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Articolo 1210 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Facoltà di deposito e suoi effetti liberatori

Dispositivo dell'art. 1210 Codice civile

Se il creditore rifiuta di accettare l'offerta reale o non si presenta per ricevere le cose offertegli mediante intimazione, il debitore può eseguire il deposito [1211 ss.; 77, 78 disp. att.] (1).

Eseguito il deposito, quando questo è accettato dal creditore o è dichiarato valido con sentenza passata in giudicato [324] (2), il debitore non può più ritirarlo ed è liberato dalla sua obbligazione.

Note

(1) Il deposito si esegue in luoghi diversi a seconda dell'oggetto (v. 76, 77, 79 disp. att). Poichè il depositario non è titolare di un interesse nel deposito, si può ritenere che il deposito configuri qui un'ipotesi di contratto a favore di terzo (1411 c.c.).
(2) Tale comma è di interpretazione problematica. Letteralmente, l'adempimento si realizza, oltre che con accettazione del creditore, solo dopo il passaggio in giudicato della sentenza. Tale conclusione trova conforto nell'art. 1213 del c.c.. Secondo una diversa interpretazione, in analogia con quanto dispone l'art. 1207, comma 1, c.c., l'effetto liberatorio dovrebbe retroagire al momento dell'deposito.

Ratio Legis

Il legislatore ha stabilito che la liberazione del debitore può avvenire anche senza la cooperazione del creditore, per evitare che un'inerzia di questo possa pregiudicarlo. In ogni caso, il deposito per essere liberatorio deve necessariamente essere preceduto dall'offerta solenne.

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

Massime relative all'art. 1210 Codice civile

Cass. civ. n. 3248/2012

Ai fini della validità dell'offerta reale, il deposito della somma rifiutata dal creditore, di cui all'art. 1210 c.c., può essere eseguito mediante versamento dell'importo dovuto in un libretto al portatore, il quale deve, tuttavia, essere posto nella disponibilità del depositario. Ne consegue che la scelta dell'istituto di credito depositario di consegnare materialmente al debitore detto libretto al portatore, senza vincoli di destinazione delle somme ivi versate, priva di effetto il deposito, ai sensi dell'art. 1213, primo comma, c.c., valendo come ritiro dello stesso.

Cass. civ. n. 15395/2010

La sentenza che subordina la condanna al pagamento di una somma di denaro all'adempimento dell'obbligo di consegna o di restituzione di una cosa determinata acquista efficacia di titolo esecutivo solo dopo l'effettiva restituzione o il deposito della cosa, ai sensi dell'art. 1210 c.c., non essendo sufficiente la mera offerta della prestazione, che, a norma dell'art. 1209 c.c., produce solo l'effetto di mettere in mora il creditore senza liberare il debitore dall'obbligazione.

Cass. civ. n. 23844/2008

Il procedimento di convalida dell'offerta reale e del successivo deposito liberatorio, relativi ad obbligazioni aventi ad oggetto una somma di denaro, è un giudizio di liberazione coattiva del debitore, essendo la sentenza che lo definisce volta ad estinguere, con efficacia costitutiva, il debito, accertando la validità del deposito, ai sensi dell'art. 76 e seguenti disp. att. cod. civ., a favore del creditore; oggetto di tale procedimento è la verifica della ritualità di tutte le modalità, formali e temporali, prescritte dalla relativa disciplina normativa affinché il debitore si liberi delle sua obbligazione e, pertanto, parti necessarie del detto procedimento sono soltanto il debitore e il creditore.

Cass. civ. n. 16962/2005

In materia di offerta reale relativa ad obbligazioni aventi ad oggetto una somma di denaro, qualora il creditore rifiuti di accettarla o non si presenti per ricevere le somme offertegli mediante intimazione, il debitore è legittimato ad eseguirne il deposito, con l'osservanza della formalità di cui all'art. 74 att. c.c. (il quale dispone che, fatta l'offerta, il deposito della somma presso l'istituto di credito deve essere preceduto da un'intimazione, antecedente di almeno tre giorni quello del deposito, rivolta al creditore e contenente l'indicazione del giorno, ora e luogo dove le cose saranno depositate), con la conseguenza che, in difetto di tale formalità, l'offerta dovrà considerarsi invalida e non convalidabile nel susseguente giudizio, il cui oggetto non è rappresentato solo dai motivi del rifiuto da parte del creditore dell'offerta operata, ma anche dalla verifica della ritualità di tutte le modalità, formali e temporali, prescritte dalla relativa disciplina normativa.

