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Articolo 1058 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Modi di costituzione

Dispositivo dell'art. 1058 Codice civile

Le servitù prediali possono essere costituite per contratto (1) o per testamento (2).

Note

(1) La servitù costituita per contratto non perde la propria natura di servitù coattiva per il solo fatto che il suo titolo costitutivo è un atto negoziale.
(2) E' pacifico che possa costituirsi per testamento una servitù volontaria, meno che si possa creare una servitù coattiva: solo una parte della dottrina è a favore di questa tesi.

Ratio Legis

Tale disposizione prevede il caso in cui il titolare di un fondo non possa chiedere la costituzione di una servitù su un terreno di altrui, né possa imporre ciò coattivamente (come nell'ipotesi di servitù coattive, v. art. 1032 del c.c.).

Spiegazione dell'art. 1058 Codice civile

Costituzione delle servitù per contratto

Per atto fra vivi unico fatto negoziale costitutivo di servitù è il contratto. Si intende che questo può essere a titolo oneroso e anche gratuito, e perciò unilaterale, come contratto; ma occorre pur sempre la bilateralità del negozio. Onde la semplice promessa unilaterale di costituire, non è in sè titolo costitutivo, ma solo fonte — nei limiti in cui può esserlo come promessa — dell' obbligazione di costituire.

Una servitù potrà anche essere costituita — e si resta esattamente nel campo del contratto — come datio in solutum di una preesistente obbligazione con oggetto differente.


Costituzione per testamento

In via negoziale una servitù può essere costituita anche per atto mortis causa, e cioè per testamento, con cui può essere disposto tanto il semplice obbligo a carico dell'erede o di un legatario di costituire la servitù quanto può anche esserne effettuata direttamente la costituzione reale. Il secondo punto era stato discusso in seno alla Commissione Reale (cfr. Relaz., pag. 88), ma finì col prevalere l'opinione affermativa, nè questa è più stata posta in discussione, così il progetto della Commissione è diventato legge.

Pertanto una servitù può essere oggetto diretto e reale di un legato: in questa caso il legatario acquista il suo diritto per successione costitutiva direttamente dal de cuius al momento dell'apertura della successione e, secondo la regola che disciplina l'acquisto in genere dei legati, senza bisogno di accettazione, salvo la facoltà di rinuncia, all'onerato non dovrà domandarsi che il possesso del fondo servente a titolo della servitù costituita.

Ove, peraltro, invece della servitù in sè, fosse disposto nel testamento il semplice obbligo alla sua costituzione, la servitù, fermo il valore obbligatorio del legato, non potrà tuttavia considerarsi realmente costituita, esistente cioè come diritto reale, che in seguito ad una convenzione fra onerato e legatario del « credito di costituzione ». Si ricade cosi nell'ipotesi della « costituzione per contratto » rispetto a cui il legato ha la funzione di un titolo preliminare costitutivo della relativa obbligazione.

Quando, ora, si versi nell'una o nell'altra ipotesi (costituzione reale per testamento o semplice obbligazione, credito a costituire), è questione d'interpretazione della disposizione testamentaria secondo le regole generali e specifiche della materia.

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

Massime relative all'art. 1058 Codice civile

Cass. civ. n. 2853/2016

I modi di costituzione delle servitù prediali sono tipici, sicché il riconoscimento, da parte del proprietario di un fondo, della fondatezza dell'altrui pretesa circa la sussistenza di una servitù mai costituita è irrilevante ove non si concreti in un negozio idoneo a far sorgere la servitù in via convenzionale; del pari, è inidonea a costituire la servitù la confessione di uno dei comproprietari del fondo servente circa l'esistenza della stessa, non essendo ipotizzabile l'estensione a terzi di effetti inesistenti.

Cass. civ. n. 17044/2015

Al fine della valida costituzione negoziale di una servitù, non è necessaria l'indicazione espressa del fondo dominante, di quello servente e delle modalità dell'assoggettamento di questo al primo, ma è sufficiente che tutti tali elementi siano con certezza ricavabili, mediante i consueti strumenti ermeneutici, dal contenuto dell'atto e non solo alcuni di essi, quale la mera costituzione di un vincolo a carico di un fondo e l'indicazione dell'"utilitas" a vantaggio di un altro. (In applicazione dell'enunciato principio, la S.C. ha ritenuto che una clausola negoziale, che preveda l'obbligo a carico di una parte di destinare una porzione di terreno confinante con la proprietà vicina alla creazione di una strada, non può essere considerata "ex se" costitutiva di una servitù di passaggio, integrando semmai il meccanismo tipico della creazione di una strada vicinale privata "ex agris collatis").

