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Articolo 1049 Codice Civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

[Aggiornato al 30/09/2020]

Somministrazione di acqua a un edificio

Dispositivo dell'art. 1049 Codice Civile

Se a una casa o alle sue dipendenze manca l'acqua necessaria per l'alimentazione degli uomini o degli animali e per gli altri usi domestici, e non è possibile procurarla senza eccessivo dispendio, il proprietario del fondo vicino deve consentire che sia dedotta l'acqua di sopravanzo nella misura indispensabile per le necessità anzidette.

Prima che siano iniziati i lavori, deve pagarsi il valore dell'acqua, che si chiede di dedurre, calcolato per un'annualità. Si devono altresì sostenere tutte le spese per le opere di presa e di derivazione. Si applicano inoltre le disposizioni del primo comma dell'articolo 1038.

In mancanza di convenzione, la sentenza determina le modalità della derivazione e l'indennità dovuta [2643, nn. 4 e 14, 2932].

Qualora si verifichi un mutamento nelle condizioni originarie, la derivazione può essere soppressa su istanza dell'una o dell'altra parte.

Ratio Legis

Tale disposizione mira a permettere l'uso dell'acqua potabile, necessaria a sopperire ai bisogni primari della vita; ciò tenendo conto delle esigenze del fondo dominante e del fondo servente, al fine di ridurre al minimo il danno subito da quest'ultimo.

Spiegazione dell'art. 1049 Codice Civile

Ragione e presupposto della servitù

Questa norma è la seguente introducono una figura di servitù coattiva, del tutto nuova: veniva già disciplinata nel Progetto della Commissione Reale « Cose e diritti reali » (art. 208 segg.). La ragione addotta a giustificazione della nuova servitù coattiva è che essa « risponde ai postulati della odierna tendenza verso una pia intensa utilizzazione dei beni primari », e che essa « attinge il suo fondamento dal principio che il diritto di proprietà, deve subire quelle limitazioni che derivano dalla necessita, della convivenza e della solidarietà sociale ».

Il presupposto di fatto è che ad una casa o alle sue appartenenze manchi l'acqua necessaria per l'alimentazione degli uomini o degli animali e per gli altri usi domestici: la mancanza d'acqua è la prima condizione, essa riguarda il fondo, dove deve divenire dominante la casa. Può essere totale o parziale, in due sensi: riguardare tutta la casa o solo alcune parti di essa, sempre che, nell'ultima ipotesi, non si possa l'acqua trarre dalle parti. Inoltre, la mancanza può essere totale nel senso che nella casa manchi del tutto l'acqua, oppure parziale, nel senso che vi è acqua, ma questa non basta per l'alimentazione o gli altri usi domestici.

Inoltre, si richiede che l'acqua non si possa procurare senza eccessivo dispendio: dunque non si richiede l' impossibilità, basta che la possibilità sia subordinata ad un eccessivo dispendio. Vi sarebbe un eccessivo dispendio, ad esempio, se l'acqua si dovesse altrimenti derivare da una fonte lontanissima e portare alla casa per mezzo di una serie di servitù di acquedotto su molti fondi intermedi.

Torna, qui, in piena luce il concetto della necessità relativa, come caratteristica delle servitù coattive, a suo tempo chiarita.


Fondo servente

Da parte del fondo che deve divenire servente, si richiede che anzitutto esso sia vicino. Anche qui la vicinanza può intendersi in senso relativo, non si tratta di contiguità e neppure di distanza minima. Ma una vicinanza, sia pur intesa in senso relativo, ci vuole, altrimenti non è possibile la servitù coattiva, ma quella volontaria: in questa, infatti, la vicinitas non è una caratteristica autonoma.

Inoltre, il fondo deve essere fornito di acqua eccedente la quantità per esso necessaria: vi deve quindi essere acqua di sopravanzo, e solo questa può essere pretesa.

Chi è tenuto a sopportare la servitù? Il proprietario del fondo vicino: è infatti a questi che bisogna chiedere la servitù. Non è necessario che egli sia anche proprietario dell'acqua. Notevole, al riguardo, è una differenza fra il testo del progetto e il testo definitivo: nell'uno si fa riferimento al « proprietario dell'acqua » (art. 208), nell'altro al « proprietario del fondo ».


Indennità

In applicazione della norma generale contenuta nell'ultimo comma dell' art. 1032 del c.c., secondo cui prima del pagamento dell'indennità il proprietario del fondo servente può opporsi all'esercizio della servitù, si statuisce, nella norma in esame, al comma secondo, che deve pagarsi il valore dell'acqua, calcolato per un'annualità, prima che siano iniziati i lavori.

