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Articolo 353 Codice di procedura civile

(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443)

[Aggiornato al 31/08/2021]

Rimessione al primo giudice per ragioni di giurisdizione

Dispositivo dell'art. 353 Codice di procedura civile

Il giudice d'appello, se riforma la sentenza di primo grado dichiarando che il giudice ordinario ha sulla causa la giurisdizione negata dal primo giudice, pronuncia sentenza con la quale rimanda le parti davanti al primo giudice (1).

Le parti debbono riassumere il processo nel termine perentorio di tre mesi (2) dalla notificazione della sentenza [125, 126 disp. att.] (3).

Se contro la sentenza d'appello è proposto ricorso per cassazione [360 ss.], il termine è interrotto.

[La disposizione del primo comma si applica anche quando il pretore, in riforma della sentenza del conciliatore, dichiara la competenza di questo] (4).

Note

(1) Se il giudice d'appello ritenesse sussistente la giurisdizione del giudice ordinario negata dal giudice di primo grado e decidesse nel merito la causa, la sentenza emessa violerebbe il principio del doppio grado di giudizio e risulterebbe pertanto affetta da un vizio di nullità radicale rilevabile anche d'ufficio.
(2) Termine così sostituito dall’art. 46, comma 19, lett. b), della Legge 18 giugno 2009, n. 69. Il termine vigente in precedenza era di sei mesi.
(3) Il termine di tre mesi dato per la riassunzione del processo decorre dalla notificazione della sentenza o, in mancanza di questa, dalla comunicazione della stessa.
La notifica dell'atto riassuntivo alla parte costituita a mezzo di difensore in sede d'appello, va effettuata presso quest'ultimo e non presso la parte personalmente.
(4) Comma espressamente abrogato con l. 26 novembre 1990, n. 353.

Ratio Legis

I casi di rimessione sono tassativi, in quanto deve essere salvaguardato il principio del doppio grado di giurisdizione. Infatti, se il giudice d'appello decidesse direttamente sul merito della stessa causa su cui il primo giudice aveva negato la propria giurisdizione, di fatto si sarebbe saltato un grado di giudizio.

Spiegazione dell'art. 353 Codice di procedura civile

La presente norma è volta a salvaguardare il principio del doppio grado di giurisdizione, prevedendosi che, qualora il giudice d’appello dovesse decidere direttamente sul merito della causa sui cui il primo giudice aveva negato la propria giurisdizione, si finirebbe con il perdere un grado di giudizio.
Per tale ragione, sia la norma in esame che quella successiva disciplinano delle ipotesi di rimessione al primo giudice, le quali costituiscono eccezioni tassative alla regola della impossibilità di rimettere la causa al giudice di primo grado.

Infatti, di regola la sentenza di appello si sostituisce alla sentenza di primo grado ed il giudice di appello deve sempre decidere nel merito, anche quando rileva un vizio del procedimento o della sentenza di primo grado.
La rimessione della causa al primo giudice è dunque una eccezione alla suddetta regola (in caso di rimessione la sentenza di appello non esaurisce la decisione della causa) e, come detto prima, si verifica solo nei casi previsti dalla presente norma e dal successivo art. 354 del c.p.c..

A seguito della sentenza con la quale la corte d'appello rimanda le parti davanti al primo giudice perché riconosce sussistente la giurisdizione negata nella sentenza impugnata, le parti debbono riassumere il processo.
La riassunzione deve avvenire entro un termine perentorio che, per effetto della legge n. 69/2009, è stato ridotto da sei a tre mesi.
Il termine perentorio decorre dalla notificazione della sentenza, anche ove il giudice abbia diversamente disposto.

