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Articolo 1921 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Revoca del beneficio

Dispositivo dell'art. 1921 Codice civile

La designazione del beneficiario è revocabile (1) con le forme con le quali può essere fatta a norma dell'articolo precedente. La revoca non può tuttavia farsi dagli eredi dopo la morte del contraente, né dopo che, verificatosi l'evento, il beneficiario ha dichiarato di voler profittare del beneficio [1411] (2).

Se il contraente ha rinunziato per iscritto al potere di revoca, questa non ha effetto dopo che il beneficiario ha dichiarato al contraente di voler profittare del beneficio. La rinuncia del contraente e la dichiarazione del beneficiario devono essere comunicate per iscritto all'assicuratore [188 disp. att.].

Note

(1) In particolare, lo stipulante può scegliere di sostituire al beneficiario un terzo ovvero di revocare definitivamente la stipula a favore del terzo.
(2) Tale seconda ipotesi non può che riferirsi all'assicurazione per il caso di sopravvivenza: infatti, se il sinistro fosse costituito dalla morte dello stipulante, vi sarebbe una contraddizione logica nella norma, atteso che solo lo stipulante ha il potere di revoca che però non può esercitare una volta deceduto. L'unica applicazione che potrebbe pensarsi rispetto all'assicurazione per il caso di morte è quella della revoca contenuta in un testamento. Tuttavia, poichè tale disposizione testamentaria è efficace dal momento della morte del defunto (v. 456 c.c.), cioè del sinistro stesso, al beneficiario non sarebbe lasciato il margine temporale per la dichiarazione di volerne profittare.
Dal periodo, inoltre, si ricava che nell'assicurazione per il caso di sopravvivenza anche se il diritto del beneficiario matura con la designazione e diviene esigibile con la stipula (1920 c.c.), è necessario, altresì, che egli dichiari di volerne profittare, in ossequio alla disciplina generale del contratto a favore di terzo (v. 1411, 2 c.c.).

Ratio Legis

Poichè la designazione è un negozio unilaterale e personale, lo stipulante, e solo esso, ha anche il potere di revocarla nonchè il potere di rinunciare alla revoca. Inoltre, in caso di assicurazione per il caso di sopravvivenza, la revoca non può aversi dopo che il beneficiario ha dichiarato di volerne profittare, in applicazione della disciplina generale di cui al contratto di terzo (v. 1411, 2 c.c.).

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

750 L'assicurazione può essere conclusa in nome altrui (rappresentanza) ovvero in nome proprio o per conto altrui o per conto di chi spetta. Nel primo caso solo se il contraente non ha i poteri necessari rimane, come si è già detto (n. 638), tenuto personalmente agli obblighi derivanti dal contratto e quindi al pagamento dei premi; ciò fino a quando l'assicuratore ha avuto notizia della ratifica o del rifiuto di questa (art. 1890 del c.c., secondo comma). Nel secondo caso il contraente è sempre tenuto in proprio al contratto, salvo per quegli obblighi che possono essere adempiuti solo dall'assicurato. L'assicurazione sulla vita può concludersi a favore di un terzo (art. 1920 del c.c., primo comma), designato per iscritto, o nel contratto di assicurazione o con successiva comunicazione all'assicuratore o per testamento anche mediante la semplice attribuzione a una persona determinata della somma coperta dall'assicurazione (art. 1920, secondo comma). Con le medesime forme la designazione può revocarsi; ma solo ad opera dello stipulante, non ad opera dei suoi eredi e semprechè, verificatosi l'evento, il beneficiario non abbia dichiarato di volere profittare del beneficio (art. 1921 del c.c., primo comma). E poichè il beneficio, nelle assicurazioni per causa di morte, implica prestazione da farsi al terzo dopo il decesso dello stipulante, resta inteso che è applicabile anche l'art. 1412 del c.c., primo comma. Il beneficiario decade dal beneficio se attenta alla vita dell'assicurato (art. 1922 del c.c., primo comma): nel caso di irrevocabilità la designazione a titolo gratuito può essere revocata per ingratitudine o per sopravvanienza di figli (art. 1922, secondo comma).

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Consulenze legali
relative all'articolo 1921 Codice civile

Seguono tutti i quesiti posti dagli utenti del sito che hanno ricevuto una risposta da parte della redazione giuridica di Brocardi.it usufruendo del servizio di consulenza legale. Si precisa che l'elenco non è completo, poiché non risultano pubblicati i pareri legali resi a tutti quei clienti che, per varie ragioni, hanno espressamente richiesto la riservatezza.

