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Articolo 166 Codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza

(D.lgs. 12 gennaio 2019, n. 14)

[Aggiornato al 29/04/2022]

Atti a titolo oneroso, pagamenti, garanzie

Dispositivo dell'art. 166 Codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza

1. Sono revocati, salvo che l'altra parte provi che non conosceva lo stato d'insolvenza del debitore:

  1. a) gli atti a titolo oneroso in cui le prestazioni eseguite o le obbligazioni assunte dal debitore sorpassano di oltre un quarto ciò che a lui è stato dato o promesso, se compiuti dopo il deposito della domanda cui è seguita l'apertura della liquidazione giudiziale o nell'anno anteriore;
  2. b) gli atti estintivi di debiti pecuniari scaduti ed esigibili non effettuati con danaro o con altri mezzi normali di pagamento, se compiuti dopo il deposito della domanda cui è seguita l'apertura della liquidazione giudiziale o nell'anno anteriore;
  3. c) i pegni, le anticresi e le ipoteche volontarie costituiti dopo il deposito della domanda cui è seguita l'apertura della liquidazione giudiziale o nell'anno anteriore per debiti preesistenti non scaduti;
  4. d) i pegni, le anticresi e le ipoteche giudiziali o volontarie costituiti dopo il deposito della domanda cui è seguita l'apertura della liquidazione giudiziale o nei sei mesi anteriori per debiti scaduti.

2. Sono altresì revocati, se il curatore prova che l'altra parte conosceva lo stato d'insolvenza del debitore, i pagamenti di debiti liquidi ed esigibili, gli atti a titolo oneroso e quelli costitutivi di un diritto di prelazione per debiti, anche di terzi, contestualmente creati, se compiuti dal debitore dopo il deposito della domanda cui è seguita l'apertura della liquidazione giudiziale o nei sei mesi anteriori.

3. Non sono soggetti all'azione revocatoria:

  1. a) i pagamenti di beni e servizi effettuati nell'esercizio dell'attività d'impresa nei termini d'uso;
  2. b) le rimesse effettuate su un conto corrente bancario che non hanno ridotto in maniera durevole l'esposizione del debitore nei confronti della banca;
  3. c) le vendite e i preliminari di vendita trascritti ai sensi dell'articolo 2645 bis del codice civile, i cui effetti non siano cessati ai sensi del comma terzo della suddetta disposizione, conclusi a giusto prezzo e aventi ad oggetto immobili ad uso abitativo, destinati a costituire l'abitazione principale dell'acquirente o di suoi parenti e affini entro il terzo grado, ovvero immobili ad uso non abitativo destinati a costituire la sede principale dell'attività d'impresa dell'acquirente, purché alla data dell'apertura della liquidazione giudiziale tale attività sia effettivamente esercitata ovvero siano stati compiuti investimenti per darvi inizio;
  4. d) gli atti, i pagamenti effettuati e le garanzie concesse su beni del debitore posti in essere in esecuzione del piano attestato di cui all'articolo 56 o di cui all'articolo 284 e in esso indicati. L'esclusione non opera in caso di dolo o colpa grave dell'attestatore o di dolo o colpa grave del debitore, quando il creditore ne era a conoscenza al momento del compimento dell'atto, del pagamento o della costituzione della garanzia. L'esclusione opera anche con riguardo all'azione revocatoria ordinaria;
  5. e) gli atti, i pagamenti e le garanzie su beni del debitore posti in essere in esecuzione del concordato preventivo e dell'accordo di ristrutturazione omologato e in essi indicati, nonché gli atti, i pagamenti e le garanzie legalmente posti in essere dal debitore dopo il deposito della domanda di accesso al concordato preventivo o all'accordo di ristrutturazione. L'esclusione opera anche con riguardo all'azione revocatoria ordinaria;
  6. f) i pagamenti eseguiti dal debitore a titolo di corrispettivo di prestazioni di lavoro effettuate da suoi dipendenti o altri suoi collaboratori, anche non subordinati;
  7. g) i pagamenti di debiti liquidi ed esigibili eseguiti dal debitore alla scadenza per ottenere la prestazione di servizi strumentali all'accesso alle procedure di regolazione della crisi e dell'insolvenza previste dal presente codice.

4. Le disposizioni di questo articolo non si applicano all'istituto di emissione, alle operazioni di credito su pegno e di credito fondiario; sono salve le disposizioni delle leggi speciali.

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Consulenze legali
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G. V. chiede
domenica 30/10/2022 - Lazio
“Sono un privato e vorrei acquistare un garage e un appartamento gravati da ipoteca al prezzo complessivo di 40.000 euro da una società che sta portando ad esecuzione gli "Accordi di ristrutturazione dei debiti ex art. 182/Bis Legge Fallimentare" omologati. Detti immobili nei suddetti “accordi” sono valutati complessivamente in € 41.190,00, cioè ad un prezzo superiore rispetto alla mia proposta di acquisto alla società che peraltro l'ha accettata. Alla mia domanda in merito alla procedura da seguire, il rappresentane della società mi ha risposto che bisogna fare solo il rogito e che non era necessario proporre modifiche agli accordi omologati perché lo scostamento non è significativo né lo avrebbe portato a conoscenza dei creditori nè del consiglio di amministrazione.
Premesso che in caso di acquisto la Banca dovrà dare l’assenso alla cancellazione dell'ipoteca su detti beni, ciò che vorrei chiarire è se l’acquisto, ad un prezzo inferiore rispetto a quello previsto nei suddetti "accordi", sia possibile anche in assenza di modifica degli accordi con omologazione del Tribunale e/o di notifica ai creditori o altra procedura a me non nota, qualora ciò sia possibile , se l’atto di acquisto sia escluso da revocatoria fallimentare o ordinaria in caso di successivo fallimento dell'azienda.”
Consulenza legale i 07/11/2022
Si ritiene opportuno premettere che a partire dal 15.07.2022 è entrato in vigore il Codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza (DLgs. 12.1.2019 n. 14), Codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza il quale trova applicazione per le procedure aperte da tale momento. La precedente disciplina, di cui al RD 267/42 Legge fallimentare, si applica per i ricorsi e le domande depositati prima di tale data.
Al fine di poter giudicare se uno scostamento sia significativo o meno e quindi richieda una modifica di tali accordi in quanto è necessario far riferimento al comma 1 dell'art. art. 166 del codice della crisi d'impresa il quale riporta come limite lo scostamento di oltre un quarto. Nel caso di specie la discrepanza è solo del 3%.
In caso di revocatoria l’articolo al quale si deve fare riferimento è lo stesso: “Sono revocati, salvo che l'altra parte provi che non conosceva lo stato d'insolvenza del debitore: a) gli atti a titolo oneroso in cui le prestazioni eseguite o le obbligazioni assunte dal debitore sorpassano di oltre un quarto ciò che a lui è stato dato o promesso, se compiuti dopo il deposito della domanda cui è seguita l’apertura della liquidazione giudiziale o nell’anno anteriore”.
Dal lato del fallito, si dovrà quindi confrontare quanto ricevuto come prezzo di vendita del bene e il valore di mercato di quel bene. Se la differenza tra i due valori supera il quarto, ossia se il bene è stato venduto ad un prezzo inferiore di oltre il 25% rispetto a quello reale constatato da una perizia di stima allora vi è la sproporzione che giustifica la revocatoria. Come detto sopra, i valori del caso in esame non rientrano in questa ipotesi.

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