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Articolo 734 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Divisione fatta dal testatore

Dispositivo dell'art. 734 Codice civile

Il testatore può dividere i suoi beni tra gli eredi comprendendo nella divisione anche la parte non disponibile (1) [556 c.c.] .

Se nella divisione fatta dal testatore non sono compresi tutti i beni lasciati al tempo della morte, i beni in essa non compresi sono attribuiti conformemente alla legge, se non risulta una diversa volontà del testatore (2).

Note

(1) Si parla in proposito di assegno divisionale qualificato che, a differenza del c.d. assegno divisionale semplice di cui all'articolo precedente, impedisce il formarsi della comunione ereditaria.
Tramite esso il de cuius individua, sin dal momento dell'apertura della successione, quali siano i beni costituenti la quota di ciascun coerede.
(2) I beni non ricompresi dal testatore nella formazione delle quote si devolvono in base alle norme sulla successione legittima (v. art. 565 del c.c.).
Si parla in proposito di divisione oggettivamente parziale.

Ratio Legis

Il testatore gode della più ampia autonomia in ordine alla disposizione dei propri beni per il tempo successivo alla propria morte.
Da un punto di vista quantitativo è libero di determinare l'entità delle singole quote, da quello qualitativo gli è consentito comporre materialmente le quote destinate a ciascun coerede.

Brocardi

Divisio inter liberos

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

354 Era stato proposto, in relazione all'art. 272 del progetto definitivo, il ripristino della formula già usata nel progetto preliminare, per l'ipotesi in cui il testatore non avesse compreso nella divisione tutti i suoi beni. Ho convenuto che la formula del progetto definitivo, che si limitava ad affermare Ja validità della divisione parziale compiuta dal testatore, non era sufficiente, dato che non determinava i criteri in base ai quali dovevano essere distribuiti i beni non divisi. Ho però rilevato che neppure la formula proposta era perfettamente adeguata, perché il principio, per il quale i beni non divisi dal testatore sono divisi in conformità alla legge, se volesse significare che si procede a un supplemento di divisione secondo le norme contenute nel titolo IV, direbbe una cosa troppo ovvia e lascerebbe sempre lacunosa la disciplina della fattispecie; se invece volesse significare che quel beni sono divisi senz'altro secondo i criteri della successione ab intestato, direbbe una cosa che può in certi casi rappresentare una violazione della volontà del testatore. Se infatti questi ha determinato le quote astratte e in base ad esse ha proceduto alla distribuzione dei beni, o se comunque risulta che la sua volontà sia nel senso di attribuire tutto il suo patrimonio agli eredi stituiti, è chiaro che i principi della successione ab intestato non possano trovare applicazione alcuna. In base a queste considerazioni ho formulato il secondo comma dell'art. 734 del c.c. in maniera diversa, disponendo che i beni non divisi devono essere attribuiti conformemente alla legge, a meno che risulti che il testatore abbia voluto distribuire tutto il suo patrimonio, e quindi anche i beni accidentalmente non compresi nella divisione, fra gli eredi istituiti, nelle porzioni da lui esplicitamente o implicitamente stabilite. E' chiaro che in tal caso non si fa luogo, in armonia alla regola generale, alla successione legittima, se non quando manchi effettivamente una disposizione del testatore. Non vi era poi bisogno di dire espressamente che, co-munque, la divisione, anche se parziale, resta perfettamente valida.

Massime relative all'art. 734 Codice civile

Cass. civ. n. 862/2007

Nel caso in cui il testatore abbia diviso i propri immobili liquidando in denaro la quota di uno dei condividendi, il conguaglio in denaro cui questi ha diritto costituisce credito di valore, esprimendo l'equivalente economico in termini monetari della sua quota sui beni immobili attribuiti agli altri coeredi.

