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Articolo 1892 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

[Aggiornato al 10/06/2019]

Dichiarazioni inesatte e reticenze con dolo o colpa grave

Dispositivo dell'art. 1892 Codice civile

Le dichiarazioni inesatte e le reticenze del contraente, relative a circostanze tali che l'assicuratore non avrebbe dato il suo consenso o non lo avrebbe dato alle medesime condizioni se avesse conosciuto il vero stato delle cose, sono causa di annullamento del contratto quando il contraente ha agito con dolo o con colpa grave [1893, 1894, 1898] (1).

L'assicuratore decade dal diritto d'impugnare il contratto se, entro tre mesi dal giorno in cui ha conosciuto l'inesattezza della dichiarazione o la reticenza, non dichiara al contraente di volere esercitare l'impugnazione (2).

L'assicuratore ha diritto ai premi relativi al periodo di assicurazione in corso al momento in cui ha domandato l'annullamento e, in ogni caso, al premio convenuto per il primo anno. Se il sinistro si verifica prima che sia decorso il termine indicato dal comma precedente, egli non è tenuto a pagare la somma assicurata (3).

Se l'assicurazione riguarda più persone o più cose, il contratto è valido per quelle persone o per quelle cose alle quali non si riferisce la dichiarazione inesatta o la reticenza (4).

Note

(1) Si pensi all'ipotesi di assicurazione sulla vita (1919 ss. c.c.) nella quale l'assicurato non comunichi all'assicuratore di essere un malato terminale ovvero a quella in cui viene assicurata una casa (1904 ss. c.c.) ma lo stipulante non comunica un grave problema alla struttura di cui è a conoscenza.
(2) L'impugnazione deve poi avvenire entro l'ordinario termine di cinque anni (v. 1442 c.c.) e non in quello più breve di un anno che l'art. 2952 c.c. stabilisce in tema di contratto di assicurazione in quanto quest'ultimo opera per i diritti derivanti da una stipula valida e non viziata.
(3) I rimedi che l'ordinamento appresta per le ipotesi di inesattezze o reticenza previste dalla norma sono quindi due: l'annullamento ma anche l'inefficacia della stipula nei confronti dell'assicuratore se il sinistro si verifica nel periodo di tre mesi previsto per chiedere tale annullamento.
(4) In tale ipotesi non avrebbe senso estendere l'azione di annullamento anche a quella parte di contratto per la quale le dichiarazioni sono state veritiere.

Ratio Legis

La norma è posta a tutela dell'assicuratore il quale deve conoscere esattamente la situazione dell'assicurato al fine di valutare correttamente il rischio che assume con il contratto e stabilire il premio che gli deve essere corrisposto. Poichè egli, di regola, non è in grado di compiere indagini accurate sulle circostanze relative alla stipula deve affidarsi alle dichiarazioni della controparte.
Tuttavia, l'assicuratore deve dichiarare di valersi del rimedio entro un breve termine dalla scoperta del vizio, e ciò per evitare che, conosciuto quest'ultimo, possa continuare a riscuotere i premi e addurre l'invalidità del contratto solo una volta che si verifica il sinistro.

