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Articolo 1206 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Condizioni

Dispositivo dell'art. 1206 Codice civile

Il creditore è in mora [1207] quando, senza motivo legittimo (1), non riceve il pagamento offertogli [1208, 1217] (2) nei modi indicati dagli articoli seguenti (3) o non compie quanto è necessario affinché il debitore possa adempiere l'obbligazione [1175; 160 disp. att.] (4).

Note

(1) Pe stabilire se il rifiuto è legittimo esso deve essere valutato alla luce del canone di buona fede (1176 c.c.). E' legittimo, ad esempio, il rifiuto ad un offerta di adempimento che obblighi il creditore a una condotta gravosa per ricevere la prestazione.
(2) La norma deve essere riferita ad ogni tipo di adempimento, anche se diverso dal pagamento con una somma di denaro.
(3) La mora può essere determinata da un'offerta solenne (1208 c.c.), con effetti dal momento in cui l'offerta è fatta; ovvero da offerta secondo gli usi, che produce effetti dal momento del deposito delle cose dovute (1214 c.c.). L'offerta fatta in modo diverso, ad esempio mediante raccomandata, produce solo l'effetto di impedire la mora del debitore.
(4) Ad esempio, il creditore omette di liberare i locali in cui la merce deve essere depositata

Ratio Legis

Poichè il creditore deve cooperare con il debitore per non ostacolarne adempimento, il legislatore sanziona la sua mancata cooperazione. L'ipotesi di mora viene disciplinata con una previsione ampia, che comprende non solo il caso di rifiuto a ricevere l'adempimento ma anche il rifiuto a fare quanto necessario a riceverlo.

Brocardi

In omnibus causis pro facto accipitur id, in quo per alium mora fit quominus fiat
Mora
Mora accipiendi

Relazione al Libro delle Obbligazioni

(Relazione del Guardasigilli al Progetto Ministeriale - Libro delle Obbligazioni 1941)

87 In conformità alle tendenze della nostra dottrina ho messo nell'opportuno rilievo la mora del creditore.
Dapprima ne ho determinata la nozione (art. 102); e all'uopo ho considerato così l'ipotesi che il creditore rifiuti l'adempimento come quella che egli rifiuti di compiere gli atti necessari perché il debitore possa adempiere, quando la prestazione e di quelle che non possono essere eseguite senza la cooperazione del creditore: domina entrambe la fattispecie la condizione che il rifiuto del creditore sia illegittimo.
Richiedendo questa condizione non si è inteso dire senz'altro che la mora del creditore richiede un suo colposo comportamento: un contegno può essere contrario a legge e nel tempo stesso scusabile. In modo che la questione della necessità della colpa come requisito della mora del creditore è rimasta impregiudicata.

Massime relative all'art. 1206 Codice civile

Cass. civ. n. 12501/2012

È inadempiente per "mora credendi" il datore di lavoro che rifiuti la prestazione del lavoratore il quale, assente dal lavoro per malattia, chieda di riprendere l'attività, allegando e documentando la cessazione della malattia stessa "ante tempus". (Nella specie, un pubblico dipendente, affetto da inidoneità permanente secondo il collegio medico della ASL, e tuttavia non dispensato dal servizio, aveva chiesto di tornare al lavoro sulla base di un certificato sanitario attestante il miglioramento delle condizioni di salute, ma l'ente datore di lavoro non aveva consentito il rientro sino a nuova positiva visita del collegio medico; sulla scorta dell'enunciato principio, la S.C. ha cassato la decisione di merito, che aveva respinto la domanda del lavoratore per il recupero della decurtazione stipendiale applicatagli nel periodo successivo all'offerta di prestazione).

Cass. civ. n. 10052/2006

Anche nell'appalto di opere pubbliche, stante la natura privatistica del contratto, è configurabile, in capo all'amministrazione committente, creditrice dell'opus, un dovere — discendente dall'espresso riferimento contenuto nell'art. 1206 c.c. e, più in generale, dai principi di correttezza e buona fede oggettiva, che permeano la disciplina delle obbligazioni e del contratto — di cooperare all'adempimento dell'appaltatore, attraverso il compimento di quelle attività, distinte rispetto al comportamento dovuto dall'appaltatore, necessarie affinché quest'ultimo possa realizzare il risultato cui è preordinato il rapporto obbligatorio. In questo contesto, l'elaborazione di varianti in corso d'opera — di norma costituente una mera facoltà della P.A. (esercitabile in presenza delle condizioni previste dalla legge) — può configurarsi come espressione di un doveroso intervento collaborativo del creditore: tanto avviene allorché la modifica del progetto originario (nella specie, costruzione di un edificio scolastico) sia resa necessaria da sopravvenute disposizioni imperative, legislative e regolamentari, sulla sicurezza degli impianti, giacché, in tal caso, l'opera che fosse realizzata secondo le inizialmente progettate modalità costruttive e istruzioni tecniche esporrebbe l'appaltatore a responsabilità per eventi lesivi dell'incolumità e dell'integrità personale di terzi. Ne consegue che la perdurante, mancata consegna, da parte della stazione appaltante, benché ritualmente sollecitata, dei progetti di adeguamento dell'opera alle sopravvenute prescrizioni normative, ben può determinare impossibilità della prestazione per fatto imputabile al creditore, sul quale sono destinate a ricadere le conseguenze dell'omessa cooperazione necessaria all'adempimento da parte del debitore.