Cass. civ. n. 10306/1996

Il testatore che proceda direttamente alla divisione, ai sensi dell'art. 723 c.c., può fare ricorso allo strumento del conguaglio in danaro sia per correggere le ineguaglianze in natura delle quote ereditarie che già si presentino all'atto della formazione del piano di ripartizione, sia per assicurare alle quote il loro valore originario rispetto agli eventuali squilibri dovuti alla fluttuazione dei prezzi di mercato o ad altri non prevedibili eventi. Tali conguagli non possono ritenersi assegni divisionali in senso tecnico, ma hanno natura di legati divisionis causa, presupponendo una divisione già fatta. Ne consegue che l'azione di natura personale diretta ad ottenere il conguaglio con specificazione del suo ammontare si prescrive nell'ordinario termine di dieci anni con decorrenza dal giorno in cui il diritto può essere fatto valere.

Cass. civ. n. 6358/1993

Il secondo comma dell'art. 734 c.c. — il quale prevede che, nel caso di incompletezza della divisione testamentaria, i beni in essa non compresi sono attribuiti secondo le norme della successione legittima, salvo che risulti diversa volontà del testatore — disciplina il solo caso di una lacuna della divisione stessa rispetto alla (completa) vocazione testamentaria e risolve, di conseguenza, soltanto un problema di determinazione dei criteri di divisione, anche nella parte in cui richiama le norme sulla successione legittima ed in cui non è ravvisabile una regola pleonastica rispetto alla disposizione generale contenuta nell'art. 457 c.c., riferibile alla diversa ipotesi di vocazione essa stessa parziale e quindi di concorso fra successione legittima e successione. testamentaria, con la conseguenza che, in tale ipotesi, l'intervenuta divisione testamentaria non esclude, rispetto al relictum indiviso e da dividere, l'ammissibilità della collazione. L'indagine diretta a stabilire se, oltre alla divisione, anche la vocazione testamentaria sia stata parziale va condotta con riguardo alla effettiva volontà del testatore, ricercata in base sia ad elementi risultanti dall'atto globalmente considerato, sia ad elementi che, sebbene ad esso estrinseci, risultino nondimeno idonei allo scopo.

Cass. civ. n. 6110/1981

In ipotesi di divisione fatta dal testatore ai sensi dell'art. 734 c.c., lo stabilire se il testatore abbia inteso chiamare i coeredi in quote uguali o diverse è questione da risolvere attraverso la ricerca della volontà effettiva del de cuius, e non già sulla base del valore delle porzioni in concreto formate ed assegnate a ciascuno dei coeredi, ben potendo il diverso valore di talune di dette porzioni, rispetto alle altre, dipendere, non dalla volontà del testatore di chiamare il destinatario di tale porzione in quota di entità diversa da quella degli altri coeredi, ma dal personale criterio di valutazione adottato dal testatore stesso.

Cass. civ. n. 5955/1981

L'ipotesi del testatore che proceda alla divisione dei suoi beni tra gli eredi, differendo però l'attuazione della medesima alla morte del coniuge superstite, designato usufruttuario di tutto il relictums, non è riconducibile nell'ambito della divisio inter liberos, di cui all'art. 734 c.c., postulante, per la sua configurazione, la mancanza di un precedente stato di comunione tra coeredi, per essere questi ultimi successori, non in quote astratte, bensì in quote concrete e determinate dallo stesso testatore con un atto avente nel contempo, effetti dispositivi e reali.

Cass. civ. n. 326/1970

Avendo il testatore il potere che gli deriva dall'art. 734 c.c. di dividere i suoi beni tra gli eredi nel modo che egli ritenga più opportuno al fine di prevenire tra loro le occasioni di liti, col solo limite del rispetto del diritto dei legittimari, è da ritenere che entro tale limite sia consentito al medesimo testatore di comporre e di integrare le singole quote concrete dell'asse ereditario includendo nell'una di esse più beni, immobili o mobili, che nell'altra, senza la osservanza delle norme di cui agli artt. 728, 741 e 751 c.c. che sono stabilite in ipotesi di divisione, comportante la necessità di conguaglio in senso tecnico-giuridico e di operazioni preliminari alla divisione, assolutamente diversa dalla divisio inter liberos di cui al citato art. 734 c.c.