Elisabetta M. chiede
giovedì 07/02/2019 - Lombardia
“Buongiorno. Inoltro la questione:
A e B sono una coppia senza figli. Loro eredi sono in entrambi i casi i nipoti.
A ha stipulato un'assicurazione sulla vita rendendo beneficiario, in caso di morte, il marito B.
B pre-muore ad A.
A non muta il nome del beneficiario dell'Assicurazione dopo la morte del marito, che rimane beneficiario della polizza.
Quando avviene il decesso di A, i nipoti di B possono riscuotere la polizza o devono dividerla con i nipoti di A?”
Consulenza legale i 15/02/2019
Il quesito tratta di una polizza vita mista, che rappresenta sia una copertura danni e rischi che una sorta di fondo previdenziale.
La sua particolarità, infatti, sta nel coprire contemporaneamente sia il caso vita (rendita certa quando l’assicurato è vivo allo scadere del contratto), sia il caso morte (rendita certa quando l’assicurata decede).
Una parte del premio versato è destinata al pagamento dell’assicurazione vita, l’altra quota coprirà invece eventuali garanzie complementari, quali infortuni, invalidità e malattie. È però solo il capitale maturato attraverso la polizza vita quello che verrà liquidato alla conclusione del contratto assicurativo.

Ciò precisato, la polizza in oggetto è stata stipulata a scadenza – nel 2024 - con versamento immediato ed iniziale dell’intero capitale, a beneficio di un soggetto predeterminato, ovvero il marito dell’assicurata; al contempo, è stato pattuito che, qualora invece l’assicurata sia ancora in vita al momento dello scadere della polizza, sarà la medesima a poter riscattare il capitale versato all’inizio.
Dal quesito si comprende come sia un po' confuso il funzionamento di una polizza vita.

Ora, la particolarità nel caso di specie sta proprio nel fatto che il beneficiario, B, è il marito della contraente e non un terzo estraneo.
Se è vero dunque che al momento della morte di B i suoi diritti di credito, compreso il diritto di incassare la somma liquidata per effetto della polizza, si trasmettono agli eredi, è altrettanto vero che per capire chi beneficerà, da ultimo, del denaro occorre stabilire chi sono gli eredi di B.

Nel quesito pare darsi per scontato che gli eredi dei due coniugi A e B siano i rispettivi nipoti. Non va dimenticato, però, che – in difetto di testamento – valgono le regole della successione legittima in base alle quali, in mancanza di discendenti (figli), ascendenti (genitori), fratelli o sorelle l’eredità si devolve per intero al coniuge (art. 583 c.c.).
Tornando al caso in esame, dunque, alla morte di B, essendo il coniuge A ancora in vita, quest’ultimo aveva diritto all’intera eredità, compresa la polizza di cui si discute.
Di conseguenza, la somma di denaro di cui avrebbe dovuto beneficiare B spettava tutta di diritto alla moglie A: essendo però quest’ultima successivamente venuta a mancare, sono subentrati nel diritto di lei (questa volta sì) i nipoti, quali unici eredi (il quesito non lo specifica, ma si dà per scontato che si tratti di eredi entro il sesto grado: com’è noto, infatti, oltre il sesto grado la successione non prosegue).

Purtroppo, in conclusione, i nipoti di B sono del tutto esclusi dalla successione di A, dal momento che essi non sono parenti di quest’ultima ma solamente affini (gli affini sono i parenti dell’altro coniuge).
La risposta al quesito, dunque, è che avranno diritto alla somma liquidata per effetto della polizza i soli nipoti di A, in parti uguali.

Per completezza, trattandosi di un caso un po’ particolare (assicurato e beneficiario, infatti, si riuniscono, con la morte di B, nella medesima persona prima della scadenza della polizza) si consiglia di leggere attentamente le condizioni assicurative ed interpellare in merito l’assicuratore.

Vitantonio C. chiede
martedì 29/01/2019 - Puglia
“In data 21 maggio 2018 la contraente di una polizza assicurativa 'B. S. T." stipulata a febbraio 2016, muore. La beneficiaria si attiva con la Compagnia per richiedere la liquidazione per avvenuto sinistro. La beneficiaria adempie a quanto richiesto dalla Compagnia ed in data 03 luglio 2018 ottiene la liquidazione mediante bonifico. In data 10 luglio la Compagnia richiede la restituzione perché si era accorta che era stato modificato il beneficiario. La beneficiaria il 17 luglio restituisce quanto richiesto, chiedendo nel contempo di poter prendere visione degli atti relativi alla variazione. Dai documenti risultava che la contraente, nel modulo di variazione presentato alla Compagnia il 30 gennaio 2017, aveva omesso il grado di parentela del nuovo beneficiario e che la Compagnia, in data 15 febbraio 2017 ne richiedeva la riformulazione su di un nuovo modulo. Questa riformulazione non è mai avvenuta.
Alla luce di quanto sopra, la beneficiaria può chiedere la restituzione della somma? Può farlo, in particolare, in base all'art. 1921 del C.C. in quanto la beneficiaria ha voluto approfittare del beneficio dopo che si è verificato l'evento?”
Consulenza legale i 12/02/2019
Dalle informazioni fornite in merito allo svolgimento dei fatti ed alle tempistiche si ritiene che non sia corretto ricondurre la fattispecie all’ipotesi di cui all’art. 1921 del c.c. relativo alla revoca della designazione del beneficiario nelle polizze vita.
Quest’ultima norma disciplina, infatti, i casi in cui la revoca è possibile e stabilisce molto chiaramente che quando il beneficiario ha ormai “dichiarato di voler profittare” del beneficio – ovvero, in buona sostanza, comunica formalmente all’assicuratore (così come è avvenuto nel caso in esame) di voler accettare la designazione a suo favore e la liquidazione della somma – non è più possibile revocare la designazione.

