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Articolo 1140

Codice Civile

Possesso

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Dispositivo dell'art. 1140 Codice Civile

Il possesso è il potere sulla cosa che si manifesta in un'attività corrispondente all'esercizio della proprietà o di altro diritto reale. Si può possedere direttamente o per mezzo di altra persona, che ha la detenzione della cosa (1).

Note

(1) Il possesso può essere esercitato anche attraverso altra persona, legata al possessore da un rapporto definito (si parla in tal caso di possesso mediato). Tale rapporto può trovare fondamento in un titolo che attribuisce a chi detiene la cosa un diritto personale di godimento [v. Libro III, Titolo II] su di essa (es.: conduttore).


Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

533Il codice del 1865, pur regolando il possesso sotto un titolo autonomo (a differenza del codice napoleonico, che del possesso trattava incidentalmente in tema di prescrizione), non conteneva un sistema organico di norme, ma dettava soltanto poche disposizioni frammentarie.
L'istituto riceve nel nuovo codice una disciplina unitaria armonica, la quale si avvantaggia della ricca elaborazione scientifica della materia, per tanti aspetti ardua e delicata. L'impostazione fondamentale della nuova disciplina è data dalla determinazione legale del concetto di possesso e dall'abbandono di vecchie partizioni, come quella connessa con la categoria, tanto discussa e discutibile, del possesso così detto legittimo.
Ponendo nettamente la distinzione tra possesso e detenzione, riceve il dovuto rilievo nella nozione del possesso (art. 1140 del c.c.) l'elemento psicologico, che il codice del 1865 accentuava particolarmente in tema di possesso legittimo.
La detenzione si eleva al grado di possesso quando al potere di fatto si accompagna l'intenzione di esercitare sulla cosa il diritto di proprietà o un diritto reale minore.
Per vero, allo stesso sistema così detto soggettivo o della volontà era ispirato il progetto della Commissione Reale, che definiva il possesso (art. 522) "il potere di fatto che alcuno ha sopra una cosa, con la volontà di avere per sè tale potere in modo corrispondente alla proprietà o ad altro diritto reale". Questa formulazione però non poneva forse sufficientemente in evidenza che l'elemento volitivo in tanto diviene rilevante per l'ordinamento giuridico in quanto si concreta e si manifesta in un comportamento esterno del possessore, il quale appunto vale a differenziare le varie specie di possesso (il possesso come proprietarie (dal possesso come usufruttuario, enfiteuta, ecc.).
La nuova formula "il potere sulla cosa che si manifesta in un'attività corrispondente all'esercizio della proprietà o di altro diritto reale" pone invece nel necessario rilievo l'elemento subiettivo e l'elemento obiettivo del possesso. Il primo è, costituito dall'intenzione di esercitare un diritto reale sulla cosa; il secondo dalla forma con cui, attuandosi il potere sulla cosa, l'intenzione si rende esternamente palese. Aggiunge il secondo comma dell'art. 1140 che si può possedere direttamente o per mezzo di altra persona; ed è chiaro che quest'ultima, in quanto riconosce in altri il possesso della cosa su cui esercita il potere, è semplice detentore, se anche tale potere si atteggi esteriormente come esercizio di facoltà che costituiscono il contenuto di un diritto reale.

Sentenze relative a questo articolo

Cass. n. 13700/2011

In tema di servita discontinue, l'esercizio saltuario non è di ostacolo a configurarne il pos­sesso, dovendo lo stesso essere determinato in riferimento alle peculiari caratteristiche ed alle esigenze del fondo dominante; pertanto, ove non risultino chiari segni esteriori diretti a manife­stare l"'animus derelinquendi", la relazione di fatto instaurata dal possessore con il fondo ser­vente non viene meno per la utilizzazione non continuativa quando possa ritenersi che il bene sia rimasto nella virtuale disponibilità del posses­sore.

Cass. n. 181/2011

La circostanza che l'accesso ad un immobile (nella specie, un vano ammezzato) sia particolarmente disagevole (nella specie, possibile solo me­diante arrampicamento su una scala a pioli) non vale di per sé ad escluderne il possesso, potendo al più costituire un indizio dal quale desumere l'insussistenza dell'esercizio di esso.

