Brocardi.it, il sito dedicato al latino dei giuristi... e molto altro CHI SIAMO   CONSULENZA LEGALE

Articolo 392

Codice Penale

Esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza sulle cose

Dispositivo dell'art. 392 Codice Penale

Chiunque, al fine di esercitare un preteso diritto (1), potendo ricorrere al giudice (2), si fa arbitrariamente ragione da sé medesimo, mediante violenza sulle cose, è punito, a querela della persona offesa [120; c.p.p. 336, 340], con la multa fino a cinquecentosedici euro (2).
Agli effetti della legge penale, si ha violenza sulle cose allorché la cosa viene danneggiata o trasformata, o ne è mutata la destinazione (3).
Si ha altresì, violenza sulle cose allorché un programma informatico viene alterato, modificato o cancellato in tutto o in parte ovvero viene impedito o turbato il funzionamento di un sistema informatico o telematico (4).

Note

(1) E' richiesta come presupposto l'esistenza di un preteso diritto in capo all'agente, cioè di un diritto che non deve essere necessariamente già esistente, ma per lo meno putativo, ovvero ragionevolmente effettivo.
(2) La possibilità di ricorso al giudice è uno dei presupposti di tale reato e deve sussistere sia in termini materiali che giuridici, ovvero il soggetto deve trovarsi nella possibilità di fare il ricorso all'autorità giudiziaria e il diritto preteso deve essere suscettibile di effettiva realizzazione giudiziale.
(3) La violenza sulle cose si ha anche quando vi è mutamento di destinazione, ovvero quando sia impedita, alterata o modificata l'utilizzabilià della cosa stessa. Secondo l'orientamento prevalente, tale mutamento deve valutarsi non in relazione alla sua destinazione naturale, ma in relazione alla destinazione ricevuta dall'avente diritto.
(4) Tale comma è stato aggiunto dalla l. 23 dicembre 1993, n. 547.

Ratio Legis

La dottrina maggioritaria ritiene che la ratio di tale disposizione si riscontra nella tutela del cosiddetto monopolio giudiziario della risoluzione delle controversie tra privati, e quindi della pace sociale che sarebbe compromessa se si lasciasse spazio alla giustizia privata. Tuttavia rileva anche l'interesse del privato, da alcuni autori considerato addirittura l'unico interesse oggetto di tutela.

Brocardi

Ne occasio sit maioris tumultus

Sentenze relative a questo articolo

Cass. n. 15245/2015

L'esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza sulle cose o alle persone, commesso con minaccia dell'esercizio di un diritto, in sé non ingiusta, può integrare il reato di rapina se si estrinseca con modalità violente che denotano la volontà di impossessarsi comunque di una cosa, qualora ne ricorrano gli elementi richiesti dalla norma incriminatrice. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto corretta la decisione impugnata la quale aveva affermato la sussistenza del delitto di rapina in relazione alla condotta dell'imputato che, allo scopo di rinvenire informazioni sul luogo o sul numero di telefono riguardanti la figlia minore affidata a terzi, aggredendo una assistente sociale, si era impossessato delle agende di questa).

Cass. n. 46153/2013

Ai fini della configurabilità del reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza sulle cose è necessaria una condotta di danneggiamento, trasformazione o mutamento di destinazione del bene che renda necessaria una non agevole attività di ripristino. (Fattispecie in cui la Corte ha escluso che l'asportazione di mobili da un appartamento senza causare danni agli arredi o all'immobile potesse integrare il delitto di cui all'art. 392, c.p.).

Cass. n. 41586/2013

Ai fini della configurabilità del reato previsto dall'art. 392 cod. pen., non è necessario che il diritto arbitrariamente esercitato sia oggetto di una contesa giudiziale in atto tra le parti, essendo sufficiente l'esistenza di una controversia anche solo di fatto. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto corretto desumere l'esistenza di una controversia di fatto in ragione del contenuto di una missiva inviata dagli imputati al querelante).

Cass. n. 23588/2013

Il delitto di ragion fattasi mediante violenza sulle cose è configurabile in relazione a beni posseduti dall'autore della condotta quando questi non agisce a tutela del proprio possesso, ma incide radicalmente sul diritto in contesa, così procurandosi direttamente l'utilità sottesa all'accertamento di spettanza dell'autorità giudiziaria. (Fattispecie in cui l'imputato aveva fatto demolire un casolare costruito su un'area di cui aveva il possesso, ma in relazione alla quale pendeva una causa petitoria diretta ad accertarne la proprietà).