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

751 Nel sistaana del codice di commercio le dichiarazioni false, inesatte o reticenti producevano sempre la nullità del contratto; l'eventuale stato di buona fede da parte dell'assicurato provocava la sola conseguenza di esonerarlo dall'obbligo di corrispondere i premi che, nel caso di mala fede, erano invece dovuti non ostante la nullità del contratto (articolo 429). Un rigore del genere aveva suscitato molte critiche, specialmente perché faceva venir meno il contratto anche per la più lieve inesattezza incorsa nelle dichiarazioni dall'assicurato, causata da errore scusabile. La critica era stata accolta dagli assicuratori, che vi avevano rimediato in alcuni casi mediante la c. d. clausole di incontestabilità, le quali implicavano un apprezzamento benevolo della situazione dell'assicurato quando non fosse stato in dolo o in colpa grave. E infatti il nuovo codice solo all'ipotesi in cui il contraente sia stato in dolo o colpa grave riconnette l'annullamento del contratto; ma paraltro sottopone l'azione relativa a dacadenza qualora l'assicuratore non dichiari, entro un breve termine, di volerla esercitare. Se il contraente ha agito senza dolo o colpa grave, si prevede il solo diritto dell'assicuratore di recedere dal contratto entro un termine stabilito dalla stessa legge (art. 1893 del c.c., primo comma); in modo che la continuazione dell'assicurazione è talvolta resa possibile, qualora l'assicuratore ritenga che la falsità, l'inesattezza e la reticenza non abbiano prodotto intollerabili turbamenti nell'economia del contratto. Nel caso di dolo o colpa grave l'assicurato rimane scoperto di assicurazione durante il termine assegnato all'assicuratore per dichiarare di volere esercitare l'azione (art. 1892 del c.c., terzo comma); se non vi è stato dolo o colpa grave, e fino al termine consentito per il recesso, l'importo della somma assicurata è ridotto nella stessa proporzione in cui il premio convenuto si trova rispetto a quello che sarebbe stato applicato se l'assicuratore avesse conosciuto la verità (art. 1893 del c.c. secondo comma): dati i progressi tecnici dell'industria assicurativa non è difficile determinare il premio in astratto con riferimento alla realtà del rischio, apparsa sueccessivamente alla conclusione del contratto. Quanto ai premi convenuti, essi sono dovuti così se il contraente abbia agito senza dolo o colpa grave (il che è ovvio dato che il rischio, in tal caso, resta ugualmente coperto, per quanto in proporzione minore), come se il contraente sia stato in dolo o colpa grave (a titolo di risarcimento del danno).

Massime relative all'art. 1892 Codice civile

Cass. civ. n. 16406/2010

In tema di assicurazione contro gli infortuni, l'onere imposto dall'art. 1892, cod. civ., all'assicuratore, di manifestare, allo scopo di evitare la decadenza, la propria volontà di esercitare l'azione di annullamento del contratto, per le dichiarazioni inesatte o reticenti dell'assicurato, entro tre mesi dal giorno in cui ha conosciuto la causa dell'annullamento, non sussiste quando il sinistro si verifichi prima che sia decorso il termine suddetto ed ancora più quando il sinistro si verifichi prima che l'assicuratore sia venuto a conoscenza dell'inesattezza o reticenza della dichiarazione, essendo sufficiente, in tali casi, per sottrarsi al pagamento dell'indennizzo, che l'assicuratore stesso invochi, anche mediante eccezione, la violazione dolosa o colposa dell'obbligo posto a carico dell'assicurato di rendere dichiarazioni complete e veritiere sulle circostanze relative alla rappresentazione del rischio.

Cass. civ. n. 14069/2010

In tema di contratto di assicurazione che copra le spese per ricoveri da malattia, l'inesattezza delle dichiarazioni o le reticenze cui fanno riferimento gli artt. 1892 e 1893 c.c. non necessariamente presuppongono la consapevolezza da parte del contraente di essere affetto dalla specifica malattia che abbia poi dato luogo al sinistro, ma possono essere integrate da qualsiasi circostanza sintomatica del suo stato di salute che l'assicuratore abbia considerato potenzialmente rilevante ai fini della valutazione del rischio, domandandone di esserne informato dal contraente tramite la compilazione di un questionario. (Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza di merito che, in base a motivazione carente ed incongrua, aveva ritenuto irrilevanti le reticenze dell'assicurata in ordine alla specificazione, in apposito questionario, degli accertamenti diagnostici effettuati in epoca appena precedente alla stipula della polizza, indicati soltanto come "esami di routine", pretermettendo di valutare il contesto patologico che aveva dato luogo a detti accertamenti e conferendo, invece, improprio rilievo alla circostanza che gli stessi esami avevano poi avuto esito negativo).

