    Collana: Biblioteca di diritto processuale
    Pagine: 336
    Data di pubblicazione: novembre 2011
    Prezzo: 33 €
    Categorie: Appello, Cassazione

    Il cd. principio di consumazione dell'impugnazione non ha mai costituito oggetto di un lavoro monografico, nonostante il suo notevole impatto pratico. Sul piano positivo, la consumazione consegue esclusivamente alla dichiarazione d'inammissibilità o improcedibilità dell'impugnazione. Nella dominante interpretazione, tuttavia, essa ha conosciuto una diffusione che va ben oltre la formulazione letterale delle norme che la prevedono, assurgendo, per l'appunto, a vero e proprio... (continua)