Cass. n. 23322/2013

Soggetto attivo del reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza sulle cose può essere anche chi esercita il preteso diritto pur non avendone la titolarità, in quanto, ai fini della configurabilità del delitto, rileva che l'agente si comporti come se fosse il titolare della situazione giuridica e ne eserciti le tipiche facoltà. (Fattispecie in cui l'imputato, al fine di assicurare la somministrazione di energia elettrica al fondo del padre, aveva collocato nel fondo di un vicino dei pali perché l'Enel potesse esercitare la servitù di elettrodotto).

Cass. n. 49760/2012

In tema di esercizio arbitrario delle proprie ragioni, l'arbitrarietà non può ritenersi sussistente qualora ricorra la difesa in continenti del possesso o la autoreintegrazione di esso nell'immediatezza di uno spoglio violento da parte di altri, purchè non si tratti di ipotesi di compossesso. (Nella specie la Corte ha ritenuto sussistente un difetto di motivazione in ordine alla natura arbitraria della condotta non essendo stato chiarito se l'imputato si trovasse o meno nel possesso esclusivo del bene).

Cass. n. 41675/2012

Integra il reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza sulle cose, la condotta del proprietario che disdica i contratti di fornitura delle utenze domestiche -a lui intestate- relative ad un appartamento dato in locazione, al fine di accelerare le attività di rilascio dell'immobile da parte del conduttore, in quanto detta condotta realizza la violenza sulla cosa attraverso un mutamento di destinazione dei beni 'portatì dalle dette utenze, ed è attuata nonostante la possibilità di azionare il diritto al rilascio dell'appartamento attraverso il ricorso al giudice .

Cass. n. 41368/2010

Ai fini della configurabilità dell'elemento psicologico del delitto di esercizio arbitrario delle proprie ragioni (art. 392 c.p.), che richiede, oltre il dolo generico, quello specifico - rappresentato dall'intento di esercitare un preteso diritto nel ragionevole convincimento della sua legittimità - la buona fede del soggetto attivo, lungi dall'essere inconciliabile con il dolo, costituisce un presupposto necessario del reato di ragion fattasi. (Fattispecie in cui la S.C. ha ravvisato il reato nel fatto di aver impedito l'esercizio di una servitù di passaggio su un appezzamento di terreno di proprietà degli imputati, formando dei solchi e piantando ortaggi sulla parte di terreno destinata a strada).

Cass. n. 2548/2010

Non commette il delitto di esercizio arbitrario delle proprie ragioni colui che usi violenza sulle cose al fine di difendere il diritto di possesso in presenza di uno atto di spoglio, sempre che l'azione reattiva avvenga nell'immediatezza di quella lesiva del diritto. (Fattispecie relativa alla rottura da parte di un condomino di una catena e di un paletto di ferro posto in prossimità di un cancello carrabile sull'area condominiale adibita a parcheggio rendendone disagevole l'accesso).

Cass. n. 4373/2009

La violenza sulle cose, che integra il reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni, può consistere in un mutamento di destinazione che ne impedisca l'uso per un apprezzabile periodo temporale ed in modo effettivo. (In applicazione di questo principio la Corte, rilevando la mancanza dei caratteri di stabilità temporale, concretezza e attualità, ha escluso la sussistenza del reato in un caso in cui il gestore di un complesso alberghiero, al fine di esercitare un preteso diritto di compensazione monetaria o di ritenzione a garanzia dei lavori commissionati a una impresa edile e non portati a compimento, aveva trattenuto presso la struttura alberghiera - indebitamente rifiutandone la consegna - le attrezzature cantieristiche della stessa impresa).

Cass. n. 28952/2008

In tema di condizioni di procedibilità, la legittimazione a proporre querela per il reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza sulle cose spetta sia al titolare di un diritto reale assoluto sulla res oggetto di violenza, sia a chi eserciti sulla cosa un legittimo ius possessionis significativo di una diretta relazione con la medesima. (Fattispecie nella quale la Corte ha affermato che la titolarità del diritto di querela competeva al compossessore-non proprietario di un immobile la cui porta di accesso al sottotetto era stata vincolata con un lucchetto, rimosso indebitamente dal ricorrente ).

Cass. n. 4456/2008

Il delitto di ragion fattasi, in quanto delitto ad evento, la cui realizzazione presuppone il raggiungimento dello scopo perseguito dall'agente, ammette la configurabilità del tentativo.