Cass. n. 13669/2007

Il decreto di espropriazione è idoneo a far acquisire la proprietà piena del bene, e ad esclu­dere qualsiasi situazione, di diritto o di fatto con essa incompatibile, e qualora il precedente pro­prietario, o un soggetto diverso, continui ad eser­citare sulla cosa attività corrispondente all'eserci­zio del diritto di proprietà, la notifica del decreto ne comporta la perdita dell'animus possidendi conseguendone che ai fini della configurabilità di un nuovo possesso ad usucapionem è necessario un atto di interversio possessionis.

Cass. n. 4444/2007

Ai fini dell'usucapione del diritto di proprie­tà di beni immobili, l'elemento psicologico, consi­stente nella volontà del possessore di comportarsi e farsi considerare come proprietario del bene, può essere desunto dalle concrete circostanze di fatto che caratterizzano la relazione del pos­sessore con il bene stesso. In questo contesto va esclusa la sussistenza dell'elemento psicologico, richiesto ai fini dell'usucapione, qualora sia dimostrato che il possessore aveva la consapevolezza di non potere assumere initiative sulla conservazione e disposizione del bene e qualora l'intestatario del bene non ha dismesso l'esercizio del suo diritto di proprietà ma abbia invece continuato ad assumersene i relativi diritti e facoltà e i corrispettivi obblighi ed oneri. (Fattispecie in cui i possessori interpellati dal tecnico comunale per il permesso all'interramento nel fondo dell'ac­quedotto comunale avevano invitato quest'ultimo a rivolgersi all'intestatario del bene).

Cass. n. 3076/2005

In tema di servitù discontinue,l'esercizio saltuario non è di ostacolo a configurarne il pos­sesso, dovendo lo stesso essere determinato in riferimento alle peculiari caratteristiche ed alle esigenze del fondo dominante; pertanto, ove non risultino chiari segni esteriori diretti a manife­stare l'animus dereliquendi la relazione di fatto instaurata dal possessore con il fondo servente non viene meno per la utilizzazione non continuativa quando possa ritenersi che il bene sia rimasto nella virtuale disponibilità del possessore. (Nella specie è stato ritenuta l'esistenza del possesso della sevitù di passaggio anche se il viottolo di accesso al fondo dominante non era utilizzato nei periodi in cui le condizioni atmosferiche impedi­vano di praticare il passaggio).

Cass. n. 24033/2004

L'elemento psicologico del possesso ad usu­capionem delle servitú di veduta e di stillicidio, consistente nella volontà del possessore di com­portarsi come titolare del relativo diritto reale, va desunto dalle concrete circostanze nelle quali il possesso si è estrinsecato, cioè da una serie di elementi caratterizzati da precise esplicazioni materiali sul bene, suscettibili, per loro natura, di conoscenza e controllo, e non anche da compor­tamenti estranei ai rapporti diretti tra possessore e bene (nel caso, impostazione della difesa in giu­dizio; richiesta di autorizzazione all'esecuzione di opere di ristrutturazione oggetto di successiva rinunzia ).

Cass. n. 22776/2004

Per acquistare il possesso è sufficiente la ca­pacità d'intendere e di volere (capacità naturale) della quale può essere dotato in concreto anche il minore di età. L'accertamento dell'esistenza di tale stato soggettivo è demandato al giudice di merito, al cui potere discrezionale è rimessa la determinazione dei relativi criteri.

Cass. n. 6331/2003

L'alienazione della proprietà di una cosa non comporta, ipso facto che l'alienante, nel trat­tenerla presso di sè, realizzi automaticamente la trasformazione del possesso nomine proprio in mera detenzione per conto dell'acquirente, do­vendosi, per converso, accertare, caso per caso, in base al comportamento delle due parti contra­enti rispetto al bene alienato, se la prosecuzione, da parte del venditore, dell'esercizio del potere di fatto sulla cosa invece qualificabile (ancora) in termini di possesso, in quanto caratterizzata dall'intenzione di tenere la cosa presso di sè (an­cora) come proprietario. (Nella specie, la corte di merito, con sentenza confermata dalla S.C., aveva evidenziato come l'atto pubblico di trasferimento di alcuni beni rurali contenesse la precisazione che, all'acquirente, era stato trasferito il possesso dei beni medesimi e che, pur avendo l'alienante continuato a detenere gli immobili dopo la ven­dita, i più importanti atti ad essi relativi — e cioè quelli di disposizione, o quelli comunque spettanti al proprietario — erano sempre stati compiuti dall'acquirente, sì che la prova dell'esi­stenza di un legittimo constitutum possessorium, gravante integralmente sugli alienati pretesi pos­sessori, doveva dirsi fallita).

