Brocardi.it - L'avvocato in un click! CHI SIAMO   CONSULENZA LEGALE

Articolo 510 Codice di procedura civile

(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443)

Distribuzione della somma ricavata

Dispositivo dell'art. 510 Codice di procedura civile

Se vi è un solo creditore pignorante senza intervento di altri creditori, il giudice dell'esecuzione, sentito il debitore, dispone a favore del creditore pignorante il pagamento di quanto gli spetta per capitale, interessi e spese [95] (1).

In caso diverso la somma ricavata è dal giudice distribuita tra i creditori a norma delle disposizioni contenute nei capi seguenti, con riguardo cause legittime di prelazione [527 2, 541 ss., 596 ss., 686; c.c. 2741, 2916] (2) e previo accantonamento delle somme che spetterebbero ai creditori intervenuti privi di titolo esecutivo i cui crediti non siano stati in tutto o in parte riconosciuti dal debitore.

L'accantonamento e' disposto dal giudice dell'esecuzione per il tempo ritenuto necessario affinche' i predetti creditori possano munirsi di titolo esecutivo e, in ogni caso, per un periodo di tempo non superiore a tre anni. Decorso il termine fissato, su istanza di una delle parti o anche d'ufficio, il giudice dispone la comparizione davanti a se' del debitore, del creditore procedente e dei creditori intervenuti, con l'eccezione di coloro che siano gia' stati integralmente soddisfatti, e da' luogo alla distribuzione della somma accantonata tenuto conto anche dei creditori intervenuti che si siano nel frattempo muniti di titolo esecutivo. La comparizione delle parti per la distribuzione della somma accantonata e' disposta anche prima che sia decorso il termine fissato se vi e' istanza di uno dei predetti creditori e non ve ne siano altri che ancora debbano munirsi di titolo esecutivo(3).

Il residuo della somma ricavata, dopo l'ulteriore distribuzione di cui al terzo comma ovvero dopo che sia decorso il termine nello stesso previsto, e' consegnato al debitore o al terzo che ha subito l'espropriazione (4).

Note

(1) E' bene precisare che il capitale indicato dalla norma in esame comprende, oltre al credito, anche gli interessi scaduti anteriormente al precetto o all'intervento e le spese legali antecedenti a tali atti; per interessi si intendono quelli successivi al precetto ed all'intervento; le spese, infine, riguardano solo quelle sostenute per il processo esecutivo. Relativamente all'imputazione dei pagamenti, è necessario distinguere: se vi è un solo credito, allora il pagamento si imputerà prima alle spese, poi agli interessi ed infine al capitale (v. c.c. 1194); se il creditore, invece, ha più crediti l'imputazione avverrà secondo il disposto dell'art. 1193 c.c..
(2) Il comma in esame disciplina il caso dell'esistenza di più creditori che determina diverse conseguenze a seconda della tipologia di espropriazione. Nell'ipotesi di quella mobiliare la legge dà la possibilità ai creditori di accordarsi su un piano di riparto, nel qual caso il giudice provvederà alla distribuzione in conformità al piano concordato, denominata distribuzione amichevole; nel caso in cui non venga raggiunto tale accordo il giudice, in seguito alla richiesta di uno o più creditori, provvederà alla distribuzione con riguardo dapprima ai diritti di prelazione e poi al criterio di proporzionalità, c.d. distribuzione giudiziale. Diversamente, nell'espropriazione immobiliare la distribuzione può essere solo giudiziale, le cui modalità sono fissate dagli artt. 596 e ss..
(3) In ordine ai creditori non muniti di titolo esecutivo è necessario distinguere se il debitore ha riconosciuto in tutti o in parte i crediti o il caso in cui li abbia contestati.
Nel primo caso il giudice provvede all'assegnazione anche in loro favore; nella seconda ipotesi il creditore deve avviare il giudizio per munirsi di titolo esecutivo e in sede di distribuzione del ricavato il giudice dell'esecuzione disporrà l'accantonamento delle somme a lui spettanti. L'accantonamento è disposto per il tempo necessario affinchè i creditori privi di titolo possano armarsi di titolo esecutivo, e in ogni caso per un periodo non superiore di tre anni. Decorso il termine fissato, il giudice dell'esecuzione, previa istanza di una delle parti o anche d'ufficio, dispone la comparizione del debitore, del creditore procedente e dei creditori intervenuti, con l'eccezione di coloro che siano già stati integralmente soddisfatti, per poi procedere alla distribuzione delle somme residue, escludendo i creditori che non si sono muniti di titolo esecutivo.
(4) Si dà inizio alla distribuzione della massa attiva con la prededuzione delle spese di giudizio su ogni altro credito. In seguito vengono soddisfatti prima i creditori con diritto di prelazione e poi i creditori chirografari tempestivamente intervenuti. Come indicato dal comma in analisi, l'eventuale residuo, se non occorre per soddisfare eventuali creditori chirografari tardivi, è consegnato al debitore o al terzo che ha subito l'espropriazione. Nel caso in cui i creditori, dopo la completa distribuzione della massa attiva, non siano totalmente soddisfatti potranno promuovere un nuovo processo esecutivo contro lo stesso debitore.