Cass. civ. n. 18349/2012

Il titolo costitutivo od indicativo di una servitù prediale deve contenere tutti gli elementi atti ad individuare il contenuto oggettivo del peso imposto sopra un fondo per l'utilità di altro fondo appartenente a diverso proprietario, con la specificazione dell'estensione e delle modalità di esercizio in relazione all'ubicazione dei fondi, restando inefficaci, per detti fini, le clausole cosiddette di stile, che facciano, cioè, generico riferimento a stati di fatto sussistenti, a servitù attive e passive e cosi via.

Cass. civ. n. 4241/2010

Ai fini della costituzione negoziale di una servitù coattiva non è sufficiente la mera sussistenza dell'esigenza tutelata dalla legge con l'imposizione della servitù, ma è necessario che dal negozio risulti l'intenzione delle parti di sopperire a tale esigenza in adempimento del correlativo obbligo legale, derivandone, in mancanza, la costituzione di una servitù volontaria, ancorché il suo contenuto corrisponda a quello di una servitù coattiva.

Cass. civ. n. 17121/2006

Le servitù prediali volontarie non costituiscono un numerus clausus potendo avere ad oggetto qualsiasi utilità, purché volta a vantaggio del tondo dominante, appartenente a proprietario diverso da quello del fondo servente.

Cass. civ. n. 1328/2004

Nel caso di costituzione negoziale di una servitù prediale l'esistenza e il contenuto del diritto devono essere specificamente indicati nel titolo con cui viene costituita a carico del fondo servente la relativa servitù.

Cass. civ. n. 9741/2002

Poiché i modi di costituzione della servitù sono atipici, nel caso di costituzione negoziale delle servitù, pur non essendo necessario l'uso di formule specifiche, è necessario che risultino senza incertezze o siano determinabili in base a prefigurati elementi oggettivi, gli estremi idonei a dimostrare il reale intento delle parti, quali l'indicazione del fondo dominante e di quello servente, il peso e l'utilità costituenti il contenuto della servitù e la determinazione dell'estensione e delle modalità di esercizio della stessa.

Cass. civ. n. 5699/2001

Per la costituzione convenzionale di una servitù prediale non è sufficiente una clausola di stile secondo cui la «vendita comprende i connessi diritti, accessori e pertinenze», essendo indispensabile l'estrinsecazione della precisa volontà del proprietario del fondo servente diretta a costituire la servitù e la specifica determinazione nel titolo di tutti gli elementi atti ad individuarla (fondo dominante, fondo servente, natura del peso imposto su quest'ultimo, estensione).

Cass. civ. n. 11674/2000

Ai fini della costituzione convenzionale di una servitù prediale se è vero che non è richiesto l'uso di formule sacramentali, è pur vero che occorre che dalla clausola contrattuale siano determinabili con certezza, oltre che il fondo servente ed il fondo dominante, l'oggetto in cui consiste l'assoggettamento di quello all'utilità dell'altro; sono a tal fine inefficaci quelle clausole che facciano generico riferimento a stati di fatto preesistenti.

Cass. civ. n. 1516/2000

L'esigenza che nell'atto costitutivo di una servitù siano specificamente indicati tutti gli elementi di questa non implica la necessità della espressa indicazione ed analitica descrizione del fondo servente e di quello dominante essendo sufficiente che i predetti elementi siano comunque desumibili dal contenuto dell'atto e siano quindi determinabili attraverso i consueti strumenti ermeneutici, il fondo dominante, quello servente, ed il contenuto dell'assoggettamento di quest'ultimo all'utilità del primo. Tale attività interpretativa, concretandosi in un'indagine sull'effettiva volontà dei contraenti in ordine all'eventuale costituzione di una servitù prediale, costituisce accertamento di fatto sindacabile in sede di legittimità solo per motivazione incongrua o affetta da errori logici o per inosservanza delle regole di ermeneutica.

Cass. civ. n. 10159/1999

Per la costituzione di una servitù convenzionale — nella specie di passaggio, a carico di un fondo in comproprietà e a vantaggio di altro di proprietà esclusiva — pur non essendo necessarie formule sacramentali, non è sufficiente il mero riconoscimento dell'uso a cui è convenzionalmente adibita la parte comune di un fondo, ma è invece necessario che il titolo specifichi i fondi interessati, le modalità di esercizio, l'estensione della servitù e le caratteristiche di essa, al fine di dimostrare la volontà delle parti di costituire un diritto reale, non personale.

Cass. civ. n. 4105/1996

Ai fini della costituzione convenzionale di una servitù prediale, ancorché non sia indispensabile l'uso di formule sacramentali, è necessario che la volontà di costituire la servitù risulti dal contratto in modo chiaro e specifico. Pertanto, è da escludere che la volontà di costituire una servitù di vedute e sporti a favore di un costruendo fabbricato possa desumersi esclusivamente dalla clausola di mero richiamo delle limitazioni e servitù gravanti sul bene compravenduto, non essendo tale richiamo di per sé idoneo a creare nuovi rapporti di natura reale.