Cass. n. 10230/2002

L'animus possidendi, necessario all'acquisto della proprietà per usucapione da parte di chi esercita il potere di fatto sulla cosa, non consiste nella convinzione di essere proprietario (o titolare di altro diritto reale sulla cosa), bensì nell'inten­zione di comportarsi come tale, esercitando cor­rispondenti facoltà, mentre la buona fede non è requisito del possesso utile ai fini dell'usucapione. Di conseguenza, la consapevolezza di possedere senza titolo, ed il compimento di attività negoziali o di altra natura, finalizzate a ottenere il trasfe­rimento della proprietà del bene posseduto o la stabilità sul piano formale della situazione giuri­dica rispetto ad esso non esclude che il possesso sia utile ai fini dell'usucapione.

Cass. n. 8737/2001

Ai fini dell'acquisto per usucapione di un di­ritto di servitù, l'elemento oggettivo del possesso protratto per l'arco temporale richiesto dalla leg­ge viene integrato dalla semplice utilizzazione di fatto, da parte dei proprietario di un fondo, di un contiguo immobile altrui, a vantaggio del proprio, senza che assuma rilievo ostativo la circostanza che la medesima attività venga svolta anche da terzi estranei, salvo che questa dia luogo ad una interruzione naturale del possesso, impedendone l'esercizio. (Nella specie, la S.C., alla stregua del principio enunciato nella massima, ha confermato la decisione dei giudici di merito, che avevano accolto la domanda dei condomini di un edificio di essere dichiarati titolari di un diritto di servitù, acquistato per usucapione, avente quale contenuto la facoltà di parcheggiare i propri autoveicoli in un adiacente terreno di proprietà di altro sog­getto, utilizzato «abusivamente» allo stesso scopo anche da terzi estranei al condominio, che, peral­tro, aveva sempre cercato di impedire tale utiliz­zazione da parte di costoro transennando l'area in questione in modo sempre più efficace).

Cass. n. 8047/2001

Il solo fatto della convivenza, anche se de­terminata da rapporti intimi, non pone di per sé in essere nelle persone che convivono con chi pos­siede il bene un potere sulla cosa che possa essere configurato come possesso autonomo sullo stes­so bene o come una sorta di compossesso (nella specie, la S.C., sulla base dell'enunciato principio, ha rigettato il ricorso con il quale si pretendeva di rivendicare il possesso di alcuni oggetti sul pre­supposto che i beni che si trovavano nella casa di abitazione nella quale convivevano la ricorrente ed il proprietario appartengono pro quota alle persone ivi conviventi).

Cass. n. 5293/2000

In tema di possesso ad usucapionem, tanto il trasferimento volontario quanto quello coattivo di un bene non integrano necessariamente, di per sè, gli estremi del constitutum possessorium, poiché — con particolare riguardo ai trasferimenti coat­tivi conseguenti ad espropriazione per pubblica utilità — il diritto di proprietà è trasferito contro la volontà dell'espropriato-possessore, e nessun accordo interviene fra questi e l'espropriante, né in relazione alla proprietà, né in relazione al pos­sesso. Ne consegue che il provvedimento ablativo non determina, ex se, un mutamento dell'animus rem sibi hebendi in animus detinendi in capo al proprietario espropriato, il quale, pertanto, può del tutto legittimamente invocare, nel concorso delle condizioni di legge, il compimento in suo favore dell'usucapione (a ciò non ostando, tra l'altro, il disposto degli artt. 52 e 63 della legge 2359/1865) tutte le volte in cui (come nella specie) alla dichiarazione di pubblica utilità non siano seguiti né l'immissione in possesso, né l'attuazio­ne del previsto intervento urbanistico da parte dell'espropriante, del tutto irrilevante appalesan­dosi, ai fini de quibus, l'acquisita consapevolezza dell'esistenza dell'altrui diritto dominicale.

Cass. n. 3906/2000

Il passaggio pedonale e il passaggio carrabi­le costituiscono servitù distinte e autonome, sic­ché dall'esistenza della prima non può desumersi l'esistenza della seconda, né il passaggio a piedi costituisce atto idoneo a conservare il possesso della servitù di passaggio anche con carri.