Ratio Legis

La norma disciplina la distribuzione del ricavato in seguito alla vendita o all'assegnazione, istituto che ha subito una profonda modifica ad opera delle leggi n.80 e n.263 del 2005. In dottrina è assai controversa la natura giuridica della distribuzione: secondo un primo orientamento, che però non ha trovato alcun riscontro giurisprudenziale, la distribuzione avrebbe natura cognitiva di accertamento del fondamento dei crediti ed il riparto acquisterebbe carattere di cosa giudicata. Diversamente, un altro orientamento, avallato dalla giurisprudenza, attribuisce alla distribuzione natura esecutiva e, di conseguenza, escludendosi ogni forma di accertamento della sussistenza delle pretese, il provvedimento di riparto potrebbe essere messo in discussione tanto dai creditori quanto dal debitore con lo strumento dell'opposizione all'esecuzione ex art.615 c.p.c..

Massime relative all'art. 510 Codice di procedura civile

Cass. civ. n. 3786/2014

In tema di espropriazione forzata, l'ordinanza con cui il giudice dell'esecuzione disponga il pagamento della somma ricavata a favore del solo creditore pignorante, in assenza di intervento di altri creditori, ai sensi dell'art. 510, primo comma, cod. proc. civ., concedendo erroneamente termine per la proposizione dell'opposizione ex art. 512 cod. proc. civ., costituisce, anche per il profilo relativo al computo dei termini per impugnare, atto esecutivo, contro cui è esperibile, nel relativo termine perentorio, l'opposizione prevista dall'art. 617, secondo comma, cod. proc. civ.

Notizie giuridiche correlate all'articolo

Hai un dubbio o un problema su questo argomento?

Scrivi alla nostra redazione giuridica

e ricevi la tua risposta entro 5 giorni a soli € 29,90

N.B.: una volta effettuato il pagamento sarà possibile inviare documenti o altro materiale relativo al quesito posto; indicazioni sulle modalità dell'invio verranno fornite via email.

SEI UN AVVOCATO?
AFFIDA A NOI LE TUE RICERCHE!

Sei un professionista e necessiti di una ricerca giuridica su questo articolo? Un cliente ti ha chiesto un parere su questo argomento o devi redigere un atto riguardante la materia?
Inviaci la tua richiesta e ottieni in tempi brevissimi quanto ti serve per lo svolgimento della tua attività professionale!

Consulenze legali
relative all'articolo 510 Codice di procedura civile

Seguono tutti i quesiti posti dagli utenti del sito che hanno ricevuto una risposta da parte della redazione giuridica di Brocardi.it usufruendo del servizio di consulenza legale. Si precisa che l'elenco non è completo, poiché non risultano pubblicati i pareri legali resi a tutti quei clienti che, per varie ragioni, hanno espressamente richiesto la riservatezza.