Cass. civ. n. 4281/1995

In tema di offerta reale l'art. 1210 c.c. richiede il passaggio in giudicato della sentenza di accertamento della validità dell'offerta e del deposito della somma rifiutata dal debitore solo per il prodursi degli effetti estintivi dell'obbligazione, ma non anche per gli altri e diversi fini che presuppongono l'esatto adempimento da parte del debitore, non potendo questi, una volta che abbia svolto tutte le attività prescritte per la corretta esecuzione della prestazione dovuta, venir pregiudicato dall'ingiustificato rifiuto del creditore di ricevere il pagamento. Ne deriva che all'accoglimento di una domanda di rilascio fondo rustico, proposta dall'affittuario coltivatore diretto che abbia vittoriosamente esperito l'azione di riscatto di detto fondo, è sufficiente la sussistenza di un accertamento giudiziale, ancorché non irrevocabile, di convalida dell'offerta del prezzo del riscatto, il cui eventuale venir meno ha l'effetto di travolgere la conseguenziale condanna al rilascio, restando invece escluso che quest'ultima sia condizionata al passaggio in giudicato della sentenza di convalida dell'offerta, non previsto dalla legge come presupposto processuale dell'azione di rilascio.

Le modalità di adempimento dell'obbligo di custodia della somma depositata rientrano nelle facoltà di scelta di depositario e non incidono sulla regolarità del deposito. (Nella specie il notaio richiedente il deposito aveva ritirato dalla somma e trattenuto presso il proprio studio i libretti di deposito vincolati ed intestati ai singoli creditori).

Cass. civ. n. 4818/1994

La sentenza che subordina la condanna di pagamento ad una somma di denaro all'adempimento dell'obbligo di restituzione di una cosa determinata acquista efficacia di titolo esecutivo solo dopo l'effettiva restituzione o il deposito della cosa, ai sensi dell'art. 1210 c.c., non essendo sufficiente la mera offerta della prestazione, che, a norma dell'art. 1209 c.c., produce solo l'effetto di mettere in mora il creditore senza liberare il debitore dall'obbligazione.

Cass. civ. n. 899/1989

Qualora il testatore, in relazione al legato di una cosa determinata, contempli la facoltà degli eredi di soddisfare il legatario mediante versamento di una somma di denaro entro un termine, l'offerta reale entro tale termine della somma medesima, quale atto idoneo a costituire in mora il creditore, è di per sé sufficiente ad integrare esercizio di detta facoltà, senza che si richieda a questo fine il procedimento di deposito e di convalida di cui all'art. 1210 c.c., necessario per l'estinzione del debito.

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Consulenze legali
relative all'articolo 1210 Codice civile

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Irene M. chiede
sabato 12/12/2015 - Campania
“Ho ricevuto un'offerta reale tramite Ufficiale Giudiziario per una misera somma, pari ad euro 1.000,00 a tacitazione di ben tre incarichi legali di cui uno definito con sentenza positiva per la mia ex cliente che si vista liquidare da tribunale euro 13.15.mila . La pseudo offerta reale (priva di tutti i requisiti ed in particolare di tutta la somma dovutami applicando la parcella) veniva da me accettata in conto della maggior somma dovuta. Adesso che il Giudice deve valutare la validità dell'offerta vi chiedo se ai sensi dell'art. 74 disposizioni attuative al Cc. Accettando tale offerta il debitore con l'adempimento parziale è liberato? Potete allegare qualche sentenza”
Consulenza legale i 23/12/2015
L'adempimento del debitore presuppone che il creditore cooperi, facendo quanto necessario per renderlo possibile. Gli art. 1206 ss c.c. disciplinano la situazione che si crea quando il creditore rifiuta di ricevere l'adempimento senza un legittimo motivo ovvero non coopera con il debitore a tal fine. Tali norme, letteralmente volte a regolare la "mora del creditore", disciplinano, in realtà, anche un altro effetto della sua mancata cooperazione, quello della liberazione del debitore. Tuttavia, la produzione di questi effetti richiede presupposti diversi.

Il creditore che, senza motivo legittimo, non riceve la prestazione o non compie ciò che è necessario perché il debitore adempia (art. 1206 del c.c.), è in mora se il debitore fa l'offerta solenne della prestazione; offerta che, se la prestazione consiste nel pagamento di una somma, deve essere reale (art. 1209 del c.c.). Inoltre l'offerta deve rispettare i requisiti di validità di cui all'art. 1208 del c.c..
Per quanto concerne il procedimento, l'offerta reale viene eseguita da un Ufficiale Giudiziario (art. 74 disp. att.) che redige verbale indicandone l'oggetto e le eventuali dichiarazioni del creditore (art. 75 disp. att.). Se l'offerta viene accettata, l'Ufficiale Giudiziario esegue il pagamento e verbalizza le dichiarazioni del creditore per quietanza. Se non viene accettata, L'Ufficiale ne da atto nel medesimo verbale, annotando eventuali dichiarazioni. In tal caso segue giudizio di convalida, che serve per verificare se l'offerta sia stata rituale e il rifiuto legittimo.