La riassunzione, inoltre, deve essere fatta nelle forme dell'art. 125 delle disp. att. c.p.c., ossia mediante la notificazione di una comparsa contenente gli elementi ivi indicati, senza che sia necessario rinnovare la notifica dell'atto introduttivo.
La mancanza dei requisiti prescritti da tale norma determina la nullità dell'atto di riassunzione quando rende impossibile il raggiungimento dello scopo.
In ogni caso il mancato rispetto del termine perentorio per la riassunzione del processo ne comporta l'estinzione ex art. 307 del c.p.c..

La proposizione del ricorso in cassazione interrompe il termine per la riassunzione del processo, ma non impedisce alla parte che lo voglia di riassumerlo.
Il termine ricomincia a decorrere dopo la pubblicazione della sentenza della Corte di Cassazione ed è di sei mesi.

Oltre a ridurre il termine per la riassunzione da sei a tre mesi, la L. 18.6.2009, n. 69 ha modificato anche la rubrica della norma in commento, eliminando ogni riferimento alla rimessione per ragioni di competenza.

Massime relative all'art. 353 Codice di procedura civile

Cass. civ. n. 10504/2019

La sentenza del giudice d'appello che dichiari sussistente la giurisdizione negata dal giudice di primo grado e rimetta l'intera causa dinanzi a lui, a norma dell'art. 353, comma 1, c.p.c., deve intendersi riferita a tutte le domande proposte nel giudizio di primo grado, ma la statuizione sulla giurisdizione, ove passata in giudicato, è vincolante nelle successive fasi del processo, senza possibilità di rimetterla in discussione in sede di impugnazione della sentenza emessa sul merito della controversia dal tribunale innanzi al quale la causa sia stata riassunta.

Cass. civ. n. 14495/2017

Il giudice d’appello, qualora rinvii la causa al primo giudice ai sensi dell’art. 354 c.p.c. per integrare il contraddittorio nei confronti di un litisconsorte necessario, deve provvedere in ordine alle spese del processo di secondo grado, condannando al loro pagamento la parte riconosciuta soccombente per aver dato causa alla nullità che ha determinato il rinvio.

Cass. civ. n. 20965/2016

Nel caso di declinatoria parziale di giurisdizione pronunciata dal giudice ordinario a fronte di una domanda risarcitoria, non incorre nel vizio di omessa pronuncia il giudice di appello che, riformando la decisione in ragione della sussistenza della giurisdizione su tutta la controversia, rimetta quest'ultima al giudice di prime cure onde consentirne una cognizione unitaria. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha confermato la rimessione al primo giudice, operata dalla corte territoriale in riforma della decisione di primo grado, che aveva declinato la giurisdizione ordinaria per il periodo antecedente al 30 giugno 1998 in merito ad una richiesta di risarcimento dei danni conseguenti al tardivo inquadramento di un dipendente pubblico come dirigente).

Cass. civ. n. 3025/2015

Il giudice di primo grado, cui il giudice d'appello abbia rimesso la causa ai sensi dell'art. 353 cod. proc. civ. per averne riformato la declinatoria di giurisdizione, non può proporre regolamento di giurisdizione d'ufficio, essendo tenuto a statuire sulla domanda.

Cass. civ. n. 11027/2014

Qualora il giudice di primo grado dichiari il difetto di giurisdizione sulla domanda, ritenendo che questa solleciti una pronuncia del giudice amministrativo, il giudice di secondo grado che, pur attraverso una diversa qualificazione della domanda stessa, affermi la giurisdizione negata dalla prima sentenza, deve fare applicazione dell'art. 353 cod. proc. civ., indipendentemente dal fatto che le parti abbiano formulato conclusioni di merito, e rimettere la causa al primo giudice con la conseguenza che, ove a ciò non provveda, statuendo nel merito, la cassazione della relativa pronuncia deve essere disposta direttamente con rinvio al primo giudice.

