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Articolo 1050 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Somministrazione di acqua a un fondo

Dispositivo dell'art. 1050 Codice civile

Le norme stabilite dall'articolo precedente si applicano anche se il proprietario di un fondo non ha acqua (1) per irrigarlo, quando le acque del fondo vicino consentono una parziale somministrazione, dopo soddisfatto ogni bisogno domestico, agricolo o industriale (2).

Le disposizioni di questo articolo e del precedente non si applicano nel caso in cui delle acque si dispone in forza di concessione amministrativa.

Note

(1) Anche nel caso in cui vi sia acqua, ma non sia sufficiente per irrigarlo.
(2) Si può quindi usare l'acqua del fondo vicino solo quando siano già state soddisfatte le esigenze del fondo servente, per destinarla a scopi ornamentali o meramente voluttuari.

Brocardi

Qui habet haustum, iter quoque habere videtur ad hauriendum
Servitus aquae haustus

Spiegazione dell'art. 1050 Codice civile

Presupposto della servitù

La somministrazione coattiva di acqua ha luogo pure a favore dei fondi: essa è disciplinata cosi come quella a favore delle case. Infatti si applicano le norme poste nell'articolo precedente circa l'indennità, il modo di costituzione, ecc.

Presupposto precipuo è che il proprietario di un fondo non abbia acqua: pertanto è essenziale la mancanza di acqua. Anche qui basta una mancanza parziale, purchè tale da impedire il fine, in vista del quale la legge ammette questa nuova figura di servitù coattiva a vantaggio dei fondi.

Il fine, anch'esso, essenziale, e solo capace di giustificare la servitù è questo: irrigare il fondo. Ogni altro fine non è sufficiente perchè nasca la servitù.

Altro presupposto è che il fondo vicino possa consentire, per le acque che ha, una parziale somministrazione, dopo aver soddisfatto ogni bisogno, domestico, agricolo o industriale. Ancora una volta, sono le acque di sopravanzo che si possono pretendere: sopravanzo non c'è se esse occorrono al fondo in cui sono, a scopo industriale, non solo domestico o agricolo.

La servitù, dati questi presupposti, va richiesta al proprietario del fondo vicino ove le acque si trovano.


Acque in concessione amministrativa

Se le acque si hanno a disposizione in forza di concessione amministrativa, non si fa luogo alla servit coattiva di somministrazione.

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

496 L'art. 1049 del c.c. e l'art. 1050 del c.c. introducono una nuova figura di servitù coattiva, la quale attinge il suo fondamento dal principio che il diritto di proprietà deve subire quelle limitazioni che derivano dalla necessità della convivenza e della solidarietà sociale. Il primo dei due articoli, prevedendo il caso che a un edificio o alle sue dipendenze manchi l'acqua necessaria per l'alimentazione delle persone o degli animali e per gli altri usi domestici e non sia possibile procurarla senza eccessivo dispendio, consente di dedurre dal fondo vicino l'acqua di sopravanzo, nella misura indispensabile per le necessità anzidette. L'articolo successivo estende la norma precedente al caso che a un fondo manchi l'acqua necessaria per l'irrigazione, mentre il fondo vicino ne abbonda. Al proprietario del fondo servente non solo deve pagarsi, com'è ovvio, il valore dell'acqua, ma, analogamente a quanto è stabilito in tema di acquedotto coattivo (art. 1038 del c.c.), deve anche essere corrisposto il valore, secondo la stima, dei terreni da occupare per la costruzione dell'acquedotto e devono essere risarciti gli eventuali danni, compresi quelli derivanti dalla intersecazione dei fondi. Gli è inoltre riconosciuto (articolo 1049, secondo comma) il diritto di esigere che, prima dell'inizio dei lavori di presa e di derivazione, gli sia pagato il valore dell'acqua che si chiede di dedurre, calcolato per una annualità. Verificandosi un mutamento nelle condizioni originarie, la servitù può essere soppressa su domanda dell'una o dell'altra parte (art. 1049, ultimo comma).

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