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Consulenze legali
relative all'articolo 734 Codice civile

Seguono tutti i quesiti posti dagli utenti del sito che hanno ricevuto una risposta da parte della redazione giuridica di Brocardi.it usufruendo del servizio di consulenza legale. Si precisa che l'elenco non è completo, poiché non risultano pubblicati i pareri legali resi a tutti quei clienti che, per varie ragioni, hanno espressamente richiesto la riservatezza.

Roberta S. chiede
venerdì 03/11/2017 - Veneto
“Alla morte di mio padre si è aperta la successione testamentaria in favore di mia madre e dei 4 figli (maschio e 3 femmine) .Col testamento mio padre lascia alcuni specifici beni a due figlie ...in compensazione a quanto dato agli altri in vita... quindi la legittima a coniuge e figlie e legittima e disponibile al figlio maschio. Precisa quindi -individuandoli- i beni che dovranno costituire le singole quote, come indicate. Conclude dicendo che i conguagli (in favore di coniuge e figlie femmine) dovranno esser versati in denaro. Nell'asse ereditario non vi è che scarsa presenza di denaro.
Mio fratello vuole quindi darci un bene immobile dell'eredità che però non è assolutamente di ns. interesse, pur se corrisponderebbe per valore al complessivo dei conguagli. Noi non accettaiamo e vorremmo dare esecuzione esatta al testamento, per cui abbiamo avanzato congiuntamente tale richiesta. Un legale cui ci siamo rivolti dice che i beni legati alle figlie specificatamente non devono esser conteggiati nella legittima delle stesse. Inoltre dice che essendo la divisione fatta da mio padre non c'è comunione da dividere e quindi anche il giudice non può assegnare beni al posto dei conguagli in denaro, e toccherà a mio fratello trasformare i beni assegnatigli ....in conguali in denaro ! Preciso che il testamento è stato accettato da tutti. Grazie.”
Consulenza legale i 24/11/2017
Il caso prospettato deve essere esaminato alla luce dell’art. 734 cod.civ. che disciplina la “divisione fatta dal testatore”.
Ai sensi del citato articolo, al testatore è consentito, già in sede di testamento, dividere i suoi beni con efficacia reale tra gli eredi con la conseguenza che, al momento dell’apertura della successione, non vi sarà comunione ereditaria in quanto i beni sono stati già direttamente attribuiti in proprietà esclusiva ai singoli eredi

Al testatore è consentito anche prevedere una divisione con conguagli. Il conguaglio in denaro ha la funzione di consentire al testatore di correggere eventuali disuguaglianze tra quote di diritto in cui gli eredi sono istituiti e quote di fatto dei beni attribuiti. Sul punto la Giurisprudenza dispone che “il testatore ove proceda direttamente alla divisione, può fare ricorso allo strumento del conguaglio in denaro sia per correggere le incongruenze in natura delle quote ereditarie che già si presentino all’atto della formazione del piano di ripartizione, sia per assicurare alle quote il loro valore originario rispetto agli eventuali squilibri dovuti alla fluttuazione dei prezzi di mercato o ad altri non prevedibili eventi” (cfr. Cassaz. 22.11.1996, n. 10306).