Cass. civ. n. 12551/1992

I modi di costituzione delle servitù prediali sono tipici, sicché il riconoscimento, da parte del proprietario di un fondo, della fondatezza dell'altrui pretesa circa la sussistenza di una servitù mai costituita è irrilevante ove non si concreti in un negozio idoneo a far sorgere la servitù in via convenzionale; del pari, è inidonea a costituire la servitù la confessione di uno dei comproprietari del fondo servente circa l'esistenza della stessa, non essendo ipotizzabile l'estensione a terzi di effetti inesistenti.

Cass. civ. n. 5123/1990

Ai fini della costituzione convenzionale di una servitù prediale non si richiede l'uso di formule sacramentali o di espressioni formali particolari, ma basta che dall'atto si desuma la volontà delle parti di costituire un vantaggio a favore di un fondo mediante l'imposizione di un peso odi una limitazione sopra un altro fondo appartenente a diverso proprietario. È però necessario che l'atto abbia natura contrattuale, che rivesta la forma stabilita dalla legge ad substantiam e che da esso la volontà delle parti di costituire la servitù risulti inequivocabilmente, anche se il contratto sia diretto ad altro fine. Pertanto è da escludere che la volontà di costituire una servitù per l'utilità di un costruendo fabbricato possa desumersi puramente e semplicemente dalle dichiarazioni sottoscritte da parte dei proprietari di un fondo nell'istanza rivolta al rilascio della concessione edilizia, non essendo dirette tali dichiarazioni di per sé a costituire rapporti di natura reale tra i sottoscrittori.

Cass. civ. n. 528/1985

Ai fini della costituzione di una servitù prediale non è indispensabile la specifica indicazione nel titolo della volontà delle parti di costituire la servitù, né dei fondi dominante e servente, né della misura del peso e della specifica funzione dell'utilità, essendo sufficiente che dalla ubicazione dei fondi, dalla natura e destinazione degli stessi e da ogni altro utile elemento possa desumersi con certezza la costituzione della servitù e l'individuazione dei fondi da questa interessati.

Cass. civ. n. 1027/1984

Quando la servitù sia costituita mediante titolo, questa deve contenere tutti gli elementi atti ad individuarla, oltre che con l'indicazione dei fondi, anche con la specificazione del peso imposto e della sua estensione, tenendosi al riguardo presente che il concetto di utilitas, quale requisito essenziale della servitù, è talmente ampio da ricomprendere ogni elemento che, secondo la valutazione sociale, sia legato da un nesso di strumentalità con la destinazione del fondo dominante e si immedesimi nel godimento di questo, sicché la maggiore o minore ampiezza del contenuto della servitù non intacca la sussistenza del suddetto requisito, il quale sussiste sempre che il particolare vantaggio previsto e disciplinato dalle parti, in rapporto all'obiettiva situazione dei fondi interessati, sia raggiungibile.

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Consulenze legali
relative all'articolo 1058 Codice civile

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Angelo F. chiede
giovedì 05/03/2015 - Sicilia
“Con atto di donazione del 1981 la propria madre aveva donato allo scrivente un edificio allo stato grezzo costituito dal piano terra e dal 1° piano con il prospetto nella strada principale e con scala di accesso al 1° piano, il sottoscritto sopraelevava l’edificio con altre due sopraelevazioni con la relativa scala. Aveva ricevuto altresì in donazione mq. 500 circa di terreno alle spalle del predetto edificio. Alla propria sorella donava il 1° piano di un edificio adiacente a quello donato al sottoscritto ed un ulteriore magazzino al piano terra oltre a mq. 500 circa di terreno alle spalle del predetto magazzino che le avrebbe consentito di accede al 1° piano ed al terreno sopradetto. Del magazzino in argomento la propria madre mantenne l’usufrutto con l’impegno della sorella di realizzare la scala di accesso al 1° piano dopo il suo decesso e quindi con la cessazione dell’usufrutto. Per potere raggiungere il 1° piano avrebbe dovuto utilizzare la scala di proprietà del sottoscritto. Giova precisare altresì che il terreno donato alla propria sorella era intercluso per cui nel medesimo atto di donazione le fu concessa una servitù di passaggio che oltre a raggiungere il proprio terreno, le concedeva l’accesso al 1° piano del suo appartamento. Tenuto conto che l’eventuale ingresso attraverso la servitù di passaggio concessole era distante dalla strada principale e per eventuali visite bisognava percorrere circa 190 metri in più di percorso. Su richiesta della propria sorella ed in attesa che la stessa entrasse in possesso del magazzino più volte citato, le concessi di utilizzare la mia scala di accesso con ingresso dalla strada principale. Dopo il decesso di mia madre la propria sorella non solo non vuole realizzare la propria scala nel magazzino ma vanta diritto di usucapione. Tenuto conto della cessata interclusione il sottoscritto ritiene che la propria sorella non ha più diritto ad utilizzare la propria scala di accesso per raggiungere il suo 1° piano. C’è qualche sentenza della cassazione che supporta questa mia convinzione. Si precisa altresì che non c’è nulla di scritto sull’utilizzo della scala di cui sono proprietario esclusivo.”
Consulenza legale i 11/03/2015
Il caso in esame sottende due questioni: quale fondamento giuridico ha l'utilizzo da parte della sorella della scala di proprietà del fratello? La sorella è obbligata a realizzare la propria scala ora che ha la disponibilità del magazzino?

