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Articolo 86 Codice di procedura civile

(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443)

Difesa personale della parte

Dispositivo dell'art. 86 Codice di procedura civile

La parte o la persona che la rappresenta o assiste, quando ha la qualità necessaria (1) per esercitare l'ufficio di difensore con procura presso il giudice adito, può stare in giudizio senza il ministero di altro difensore [47, 82, 125, 165, 166, 300, 373, 417] (2) (3) (4).

Note

(1) La norma in esame si riferisce alla figura di avvocato legalmente esercente, ovvero all'avvocato iscritto nell'apposito albo del distretto della Corte di appello, nel quale si trova l'ufficio giudiziario adito, non essendo sufficiente, per essere considerato tale, la sola abilitazione all'esercizio della professione.
(2) Tale articolo dispone una vera e propria esenzione dall'onere del patrocinio (si cfr. l'art. 82), e considera che non sia necessario rilasciare una procura a se stessi poichè ritiene sufficiente che la parte dichiari di avere i requisiti per esercitare l'ufficio di difensore.
(3) E' bene segnalare alcune fattispecie particolari. Ad esempio, l'amministratore di un condominio che sia abilitato alla professione forense, può agire direttamente in giudizio per riscuotere i contributi condominiali senza un'ulteriore procura.
Ancora, il curatore dell'eredità giacente sempre abilitato alla professione forense presso il foro del giudice adito ha la facoltà di costituirsi personalmente quale difensore della curatela cumulando le posizioni di parte e di difensore.
(4) La morte o la perdita della capacità processuale di colui che si è costituito personalmente essendo abilitato determina l'interruzione del processo (v. 300).

Spiegazione dell'art. 86 Codice di procedura civile

Con questa disposizione il legislatore ha voluto riconoscere la superfluità della intermediazione di un difensore tutte le volte in cui la parte o la persona che la rappresenta o l'assiste possieda le attitudini tecniche e le necessarie qualifiche.
A tal fine non è necessario che la parte rilasci procura a se stessa, così come non occorre che il medesimo soggetto sottoscriva due volte l'atto processuale, distintamente per ciascuna delle due qualità che in lui si ricongiungono.

Va anche precisato che non si richiede neppure una formale dichiarazione della parte di voler assumere personalmente la propria difesa, in quanto tale volontà può desumersi dal fatto stesso che l'attività processuale viene svolta direttamente dalla parte, che abbia o dichiari di avere le qualità richieste.
Nei giudizi in cui è consentita alla parte la difesa personale, è onere di questa, che rivesta anche la qualità di difensore, specificare a che titolo intenda partecipare al processo; ciò assume rilevanza ai fini del rimborso delle spese, in quanto, mentre la parte che sta in giudizio personalmente non può chiedere il rimborso delle spese sopportate, qualora, al contrario, manifesti l'intenzione di operare come difensore di sé medesimo ex art. 86, avrà diritto alla liquidazione delle spese secondo la tariffa professionale.

Secondo una tesi più risalente (così cassazione n. 691 del 1994) l’avvocato che si difendeva da solo in giudizio aveva diritto alla liquidazione dei relativi onorari; successivamente, invece, è prevalsa la tesi secondo cui all’avvocato che si difenda da solo in giudizio compete soltanto il rimborso delle spese vive, mentre l'eventuale minor guadagno derivato dall'aver sottratto tempo alla propria attività professionale potrà essere dallo stesso preteso solo a titolo di risarcimento del danno.
Recentemente, la giurisprudenza ha fatto ritorno al vecchio orientamento, affermando che l'attività di difesa svolta nel processo da soggetto abilitato all'esercizio della professione legale, anche se compiuta nel proprio interesse, dà diritto alla liquidazione dei relativi onorari nel procedimento civile.

Si ritiene, infine, che il principio espresso da questa norma non abbia carattere generale e che, quindi, la facoltà da esso prevista non possa essere ammessa al di fuori dell'ambito del processo civile (in ogni caso, il suddetto principio postula che la parte abbia la qualità necessaria per esercitare l'ufficio di difensore con procura presso il giudice adito).

Massime relative all'art. 86 Codice di procedura civile

Cass. civ. n. 2193/2008

La circostanza che l'avvocato si sia avvalso della facoltà di difesa personale prevista dall'art. 86 c.p.c. non incide sulla natura professionale dell'attività svolta in proprio favore, e, pertanto, non esclude che il giudice debba liquidare in suo favore, secondo le regole della soccombenza e in base alle tariffe professionali, i diritti e gli onorari previsti per la sua prestazione.

Cass. civ. n. 3598/2003

In tema di procedimento disciplinare a carico di avvocati, la norma generale dell'art. 86 c.p.c. (secondo la quale la parte stessa, se in possesso dei requisiti necessari per esercitare l'ufficio di difensore presso il giudice adito, può stare in giudizio personalmente, senza il ministero di altro difensore) va correlata con le norme speciali previste dall'ordinamento forense e, in particolare, con gli artt. 1, 7 e 33 del R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578 e con l'art. 60 del R.D. 22 gennaio 1934, n. 37, di talché non è consentito a chiunque svolgere difese ed assumere patrocinio davanti al Consiglio nazionale forense, bensì soltanto ai soggetti cui la legge professionale attribuisce il relativo potere in relazione alle qualità personali che abbiano giustificato in precedenza l'iscrizione nell'albo, soltanto eccezionalmente il ricorso al CNF essendo consentito al professionista interessato non iscritto all'albo speciale, a condizione, tuttavia, che egli sia iscritto nell'albo ordinario, con (eventuale) assistenza di un avvocato iscritto nell'albo speciale. Ne consegue che è inammissibile il ricorso al Consiglio nazionale forense sottoscritto dal solo interessato, praticante avvocato e non avvocato; né ciò determina alcun vulnus agli artt. 3 e 24 della Costituzione, stante la diversità di posizioni e di disciplina giuridica tra avvocato e praticante, giustificata dalla diversità dei rispettivi titoli professionali e dal percorso per accedervi, ed atteso che l'esigenza di una difesa tecnica, affidata a soggetto in possesso della qualità necessaria per esercitare l'ufficio di difensore con procura presso il giudice adito, risponde allo scopo di assicurare un più efficace esercizio del diritto di difesa.

Cass. civ. n. 10956/2001

Nel giudizio dinanzi al Consiglio nazionale forense adito contro il diniego della revoca della sospensione dall'esercizio della professione forense pronunciato dal Consiglio dell'Ordine non è consentita la difesa personale svolta dall'avvocato che sia stato sospeso a tempo indeterminato dall'esercizio della professione, difettando in tal caso il requisito indispensabile dello ius postulandi, la cui mancanza è rilevabile d'ufficio.

Cass. civ. n. 6947/1992

L'amministratore di un condominio che sia anche abilitato all'esercizio della professione forense può agire direttamente in giudizio ai sensi dell'art. 86 c.p.c. per l'esercizio delle facoltà conferitegli dagli artt. 1130 e 1131 c.c. nell'esplicazione delle attribuzioni inerenti alla specificata sua qualità (nella specie, per la riscossione dei contributi condominiali), senza necessità di ulteriore procura.

Cass. civ. n. 3879/1979

Nel giudizio di legittimità la difesa personale del ricorrente è ammissibile solo se egli risulti iscritto nell'albo degli avvocati e sia abilitato ad esercitare l'ufficio di difensore presso il giudice adito.

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