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Articolo 1464 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n.262)

Impossibilità parziale

Dispositivo dell'art. 1464 Codice civile

Quando la prestazione di una parte è divenuta solo parzialmente impossibile, l'altra parte ha diritto a una corrispondente riduzione della prestazione da essa dovuta, e può anche recedere dal contratto [1373] qualora non abbia un interesse apprezzabile all'adempimento parziale [1181] (1).

Note

(1) Ad esempio, se un incendio colpisce uno solo dei tre magazzini in cui è custodita la merce che Tizio deve a Caio, Caio dovrà corrispondere un prezzo inferiore a Tizio. Se, invece, un incendio distrugge la gran parte di un appartamento da locare, salva solo una camera da letto, Caio potrà recedere dal contratto in quanto non avrà più interesse a prendere in locazione l'immobile.

Ratio Legis

Anche tale norma (v. 1463 c.c.) si giustifica in considerazione della natura sinallagmatica del contratto, in base alla quale la prestazione cui ciascuna parte è tenuta si giustifica in considerazione della controprestazione altrui.

Spiegazione dell'art. 1464 Codice civile

Significato della frase «interesse apprezzabile all'adempimento parziale»

Questo articolo si riferisce ancora a contratti sinallagmatici con efficacia puramente obbligatoria.

Se, invece di impossibilità totale, si verifica una impossibilità parziale nell'eseguire la prestazione dovuta (su questo concetto di impos­sibilità parziale, si veda retro, sub art. 1258), l'obbligazione non si estingue ipso iure.

In questo caso, il legislatore distingue due ipotesi:

I) per il creditore di quella prestazione sussiste un interesse apprezzabile a riceverla ugualmente, ancorche ridotta,
II) tale interesse non esiste piir per il creditore.

Vien fatto qui di osservare, in via preliminare, che la ricerca circa la sussistenza, o meno, per il creditore di un interesse apprezzabile a ricevere la prestazione ridotta ha da essere fatta seguendo un criterio essenzialmente obbiettivo (ben inteso, quando sia il creditore ad obbiettare la mancanza di interesse per lui a ricevere la prestazione parziale, perché, in caso diverso, varrebbe quanto ho detto sub articolo 1463, in principio).

Va cioè tenuto distinto il ccncetto di interesse apprezzabile ex articolo 1464, dal concetto di scarsa importanza dell'adempimento ex articolo 1455.

Infatti, ex art. 1455 la risoluzione non è da ammettersi quando l'inadempimento di una parte non impedisce la realizzabilità dell'intento perseguito dalle parti con il contratto, per cui l'interesse di cui parla questo articolo non deve valutarsi in sè e per sè, cioè astrattamente (retro, sub art. 1455).

Invece, ex articolo 1464, la prestazione parziale deve essere tale da poter ancora costituire per sè stessa un bene apprezzabile: qui cioè ha da tenersi presente il bene in sè e per sé, senza che possa valere il criterio soggettivo della c.d. contemplatio, secondo il quale occorrerebbe vedere se il contraente avrebbe ugualmente, oppure no, concluso il contratto anche per quella sola parte rimasta possibile.

II criterio soggettivo [che pur tuttavia è seguito da non pochi scrittori] non sembra accettabile perché, trattandosi qui di un problema del rischio e pericolo, dove nessuna responsabilità esiste per il debitore, può essere adottato il solo criterio oggettivo di valutazione, dovendosi qui vedere semplicemente se la parte di prestazione rimasta possibile presenti, dal punto di vista economico, una frazione dell'intero e di questo e di questo mantenga la stessa destinazione economica.

Il caso tipico, ma non esclusivo, in cui la prestazione parziale non costituisca più bene apprezzabile per il creditore si avrà quando quella prestazione, così ridotta, sia da considerarsi aliud pro alio. Poniamo ad es., che un fornitore mi somministri soltanto un terzo della carta pattuita per i bisogni della mia tipografia, per cui io debba ricorrere ad altri fornitori: se l'inadempimento non dipende da caso fortuito, il contratto potrà essere risolto ex art. 1453 e seg., essendo venuta meno la realizzabilità dello scopo perseguito con quel contratto; se invece dipende da caso fortuito, io non potrò recedere dal contratto perché la carta fornitami conserva pur sempre per me la caratteristica di un bene apprezzabile.

Va ricordato infine che, per il Codice Argentino, se rimane deteriorato per fortuito l'oggetto della obbligazione, il creditore può in ogni caso chiedere, a sua volta, o la risoluzione del rapporto o la riduzione della controprestazione (art. 580). Per il B.G.B., nel caso di impossibilità parziale in seguito a fortuito, il § 323 accorda soltanto la riduzione e non il recesso.


Caso in cui sussiste per il creditore un interesse apprezzabile a ricevere la prestaizone ridotta

In questo caso si verifica il seguente fenomeno giuridico: si ha una modificazione oggettiva delle due obbligazioni corrispettive: l’oobligazione la cui prestazione è diventata parzialmente impossibile viene ad avere per oggetto quella parte di bene non toccato dalla impossibilità; l'altra obbligazione, dal canto suo, subisce una corrispondente riduzione dell'oggetto, in modo che sia conservata quella corrispettività economica tra gli arricchirnenti voluta originariamente dalle parti.

Pertanto, anche questa modificazione oggettiva delle due obbligazioni avviene per cause diverse: l'obbligazione colpita da fortuito si riduce oggettivamente ex art. 1258; la modificazione oggettiva della contro obbligazione avviene ex art. 1464 e tale modificazione non è che l'espressione concreta del rillevo indiretto, esterno e reattivo della volontà causale.

