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Articolo 145 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Intervento del giudice

Dispositivo dell'art. 145 Codice civile

In caso di disaccordo ciascuno dei coniugi può chiedere, senza formalità, l'intervento del giudice il quale, sentite le opinioni espresse dai coniugi e, per quanto opportuno, dai figli conviventi che abbiano compiuto il sedicesimo anno, tenta di raggiungere una soluzione concordata [41 att.].

Ove questa non sia possibile e il disaccordo concerna la fissazione della residenza [144] o altri affari essenziali, il giudice, qualora ne sia richiesto espressamente e congiuntamente dai coniugi, adotta, con provvedimento non impugnabile [737 c.p.c.] (1), la soluzione che ritiene più adeguata alle esigenze dell'unità e della vita della famiglia (2).

Note

(1) Il procedimento è di giurisdizione volontaria, e termina con l'emissione di un decreto.
(2) La disposizione è stata così modificata dalla L. 19 maggio 1975, n. 151.

Ratio Legis

La disposizione in esame mira a risolvere i frequenti casi di disaccordo tra i coniugi relativamente alle problematiche di gestione della vita familiare: essa opera in via sussidiaria, poiché la fisiologia del rapporto prevede che l'accordo interno prevalga sempre rispetto all'ausilio di organi terzi, e si ricorra al giudice (co. I) per un confronto tra gli stessi coniugi, ed all'occorrenza - se opportuno - dei figli conviventi, solo nel caso di disaccordo, onde ottenere dapprima una soluzione concordata; in seguito (co. II: qualora persistessero le frizioni con conseguente paralisi della gestione degli affari essenziali) si perverrà ad una soluzione giudiziale.

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

103 Nel capoverso dell'art. 145 del c.c. non si è fatto cenno dell'obbligo della moglie di contribuire al buon andamento della famiglia, come era stato proposto, poiché questa disposizione contempla i doveri della moglie verso il marito, mentre i doveri dei coniugi verso la famiglia sono disciplinati nell'art. 147 del c.c..

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Consulenze legali
relative all'articolo 145 Codice civile

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Luigi Z. chiede
sabato 10/08/2019 - Friuli-Venezia
“Buona sera. Espongo brevemente il mio quesito. Mia moglie ha il diritto di invitare, contro la mia volontà, nella casa coniugale alcuni suoi lontani parenti coi quali ho rotto i rapporti da anni (fra l'altro per una grossa scorrettezza nei confronti di mia moglie) e coi quali non ho nessunissima intenzione di riallacciarli? Se ciò dovesse accadere, posso fare qualcosa per impedirlo, o devo limitarmi a uscire di casa?”
Consulenza legale i 19/08/2019
La soluzione al presente quesito va ricercata nelle norme del codice civile che disciplinano diritti e doveri reciproci dei coniugi durante il matrimonio.
In particolare, l’art. 143 del c.c. stabilisce che, con il matrimonio, il marito e la moglie acquistano gli stessi diritti e assumono i medesimi doveri.
Tra gli obblighi nascenti dal matrimonio vi è quello alla “collaborazione nell'interesse della famiglia”.
Inoltre, l’art. 144 del c.c. dispone che “i coniugi concordano tra loro l'indirizzo della vita familiare e fissano la residenza della famiglia secondo le esigenze di entrambi e quelle preminenti della famiglia stessa”.

Dal quadro normativo appena descritto, si ricava che, in primo luogo, all’interno del matrimonio i coniugi si trovano in una posizione di parità reciproca; in secondo luogo, che le decisioni riguardanti la vita familiare devono essere adottate sull’accordo dei coniugi.
Anzi secondo la dottrina, vi sarebbe un ulteriore dovere rispetto a quelli espressamente previsti dall'art. 143 c.c.: quello di ricercare l'accordo nello svolgimento della vita comune. Il suo raggiungimento, anzi, costituirebbe un vero e proprio obbligo giuridico per ciascun coniuge, anche se non suscettibile di esecuzione in forma specifica.

Pertanto, ad avviso di chi scrive, la decisione di ospitare nella casa familiare altre persone, oltretutto non gradite all’altro coniuge, dovrà essere concordata tra i coniugi.
Peraltro il codice civile fornisce anche uno strumento per il caso in cui l’auspicabile accordo non venga raggiunto: infatti l’art. 145 del c.c. prevede che, in caso di disaccordo, ciascuno dei coniugi può chiedere, senza formalità, l'intervento del giudice.
Naturalmente, è preferibile che si riesca a trovare un punto d’incontro senza dover ricorrere al magistrato, tenendo presenti non solo le ragioni del diritto ma anche quelle del buonsenso, e cercando un punto di equilibrio tra le due contrapposte esigenze: da un lato, quella del marito a non dover “subire” la presenza nella propria abitazione di soggetti con i quali è entrato in conflitto; dall’altro, quello della moglie ad ospitare persone con cui invece, evidentemente, ha un qualche legame affettivo.

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