Cass. n. 1253/2000

È possibile conservare il possesso mediante il solo animus possidendi e, quindi, prescindendo dal concreto esercizio del corpus, quando il pos­sessore, che abbia cominciato a possedere animo et corpore, pur conservando la disponibilità ma­teriale e, quindi, la possibilità di godere di fatto della res, in concreto se ne astenga per ragioni che non dipendono dal mutato stato dei luoghi o dall'eventuale acquisto del possesso da parte di terzi, sicché egli abbia in ogni tempo la possibi­lità di ripristinare il corpus, senza far ricorso ad azioni violente o clandestine.

Cass. n. 8799/1999

Atti di saltuaria utilizzazione di un bene non valgono di per sé ad integrare gli estremi del possesso, poiché un soggetto può essere conside­rato possessore o compossessore di una cosa solo quando abbia in concreto la possibilità di dispor­re materialmente di essa senza che altri soggetti abbiano di fatto odi diritto il potere di escluderlo e d'altra parte la disposizione materiale della cosa non rileva ai fini in esame se non corrisponde all'attività del proprietario o del titolare di un diritto reale. (Fattispecie relativa ad azione pos­sessoria esperita a seguito della recinzione di un'area utilizzata saltuariamente dal proprietario di un'abitazione confinante).

Cass. n. 4702/1999

In tema di «possesso», l'animus possiden­di — da presumersi iuris tantum in presenza del corpus possessionis — consiste unicamente nell'intento di tenere la cosa come propria o di esercitare il diritto come a sé spettante, indipen­dentemente dalla conoscenza che si abbia del diritto altrui e del regime giuridico del bene su cui si esercita il potere di fatto. Da ciò discende, ai fini dell'usucapione, l'assoluta irrilevanza — una volta accertati l'appartenenza del fondo a privati e il possesso corpore et animo — del fatto per cui, in concreto, il «possessore» possa aver erroneamen­te ritenuto di proprietà demaniale il bene, e con­seguentemente di non poterlo usucapire.

Cass. n. 8823/1998

Ai fini dell'usucapione, l'animus rem sibi habendi non è necessario consista nella convin­zione di esercitare un potere di fatto in quanto titolare del relativo diritto, bensì che tale potere venga esercitato come se si fosse titolari del corrispondente diritto, indipendentemente dalla consapevolezza che invece questo appartiene ad altri.

Cass. n. 4908/1998

Nel contratto d'appalto il committente non perde il possesso del bene, ma continua ad eserci­tarlo tramite l'appaltatore ancorché questi sia un detentore autonomo, legittimato ex art. 1168 c.c. all'azione di reintegrazione contro il terzo autore dello spoglio.

Cass. n. 6260/1997

Quando si manifesta in una attività corri­spondente all'esercizio del diritto di proprietà sul­la cosa unitariamente considerata, il possesso si estende all'intero bene ed in tal modo si conserva anche se si esprime in forme di godimento limita­te solo ad una sua parte. Ne consegue che perché si riconosca l'esercizio del possesso sull'intero fondo non è necessario che il soggetto compia atti di potere su ogni singola zona di terreno es­sendo sufficiente che mantenga come propria la cosa nella sua individualità.

Cass. n. 5964/1996

L'elemento psicologico del possesso utile per l'usucapione ordinaria della proprietà di un immobile consiste nella intenzione del possessore di comportarsi come proprietario del bene, e pre­scinde dallo stato soggettivo di buona fede, che non è richiesto dall'art. 1158 c.c. Pertanto quel che rileva ai fini dell'usucapione non è la convin­zione di esercitare un proprio diritto o l'ignoran­za di ledere un diritto altrui, bensì la volontà di disporre del bene come se fosse proprio.

Cass. n. 4360/1995

La conservazione del possesso acquisito animo et corpore non richiede l'esplicazione di continui e concreti atti di godimento ed esercizio del possesso, essendo sufficiente che il bene posseduto, in relazione alla sua natura e destinazione economico-sociale possa ritenersi nella virtuale disponibilità dei possessore nel senso che questi possa quando lo voglia ripristinare il rapporto materiale con lo stesso. Ne consegue che, permanendo l'animus, il possesso perdura finché persista la possibilità di ripristino del corpus, la quale viene meno sia quando altri si imposses­si del bene esercitando sullo stesso un potere di fatto corrispondente all'esercizio della proprietà o di altro diritto reale sia quando, in relazione alla natura del bene, l'animus dereliquendi sia inequivocabilmente manifestato. (Nella specie la sentenza di merito, confermata dalla Supre­ma Corte, aveva ritenuto inidonei a configurare acquisizione del possesso il passaggio su di un terreno per accedere alla propria abitazione e la sua utilizzazione quale spazio di manovra per la propria autovettura ed aveva escluso che la man­cata utilizzazione della stessa area da parte del possessore costituisse segno chiaro ed univoco del suo animus derelinquendi).