Cass. civ. n. 11/2010

In tema di assicurazione, a norma dell'art. 1892, secondo e terzo comma, c.c., se l'assicuratore viene a conoscenza di dichiarazioni inesatte dell'assicurato - ascrivibili a sua dolosa preordinazione o a grave errore di valutazione e tali da influire sulla valutazione del rischio - solo a seguito del verificarsi dell'evento oggetto di assicurazione, egli può limitarsi a rifiutare il pagamento dell'indennità, eccependo la violazione di un onere che la legge pone a carico dell'assicurato; nel caso in cui, invece, l'assicurazione abbia ad oggetto un rischio continuato, l'assicuratore, venuto a conoscenza della colpevole reticenza dell'assicurato, ha l'onere di rendere noto, nel termine di tre mesi indicato dall'art. 1892, secondo comma, c.c., se intenda impugnare o meno il contratto, e ciò allo scopo di evitare il pagamento dell'indennità per i rischi futuri.

Cass. civ. n. 5849/2007

In tema di contratto di assicurazione, a fronte di dichiarazioni inesatte o reticenti dell'assicurato su circostanze relative alla valutazione del rischio, che siano ascrivibili a dolo o colpa grave di quest'ultimo, la norma dell'articolo 1892 c.c: da ritenersi applicabile al caso di polizza infortuni ed anche, come nella specie, di «prima salute» — conferisce all'assicuratore, nel concorso dell'ulteriore requisito della rilevanza delle dichiarazioni sulla formazione del consenso dell'assicuratore medesimo, sia il rimedio della impugnazione del contratto, previa manifestazione di una volontà in tal senso nel termine di decadenza di tre mesi dalla conoscenza di quel comportamento doloso o gravemente colposo, sia la facoltà — qualora l'evento si verifichi prima della scadenza di detto trimestrale ed a maggior ragione prima dell'inizio del suo decorso — di rifiutare il pagamento dell'indennizzo eccependo la causa di annullamento del contratto. 

Cass. civ. n. 17840/2003

In tema di assicurazione contro i danni, qualora l'impresa assicuratrice abbia chiesto ed ottenuto dall'assicurato, con apposito questionario, specifiche informazioni sulle circostanze afferenti il rischio dedotto in contratto, la mancata inclusione, fra i quesiti così formulati, di determinati profili di fatto evidenzia un atteggiamento di indifferenza dell'assicuratore medesimo, nel senso di estraneità dei profili stessi all'ambito del proprio interesse di conoscenza, valutabile al fine dell'esclusione a carico dell'assicurato che li abbia taciuti di un comportamento reticente, secondo la previsione degli artt. 1892 e 1893 c.c. (In applicazione del suindicato principio, la S.C. ha ritenuto né illogica né incongrua la motivazione del giudice del merito che, argomentando dalla prassi comune delle compagnie di assicurazione di richiedere all'assicurato di fornire specifiche e dettagliate informazioni in apposito questionario, ha ritenuto in assenza nella parte stampata della proposta e di ogni altra richiesta anche informale, che l'assicuratore avesse nel caso dimostrato indifferenza rispetto a particolari circostanze, delle quali lo stesso assicuratore non aveva saputo dimostrare la potenziale influenza contraria alla determinazione del suo consenso). 

Cass. civ. n. 3165/2003

L'elemento soggettivo per l'annullamento del contratto di assicurazione nel caso di dichiarazioni inesatte o di reticenze da parte dell'assicurato (art. 1892, c.c.) non richiede che questi ponga in essere artifici o altri mezzi fraudolenti. Pertanto, quanto al dolo, è sufficiente la sua coscienza e volontà di rendere una dichiarazione inesatta o reticente, e, quanto alla colpa grave, che la dichiarazione inesatta o reticente sia frutto di una grave negligenza inerente al momento della coscienza dell'inesattezza o della dichiarazione della notizia, occorrendo che l'assicurato abbia consapevolezza della importanza dell'informazione; a quest'ultimo fine, ed allo scopo di delimitare l'obbligo dell'assicurato, l'assicuratore è, perciò, tenuto ad indicare le circostanze che egli intende conoscere.