Luca B. chiede
mercoledì 27/06/2018 - Emilia-Romagna
“Gent.mi,
di seguito la mia richiesta:

Un amministratore di condominio pignora l'immobile per spese condominiali inevase da due coniugi proprietari in separazione dei beni.
La cifra di quote condominiali inevase è pari a 12.000 euro.
L'avvocato del condominio esegue il pignoramento solo per la metà dell'immobile e nei confronti del marito e non della moglie che NON viene esecutata.
La causa si trasforma in un giudizio di divisione per cui il ricavato di metà dell'asta andrà alla moglie mentre al marito la metà defalcata
di 12.000 euro più le spese.
l'asta viene rinviata più volte.
Passano 3 anni dalla prima udienza in cui altre spese condominiali maturano e non vengono evase dai due coniugi.
Il totale di spese inevase a metà del 2018 ammonterà a 50.000 euro.
Nel frattempo a marzo 2018 il condominio emette un decreto ingiuntivo nei confronti della moglie NON esecutata per partecipare alla distribuzione delle somme anche per le quote condominiali inevase successive.
L'immobile Viene venduto all'asta al 10 aprile 2018 per 200.000 euro.
Il decreto di trasferimento verrà emesso il 1o luglio 2018.

Al netto delle spese processuali e/o altre spese, e considerando che le quote condominiali inevase relative agli ultimi 2 esercizi di gestione condominiale corrispondenti al 2017 fino al primo luglio 2018 ammontano a 10.000 euro:

1-è giusto pensare che il marito esecutato riceverà dalla vendita 88.000 euro (200.000/2 - 12.000)?

2-è giusto pensare (come da art. 63 c.p.c.) che il nuovo decreto ingiuntivo emesso a marzo 2018 contro la moglie debba essere al netto delle spese maturate dal 1 gennaio 2017 al 1 luglio 2018 (decreto di trasferimento) e al netto dei 12.000 euro del punto 1: 50.000 - 12.000 - 10.000 = 28.000

3-e quindi è giusto dedurre che dalla vendita la moglie ricaverà 72.000 euro (200.000/2 - 28.000)?

Ringrazio e Invio Distinti Saluti


Consulenza legale i 02/07/2018
In base agli elementi forniti nel quesito, senza avere a disposizione alcun documento, possiamo in linea teorica osservare quanto segue.
L’azione esecutiva presuppone l’esistenza di un titolo (giudiziale o stragiudiziale) nei confronti del soggetto destinatario dell’azione coattiva di recupero.
Nel caso di specie, non è specificato quale fosse il titolo (e se fosse stato emesso nei confronti di uno solo o di entrambi i coniugi comproprietari) con cui era stato eseguito il primo pignoramento.

Ad ogni modo, deduciamo che fosse un decreto ingiuntivo, probabilmente emesso soltanto nei confronti del marito (dato che l’azione esecutiva era stata diretta solo verso quest’ultimo).
Teniamo presente che i comproprietari di un appartamento in edificio condominiale sono debitori solidali verso il condominio per il pagamento delle spese condominiali: l'amministratore di condominio può infatti agire ed esigere da ciascuno di essi l'intero ammontare del debito.
Tale principio è confermato dalla giurisprudenza di legittimità. Ad esempio, con la pronuncia n. 21907/2011, la Corte di Cassazione ha statuito il seguente principio di diritto: “I comproprietari di una unità immobiliare sita in condominio sono tenuti in solido, nei confronti del condominio, al pagamento degli oneri condominiali, sia perché detto obbligo di contribuzione grava sui contitolari del piano o della porzione di piano inteso come cosa unica e i comunisti stessi rappresentano, nei confronti del condominio, un insieme, sia in virtù del principio generale dettato dall'art. 1294 cod. civ. (secondo il quale, nel caso di pluralità di debitori, la solidarietà si presume), alla cui applicabilità non è di ostacolo la circostanza che le quote dell'unità immobiliare siano pervenute ai comproprietari in forza di titoli diversi”.