Cass. n. 1428/1994

Con riguardo al possesso di una servitù di­scontinua, la sporadicità del relativo esercizio è indissolubilmente connessa alla natura stessa delle servita appartenenti a tale categoria; tutta­via perché possa ritenersi che un soggetto ne sia in possesso, occorre che l'attività umana esplicata per la sua utilizzazione sia ripetuta con una frequenza corrispondente al concreto interesse del fondo dominante ed al contenuto stesso della utilità perseguita, sì da evidenziare sia l'aspetto materiale dell'esercizio, sia l'intenzione dell'uten­te di realizzarlo come se esso corrispondesse ad un diritto. (Nella specie in applicazione di detto principio la C.S. ha confermato la sentenza di merito che aveva escluso il possesso da parte dell'istante della servitù di passaggio anche con mezzi meccanici in base al rilievo che il transito con i mezzi meccanici era avvenuto pochissime volte, in episodi verificatisi a lunghissimi interval­li di tempo).

Cass. n. 12621/1993

Nel negozio traslativo della proprietà o di altro diritto reale non è ravvisabile un costituto possessorio implicito, nel senso che al trasferi­mento del diritto a favore dell'acquirente segua immediatamente il possesso della cosa, perché tale trasferimento costituisce, ai sensi dell'art. 1476 c.c., l'oggetto di una specifica obbligazione del venditore per il cui adempimento non sono previste forme tipiche. Pertanto, nel caso in cui si protragga il godimento della cosa da parte dell'alienante, occorre indagare caso per caso, se­condo il comportamento delle parti e alle clausole contrattuali che non siano di mero stile, se la continuazione da parte dell'alienante dell'esercizio del potere di fatto sulla cosa sia accompagnata dall'animus rem sibi habendi, ovvero configuri una detenzione nomine alieno.

Cass. n. 10642/1993

Nel caso di perdita del rapporto materiale con la cosa, il possesso (o la detenzione) pos­sono anche essere conservati solo animo purché il possessore abbia la possibilità di ripristinare, ad libitum il contatto materiale con la cosa, con la conseguenza che quando questa possibilità sia di fatto preclusa da altri, il solo elemento inten­zionale non è sufficiente alla conservazione del possesso (o della detenzione), che si perde nel momento stesso in cui è venuta meno l'effettiva disponibilità della cosa.

Cass. n. 10615/1993

La convenzione con la quale le parti, ricono­scendo di avere stipulato una vendita dissimulante un patto commissorio, si accordino per lasciare la proprietà e l'utilizzazione del bene al venditore e per attribuire all'acquirente il potere di compiere alcuni atti di gestione per mandato dell'effettivo proprietario concreta un contratto privo di effetti reali e come tale inidoneo a determinare nell'ap­parente acquirente l'animus possidendi.

Cass. sez. un. n. 4380/1993

Nell'ipotesi di occupazione preordinata alla futura espropriazione, lo spossessamento — che, nell'ipotesi in cui la P.A. agisca in carenza di potere integra uno spoglio perseguibile con l'apposita azione davanti al giudice ordinario — deve ritenersi realizzato in conseguenza del cosiddetto dimensionamento, cioè dell'individua­zione dell'area mediante infissione di picchetti, e nell'affermazione degli incaricati dell'operazione che da quel momento l'area si intende trasferita all'occupante, costituendosi, per effetto di tali comportamenti, una impossibilità giuridica dell'ulteriore godimento del bene, rispetto alla quale la prosecuzione di fatto del godimento stesso, compiuta senza opposizione dell'occupante, non integra gli estremi del possesso.