Cass. n. 39069/2007

Ai fini della configurabilità del reato di cui all'art. 392 c.p., non è necessario che il diritto arbitrariamente esercitato sia oggetto di una contesa giudiziale in atto tra le parti, essendo sufficiente l'esistenza di una controversia anche solo di fatto.

Cass. n. 25999/2007

Il reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni, sia con violenza sulle cose che con violenza alle persone, si consuma nel momento in cui la violenza o la minaccia sono esplicate, senza che rilevi il conseguimento in concreto del fine perseguito. (La Corte ha precisato che il disvalore della condotta è espresso dal modo antigiuridico con il quale il preteso diritto è fatto valere, e prescinde dall'esistenza del diritto stesso e dal suo effettivo soddisfacimento).

Cass. n. 4975/2007

Integra il delitto di esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza sulle cose (art. 392 c.p.) la rimozione, finalizzata alla tutela del possesso, di cartelli posti da altri in un'area di pertinenza dell'agente, considerato che l'auto-reintegrazione nel possesso di una cosa, della quale taluno sia spogliato (clandestinamente o violentemente), opera come causa speciale di giustificazione qualora sia impossibile il ricorso al giudice e sussista la necessità impellente di ripristinare il possesso perduto, al fine di evitare il consolidamento della nuova situazione possessoria, condizioni, nella specie, insussistenti.

Non integra il delitto di furto (art. 624 c.p.), ma quello di esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza sulle cose (art. 392 c.p.), l'appropriazione della cosa mobile altrui (nella fattispecie la rimozione di cartelli posti da altri in una area di pertinenza dell'agente) finalizzata esclusivamente alla tutela del possesso e in assenza del fine di profitto. (In applicazione di tale principio la S.C. ha ritenuto che la collocazione dei cartelli rimossi all'interno del negozio dell'agente, il quale intendeva eliminare i cartelli ritenuti abusivamente esposti, escluda il fine di profitto che presuppone il proposito di utilizzo, in tal caso assente).

Cass. n. 765/2007

Integra il delitto di esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza sulle cose l'impedimento, da parte del proprietario del fondo servente, alla riattivazione di una servitù, di natura apparente, eseguita dal proprietario del fondo dominante. (Nella specie, il proprietario del fondo dominante, in occasione della ristrutturazione di un fabbricato, aveva proceduto anche al ripristino di un preesistente pozzo nero, rimasto inattivo da qualche anno, e i proprietari del fondo servente lo avevano ricoperto di terra, danneggiando le tubazioni relative agli scarichi).

Cass. n. 19040/2006

In tema di esercizio arbitrario delle proprie ragioni, non è invocabile la scriminante di cui all'art. 51 c.p. da parte del titolare di un diritto di servitù di passaggio che abbia abbattuto il cancello posto dal proprietario della strada per impedirne l'altrui ingresso, in quanto l'esercizio di un diritto cosiddetto «contestabile» non può che avvenire ricorrendo all'intervento dirimente del giudice, non potendosi legittimare l'autosoddisfazione per il superamento degli ostacoli che si frappongono al concreto suo esercizio.

Cass. n. 47089/2003

Il delitto di estorsione si differenzia da quello di esercizio arbitrario delle proprie ragioni con minaccia alla persona non tanto per la materialità del fatto, che può essere identica, quanto per l'elemento intenzionale, atteso che nell'estorsione l'agente mira a conseguire un ingiusto profitto, con la coscienza che quanto pretende non gli è dovuto, mentre nell'esercizio arbitrario egli agisce al fine di esercitare un suo preteso diritto, con la convinzione che quanto vuole gli compete.

Cass. n. 18153/2003

Il delitto di esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza sulle cose è ipotizzabile in relazione a cose possedute da altri e non anche nell'ipotesi in cui il soggetto agisce per impedire che altri si impossessi della cosa o per rientrare in possesso nell'immediatezza dello spoglio, atteso che in tal caso si è in presenza di una causa di giustificazione consistente nella concreta ed attuale necessità di tutelare il possesso.

Cass. n. 30021/2002

È qualificabile come «violenza sulle cose», ai fini della configurabilità del reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni di cui all'art. 392 c.p., ogni condotta che, pur non arrecando danni materiali, si manifesti come esercizio di un preteso diritto sulla cosa, modificandone arbitrariamente la sua attuale condizione. (Nella specie, in applicazione di tale principio, la Corte ha ritenuto che legittimamente fosse stata considerata«violenza sulle cose» l'avvenuta asportazione, mediante semplice sollevamento dal loro alloggiamento, di alcuni paletti delimitanti il «posto-macchina» della persona offesa).