È ovvio che la servitù coattiva può giustificarsi solo a condizione che si paghi l'indennità: nel nostro caso, essa è rappresentata dal valore delle acque. Le opere di presa e derivazione sono naturalmente a carico di chi chiede la servitù. Se queste danno luogo ad occupazione di terreni, se ne deve pagare il valore a tenore dell'art. 1038, primo comma.


Convenzione; sentenza

Nel comma terzo è contenuta una disposizione che può dirsi superflua, rappresentando la ripetizione della norma posta in generale per tutte le servitù coattive (1032, comma I e 2): in mancanza di convenzione, è la sentenza che determina le modalità della servitù, ne fissa l'indennità e costituisce la servitù.


Estinzione della servitù

Una causa di estinzione è disciplinata nell'ultimo comma: il mutamento nelle condizioni originarie. Essa non trova corrispondenza in una identica causa di cessazione delle servitù volontarie: infatti, per queste, l'impossibilità di fatto di usare della servitù e il venir meno dell'utilità non fanno estinguere la servitù se non siano decorsi venti anni (artt. 1073 e 1074).

La singolare, peraltro giustificata, causa di estinzione non ha luogo, pero, ipso iure: è necessaria una sentenza che la produca. Infatti, nella legge si dice che la servitù, verificatosi il mutamento nelle condizioni originarie, può essere soppressa sulla istanza dell'una o dell'altra parte.

Se le parti sono d'accordo, la cessazione della servitù può porsi in essere a mezzo di convenzione (estintiva).


Acque in concessione amministrativa

La servitù non ha luogo se delle acque si dispone in forza di concessione amministrativa (art. 1050, comma 2).

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

496 L'art. 1049 del c.c. e l'art. 1050 del c.c. introducono una nuova figura di servitù coattiva, la quale attinge il suo fondamento dal principio che il diritto di proprietà deve subire quelle limitazioni che derivano dalla necessità della convivenza e della solidarietà sociale. Il primo dei due articoli, prevedendo il caso che a un edificio o alle sue dipendenze manchi l'acqua necessaria per l'alimentazione delle persone o degli animali e per gli altri usi domestici e non sia possibile procurarla senza eccessivo dispendio, consente di dedurre dal fondo vicino l'acqua di sopravanzo, nella misura indispensabile per le necessità anzidette. L'articolo successivo estende la norma precedente al caso che a un fondo manchi l'acqua necessaria per l'irrigazione, mentre il fondo vicino ne abbonda. Al proprietario del fondo servente non solo deve pagarsi, com'è ovvio, il valore dell'acqua, ma, analogamente a quanto è stabilito in tema di acquedotto coattivo (art. 1038 del c.c.), deve anche essere corrisposto il valore, secondo la stima, dei terreni da occupare per la costruzione dell'acquedotto e devono essere risarciti gli eventuali danni, compresi quelli derivanti dalla intersecazione dei fondi. Gli è inoltre riconosciuto (articolo 1049, secondo comma) il diritto di esigere che, prima dell'inizio dei lavori di presa e di derivazione, gli sia pagato il valore dell'acqua che si chiede di dedurre, calcolato per una annualità. Verificandosi un mutamento nelle condizioni originarie, la servitù può essere soppressa su domanda dell'una o dell'altra parte (art. 1049, ultimo comma).

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Consulenze legali
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Marzia M. chiede
martedì 26/01/2021 - Estero
“Salve, mio padre ha ereditato la casa dei miei nonni.
L'acqua che serve la casa viene da una fonte che mio nonno aveva comperato (è su un terreno che appartiene ad altri proprietari).
Quando è stato fatto l’atto di successione, nessuno ha inserito la successione per la proprietà dell'acqua che risulta ancora di mio nonno (defunto) e di un altro signore (defunto anche lui).
La fonte serve infatti la casa ereditata da mio padre e la casa di un vicino.
Volevo sapere cosa bisogna fare per regolarizzare le cose e se ci sono delle tasse da pagare su questa fonte.
La successione è avvenuta nel 2014.
Grazie mille”
Consulenza legale i 01/02/2021
La situazione a cui si fa riferimento nel quesito, in assenza di alcun riferimento preciso ad eventuali atti o provvedimenti, sembra possa essere ricondotta a quel particolare tipo di servitù che l’art. 1049 c.c. definisce “Somministrazione di acqua a un edificio”.

La costituzione di una servitù di tale tipo può avvenire sia coattivamente (cioè in forza di una sentenza) che per contratto (qualora, ovviamente, via sia l’accordo delle parti), ed ha come suo presupposto la vicinanza dei fondi e la proprietà sulle acque da parte del proprietario del fondo da cui l’acqua viene prelevata.
A seguito della sua costituzione, il titolare della servitù acquisisce il diritto di usufruire della quantità d’acqua che viene prestabilita nel contratto o nella sentenza.