Cass. n. 2260/1993

Ai fini del mantenimento del potere di fatto, non occorre da parte del possessore l'esplicazione di continui e concreti atti di fruizione e di posses­so sulla cosa, ma è sufficiente che questa, anche in relazione alla sua destinazione, possa conti­nuare a considerarsi rimasta nella sua virtuale disponibilità, salvo che non risulti esteriorizzato, attraverso chiari ed inequivoci segni, l'animus de­relinquendi.

Cass. n. 4760/1991

Il possesso di una servitù di veduta presup­pone soltanto il possesso delle opere necessarie al suo esercizio, indipendentemente dal fatto che il possessore in concreto eserciti la veduta cioè si avvalga dell'opera per inspicere e prospicere in alienum.

Cass. n. 3716/1990

L'animus possidendi, necessario ai fini dell'acquisto della proprietà per usucapione da parte di chi esercita il potere di fatto sulla cosa, non può ritenersi escluso a motivo del promovimento dell'azione costitutiva volta ad ottenere, per il tramite della sentenza ex art. 2932 c.c., il trasferimento della proprietà del bene posseduto, trattandosi della mera utilizzazione di uno stru­mento processuale nella prospettiva di conferire stabilità sul piano formale alla situazione giuridi­ca rispetto al bene, né per la richiesta avanzata in giudizio, subordinatamente alla domanda princi­pale di acquisto della proprietà per usucapione, di pagamento delle accessioni, trattandosi di istanza preordinata a finalità meramente tuziori­stica.

Cass. n. 3344/1989

Non si ha possesso della servitù di pas­saggio — utile ai fini dell'usucapione — in caso di attraversamenti sporadici o saltuari del fondo altrui, allorquando la intermittenza o periodicità degli stessi non sia collegata a ricorrenti esigenze del fondo dominante.

Cass. n. 4698/1987

Ad integrare il possesso ad usucapionem di una servitù prediale è necessario che, con l'eser­cizio continuo ed ininterrotto di una attività a vantaggio di un fondo e a carico di un altro, si accompagni anche l'intento di comportarsi e farsi considerare come titolare di quel diritto reale a cui corrisponde la concreta attuazione del potere di fatto. (Nella specie la Suprema Corte, enunciando il surriportato principio, ha escluso potersi ravvisare esercizio di fatto della servitù di tenere costruzioni a distanza inferiore a quella le­gale rispetto al fondo vicino, nell'avere il locatario di un cortile eseguito illegittimamente nello stes­so dette costruzioni, senza che fosse dimostrato che il locatore, dante causa di chi pretendeva di unire tale possesso al proprio ai fini dell'usucapione della servitù, avesse acconsentito alla nuova destinazione del cortile e l'avesse accettata, comportandosi di conseguenza con l'animus rem sibi habendi).

Cass. n. 3864/1986

L'elemento psicologico del possesso ad usu­capionem della servitù di passaggio, consistente nella volontà del possessore di comportarsi come titolare del relativo diritto reale, va desunto dalle concrete circostanze nelle quali il possesso si è estrinsecato, quali l'abitualità del transito, con inizio nel preteso fondo dominante ed esercizio attraverso il preteso fondo servente, nonché il conseguimento di una obiettiva utilità per il primo a danno del secondo, cioè da una serie di elementi, caratterizzati da precise esplicazioni materiali e così suscettibili di controllo.

Cass. n. 368/1986

La conservazione del possesso (solo animo), nel caso in cui l'utilizzazione della cosa, su cui si esercita il potere di fatto, subisca interruzioni di­pendenti dalla natura o dalla destinazione econo­mica della cosa stessa, postula il permanere della possibilità di ripristinare ad libitum il contatto materiale con la cosa. Tale possibilità viene meno allorché altri abbia frattanto instaurato sulla cosa medesima il proprio possesso, sia pure attraver­so un autonomo atto di apprensione, vivificato dall'animus e seguito da un esercizio del potere di fatto per un tempo apprezzabile sino al consolidamento della situazione possessoria. In tal caso il possessore privato del possesso, che non possa avvalersi o non si avvalga dell'azione reinte­gratoria, non può recuperare di sua iniziativa la perduta disponibilità, senza incorrere, sussisten­done anche gli altri estremi, in un atto di spoglio.

Cass. n. 2717/1982

Al fine della usucapione, il passaggio, come atto di esercizio di una servitù attiva, deve potere avvenire in qualsiasi momento, indipendente­mente dalla collaborazione prestata dal titolare del fondo servente. Ne consegue che deve consi­derarsi solo occasionale e non idoneo a configura­re l'esercizio di una servitù attiva, il passaggio che venga esercitato attraverso il portone d'ingresso di un edificio con la collaborazione dei condomi­ni o del portiere che, di volta in volta, procedano alla rimozione della chiusura del portone stesso legittimamente apposta.

