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Articolo 353 Codice di procedura civile

(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443)

Rimessione al primo giudice per ragioni di giurisdizione

Dispositivo dell'art. 353 Codice di procedura civile

Il giudice d'appello, se riforma la sentenza di primo grado dichiarando che il giudice ordinario ha sulla causa la giurisdizione negata dal primo giudice, pronuncia sentenza con la quale rimanda le parti davanti al primo giudice (1).

Le parti debbono riassumere il processo nel termine perentorio di tre mesi (2) dalla notificazione della sentenza [125, 126 disp. att.] (3).

Se contro la sentenza d'appello è proposto ricorso per cassazione [360 ss.], il termine è interrotto.

[La disposizione del primo comma si applica anche quando il pretore, in riforma della sentenza del conciliatore, dichiara la competenza di questo] (4).

Note

(1) Se il giudice d'appello ritenesse sussistente la giurisdizione del giudice ordinario negata dal giudice di primo grado e decidesse nel merito la causa, la sentenza emessa violerebbe il principio del doppio grado di giudizio e risulterebbe pertanto affetta da un vizio di nullità radicale rilevabile anche d'ufficio.
(2) Termine così sostituito dall’art. 46, comma 19, lett. b), della Legge 18 giugno 2009, n. 69. Il termine vigente in precedenza era di sei mesi.
(3) Il termine di tre mesi dato per la riassunzione del processo decorre dalla notificazione della sentenza o, in mancanza di questa, dalla comunicazione della stessa.
La notifica dell'atto riassuntivo alla parte costituita a mezzo di difensore in sede d'appello, va effettuata presso quest'ultimo e non presso la parte personalmente.
(4) Comma espressamente abrogato con l. 26 novembre 1990, n. 353.

Ratio Legis

I casi di rimessione sono tassativi, in quanto deve essere salvaguardato il principio del doppio grado di giurisdizione. Infatti, se il giudice d'appello decidesse direttamente sul merito della stessa causa su cui il primo giudice aveva negato la propria giurisdizione, di fatto si sarebbe saltato un grado di giudizio.

Massime relative all'art. 353 Codice di procedura civile

Cass. civ. n. 14495/2017

Il giudice d’appello, qualora rinvii la causa al primo giudice ai sensi dell’art. 354 c.p.c. per integrare il contraddittorio nei confronti di un litisconsorte necessario, deve provvedere in ordine alle spese del processo di secondo grado, condannando al loro pagamento la parte riconosciuta soccombente per aver dato causa alla nullità che ha determinato il rinvio.

Cass. civ. n. 11027/2014

Qualora il giudice di primo grado dichiari il difetto di giurisdizione sulla domanda, ritenendo che questa solleciti una pronuncia del giudice amministrativo, il giudice di secondo grado che, pur attraverso una diversa qualificazione della domanda stessa, affermi la giurisdizione negata dalla prima sentenza, deve fare applicazione dell'art. 353 cod. proc. civ., indipendentemente dal fatto che le parti abbiano formulato conclusioni di merito, e rimettere la causa al primo giudice con la conseguenza che, ove a ciò non provveda, statuendo nel merito, la cassazione della relativa pronuncia deve essere disposta direttamente con rinvio al primo giudice.

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  • La «consumazione» del potere d'impugnazione

    Collana: Biblioteca di diritto processuale
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    Data di pubblicazione: novembre 2011
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    Categorie: Appello, Cassazione

    Il cd. principio di consumazione dell'impugnazione non ha mai costituito oggetto di un lavoro monografico, nonostante il suo notevole impatto pratico. Sul piano positivo, la consumazione consegue esclusivamente alla dichiarazione d'inammissibilità o improcedibilità dell'impugnazione. Nella dominante interpretazione, tuttavia, essa ha conosciuto una diffusione che va ben oltre la formulazione letterale delle norme che la prevedono, assurgendo, per l'appunto, a vero e proprio... (continua)