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Articolo 2193 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Efficacia dell'iscrizione

Dispositivo dell'art. 2193 Codice civile

I fatti dei quali la legge prescrive l'iscrizione [34], se non sono stati iscritti, non possono essere opposti ai terzi da chi è obbligato a richiederne l'iscrizione [2267], a meno che questi provi che i terzi ne abbiano avuto conoscenza [19, 2206, 2207, 2290, 2298, 2300, 2384, 2436] (1).

L'ignoranza dei fatti dei quali la legge prescrive l'iscrizione non può essere opposta dai terzi dal momento in cui l'iscrizione è avvenuta (1).

Sono salve le disposizioni particolari della legge [2297].

Note

(1) Con la pubblicità degli atti si realizza una doppia presunzione: 1) presunzione semplice di ignoranza dei terzi per i fatti non iscritti nel Registro (comma 1); 2) presunzione assoluta di conoscenza per i fatti regolarmente depositati e iscritti (comma 2).

Ratio Legis

La norma si fonda sul principio dell'apparenza del diritto e dell'affidamento, definendo la finalità del Registro delle imprese, ovvero creare una forma di pubblicità dei fatti e degli atti di impresa opponibili ai terzi garantendo certezza ai rapporti giuridici.

Spiegazione dell'art. 2193 Codice civile

Le iscrizioni nel registro delle imprese hanno efficacia dichiarativa.
L'efficacia della pubblicità ha luogo nei confronti dei terzi e va distinta in efficacia negativa (1° comma) ed efficacia positiva (2° comma).
Si parla anche di efficacia normativa quando l'iscrizione non ha efficacia costitutiva, ma in sua mancanza, si applica un'altra disciplina legislativa a carattere residuale.

L'iscrizione di un fatto non vero si ritiene sia idonea a produrre l'affidamento dei terzi e la responsabilità di chi ha eseguito l'iscrizione come se il fatto fosse vero.

L'efficacia negativa consiste in una presunzione di ignoranza dei fatti non iscritti (FERRI), che può essere superata solo con la prova della conoscenza effettiva. Si tratta, quindi, di una presunzione iuris tantum. Non è applicabile l'art. 1147, 2° comma, perché di fronte al sistema della pubblicità si prescinde dalla buona fede.
L'efficacia negativa opera in favore solo dei terzi, ne consegue che:
  1. la mancata iscrizione non può essere opposta ai terzi da chi aveva l'onere di richiederla;
  2. i terzi possono sempre far valere i fatti non iscritti nei confronti sia del soggetto obbligato a chiedere l'iscrizione sia di altri terzi.
L'efficacia positiva consiste in una presunzione di conoscenza dei fatti iscritti (FERRI) che non ammette prova contraria. Si tratta, quindi, di una presunzione iuris et de iure applicabile anche in caso di impossibilità da parte del terzo di venire a conoscenza dell'iscrizione.
Il principio dell'apparenza del diritto e dell'affidamento non è invocabile in casi in cui la legge prescriva speciali mezzi di pubblicità (ad esempio come nell'ipotesi di organi di società di capitali regolarmente costituiti).
Si ritiene, inoltre, che la presunzione di conoscenza dei fatti iscritti non operi in campo processuale.

Il principio dell'efficacia dichiarativa subisce alcune deroghe di varia natura, in considerazione o delle caratteristiche del soggetto o del fatto o dell'atto iscritto.
Per gli imprenditori iscritti nelle sezioni speciali, si ha una mera pubblicità notizia (con l'eccezione dell'imprenditore agricolo), mentre l'iscrizione dell'atto costitutivo delle società di capitali e le sue modifiche ha natura costitutiva.

Massime relative all'art. 2193 Codice civile

Cass. civ. n. 13094/1992

In tema di rappresentanza delle società, se ai fatti ad essa inerenti (cessazione, attribuzione della stessa ad altro soggetto, estensione o riduzione del suo ambito) non sia stata data la prescritta pubblicità, gli atti compiuti in nome e per conto della società stessa da un soggetto, che è pienamente legittimato, non sono né inefficaci in senso assoluto, né nulli, ma solo inopponibili al terzo estraneo alla società e sempre che questi, manifestando disinteresse all'efficacia di quegli atti nei suoi confronti, eccepisca l'ignoranza del fatto non iscritto.

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Consulenze legali
relative all'articolo 2193 Codice civile

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Giorgio F. chiede
domenica 05/08/2018 - Piemonte
“Buongiorno, il quesito è il seguente:
in una società semplice non iscritta nel registro imprese della CCIAA e quindi irregolare, preciso che nell'atto costituitivo NON è prevista la libera trasferibilità delle quote a terzi senza l'esplicito consenso dei soci, i patti sociali sono ugualmente opponibili a terzi ed al creditore particolare del socio?
Cordiali saluti.
Giorgio”
Consulenza legale i 10/08/2018
Prima di affrontare il tema specifico richiesto nel quesito, ossia quello della opponibilità ai terzi ed al creditore particolare del socio dei patti sociali che regolano una società semplice, si ritiene indispensabile cercare in qualche modo di chiarire quali sono gli effetti giuridici che l’iscrizione nel Registro delle Imprese produce per questo tipo di società.