Vien fatto qui di osservare che nel regime dettato dall'art. 1464 per l'impossibilità parziale della prestazione si contiene un'altra eccezione al principio contenuto nell'art. 1181, secondo il quale il creditore non può essere tenuto a riconoscere come adempimento l'esecuzione di parte della prestazione a lui dovuta: eccezione che qui trova la sua giustificazione, ad un tempo, nella mancanza di ogni colpa nel debitore, e nel principio generale della conservazione del contratto (di cui si può vedere un'altra specifica applicazione nell'art. 1367).


Caso in cui non sussiste per il creditore un interesse apprezzabile a ricevere la prestazione ridotta

In questo caso, dice l’art. 1464, il creditore «può anche recedere dal contratto»: dunque non estinzione automatica delle obbligazioni.

Il fondamento di questo potere è ancora da ricollegare al rilievo indiretto, esterno e reattivo della volontà causale e costituisce un rimedio contro la rottura di quel rapporto di corrispettività teleologica ed economica voluto dalle parti.

Il meccanismo messo in opera dal recesso del creditore ex art. 1464 va costruito così:

I) l'obbligazione del debitore della prestazione divenuta parzialmente impossibile (la quale già aveva subito una modificazione oggettiva ex art. 1258) si estingue per effetto dell'esercizio del potere di recesso della controparte;

II) per l'obbligazione del recedente occorre distinguere:

α) se essa non è ancora stata adempiuta, detta obbligazione si estingue pure senz'altro: a differenza di quanto avviene nel caso di impossibilità totale (in cui le due obbligazioni si estinguono per cause diverse), qui le due obbligazioni si estinguono per la stessa causa, cioè per l'esercizio del potere di recesso;

β) se essa è già stata adempiuta, l'adempiente acquista il diritto alla restituzione della prestazione eseguita (si avrà qui una condictio ob causam finitarn).


Il mutamento giuridico che si opera in seguito al recesso non può affatto identificarsi con gli effetti di una risoluzione in senso tecnico

Anche il mutamento giuridico che si opera in seguito al recesso, non può affatto identificarsi con gli effetti di una risoluzione in senso tecnico. Infatti:

a) mentre la risoluzione ha efficacia retroattiva obbligatoria (1458, 1467), qui il recesso non ha effetto retroattivo di sorta;
b) a differenza della risoluzione, il recesso è un rimedio che opera sempre stragiudizialmente,
c) mentre, in seguito alla risoluzione vera e propria, il diritto trasmesso ritorna automaticamente all'attore, invece, nel caso di recesso ex art. 1464 il recedente, che abbia già eseguito la propria prestazione, ha semplicemente un'azione personale alla restituzione della prestazione effettuata.

Relazione al Libro delle Obbligazioni

(Relazione del Guardasigilli al Progetto Ministeriale - Libro delle Obbligazioni 1941)

244 Se la preslazione è divenuta parzialmente impossibile, l'art. 265, applicando i principi generali, dà diritto al creditore di chiedere una corrispondente riduzione della sua controprestazione; se, però, non ha alcun interesse apprezzabile all'adempimento parziale, egli può recedere dal contratto.
Sembra inutile chiarire che, in quest'ultimo caso, non si dà valore assoluto ai motivi. In base alle regole dell'affidamento, occorre che sia riconoscibile la mancanza di interesse all'adempimento parziale, e tale riconoscibilità deve essere considerata in relazione alla natura del contratto, alle circostanze in cui questo viene concluso, e ad ogni altro fatto che sia da ritenersi specificatamente rilevante.

Massime relative all'art. 1464 Codice civile

Cass. civ. n. 29250/2017

La sopravvenuta infermità permanente del lavoratore non costituisce una impossibilità della prestazione lavorativa integrante giustificato motivo oggettivo di recesso del datore di lavoro qualora il dipendente possa essere adibito a mansioni equivalenti o, se impossibile, anche inferiori purché, da un lato,la diversa attività sia utilizzabile nell’impresa, secondo l’assetto organizzativo insindacabilmente stabilito dall’imprenditore nel rispetto dei diritti al lavoro e alla salute, e, dall’altro, l’adeguamento sia sorretto dal consenso e dall’interesse dello stesso lavoratore. Ne consegue che, ove il dipendente abbia manifestato, pur senza forme rituali, il consenso a svolgere mansioni inferiori, il datore ha l’onere di giustificare il recesso, fornendo la prova delle attività svolte in azienda e della relativa inidoneità fisica del lavoratore o dell’impossibilità di assegnarlo ad esse per ragioni tecnico-produttive, considerato che egli non è tenuto ad adottare particolari misure, che vadano oltre il dovere di sicurezza imposto dalla legge, al fine di porsi in condizione di cooperare all'accettazione della prestazione lavorativa di soggetti affetti da infermità.

Cass. civ. n. 6299/1987

Il creditore che a norma dell'art. 1464 c.c. in tema di impossibilità parziale della prestazione, accetta la prestazione ridotta, acquista il diritto ad eseguire in misura proporzionalmente ridotta anche la propria controprestazione, senza necessità di ricorrere al giudice, il cui intervento si rende necessario solo se sorge contestazione.

Cass. civ. n. 4140/1975

La sopravvenuta impossibilità parziale della prestazione è causa di risoluzione del contratto quando la prestazione ancora possibile lo sia in misura tale da compromettere la funzione economico-giuridica del contratto.

Cass. civ. n. 3066/1975

L'eventuale equiparazione economica dell'impossibilità parziale sopravvenuta della prestazione contrattuale alla sua impossibilità totale non è rimessa alla valutazione del giudice di merito, bensì a quella del contraente interessato.

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