Ciò posto, anche in ipotesi di pignoramento immobiliare, possiamo fare riferimento alla disciplina contenuta nel codice di rito in materia di esecuzione forzata in generale.
In particolare, in base all’art. 510 c.p.c. (peraltro, richiamato anche nell’art. 596 c.p.c. relativo al progetto di distribuzione) se vi è un solo creditore pignorante (in questo caso, il condominio) il giudice dell'esecuzione, sentito il debitore, dispone a favore del creditore pignorante il pagamento di quanto gli spetta per capitale, interessi e spese. Il residuo della somma ricavata è consegnato al debitore che ha subito l'espropriazione.

Occorre quindi andare ad individuare in primo luogo l’importo che dal ricavato andrà al condominio pignorante.
Ora, ci sembra di aver capito che la moglie non sia stata esecutata.
Pertanto, sicuramente ad essa andrà metà del ricavato della vendita (cioè euro centomila).
Sulla restante metà potrà soddisfarsi il creditore pignorante. Da questa, infatti, si detrae in primo luogo ciò che ad esso spetta. Tale importo è dato dalla somma del capitale (cioè le quote condominiali non pagate indicate nel titolo esecutivo) più gli interessi e spese (dei quali nel quesito non è indicato l’importo).
Tolta quindi tale somma dai predetti euro centomila, resta il residuo che deve essere consegnato al debitore esecutato.
A titolo di esempio, facendo finta che al creditore spettino euro 30000 (capitale+interessi+spese), al debitore (il marito) sarà consegnata la somma di euro 70.000.

Ipotizzando invece che la procedura esecutiva sia anche nei confronti della moglie (entrata nella procedura tramite- supponiamo- un atto di intervento) la ripartizione sarebbe allora la seguente:
Ricavato della vendita: euro 200.000;
Somma spettante al condominio: euro 200.000 meno capitale+interessi+ spese;
Somma spettante a ciascun coniuge: somma residua (il risultato della predetta sottrazione) diviso due.
Ciò in risposta alla prima ed alla terza domanda contenute nel quesito.

In risposta invece alla seconda domanda, si osserva quanto segue.
Non si comprende il richiamo all’art. 63 c.p.c. contenuto nel quesito, essendo una norma relativa alla astensione e ricusazione del CTU.
Probabilmente, si voleva far riferimento all’art. 63 disp.att. c.c. relativo alla riscossione dei contributi in base allo stato di ripartizione approvato dall'assemblea condominiale.
In base a tale articolo, l’amministratore può ottenere un decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo sulla base dello stato di ripartizione approvato dall'assemblea.
La norma non specifica se il decreto debba fondarsi solo sul bilancio consuntivo o anche su quello preventivo.
Sul punto, la Suprema Corte ha più volte affermato (cfr. Cass. 20 dicembre 2013 n. 28517) che il decreto ingiuntivo condominiale può essere emesso anche sulla base del preventivo con il relativo piano di riparto necessario per ottenere la provvisoria esecutività (sempre che non sia stato sostituito dal consuntivo successivo). Insomma, in sostanza, deve esserci a monte una deliberazione di spesa approvata e ripartita dall’assemblea condominiale.
Ciò posto, il decreto ingiuntivo copre le morosità fino al momento della sua emissione, non le successive. Quindi, nel caso in esame, se è stato emesso a marzo 2018, per sapere cosa comprenda occorrerebbe conoscere in base a quale bilancio sia stato emesso. In ogni caso, appare fondato ritenere che comunque esso sia al netto dell’importo già richiesto nel precedente titolo esecutivo.



Testi per approfondire questo articolo