Cass. civ. n. 5020/2009

Il giudice d'appello che affermi la giurisdizione del giudice ordinario, negata dal giudice di primo grado, non può decidere nel merito la causa, ma deve rimetterla al primo giudice, dando luogo in caso contrario ad una sentenza nulla per violazione del principio del doppio grado di giurisdizione; peraltro, quando il procedimento abbia ad oggetto una pluralità di domande, la rimessione al primo giudice è limitata alla causa per la quale sia affermata la giurisdizione, stante il carattere tassativo delle ipotesi in cui essa è consentita, con la conseguenza che, qualora la statuizione sulla domanda per la quale vi è stata rimessione al primo giudice non sia stata fatta oggetto di ricorso per cassazione, non opera l'interruzione del termine per la riassunzione previsto dall'art. 353, terzo comma cod. proc. civ.

Cass. civ. n. 13160/2007

In caso di rimessione della causa dal giudice di appello a quello di primo grado per l'integrazione del contraddittorio, il termine di sei mesi per la riassunzione del processo decorre, ancorché sia stato diversamente disposto dal giudice, dalla notificazione della sentenza, come disposto dall'art. 353 c.p.c., richiamato dal successivo art. 354, poiché la notificazione è un atto formale che non ammette equipollenti, quali la comunicazione della sentenza stessa, né il giudice può abbreviare i termini perentori fissati dalla legge, in violazione dell'art. 153 c.p.c. In ogni caso la parte onerata della riassunzione deve provvedervi comunque entro il termine generale di un anno dalla pubblicazione della sentenza, a pena di estinzione del processo, in applicazione dell'art. 327 c.p.c., non essendo ipotizzabile che la riassunzione possa avvenire senza prefissati limiti temporali e dovendo coordinarsi l'onere di riassunzione in modo che il termine per provvedervi non scada prima del termine per il ricorso per cassazione, il quale ha un effetto interruttivo sul predetto onere.

Cass. civ. n. 2562/2007

L'atto con cui la causa viene riassunta in primo grado dopo che il giudice di appello, in applicazione degli artt. 353 e 354 c.p.c., ne abbia disposto la rimessione, pur spiegando una funzione introduttiva, non è equiparabile all'atto di citazione, in quanto interviene in un procedimento già in precedenza instaurato, con la conseguenza che esso non va notificato alla parte personalmente, ma presso il procuratore della parte costituita in grado di appello, ai sensi degli artt. 125 att. c.p.c. e 170 c.p.c., restando quindi sufficiente la consegna di una sola copia dell'atto, anche se il procuratore è costituito per più parti.

Cass. civ. n. 20636/2006

Quando, di fronte ad una declinatoria di competenza da parte del giudice di pace in causa esorbitante dai limiti della sua giurisdizione equitativa, venga proposto appello con contestazione della fondatezza della pronuncia, il tribunale, ove la censura sia infondata, è investito dell'esame del merito quale giudice dell'appello in conseguenza del normale effetto devolutivo proprio di tale impugnazione restando escluso sia che la pronuncia sul merito possa considerarsi come resa dal tribunale stesso in primo grado, sia che al rigetto dell'appello sul motivo afferente alla competenza debba seguire la rimessione delle parti avanti allo stesso tribunale quale giudice competente affinché la controversia venga decisa in primo grado. Qualora la censura relativa alla declinatoria di competenza sia, invece, fondata, non ricorrendo alcuna delle ipotesi di rimessione al primo giudice, previste dagli artt. 353 e 354 c.p.c. e non esistendo una regola omologa a quella, dettata per le sentenze del conciliatore, dall'art. 353, quarto comma, c.p.c., abrogato dall'art. 89, comma primo, della L. n. 353 del 1990, il tribunale, previa declaratoria della nullità della sentenza di primo grado per erronea declinatoria della competenza, deve, in ragione dell'effetto devolutivo dell'appello, decidere sul merito quale giudice d'appello e non rimettere le parti avanti al giudice di pace per la rinnovazione del giudizio in primo grado.