Cass. civ. n. 10292/2001

Le dichiarazioni inesatte o reticenti di cui agli artt. 1892 e 1893 c.c. sono le dichiarazioni rese al momento del contratto di assicurazione che impediscono all'assicuratore di valutare le circostanze influenti sul verificarsi dell'evento dannoso assicurato, aumentandone o riducendone l'alea, con conseguente riflesso sul consenso dell'assicuratore o sulle condizioni contrattuali: in quanto tali, esse non incidono sull'oggetto del rischio assicurato, che rimane tale anche in presenza di dichiarazioni inesatte o reticenti, ma toccano il quadro circostanziale nel quale l'assicuratore ha assunto a suo carico il rischio stesso. Ne consegue che, allorché si controverta se l'infortunio professionale (nella specie verificatosi nel corso di lavori manuali) sia o meno indennizzabile in relazione al tipo di attività (dirigente di azienda agricola) che l'assicurato, al momento della stipulazione del contratto, aveva dichiarato di svolgere, si è fuori dall'ambito di applicabilità degli artt. 1892 e 1893 c.c., discutendosi non di un vizio nella formazione del consenso dell'assicuratore determinato da dichiarazioni inesatte o reticenti, ma dell'individuazione del rischio assicurato (ossia, nella specie, se attività, assicurata contro gli infortuni, comprenda o meno anche i lavori manuali), problema quartultimo, da risolversi attraverso l'interpretazione delle clausole di polizza, secondo i criteri ermeneutici posti dagli artt. 1362 ss. c.c. 

Cass. civ. n. 8139/2001

L'art. 1892 c.c., in tema di dichiarazioni inesatte o reticenti dell'assicurato, prevede un ipotesi di annullamento del contratto sempreché al riguardo venga proposta apposita domanda, in difetto della quale alla violazione della norma non può ricollegarsi l'effetto — non previsto dalla norma in esame — della inoperatività del contratto assicurativo.

Cass. civ. n. 3962/1999

La conoscenza delle concrete circostanze del rischio, da parte di agenti, incaricati o dipendenti della società assicuratrice, comporta la conoscenza legale delle suddette circostanze anche da parte della società, a condizione che i soggetti suddetti siano forniti del potere di rappresentanza dell'ente. Anche in assenza del potere di rappresentanza, tuttavia, non può escludersi che l'incaricato della compagnia di assicurazioni abbia trasferito alla propria mandante le conoscenze acquisite in relazione al rischio assicurato, ma è necessario che tale effettiva trasmissione di conoscenza sia concretamente provata dall'assicurato, anche per mezzo di presunzioni.

Cass. civ. n. 2815/1999

In tema di dichiarazioni inesatte o di reticenze dell'assicurato, quest'ultimo può evitare l'annullamento del contratto d'assicurazione provando che l'assicuratore conosceva, prima della conclusione del contratto, le circostanze relative alla dichiarazione inesatta od alla reticenza; tuttavia, la conoscenza da parte dell'impresa assicurativa non può essere confusa con quella dei soggetti che non hanno il potere di rappresentarla, il cui stato soggettivo è irrilevante, come può desumersi dall'art. 1391 c.c., che attribuisce rilevanza nei confronti del dominus del negozio allo stato soggettivo del rappresentante, ma non anche di chi abbia svolto una qualunque attività nel suo interesse, quali il procacciatore d'affari o l'agente privo di rappresentanza. Peraltro, può essere provato che i soggetti indicati abbiano trasferito la loro conoscenza all'assicuratore.

Cass. civ. n. 2576/1997

Se l'assicuratore è venuto a conoscenza dell'inesattezza delle dichiarazioni e delle reticenze dell'assicurato (art. 1892 c.c.) soltanto dopo il verificarsi del sinistro, può sia rifiutare il pagamento della somma assicurata in via di eccezione inadimplenti non est adimplendum sia agire per l'accertamento di tale inadempimento dell'assicurato, senza bisogno di impugnare il contratto di assicurazione.