Cass. n. 20277/2001

Non integra l'elemento oggettivo del reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni la condotta di colui che, con un comportamento violento, mantiene il possesso attuale del bene (violenza manutentiva) oppure lo recupera nell'immediatezza dello spoglio subito (violenza reintegrativa), atteso che tali comportamenti sono legittimi, in quanto tendono a conservare l'ordine giuridico preesistente. (Fattispecie in cui l'imputato aveva divelto i paletti infissi per la recinzione del terreno confinante, sulla base del convincimento della violazione, in suo danno, della linea di confine del terreno di sua proprietà).

Cass. n. 13115/2001

In tema di esercizio arbitrario delle proprie ragioni (art. 392 c.p.) la buona fede dell'agente circa la reale o putativa sussistenza del preteso diritto non vale ad escludere il dolo, ma costituisce, al contrario, un presupposto necessario per la configurabilità del reato e vale a distinguere lo stesso da altre, più gravi, ipotesi criminose. (Fattispecie nella quale l'imputato — la cui assoluzione, sulla base del suindicato principio è stata censurata dalla S.C. — ritenendo di vantare una situazione di possesso su di un appezzamento di terreno, aveva proceduto allo spostamento della linea di confine del proprio fondo ed all'abbattimento di alberi posti nel terreno oggetto di contestazione mentre quest'ultimo si trovava nella materiale disponibilità del confinante). (Mass. redaz.).

Cass. n. 12319/2000

Ai fini della sussistenza del reato di esercizio abitrario delle proprie ragioni, presupposto essenziale è la buona fede dell'agente in ordine alla legittimità della propria pretesa, per la cui sussistenza è irrilevante, nei limiti della ragionevolezza del convincimento, che l'agente identifichi erroneamente il suo antagonista o ritenga erroneamente coinvolto anche altro soggetto.

Cass. n. 302/1999

Il reato di cui all'art. 392 c.p., volto ad impedire che la privata violenza si sostituisca all'esercizio della giurisdizione in occasione di una lite fra privati, postula che il preteso diritto sia realmente oggetto di contrasto fra le parti nel senso che, allorquando si dispiega la condotta violenta dell'autore, sia già in atto fra i soggetti interessati una contesa, giudiziale o di fatto, intorno alla titolarità o all'esercizio di quel diritto.

Cass. n. 6387/1998

Per la sussistenza del reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni non è necessario che il diritto oggetto dell'illegittima tutela privata sia realmente esistente, essendo sufficiente che l'autore agisca nella ragionevole opinione di difendere un suo diritto.

Cass. n. 9436/1997

In tema di esercizio arbitrario delle proprie ragioni, per la configurabilità della ragion fattasi la pretesa arbitrariamente attuata dall'agente deve corrispondere perfettamente all'oggetto della tutela apprestata in concreto dall'ordinamento giuridico, caratterizzando il reato solo la sostituzione, da parte dell'agente, dello strumento di tutela pubblico con quello privato. (Fattispecie in tema di scalpellamento della gradinata di un edificio destinato ad uso pubblico, non corrispondente alla eliminazione delle barriere architettoniche, ma costituente un ulteriore impedimento all'accesso: la S.C. ha annullato la sentenza impugnata qualificando il fatto come danneggiamento).

Cass. n. 7911/1997

In tema di esercizio arbitrario delle proprie ragioni (artt. 392 e 393 c.p.), l'effettiva azionabilità della pretesa in sede giurisdizionale e la possibilità di realizzarla in virtù di una pronuncia giudiziale non costituiscono presupposto indefettibile per la configurabilità del reato, essendo a tal fine sufficiente la convinzione soggettiva — purché non arbitraria e pretestuosa, cioè tale da palesare che l'opinato diritto mascheri altre finalità, determinanti esse l'esplicazione della violenza o il ricorso alla minaccia — dell'esistenza del diritto tutelabile, posto che la possibilità di ricorso al giudice deve intendersi come possibilità di fatto, indipendentemente dalla fondatezza dell'azione e quindi dall'esito eventuale della stessa. (In applicazione di tale principio la Corte ha ritenuto integrare il tentativo del delitto di ragion fattasi — e non di rapina — la condotta di un soggetto che aveva cercato di reimpossessarsi con violenza di una somma di denaro poco prima consegnata alla persona offesa come compenso per una prestazione sessuale poi non ottenuta, e ciò ancorché la pretesa di restituzione non corrispondesse ad un diritto azionabile, stante l'illiceità della causa del contratto su cui si fondava).