Di contro, la stessa norma pone in capo a colui che ha il diritto di prelevare l’acqua l’obbligo di pagare un’indennità anticipatamente anno per anno.
Generalmente è in sede di costituzione della servitù (dunque, nel corpo del contratto o della sentenza) che si stabilisce la quantità d’acqua da far dedurre al proprietario del fondo dominante e la somma che deve essere pagata a titolo di indennità.

Poiché si tratta di una servitù, e dunque di un diritto reale, la stessa inerisce ai fondi, dominante e servente, e sulla sua esistenza ed estensione non è in grado di svolgere alcuna influenza il fatto che la titolarità dei fondi possa essere trasferita, nel corso degli anni, a soggetti diversi da coloro che l’hanno costituita.

Da ciò ne consegue che, in effetti, nulla doveva essere inserito in sede di denuncia di successione, in quanto il trasferimento a causa di morte della casa del nonno comporta automaticamente ed ex lege il trasferimento in favore degli eredi di quella servitù.
Peraltro, per la stessa valgono le regole generali che il codice civile stabilisce in tema di estinzione delle servitù (artt. 1072 e ss. c.c.), la quale può conseguire al mancato uso della stessa per venti anni (estinzione per prescrizione ex art. 1073 del c.c.), ovvero al riunirsi in una sola persona della proprietà di fondo dominante e fondo servente (c.d. estinzione per confusione di cui all’art. 1072 del c.c.).
Entrambe le ipotesi sono chiaramente da escludere nel caso di specie, in quanto la proprietà dei fondi continua ad appartenere a soggetti diversi e la casa continua a ricevere acqua dalla fonte del vicino.

A questo punto, pertanto, per cercare di capire a quale titolo ci si approvvigiona di acqua da quella fonte, occorrerebbe in qualche modo risalire all’atto giuridico (sentenza o contratto) a cui è legata la costituzione del diritto e nel corpo di esso individuare gli obblighi che le parti hanno reciprocamente assunto.

Sarà soltanto nei confronti del proprietario del fondo su cui si trova la fonte che potranno sussistere degli obblighi a cui dover adempiere e finora rimasti inadempiuti.
Il proprietario della fonte, invece, sarà il solo soggetto che, a sua volta, può avere degli obblighi nei confronti della pubblica amministrazione (il Comune nel cui territorio si trova la fonte), in particolare per ciò che concerne la sussistenza di autorizzazioni necessarie per il suo sfruttamento.

Va opportunamente evidenziato, a quest’ultimo proposito, che la materia delle acque sui fondi di proprietà privata è stata oggetto di riforma nel 1994, con la Legge n. 36 del 5 gennaio 1994, successivamente abrogata dal D.lgs. n. 152 del 3 aprile 2006.
A seguito di tali riforme, è stata sostanzialmente abolita la proprietà privata sulle acque, riconoscendosi al proprietario il diritto di utilizzare le acque che sgorghino sul suo suolo o estrarle dal sottosuolo, ma in quantità limitata.
Inoltre, e questo è l’aspetto più delicato della vicenda, secondo quanto disposto dall’art. 167 del D.lgs. 03.04.2006 n. 152, non è più possibile disporne né venderle a terzi.
Ciò di fatto comporta che non vi potranno più essere degli avanzi o esuberi da far utilizzare al fondo vicino.

Quest’ultima considerazione, pertanto, induce ancor di più a suggerire di prendere al più presto contatti con il proprietario o i proprietari del terreno su cui si trova la fonte, per cercare di ricostruire in modo corretto il rapporto a suo tempo instaurato tra le parti.


Paola chiede
venerdì 01/10/2010
“Quale articolo di legge mi tutela e posso citare al mio amministratore dello stabile in cui vivo, che da 15 mesi non provvede ad effettuare i lavori necessari per cui io possa avere "l'acqua potabile" con un flusso sufficiente a far funzionare elettrodomestici come lavatrice e lavastoviglie?
L'acqua in qustione, in alcune ore non fuoriesce proprio dai rubinetti!!! Abito al sesto piano ed è sicuramente un problema di adduzione della colonna.
Grazie.”
Consulenza legale i 02/10/2010

Preliminarmente occorre comprendere se il problema lamentato origina da un malfunzionamento degli impianti condominiali. Se così è, allora è d'uopo richiedere l'intervento dell'amministratore il quale dovrà attivarsi ai sensi dell'art. 1130 c.c. e dei poteri/doveri che tale norma pone in capo ad egli. In particolare si veda il n. 2).


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    Servitù di passaggio ovvero diritto di transitare nella proprietà altrui per poter utilizzare o godere al meglio del proprio fondo. La servitù è un diritto reale di godimento su cosa altrui. Come distinguere una servitù da una così detta servitù irregolare? Quando la servitù può dirsi volontaria e quando coattiva? Che cosa significa utilitas? Qual è l'impatto della mediaconciliazione sul procedimento giudiziario di... (continua)