Intanto occorre ricordare che attualmente il registro delle imprese si divide in più sezioni, di cui una ordinaria e quattro speciali, e che le società semplici vanno iscritte in una delle sezioni speciali.
La differenza non è soltanto di tipo formale e classificatoria, ma attiene piuttosto agli effetti giuridici che l’ordinamento riconnette ad ogni sezione (effetti che possono essere di pubblicità notizia, pubblicità dichiarativa o pubblicità costitutiva).
In particolare, nel caso della società semplice, la stessa legge istitutiva del Registro delle imprese (D.P.R. 7 dicembre 1995 n. 581) ha precisato che l’iscrizione non produce alcun effetto giuridico ulteriore, avendo semplicemente finalità di certificazione anagrafica e di pubblicità notizia.

Ciò significa che l’adempimento pubblicitario relativo agli atti di una società semplice, ivi compresa l’iscrizione dell’atto costitutivo della medesima società, non vale a rendere di per sé opponibile ai terzi il fatto iscritto, svolgendo esclusivamente funzione di pubblicità-notizia, mentre, per poter essere opponibile, il singolo avvenimento necessiterà di essere provato di volta in volta.
Quanto appena detto, tuttavia, vale per tutte le società semplici tranne che per quelle esercenti attività agricola, per le quali, invece, l’iscrizione nella sezione speciale del registro produce eccezionalmente anche gli effetti propri della iscrizione nella sezione ordinaria, assumendo efficacia dichiarativa (come previsto dall’art. 2193 del c.c.).

Del resto, la non necessità dell’iscrizione nel Registro delle imprese per il venire ad esistenza della società semplice la si può desumere anche dalla sola lettura dell’art. 2251 del c.c., ai sensi del quale il contratto relativo alla società semplice non è soggetto a forme speciali se non a quelle eventualmente richieste dalla natura dei beni conferiti, potendosi perfino formare verbalmente o tacitamente, ossia desumersi dal comportamento concludente delle parti (cd. società di fatto).

Quanto sopra riferito, peraltro, serve anche a chiarire che, in effetti, la mancata iscrizione di una società semplice nel registro delle imprese, non comporta la qualificazione di quella società come “irregolare”, non avendo il legislatore previsto alcun onere pubblicitario per il venire ad esistenza di essa (tranne, si ripete, che si tratti di società svolgente attività agricola); natura di società irregolare, invece, può attribuirsi soltanto a quelle per le quali è previsto l’obbligo di iscrizione nel registro imprese, obbligo a cui non si è adempiuto (ossia, la società in nome collettivo e la società in accomandita semplice, le quali, se irregolari, perchè non pubblicizzate secondo le forme prescritte, verranno assoggettate alla disciplina propria della società semplice).

Chiarito ciò, potrà dirsi che in linea generale la società semplice deve ritenersi regolata dalla norme per essa dettate dal codice civile agli artt.2251-2290 c.c., ed in particolare, per ciò che concerne i rapporti con i terzi, varranno le regole contenute negli articoli dal 2266 al 2271 c.c.
Eventuali patti contrari saranno ammissibili nei limiti in cui le suddette norme siano suscettibili di essere derogate e saranno opponibili soltanto se portati a conoscenza dei terzi con “mezzi idonei”.

Sono stati ritenuti “mezzi idonei” quegli strumenti di comunicazione che consentono al terzo, con l’ordinaria diligenza, di venire a conoscenza dei patti diversi, mentre sicuramente non potrà ritenersi sufficiente il mero inserimento del patto o dei patti contrari nell’atto costitutivo.
Per tale ragione occorrerà effettuare una valutazione caso per caso, potendo essere ritenuti idonei mezzi di conoscibilità una notifica, una comunicazione epistolare o in formato elettronico, e così via.

Non può tuttavia negarsi che debba valutarsi anche come mezzo idoneo l’iscrizione dell’atto costitutivo della società nel Registro delle imprese, essendo ricollegabile a tale iscrizione, come prima detto, funzione di pubblicità notizia.
Va, però, precisato che l’effetto di essa consisterà soltanto nel rendere conoscibile il fatto iscritto, senza che viga alcuna presunzione di conoscenza da parte dei terzi.
In altri termini, non essendo prevista la “dichiaratività” della pubblicità dei fatti che riguardano tale tipo di società, alla conoscibilità realizzata attraverso l’iscrizione non consegue l’incondizionata opponibilità dei fatti stessi, sicchè tale pubblicità potrà solo rappresentare un elemento di fatto offerto al prudente apprezzamento di un giudice, il quale, proprio al fine di verificare la conoscenza effettiva in relazione al caso concreto, potrebbe far discendere dall’avvenuta iscrizione una presunzione di conoscenza ex art. 2727 del c.c., così determinando un’inversione dell’onere della prova.

In conclusione, dunque, l’iscrizione nel registro delle imprese costituisce nel caso di società semplice uno dei possibili “mezzi idonei” che l’ordinamento giuridico richiede per rendere conoscibile ma non opponibile ai terzi un patto diverso dalla disciplina legale, svolgendo una funzione del tutto analoga a qualunque altro mezzo possa risultare in grado di portare a conoscenza dei terzi quel patto; di tale iscrizione il giudice investito dell’eventuale controversia potrà tener conto ex art. 2727 c.c., conferendo allo stesso giudice la legittimazione di traslare in capo al terzo l’onere di provare di non essere stato posto in condizione di venire a conoscenza della diversa pattuizione.

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