Cass. n. 1358/1997

Non commette il reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni chi, usando violenza sulle cose, tutela il suo attuale possesso da altri turbato o si reintegra nel possesso medesimo nella flagranza o quasi flagranza del sofferto spoglio.

Cass. n. 273/1997

Il delitto di esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza sulle cose, in relazione ai diritti reali è ipotizzabile solo quando la res sia in possesso altrui e non anche quando la stessa sia in possesso dell'agente.

Cass. n. 11381/1994

Per la sussistenza del reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza sulle cose (art. 392 c.p.), non è rilevante che il diritto che si sia inteso tutelare, in concreto sussista, bensì solo che, invece di farlo valere in giudizio, lo si sia esercitato in modo antigiuridico: il reato, infatti, consiste nella indebita attribuzione, da parte dell'autore a se stesso, di poteri spettanti al giudice e presuppone uno stato di contestazione, tra soggetto attivo e soggetto passivo del reato, in ordine a un diritto. Ne consegue che nessun rilievo ha la proprietà, da parte del soggetto attivo, della cosa sulla quale sia operata la violenza, ove la contestazione fra soggetto attivo e passivo del reato, abbia per oggetto proprio il diritto di quest'ultimo al mantenimento della cosa, sulla quale è operata la «violenza», nello stato in cui si trovava.

Cass. n. 2425/1990

Nel reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni restano assorbiti solo quei fatti che, pur costituendo di per sé stessi reato, rappresentano elementi costitutivi del primo: tali sono il danneggiamento, rispetto all'ipotesi di cui all'art. 392 c.p., e le minacce o le semplici percosse, rispetto all'ipotesi di cui all'art. 393 stesso codice. Se la violenza eccede tali limiti, i reati in tal modo commessi danno luogo ad autonome responsabilità penali, concorrenti eventualmente col reato di ragion fattasi, ove sussista il dolo specifico proprio di quest'ultimo. (Fattispecie in tema di sequestro di persona e lesioni consumati in danno del debitore, per ottenere l'adempimento dell'obbligazione).

Cass. n. 60/1990

Per la consumazione del reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni, non si richiede che il diritto che si è inteso tutelare (nella specie: il pieno diritto di dominio non limitato da una dedotta servitù) sia insussistente in concreto, poiché la legge punisce il modo antigiuridico con il quale tale diritto è stato fatto valere, astraendo dalla sua effettiva esistenza o meno.

In tema di esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza sulle cose, la recinzione di un fondo, in modo da impedire il passaggio da altri in precedenza esercitato, implica violenza sulla cosa, sotto il profilo di un mutamento di destinazione del bene che ne impedisce l'originaria utilizzazione.

Cass. n. 16303/1989

L'assorbimento del reato di violazione di domicilio in quello di ragion fattasi si verifica soltanto quando l'esercizio del preteso diritto si concreta o consiste nel solo ingresso e nella sola permanenza nell'altrui casa, invito domino. Quando invece taluno si sia introdotto nella casa altrui contro la volontà del titolare del diritto di esclusione per asportare cose che egli ritiene di aver diritto di asportare perché di sua proprietà e l'introduzione nella casa altrui sia avvenuta con violenza sulle cose o alle persone, il soggetto agente viola un duplice ordine di disposizioni e cioè quelle concernenti l'inviolabilità del domicilio e quelle che vietano la tutela arbitraria delle proprie ragioni.

Cass. n. 13660/1989

Ai fini della configurabilità del reato di ragion fattasi di cui all'art. 392 c.p. non è necessario il previo accertamento della proprietà delle cose sulle quali è stata compiuta la violenza. Invero, la violenza integrante l'estremo del reato e alla quale la legge intende opporsi perché lede l'interesse pubblico a che ogni controversia venga decisa a mezzo dell'autorità giudiziaria, può anche cadere su cose di proprietà dell'agente, purché non si tratti di proprietà esclusiva e sempre che sussista, nell'azione violenta, il nesso teleologico con l'esercizio di un preteso diritto.