Cass. civ. n. 5115/1994

La causa di annullamento del contratto di assicurazione, prevista dall'art. 1892 c.c., esige il simultaneo concorso di tre elementi essenziali: a) una dichiarazione inesatta o una reticenza dell'assicurato; b) l'influenza di tale dichiarazione o reticenza ai fini della reale rappresentazione del rischio; c) che la reticenza o la dichiarazione inesatta siano frutto del dolo o della colpa grave dell'assicurato. Pertanto, non qualunque reticenza di circostanze conosciute dall'assicurato è causa di annullamento del contratto di assicurazione, ma l'annullamento è invocabile solo quando la dichiarazione falsa o reticente sia di tale natura che l'assicuratore non avrebbe dato il suo consenso o non l'avrebbe dato alle medesime condizioni se avesse conosciuto l'esatta o completa verità. (Nella specie la S.C. ha confermato la decisione del giudice di merito secondo cui la dichiarazione dell'assicurato che aveva affermato, contrariamente al vero, di non aver subito furti di autoveicoli negli ultimi due anni, non costituiva causa di annullamento del contratto di assicurazione, contro il furto, dell'autovettura, avendo, in base di accertamenti di fatto, escluso l'esistenza di un nesso di causalità tra la menzogna dell'assicurato ed il consenso dell'assicuratore al contratto, che sarebbe stato concluso alle stesse condizioni anche senza la predetta menzogna).

Cass. civ. n. 7697/1991

Le inesattezze e le reticenze dell'assicurato su circostanze che l'assicuratore conosce o avrebbe dovuto conoscere, perché notorie, non comportano una violazione dell'obbligo di collaborazione previsto dagli arte. 1892 e 1893 c.c. a carico dell'assicurato bensì vanno imputate all'assicuratore con la conseguenza che non possono giustificare la riduzione dell'indennizzo in proporzione della differenza tra il premio convenuto e quello che sarebbe stato applicato se si  fosse conosciuto il vero stato delle cose. (Nella specie, si trattava della portata dell'autocarro assicurato, elevata, durante il rapporto di assicurazione, di sei quintali, senza alcuna modifica del veicolo, in forza del D.M. 28 aprile 1977 e non comunicata all'assicuratore in occasione della rinnovazione del contratto).

Cass. civ. n. 11206/1990

Con riguardo all'ipotesi di annullamento del contratto di assicurazione, prevista dall'art. 1892 c.c., la configurabilità del dolo o della colpa grave del contraente implica che il dichiarante non solo fosse (o dovesse essere) a conoscenza delle circostanze taciute o inesattamente espresse, ma che fosse (o dovesse essere), inoltre, consapevole del loro valore determinante sul consenso dell'altra parte. A tal fine, per delimitare l'estensione del suddetto obbligo dell'assicurando, l'assicuratore, in ossequio alle regole di correttezza, è tenuto ad apprestare un quadro di riferimento delle circostanze che intende conoscere, tale da ridurre congruamente gli spazi di indeterminatezza circa i fatti, riguardanti persone o cose, alla conoscenza dei quali abbia interesse, con la conseguenza, in mancanza, che gli eventuali dubbi sulla rilevanza delle circostanze non (o inesattamente) dichiarate, ovvero sulla relativa colpevolezza, restano a carico dell'assicuratore, che vi ha dato causa. (Nella specie, con riferimento ad un contratto di assicurazione contro i danni da incendio stipulato con una società di persone, la S.C. ha confermato sul punto la decisione impugnata, che aveva ritenuto che la mancata inclusione da parte dell'assicuratore di quesiti riguardanti precedenti incendi subiti dai soci singolarmente, nell'esercizio di proprie attività imprenditoriali, doveva interpretarsi come sintomo di indifferenza della compagnia assicuratrice nei confronti delle vicende personali dei singoli soci, e, a maggior ragione, dei loro congiunti, per cui andava esclusa la ricorrenza del dolo o della colpa grave dell'assicurato, per avere quest'ultimo taciuto un precedente incendio occorso all'impresa di cui era titolare la moglie di un socio).

Cass. civ. n. 8352/1987

Le dichiarazioni inesatte e le reticenze dell'assicurato non costituiscono causa di annullamento del contratto, ai sensi dell'art. 1892 c.c., se risulti che l'assicuratore era ugualmente a conoscenza della reale situazione di fatto. Tale conoscenza, acquisita direttamente o a mezzo di rappresentante, al fine di valutare il rischio nella sua effettività da parte dell'assicuratore, ha per oggetto una circostanza di fatto e non un patto del contratto di assicurazione e, pertanto, non è soggetta ai limiti di prova di cui agli artt. 2721 ss. c.c. e può essere dimostrata con ogni mezzo di prova, compresa quella per testi.