Cass. n. 2277/1982

L'esecuzione di opere, che rendano inagibile il fondo servente, non è di per sé sufficiente ad evidenziare il venir meno del possesso di servitù di passaggio sul fondo medesimo, occorrendo a tal fine accertare, alla stregua dell'obiettiva situa­zione dei luoghi, nonché dei segni che evidenzino il suddetto asservimento (nella specie, accessi muniti di porte apribili anche dall'esterno), se l'indicata inagibilità sia o meno definitiva, e se non consenta comunque una prosecuzione del transito, sia pure con modalità precarie o di for­tuna.

Cass. n. 4987/1977

Il passaggio, come atto di esercizio di una servitù attiva, deve poter avvenire in qualsiasi momento, indipendentemente dalla circostanza che il tempo in cui si presenti il bisogno di passa­re coincida con il tempo in cui tale passaggio sia possibile, per essere aperto l'accesso del preteso fondo servente. Pertanto, deve considerarsi solo occasionale, e non idoneo a configurare esercizio di una servitù attiva, il passaggio che venga eser­citato attraverso il portone di un ingresso di un edificio in coincidenza con l'orario di apertura di un pubblico ufficio e non possa essere esercitato al di fuori di tale orario e neppure quando per una qualsiasi ragione sia chiuso il detto portone.

Cass. n. 306/1975

È giuridicamente configurabile la coesi­stenza di più situazioni possessorie di diverso contenuto sulla medesima cosa nei confronti di differenti soggetti in corrispondenza delle attività dipendenti dall'esercizio di diritti diversi.

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Se proprietà e possesso hanno costituito oggetto di approfondite trattazioni e svariate ricostruzioni, non altrettanta considerazione ha suscitato il rapporto tra comproprietà e compossesso, verosimilmente anche perché a fronte di una regolamentazione della prima non esistono disposizioni specifiche che disciplinino il secondo. In questa direzione è sembrato utile verificare sia sotto il profilo strutturale che funzionale la disciplina delle due situazioni al... (continua)

Il possesso

Editore: Giuffrè
Collana: Trattato di diritto civile e commerciale
Data di pubblicazione: febbraio 2014
Prezzo: 70,00 -10% 63,00 €
Categorie: Possesso

Il volume, premesso un inquadramento del possesso nel sistema delle situazioni di appartenenza, analizza le fattispecie possessorie (possesso e detenzione), le lesioni del possesso e i rimedi, gli effetti extrapossessori del possesso (sul piano dei rapporti tra possessore e proprietario e dell'acquisto della proprietà). L'impianto delle precedenti edizioni è aggiornato alla luce dei nuovi contributi giurisprudenziali e dottrinali, con una particolare attenzione ai temi che... (continua)

Il possesso e la sua tutela. Lineamenti generali

Editore: Giappichelli
Collana: Biblioteca di diritto processuale civile
Pagine: 224
Data di pubblicazione: aprile 2012
Prezzo: 25,00 -10% 22,50 €
Categorie: Possesso
Possesso e tempo nell'acquisto della proprietà. Saggi romanistici

Autore: Vacca Letizia
Editore: CEDAM
Collana: Il Giurista Europeo. Percorsi formativi
Data di pubblicazione: settembre 2012
Prezzo: 22,00 -10% 19,80 €
La detenzione e le dentenzioni. Unità e pluralismo nelle situazioni di fatto contrapposte al possesso

Editore: CEDAM
Collana: Le monografie di Contratto e impresa
Pagine: 280
Data di pubblicazione: luglio 2012
Prezzo: 26,00 -10% 23,40 €
Categorie: Possesso

La monografia, che reca una prefazione del Prof. Rodolfo Sacco, affronta lo studio della detenzione mediante un approccio che, in un’ottica tesa a fondare soluzioni e prospettive nuove per il diritto italiano, ricorre anche alla comparazione, in particolare con l’esperienza tedesca e con quella francese.

Nel corso del primo capitolo, vengono individuate due fondamentali nozioni di «detenzione», entrambe riflesse nel sistema del codice civile, e cioè la... (continua)