Alla luce di quanto detto, nel caso di specie, non si realizza una comunione ereditaria poichè i beni sono stati già divisi col testamento.
Per quanto riguarda il conguaglio, esso dovrà avvenire in denaro, sia perché la volontà del testatore è vincolante (favor testamenti), sia perché l’ineguaglianza in natura nelle quote ereditarie, si compensa con equivalente in denaro ai sensi dell’art. 728 c.c.
Pertanto, il fratello dovrà procedere alla vendita dell’immobile e compensare le quote delle sorelle con un equivalente in denaro.
Tuttavia, a parere di chi scrive, è opportuno fare una precisazione.
L’obbligo del conguaglio in denaro previsto in capo al fratello, non è detto che sussista nel caso in esame.
I beni specifici attribuiti per testamento alle due figlie, dovranno essere conteggiati nella legittima al fine di valutare eventuali lesioni della stessa. Laddove una delle eredi sia stata lesa nella propria quota di riserva, la stessa avrà diritto ad essere soddisfatta col denaro proveniente dall’asse ereditario.
Le figlie che hanno ricevuto i beni specificamente individuati sono, infatti, interpretando il testamento cosi come riportato nel quesito, da considerarsi “eredi” e non “legatari”.
In particolare la qualità di erede si ricava dalle seguenti affermazioni: “mio padre lascia quindi la legittima a coniuge e figlie” ed ancora “il testamento è stato accettato da tutti“ considerando che l’eredità deve essere accettata dal chiamato, mentre il legato si acquista di diritto, ossia senza la necessità di un formale atto di accettazione.
Ai sensi dell’art. 588, 2° comma, cod.civ., difatti, l’indicazione di beni determinati o di un complesso di beni non esclude che la disposizione sia a titolo universale quando risulta che il testatore ha inteso assegnare quei beni come quota del patrimonio. Si parla in proposito di istituzione di erede ex re certa.
Anche la Giurisprudenza ha stabilito che in tema di interpretazione del testamento, l’institutio ex re certa configura, ai sensi dell’art. 588 c.c., una successione a titolo universale nel patrimonio del de cuiusqualora il testatore, nell’attribuire determinati beni, abbia fatto riferimento alla quota di legittima spettante all’istituito, avendo in tal modo inteso considerare i beni come una frazione rappresentativa dell’intero patrimonio ereditario ( Cass. 18 gennaio 2007, n. 1066).

In conclusione: non vi è comunione ereditaria perché con l’assegnazione di specifici beni, questi passano direttamente in proprietà agli eredi; non vi è un legato a favore delle figlie che hanno ricevuto specifici beni con la conseguenza che, in quanto eredi, i loro beni vanno conteggiati nella legittima; laddove le sorelle siano state lese nella loro quota di riserva, hanno diritto a veder reintegrata la loro quota con il conguaglio in denaro cosi come disposto dal testatore.


Gabriele D. chiede
giovedì 07/10/2010
“Trova applicazopne l'art.735 1 co cod.civ. nel caso di istituzioni ex re certa che esauriscano l'intero asse pretermettendo un legittimario? Grazie.”
Consulenza legale i 08/10/2010

Sono essenzialmente tre le teorie che si dividono il campo riguardo l'annosa questione del rapporta tra la divisione del testatore dell'art. 734 c.c. e la institutio ex re certa dell'art. 588 co. 2 c.c.

La prima, propugnata dal Mengoni, sostiene essenzialmente che che tra le due norme in commento si possa inquadrare una sovrapposizione di disciplina e, in particolare, l’art. 588 co. 2 c.c. "qualifica", laddove invece l’art. 734 c.c. "regola".

La seconda, sostenuta in dottrina da MORELLI, sostiene che tra l'art. 588 co. 2 cc. e l'art. 734 c.c. non vi sia alcun punto di contatto potendosi applicare quest'ultimo unicamente nel caso in cui l’istituzione di erede è fatta con predeterminazione di quote.

La terza teoria, sostenuta da CAPOZZI e FORCHIELLI, oltre che dalla della giurisprudenza di legittimità, ritiene che

- l’art. 588 co. 2 c.c. è un mero criterio interpretativo per consentire di discriminare se ci trova di fronte ad una istituzione di erede o di legatario, quando una disposizione ereditaria mal formulata contiene solo l’indicazione di beni determinati ovvero di un complesso di beni – da intendersi, nelle mal espresse volontà del testatore, come quota dell’intero – e non specifichi il titolo dell’istituzione (se erede o legatario).

- l'art. 734 c.c., invece, potrebbe essere applicato sia nel caso di predeterminazione di quote che nel caso di determinazione a posteriori (<-- art. 588 co. 2 c.c.).

La risposta alla domanda, pertanto, dipende da quale delle diverse teorie si decide di sposare. Se fossero la prima o la terza, allora si potrebbe sostenere l'invalidità ai sensi dell'art. 735 c.c. co. 1.


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