Cass. civ. n. 3751/1978

L'ipotesi di annullamento prevista dall'art. 1892 c.c., in tema di dichiarazioni inesatte o reticenti fatte dall'assicurato all'assicuratore, non costituisce una applicazione generale sull'errore, ma dà luogo ad un autonomo rimedio sia per il fondamento normativo (che va individuato nella violazione dell'obbligo precontrattuale dell'assicurato, di descrizione del rischio oggetto del negozio) e sia per la disciplina degli elementi e delle conseguenze della fattispecie che diverge radicalmente da quella del comune errore-vizio (per la più ampia portata dell'errore essenziale e per la rilevanza dell'errore incidentale). Pertanto per l'annullamento del contratto di assicurazione ex art. 1892 c.c., non sono utilizzabili i criteri sull'essenzialità dell'errore ai fini dell'ordinaria annullabilità del contratto per vizio del consenso.

La decadenza comminata dall'art. 1892 c.c. a carico dell'assicuratore, che non dichiari all'altra parte la volontà di impugnare il contratto entro tre mesi dal giorno in cui ha avuto conoscenza dell'inesattezza o della reticenza delle dichiarazioni dell'assicurato, non è rilevabile di ufficio dal giudice, ma deve essere eccepita dalla parte. Tale eccezione deve essere proposta, al più tardi, nel giudizio di appello, non potendo essere prospettata in cassazione, stante il divieto di sollevare in tale sede questioni nuove che implichino indagini di fatto.

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Matteo R. chiede
martedì 10/12/2019 - Lombardia
“Buongiorno,
sono (omissis) e mi sono trasferito negli Stati Uniti per lavoro poche settimane fa.
Formalmente sono assunto da una società americana, che però è interamente controllata dalla società italiana per cui ho lavorato negli ultimi 5 anni.
La società italiana sta stipulando una polizza assicurativa nei miei confronti con una compagnia assicurativa italiana, per coprire tutte le spese mediche che sosterrò negli Stati Uniti.
Tra le domande del questionario per la stipula del contratto vi è la seguente: "Assume o ha mai assunto negli ultimi due anni medicine in via continuativa? In caso di risposta affermativa indicare il nome e da quando."
In seguito ad un rapporto sessuale non protetto avvenuto nei giorni scorsi, ho volontariamente richiesto ad una struttura medica locale la prescrizione di un medicinale antiretrovirale che, se assunto immediatamente dopo una POSSIBILE esposizione all'HIV, riduce di molto le possibilità di contagio.
Per ottenere il medicinale occorre fare dei test tra cui il test dell'HIV che è risultato negativo. Quindi io in questo momento non sono sieropositivo. La profilassi prevede di assumere il medicinale per 28 giorni e poi ripetere il test per verificare lo stato di salute. Secondo voi devo dichiarare che sto assumendo questo medicinale? Qual è il limite temporale per cui si può definire "l'assunzione in via continuativa"? Può esserci dolo o colpa grave nella non dichiarazione di questo medicinale? Il mio non è uno stato di malattia cronica, ma una profilassi da seguire in caso di possibile esposizione. Peraltro non ho informazioni sullo stato di salute dell'altra persona, che potrebbe anche non avere l'HIV. Ho parlato con un consulente della struttura medica locale e la loro interpretazione della domanda è relativa a medicinali per malattie croniche (tipo diabete). Preferisco però avere una consulenza con dei legali italiani, evitando problemi di traduzioni o interpretazioni.
Rimango in attesa di un vostro riscontro.

Grazie
Cordiali saluti”
Consulenza legale i 20/12/2019
La risposta al quesito è positiva, ovvero l’assunzione del farmaco va dichiarata ai sensi del 1892 c.c..
Per comprenderne il motivo occorre ragionare non tanto sull’interpretazione da dare all’espressione “assunzione in via continuativa”, quanto piuttosto sul tipo di polizza assicurativa che viene offerta e, dunque, sulle conseguenze che una dichiarazione inesatta o reticente potrebbe avere in termini di copertura dei rischi assicurati.