Cass. civ. n. 5119/2004

Qualora la sentenza d'appello abbia disposto la rimessione delle parti al primo giudice per l'integrazione necessaria del contraddittorio, la regola fissata dall'art. 353, terzo comma, c.p.c., secondo cui se è proposto ricorso per Cassazione il termine per la riassunzione è interrotto, comporta che il giudizio eventualmente riassunto prima della proposizione del ricorso per cassazione deve essere sospeso, in applicazione della norma di cui all'art. 48 c.p.c., che con efficacia di principio generale regola il coordinamento tra il giudizio riassunto e il giudizio di impugnazione.

Cass. civ. n. 6372/2003

Il giudice d'appello che, dichiarata la nullità della sentenza impugnata per nullità della notificazione della citazione, ordina la rimessione della causa al giudice di primo grado, non può abbreviare o prorogare il termine di sei mesi per la riassunzione della causa stabilito dall'art. 353, secondo comma, c.p.c., al quale rinvia l'art. 354, terzo comma, c.p.c., neppure se sussista accordo tra le parti, in quanto detto termine ha carattere perentorio.

Cass. civ. n. 7339/1998

L'art. 353 c.p.c. — disponendo la regressione della causa al primo giudice, quando questi abbia negato la giurisdizione affermata invece, dal giudice d'appello — è una norma di carattere eccezionale e, quindi di stretta interpretazione, giustificata solo dall'esigenza di assicurare il doppio grado di giurisdizione di merito. Ma questo presupposto viene meno, e con esso la ratio che giustifica l'applicabilità della norma, nell'ipotesi in cui la decisione del primo giudice, sotto l'apparente e impropria formula del difetto di giurisdizione, contenga, in realtà, il rigetto della domanda.

Cass. civ. n. 6547/1998

Il giudice di appello che affermi la giurisdizione del giudice ordinario negata dal giudice di primo grado non può decidere nel merito la causa ma deve rimetterla al primo giudice, dando luogo in caso contrario ad una sentenza nulla per violazione del principio del doppio grado di giurisdizione. Peraltro quando il procedimento abbia ad oggetto una pluralità di domande la rimessione al primo giudice, stante il carattere tassativo delle ipotesi in cui essa è consentita, detta rimessione è limitata alla causa per la quale sia affermata la giurisdizione.

Cass. civ. n. 8437/1997

Nel caso di rimessione della causa dal giudice di appello a quello di primo grado per l'integrazione del contraddittorio, ove la sentenza non sia stata notificata non può applicarsi per la riassunzione del processo il termine di sei mesi, decorrente dalla data della notifica, previsto nel secondo comma dell'art. 353 c.p.c., ma deve farsi applicazione analogica della norma di cui all'art. 327 c.p.c., con conseguente necessità per la parte di riassumere il giudizio nel termine di un anno dalla data di pubblicazione della sentenza; termine che, in conformità di quanto prevede il terzo comma del citato art. 353 c.p.c., resta interrotto se la sentenza d'appello sia impugnata con ricorso per cassazione.

Cass. civ. n. 9594/1994

Qualora il giudice di appello, a norma dell'art. 353 c.p.c., emetta sentenza con la quale afferma la giurisdizione del giudice ordinario, negata in primo grado, e rimette le parti davanti al primo giudice, deve anche provvedere sulle spese, non potendosi rinviare la relativa pronuncia ad un momento successivo, in quanto il giudice d'appello, con l'indicata sentenza, chiude il processo davanti a sé.

Cass. civ. n. 5469/1985

Il principio, secondo il quale il giudice d'appello, nell'affermare la giurisdizione negata dal giudice di primo grado, deve astenersi dal pronunciare nel merito e rimettere le parti davanti a detto giudice di primo grado, non soffre eccezione quando quest'ultimo abbia anche espresso un giudizio sul fondamento o meno della domanda, trattandosi di valutazione aggiuntiva, non idonea ad integrare situazioni di merito alla stregua della pregiudiziale declinatoria della giurisdizione.

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