Invece, affinché si produca anche la liberazione del debitore, è necessario un ulteriore adempimento, quello del deposito ex art. 1210 ss c.c., che, trattandosi di denaro, va eseguito presso la Cassa depositi e prestiti o un istituto di credito (art. 76 disp. att.) e deve rispettare tutti requisiti di cui all'art. 1212 del c.c.. In particolare, tra l'altro, è necessario che sia preceduto da intimazione (col contenuto di cui alla norma) da notificare al creditore, e che tra essa ed il deposito passino almeno 3 giorni. Inoltre, il pubblico ufficiale deve redigere verbale che indichi la natura delle cose offerte, il rifiuto del creditore di riceverle o la sua mancata comparizione ed il deposito (art. 1212 co. 1 n. 4). Se il creditore non è presente il verbale deve essergli notificato insieme all'invito a ritirare le cosa (art. 1212 co. 1 n. 4 c.c.).
Ai sensi dell'art. 1210 co. 2 c.c. "Eseguito il deposito, quando questo è accettato dal creditore o è dichiarato valido con sentenza passata in giudicato, il debitore non può più ritirarlo ed è liberato dalla sua obbligazione". Pertanto, quando il deposito (e gli altri adempimenti prescritti) sono stati eseguiti nel rispetto delle formalità imposte dalla legge, il debitore è liberato se il creditore lo accetta ovvero esso viene dichiarato valido con sentenza in giudicato.

Premesso ciò, nel caso di specie risulta che è stata fatta un offerta reale, che la relativa somma è stata accettata come acconto sul dovuto e che si svolgerà giudizio di convalida dell'offerta.

Se il creditore avesse rifiutato in toto l'offerta, il giudizio avrebbe avuto ad oggetto solo la legittimità del suo rifiuto ed il rispetto delle modalità, formali e temporali, che la legge impone al debitore. È questo, infatti, l'oggetto tipico di detto giudizio (Cass. 16962/2005).

Nel caso proposto, però, non si è avuto un rifiuto totale del creditore, bensì un accettazione a titolo di acconto. Pertanto, va posta la questione, preliminare rispetto alla verifica del rispetto dei requisiti suddetti, se tale atto del creditore configuri effettivamente un rifiuto oppure, all'opposto, un'accettazione.
Guardando alla disciplina in materia, si deduce che il creditore ha due possibilità: accettare, liberando il debitore; ovvero rifiutare ed attendere l'esito del giudizio di convalida. Non sembrerebbe ammessa, la diversa opzione dell'accettazione parziale. Pertanto, quale valore attribuire a tale atto?

La giurisprudenza ammette, in via generale, che il creditore possa accettare un adempimento parziale: infatti, come può legittimamente rifiutarlo ex art. 1181 del c.c., deduce che possa, del pari, accettarlo (Cass. 3814/1998). In tal caso, la giurisprudenza ha riconosciuto che l'adempimento parziale non estingue il debito ma lo riduce (v. Cass. 2204/2013, Cass. 2071987). Pertanto, è ragionevole dedurne che la somma non ancora corrisposta rimanga dovuta. Sulla base di tali considerazioni si può escludere che l'accettazione parziale sia da considerarsi come accettazione pura e semplice.
Pertanto, ad una contestazione che deducesse che l'accettazione della richiedente ha avuto il significato di accettare la somma a titolo di saldo totale, si potrebbe opporre l'argomento sopra richiamato.

Detto ciò si tratterebbe di verificare se l'offerta ha liberato il debitore. Dalle informazioni di cui al quesito tale circostanza sembra da escludersi, perché si deduce che l'offerta manchi dei requisiti necessari. Nello specifico, riguardo all'elemento della somma dovuta, l'art. 1208 co. 1 n. 3 dispone che essa deve comprendere "la totalità delle somme o delle cose dovute, dei frutti o degli interessi e delle spese liquide, e una somma per le spese non liquide, con riserva di un supplemento, se è necessario". La giurisprudenza ha precisato che l'offerta è idonea a costituire in mora il creditore se essa comprende tutta la somma dovuta, gli interessi e le spese, e che il rifiuto del creditore dovuto al fatto che la somma non è idonea è legittimo (Cass. 562/2000). Peraltro, è presumibile che se l'offerta è di poco inferiore al dovuto, il giudice la consideri comunque idonea allo scopo.

In conclusione, l'offerta reale libera il debitore solo se, sia essa che il deposito, rispettano i requisiti formali e sostanziali di legge. In caso di offerta reale di una somma inferiore al dovuto si può sostenere, in base ai principi generali, che una sua accettazione intergi accettazione solo parziale del dovuto e che, se risulta che il rifiuto è stato legittimo, il debitore non possa dirsi liberato.