Cass. n. 11591/1989

Tra il delitto di esercizio arbitrario delle proprie ragioni e il delitto di rapina, il dato differenziatore va individuato nell'elemento soggettivo; questo, per il primo reato, consiste nella ragionevole opinione dell'agente di esercitare un diritto, con la coscienza che l'oggetto della pretesa gli spetti giuridicamente; per la rapina, invece, si sostanzia nel fine di procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto, con la consapevolezza che quanto si pretende non è dovuto e non è giuridicamente azionabile.

Cass. n. 5396/1989

La violenza sulle cose, quale circostanza aggravante del reato di violazione di domicilio e sulla base dell'indicazione legislativa contenuta nell'art. 392 c.p. (esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza sulle cose), può consistere anche nel semplice danneggiamento della cosa. (Fattispecie relativa a ritenuta sussistenza dell'aggravante per danneggiamento di porta di abitazione a seguito di pressione per forzarne l'apertura).

Cass. n. 7483/1988

Per la configurabilità del reato di ragione fattasi, la pretesa arbitrariamente attuata dall'agente deve corrispondere perfettamente all'oggetto della tutela apprestata in concreto dall'ordinamento giuridico, caratterizzando il reato solo la sostituzione, da parte dell'agente, dello strumento di tutela pubblico con quello privato.

Cass. n. 2888/1986

Ai fini della sussistenza del reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza sulle cose, nella nozione di «violenza» rientra anche il mutamento della destinazione delle cose stesse, che si verifica quando con qualsiasi atto o fatto materiale sia impedita, alterata o modificata la loro utilizzabilità, come quando, sostituendosi la serratura della porta d'ingresso, si sia impedito l'accesso ad un appartamento a colui che ne sia il compossessore o condetentore, perché una simile azione concreta la immutazione della specifica destinazione che la cosa possiede ai fini della particolare utilizzazione cui l'hanno destinata le parti interessate al suo godimento.

Cass. n. 12481/1985

Titolare del diritto di querela, in tema di reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza sulle cose, può essere colui che esercita soltanto di fatto una servitù prediale; anche tale soggetto può invero rivestire la qualità di persona offesa dal reato giacché l'ordinamento tutela, di per sé, il possesso delle servitù, indipendentemente dalla coesistenza del possesso stesso con la titolarità effettiva del corrispondente jus in re aliena.

Cass. n. 11118/1985

L'art. 392 c.p. non punisce chi si fa ragione da sé ma chi si fa arbitrariamente ragione. Ne consegue che non risponde del delitto de quo il proprietario il quale cambia la serratura della porta di accesso agli uffici impedendone l'ingresso ai conduttori dei medesimi, che siano stati inutilmente diffidati a svolgere nei locali stessi l'attività per cui erano stati ammessi e successivamente diffidati.

Cass. n. 8434/1985

Soggetto attivo del delitto di esercizio arbitrario delle proprie ragioni può essere anche colui che eserciti un diritto pur non avendone la titolarità, ma agendo per conto dell'effettivo titolare. (Nella specie l'imputata consumava il delitto in esame esercitando, nella sua qualità di coniuge, una pretesa di natura reale valutata dal consorte e nell'interesse di questo ultimo).

La legittimazione a proporre querela, per il reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni, compete anche all'usufruttuario di un fondo quando l'azione violenta del soggetto attivo, diretto ad affermare il suo diritto di proprietà, sia rivolta, per le sue modalità, anche ad eliminare o escludere il possesso esercitato dall'usufruttuario.

Cass. n. 6507/1984

L'autoreintegrazione nel possesso di una cosa, della quale taluno sia stato spogliato (clandestinamente o violentemente), opera come causa speciale di giustificazione allorché risulti che l'agente si sia trovato, senza poter ricorrere al giudice, nella necessità impellente di ripristinare il possesso perduto, al fine di evitare il consolidamento della nuova situazione possessoria; e pertanto l'autotutela non è invocabile, se il fatto viene commesso fuori della flagranza dello spoglio, quando ormai gli effetti del possesso altrui si sono già consolidati e il diritto dell'agente non è più minacciato, ma già violato.

Hai un dubbio su questo argomento?
Risolvi il tuo problema!

Scrivi alla nostra redazione giuridica!

Attenzione: prenderemo in esame SOLO richieste scritte in italiano corretto, con adeguata punteggiatura, riferite a quesiti e/o problematiche di natura giuridica.
N.B.: è possibile inviare documenti o altro materiale allegandolo ad una email da inviare all'indirizzo info@brocardi.it indicando nell'oggetto il nome con il quale si è richiesto il servizio di consulenza

Quesiti degli utenti
relativi all'articolo 392 del c.p.