E’ abbastanza evidente che, quando si parla di assunzione di farmaci in via continuativa, si fa in genere riferimento – come ha detto il medico nel caso in esame – all’assunzione di farmaci costante nel tempo perché necessitata da stati di salute cronici: patologie come il diabete o di tipo cardiaco richiedono, com’è noto, la somministrazione durevole di farmaci nel tempo, “durevole” nel senso che si mantiene per un tempo indefinito, essendo legata alla patologia.

Qui però siamo di fronte ad una dichiarazione che va resa ad un soggetto il cui obbligo, a fronte del pagamento del premio, è quello di tenere indenne l’assicurato da spese sanitarie che dovesse affrontare nel futuro.
In questo caso particolare, dunque, l’Assicurazione deve essere subito informata, ed in modo chiaro e competo, sullo stato di salute della persona da assicurare e sul suo – chiamiamolo così – percorso di cure, anche solo temporanee.
l’Assicurazione – proprio in base alle dichiarazioni iniziali del contraente - se si dovesse presentare in futuro uno stato di malattia o di infortunio di quest’ultimo che richiede delle cure (e quindi delle spese):

  1. deve sapere che si tratta di cure impreviste (quindi la malattia o l’infortunio non erano diagnosticabili);
  2. al contrario, deve essere stata messa subito in condizione di sapere che quell’eventualità era prevedibile; in questi casi, o rifiuta subito la copertura assicurativa oppure decide di garantirla comunque pur sapendo bene quali rischi corre.

I rischi, insomma, non devono per forza essere certi ma quantomeno, se certi, calcolati subito dalla Compagnia Assicurativa che, come si diceva, potrà accettare in quest’ultimo caso di correrli comunque, ma in piena consapevolezza.
Viceversa, ciò che non si può fare è nascondere tali rischi: in tale eventualità, infatti, l’Assicurazione potrebbe legittimamente, non essendo stata adeguatamente informata prima, rifiutare di coprire le spese mediche che siano necessitate da stati di malattia o infortunio che erano del tutto conosciuti e/o prevedibili al momento della stipula.

In considerazione di quanto sopra, consigliamo vivamente di dichiarare l’assunzione del farmaco di cui al quesito, anche se temporanea e una tantum, dal momento che si tratta comunque di una situazione che ha un impatto sullo stato di salute dell’assicurato e che, dunque, una Assicurazione che si occupa di coprire spese mediche e sanitarie deve conoscere.
Per rispondere alla domanda specifica, in particolare, sugli elementi che integrano la fattispecie di cui al 1892 c.c., la mancata dichiarazione, pur nella piena consapevolezza che si sta assumendo il farmaco, equivale certamente a dolo, perché la circostanza verrebbe taciuta intenzionalmente (la colpa, invece, presupporrebbe la mancata intenzione).

Anche sotto il profilo penale, peraltro, in tema di dichiarazioni, è sempre opportuno essere il più trasparenti possibile e attribuire alle parole un senso il più ampio ed “inclusivo” possibile.
Per tale ragione, ad avviso di chi scrive, il termine "continuativo" andrebbe interpretato non come "cronico" ma come semplicemente un'assunzione prolungata di un medicinale, anche se si tratta di soli 28 giorni.

La dichiarazione, in definitiva, va resa.


Testi per approfondire questo articolo

  • Il contratto di assicurazione per conto

    Collana: Univ. Mediterranea
    Pagine: 164
    Data di pubblicazione: dicembre 2013
    Prezzo: 18 €

    Sotto il titolo "Assicurazione per conto altrui o per conto di chi spetta" il disposto di cui all'art. 1891 c.c. trova opportuna collocazione tra i due poli dell'interesse (in senso tecnico-assicurativo) e del principio indennitario. È una dialettica centrale nelle problematiche civilistiche: essa, ponendosi in equilibrio tra criterio formale di legittimazione (es. possesso della polizza) e criterio sostanziale di titolarità dell'interesse assicurato, contribuisce a mantenere... (continua)