Cass. civ. n. 522/1995

Nell'ipotesi in cui la prestazione del debitore abbia per oggetto denaro, gli effetti della mora del creditore - compreso fra questi l'obbligo del risarcimento dei danni - si verificano dal giorno dell'offerta, che, a seconda dei casi, deve essere reale o per intimazione, ma che è necessaria in ogni caso, anche in quello in cui la consegna deve avvenire al domicilio del creditore, ossia anche quando a costituire in mora il debitore altro non occorre (in base al principio dies interpellat pro homine) che la scadenza del termine.

Cass. civ. n. 4423/1991

Nell'ipotesi di risoluzione del contratto di compravendita di cose determinate, l'acquirente è obbligato alla custodia di esse fino al momento della riconsegna al venditore, ovvero fino al compimento dell'ultimo atto del procedimento, previsto per la sua liberazione dall'obbligo della consegna, dagli artt. 1206 ss. c.c.

Cass. civ. n. 3249/1973

Anche l'offerta, per mezzo di vaglia postale, della somma dovuta, quando sia compiuta nel suo effettivo ammontare, costituisce un'offerta reale non rituale suscettibile di convalida, con l'effetto della costituzione in mora del creditore e con quelli ad esso accessori.

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Consulenze legali
relative all'articolo 1206 Codice civile

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Angelo D. M. chiede
venerdì 11/09/2015 - Lazio
“Gentile Redazione Brocardi,
in relazione al quesito n. 13.463, a cui avete già dato risposta esauriente, Vi chiedo soltanto di chiarirmi quanto segue.
Volendo esercitare il diritto di rinnovazione tacita del contratto per non aver dato il locatore una disdetta in tempo utile, il sottoscritto intende inviare alla medesima controparte il corrispettivo della pigione, che va corrisposto obbligatoriamente entro il 14 settembre, pena la risoluzione del contratto (come da esplicita clausola contrattuale).
In altre parole, se io oggi invio un vaglia telegrafico al locatore, e questi non lo riscuote, vale o meno la data odierna, attestata dal vaglia, per ottemperare l'obbligo contrattuale di versare la pigione entro il 14 settembre? o esiste un'altra modalità di dazione del denaro, a questo scopo?
Con stima e cordialità
Consulenza legale i 18/09/2015
Nel caso di specie, il debitore vuole che il creditore accetti un pagamento in maniera "forzata", in modo che quest'ultimo non possa mai contestare di averlo ricevuto.
I metodi più sicuri da questo punto di vista sarebbero certamente dei pagamenti - fatti con il dovuto anticipo - mediante bonifico o presso conto corrente postale, ma essi richiedono la conoscenza delle coordinate del conto del creditore (dei quali, si presume, il debitore non dispone nel caso di specie).

Il vaglia postale telegrafico o veloce non sembra rivestire la caratteristica di immediatezza del pagamento, visto che il destinatario dello stesso deve pur sempre volontariamente recarsi ad incassare le somme, mediante la comunicazione all'ufficio postale del numero e dell'importo del vaglia, nonché della parola chiave comunicatagli dal mittente.

Il procedimento in assoluto più sicuro previsto dal codice civile è l'offerta formale del pagamento ai sensi degli artt. 1206 e seguenti c.c.

Quando una obbligazione ha per oggetto del denaro, si deve effettuare una offerta "reale" (art. 1209 c.c.). L'art. 73 delle disposizioni di attuazione al codice civile dice che "Gli atti di offerta reale e quelli di deposito previsti dagli articoli 1209, primo comma, 1212 e 1214 del codice, sono eseguiti da un notaio o da un ufficiale giudiziario". Ai sensi del successivo art. 74, il processo verbale dell'offerta reale deve essere redatto in conformità delle disposizioni dell'articolo 126 del codice di procedura civile e deve in particolare contenere la specificazione dell'oggetto dell'offerta e le dichiarazioni del creditore.

In altre parole, è necessario domandare all'ufficiale giudiziario (in carico presso ogni Tribunale o Giudice di Pace) di presenziare all'offerta del denaro fatta direttamente al creditore, ad esempio con denaro contante (visto che nel caso di specie si tratta di soli euro 240,00). La data in cui viene fatta l'offerta fa fede come data del pagamento, sia che il creditore accetti, sia che lo stesso sia assente, purché il denaro sia stato portato nel luogo stabilito dalla legge (cioè il domicilio del creditore) e se ne possa documentare la presenza mediante il verbale che redigerà l'ufficiale giudiziario.

Nel caso di specie, l'offerta reale può essere fatta fino al 15 settembre compreso.