Seguono tutti i quesiti posti dagli utenti del sito che hanno ricevuto una risposta da parte della redazione giuridica di Brocardi.it usufruendo del servizio di consulenza legale. Si precisa che l'elenco non è completo, poiché non risultano pubblicati i pareri legali resi a tutti quei clienti che, per varie ragioni, hanno espressamente richiesto la riservatezza.

Fedele M. chiede
lunedì 16/11/2015 - Puglia
“Tizio, comproprietario di una unità immobiliare sita ad un primo piano, ha eseguito lavori di manutenzione straordinaria alla soletta del balcone di detta proprietà in comunione sostituendo con calcestruzzo nuovo il vecchio calcestruzzo degradato e lesionato, senza modificarne le dimensioni e l'uso. La soletta da tempo era fasciata da rete di plastica al fine di trattenere pezzi di calcestruzzo che continuamente si staccavano e impedire così la loro caduta sul marciapiede. L'immobile era posseduto dalla madre coerede , avendo questa il diritto di abitazione in seguito alla morte del marito . Tizio inoltre, nell'immobile a p. t. sottostante la soletta ,ha eseguito altri lavori interni (sostituzione pavimenti, infissi interni pitturazioni ecc) al fine di locare l'immobile , come per il passato non effettuando così alcuna modificazione o cambiamento di uso. Detta unità immobiliare era stata donata ad Tizio con rogito notarile dal padre, che aveva riservato per sé e per sua moglie l'usufrutto. Nel rogito il donante aveva esonerato il donatario da collazione disponendo che il bene donato cadesse per intero sulla disponibile. Tizio con gli altri eredi non ha ancora sciolto la comunione. I lavori relativi alla soletta e all'immobile a piano terra furono pagati e voluti dalla madre di Tizio,che ,locato il locale a p. t., ha percepito i fitti fino alla sua morte. Tizio per dette opere è stato querelato da un coerede per violazione dell'art.392 c.p.. Può essere condannato per l'art. 392 c.p., oppure non essendoci stato alcun dolo può comodamente integrarsi con l'art. 1108 c.c.?”
Consulenza legale i 23/11/2015
L'art. 392 del c.p. punisce il reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza sulle cose, cioè la condotta di chi, per esercitare un preteso diritto, pur potendo ricorrere al giudice, fa valere arbitrariamente le proprie ragioni con violenza sulle cose. La violenza sussiste se la cosa è danneggiata o trasformata o se ne viene cambiata la destinazione (co. 2.).

Il reato è comune, cioè può essere posto in essere da chiunque, senza che sia necessario possedere una qualifica specifica. Altresì, può essere commesso anche da chi non è titolare del diritto che vuole far valere perché ciò che rileva è che egli si comporti come tale (Cass. 23322/2013).

Un primo presupposto per la sua configurabilità è che vi sia un contrasto tra soggetti sulla titolarità o sul modo di esercizio di quel diritto; questo contrasto può essere reale o anche solo potenziale (Cass. 25595/2008, Cass. 11510/1980).
Inoltre, quanto al diritto che il soggetto vuole esercitare, non è necessario che questo effettivamente sussista, perché basta che chi agisce lo faccia nella convinzione (ragionevole e non arbitraria) di avere quel diritto (Cass. 6387/1998).
Infine, la disposizione presuppone la possibilità di ricorrere al giudice. Tale requisito è inteso in modo diverso: come possibilità oggettiva (Cass. 1923/1983), ovvero come possibilità di fatto di ricorrere, indipendentemente dall'ammissibilità del ricorso (Cass. 7911/1997). In ogni caso, è necessario che la pretesa esercitata corrisponda alla tutela che l'ordinamento fornirebbe: ciò che caratterizza il reato è la sostituzione della tutela statale con l'autotutela privata (Cass. 23923/2014).

La condotta punita è quella di farsi ragione da sé con violenza sulle cose, danneggiandole, trasformandole o mutandone la destinazione. La giurisprudenza, così, ha riconosciuto che il reato sussiste se il proprietario di un immobile, il cui diritto di proprietà sia contestato da un coerede, ne cambia la serratura perché l'altro non possa accedervi (Cass. 25190/2012); ovvero ogni volta che, anche in assenza di danni materiali, si modifichi arbitrariamente la destinazione della cosa (Cass. 30021/2002), anche con un mutamento di destinazione o uso solo temporaneo (Cass. 4373/2009).