Quanto alla seconda questione, nel quesito non è detto che la sorella ha preso un impegno scritto nei confronti della madre e del fratello. Pertanto, non potendo provare che l'impegno sia stato veramente assunto, non si può obbligare la sorella a creare la scala sulla base di questa sola argomentazione.

Circa la prima questione, nel quesito si dice che "Giova precisare altresì che il terreno donato alla propria sorella era intercluso per cui nel medesimo atto di donazione le fu concessa una servitù di passaggio che oltre a raggiungere il proprio terreno, le concedeva l’accesso al 1° piano del suo appartamento". Esiste quindi una servitù di passaggio coattivo, costituita con atto pubblico, che consente alla sorella di passare sul fondo del fratello, ma in un punto diverso dalla scala, concessa quindi in uso solo per agevolarla, con accordo solamente verbale.

Bisogna comprendere che natura ha l'accordo tra fratello e sorella.
Sicuramente, mancando la forma scritta, non può essere sorto un diritto reale di servitù (che riguarda solo il passaggio con le modalità previste dal contratto di donazione): l'ordinamento impone la forma scritta ad substantiam per la costituzione dei diritti reali su immobili (art. 1350 del c.c.).

Può essere sorto un diritto di credito, una semplice obbligazione, sottoposto al termine dato dal momento della morte della madre: il fratello, infatti, ha evidentemente concesso l'utilizzo della sua scala solo fino al momento in cui la sorella avrebbe potuto realizzare il proprio ingresso privato.
In tal caso, verificatosi l'evento dedotto nel contratto come termine (decesso della madre), il fratello non dovrà più essere costretto a consentire il passaggio alla sorella e questa dovrebbe trovare un'altra soluzione per accedere al suo immobile (verosimilmente, realizzando una nuova scala).

La sorella può aver usucapito?
L'usucapione è consentita solo per le servitù apparenti, cioè quelle esercitate mediante opere visibili (art. 1061 del c.c.).
La giurisprudenza ha sancito che: "Il requisito dell'apparenza della servitù, necessario ai fini del relativo acquisto per usucapione o per destinazione del padre di famiglia (art. 1061 c.c.), si configura come presenza di segni visibili di opere permanenti obiettivamente destinate al suo esercizio e rivelanti in modo non equivoco l'esistenza del peso gravante sul fondo servente, in modo da rendere manifesto che non si tratta di attività compiuta in via precaria, bensì di preciso onere a carattere stabile. Ne consegue che non è al riguardo pertanto sufficiente l'esistenza di una strada o di un percorso idonei allo scopo, essenziale viceversa essendo che essi mostrino di essere stati posti in essere al preciso fine di dare accesso attraverso il fondo preteso servente a quello preteso dominante, e, pertanto, un quid pluris che dimostri la loro specifica destinazione all'esercizio della servitù" (Cass. civ., n. 13238/2010).
Che la scala di proprietà del fratello costituisca una opera visibile, stabilmente destinata all'esercizio della servitù da parte della sorella, è opinabile. Non appare pacifico, quindi, che il comportamento della sorella, con le modalità descritte nel quesito, sia idoneo a determinare la nascita della servitù per usucapione.
Non va poi dimenticato che per poter usucapire un diritto di servitù si deve anche dare prova che il proprietario del fondo servente (nel nostro caso, il fratello) è rimasto inerte: in questo senso, andranno analizzati in concreto i comportamenti tenuti dai due fratelli nel corso degli anni.

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    Servitù di passaggio ovvero diritto di transitare nella proprietà altrui per poter utilizzare o godere al meglio del proprio fondo. La servitù è un diritto reale di godimento su cosa altrui. Come distinguere una servitù da una così detta servitù irregolare? Quando la servitù può dirsi volontaria e quando coattiva? Che cosa significa utilitas? Qual è l'impatto della mediaconciliazione sul procedimento giudiziario di... (continua)

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    Nel terzo ed ultimo volume si analizza in maniera completa ed approfondita gli istituti della prelazione, dei procedimenti ablatori,... (continua)