Sul piano soggettivo si richiede il dolo specifico, cioè la coscienza e volontà di realizzare la condotta violenta, nonché il fine specifico di far valere un diritto. Il dolo non è escluso dalla buona fede dell'agente la quale, anzi, costituisce presupposto necessario del reato in esame (v. Cass. 41368/2010).

Alla luce di queste premesse, è possibile analizzare la situazione di cui al quesito.
Le condotte descritte sono due: lavori sulla soletta del balcone dell'immobile al primo piano e lavori all'immobile al piano terra (lavori su pavimenti, infissi ecc.).

Innanzitutto, come premesso, è necessario che ricorrano tutti i presupposti descritti: conflitto, preteso diritto e possibilità di ricorrere al giudice. In particolare, è necessario un conflitto, relativo alla titolarità del diritto o al modo di esercizio di esso, tra Tizio e gli altri coeredi, atteso che dal quesito si deduce che ogni iniziativa è stata presa in accordo con la madre. Quanto all'immobile donato con dispensa dalla collazione questa circostanza non esclude, di per sé, la sussistenza del presupposto: infatti i coeredi potrebbero contestare che la donazione non grava sulla disponibile ma sulla legittima, con violazione dell'art. 737 co. 2 c.c. e lesione dei loro diritti. La sussistenza dei presupposti, in ogni caso, deve essere verificata dal richiedente stesso.

Quanto alla condotta, è vero che l'azione di Tizio non ha mutato la destinazione né del balcone né dell'immobile; ma è vero, altresì, che l'art. 392 del c.p. punisce anche la condotta di chi trasforma la cosa. Tizio ha sostituito il calcestruzzo del balcone del primo piano; nell'appartamento a piano terra ha sostituito pavimenti, infissi ecc.: pertanto la sua condotta sembra configurare una trasformazione della cosa, intesa quale sua modifica strutturale. Trattasi, comunque, di condotta "al limite" in quanto Tizio potrebbe difendersi sostenendo di non aver modificato la cosa in sé ma, piuttosto, alcune sue parti (è evidente che questa argomentazione è più facilmente sostenibile dove gli interventi siano stati minori; meno se i lavori hanno coinvolto gran parte del bene).

Quanto alla situazione "di pericolo" della soletta del balcone, questa potrebbe esser ricondotta allo stato di necessità (art. 54 del c.p.) per cui, se questo fosse ritenuto sussistente, la condotta sarebbe scriminata e quindi non illecita. Tuttavia sembra difficile ritenere configurato uno stato di necessità ex art. 54 c.p.. Questa norma esige l'inevitabilità del pericolo che, però, è esclusa dalla possibilità di ricorrere all'autorità giudiziaria per invocare tutela (Cass. 4903/2007), possibilità che sembra sussistesse per Tizio. Inoltre il pericolo non deve essere stato causato da chi invoca lo stato di necessità, per cui se Tizio ha contribuito alla rovina del balcone, anche solo colposamente (cioè omettendo una manutenzione dovuta), non potrà valersi della scriminante (v. Cass. 16012/2005).

In relazione all'elemento soggettivo, come si è detto, dovrà essere provato che Tizio agiva con coscienza e volontà di realizzare la condotta di trasformazione nonché allo scopo, specifico, di esercitare un diritto di cui era titolare. In assenza, l'elemento non potrà dirsi integrato.

Sul piano civilistico, la situazione di comproprietà del balcone è riconducibile alla fattispecie della comunione ereditaria, disciplinata, oltre che dalle relative norme, da quelle sulla comunione ordinaria (art. 1100 ss c.c.), in quanto applicabili.
I lavori, qualificabili come atti eccedenti l'ordinaria amministrazione, dovevano essere deliberati con le maggioranze di cui all'art. 1108 co. 1 c.c. (maggioranza che rappresenti almeno 2/3 del valore del bene); in assenza la disposizione è violata.

Quanto all'immobile a piano terra, la donazione ne ha trasferito la proprietà a Tizio con diritto di usufrutto dei genitori; quindi, deceduto il padre, la scelta sui lavori spettava a Tizio ed alla madre. Un'eventuale contestazione degli altri eredi non impediva loro di procedere, sul piano civilistico, salvo che fosse stata proposta anche azione in via di urgenza volta ad impedirli (es. tutela cautelare). Tuttavia se Tizio dovesse essere ritenuto colpevole del reato la sua condotta rileverebbe anche sul piano civilistico.