Nel caso al nostro esame, tuttavia, la revoca sarebbe intervenuta, da parte della contraente, prima dell’evento (morte) e prima dell’accettazione e dell’incasso della somma da parte della beneficiaria.
La norma blocca, in definitiva, ogni possibilità di revoca che intervenga in un momento successivo a quando il terzo beneficiario abbia già accettato la stipula a suo favore; tuttavia, nel caso in esame, la contraente pare, al contrario, aver revocato la sua designazione prima dell’intervenuta accettazione della beneficiaria, che è peraltro venuta formalmente a conoscenza del beneficio a suo favore (e dunque non può che aver accettato) solo dopo l’intervenuta modifica del contratto.

Si ritiene, in ogni caso, che il condizionale sia d’obbligo, poiché, ad avviso di chi scrive, potrebbe esserci margine per contestare la validità dell’intervenuta revoca e ciò proprio sulla base delle considerazioni svolte da chi ha posto il quesito.

Va doverosamente premesso che la legge (art. 1920 c.c. sulle modalità/forme di designazione del beneficiario) precisa che “La designazione (…) è efficace anche se il beneficiario è determinato solo genericamente”: pertanto, il fatto che nel modulo assicurativo fossero indicati il nome ed il cognome del nuovo beneficiario anche se non il grado di parentela, non renderebbe, in teoria, in base alla legge in generale, invalida e/o incompleta solo per questo la designazione.
Il punto, però, è un altro: parrebbe, dalla comunicazione inviata dalla Compagnia alla contraente defunta, che la compilazione corretta del modulo fosse necessaria al perfezionamento della pratica interna, tanto che – con la medesima comunicazione – è stato inoltrato un nuovo modulo dall’Assicurazione con raccomandazione di compilazione – questa volta - completa.

Ciò induce a ritenere, anche sulla base del tenore letterale della missiva (“…tuttavia, per poter procedere, abbiamo bisogno di…La invitiamo, quindi, a riformulare la sua richiesta di variazione e, a tal fine, alleghiamo alla presente il modulo da compilare in ogni sua parte….”) che il primo modulo non sia stato neppure preso in considerazione dall’Assicurazione e che quest’ultima attendesse, prima di procedere con la pratica e quindi di ritenere avvenuta correttamente la revoca, che la contraente inoltrasse il nuovo modulo completo di tutti i dati richiesti (modulo che non è mai stato compilato e/o spedito).

Alla luce di quanto sopra sarebbe stato, quindi, forse più opportuno attendere a restituire la somma incassata e far presente alla Compagnia assicurativa l’illegittimità della richiesta poiché la revoca non è stata effettuata con le forme prescritte, come dimostra la corrispondenza tra la contraente e la Compagnia stessa. In ogni caso, sarà comunque possibile rivolgersi ad un legale che tenti il recupero della somma liquidata sulla base delle considerazioni svolte.

Per correttezza va altresì detto, tuttavia, che non è possibile formulare una previsione di fondatezza della domanda in questione né quindi ipotizzare una percentuale in termini di chances di ottenere indietro i soldi, perché purtroppo sul punto non esiste giurisprudenza.


Carlo I. chiede
giovedì 16/03/2017 - Molise
“in data 28/12/2012 mio padre sottoscrive una polizza Generali Valore e Valute con le Assicurazioni Generali SPA. Contraente mio padre, io assicurato, beneficiari in caso vita l'assicurato (io) in caso di morte gli eredi testamentari dell'assicurato o in mancanza di testamento gli eredi legittimi. Scadenza polizza 28/12/2022.
Mio padre viene a mancare il 07/02/2015, non c'è testamento, nostra madre fa rinuncia, succediamo io ed i miei 2 fratelli (loro hanno polizza uguale).
nel 2016 dopo la chiusura della successione chiediamo il riscatto della polizza in qunto avendo versato più del numero minimo di premi ed avendo superato la durata minima del contratto era possibile farlo. La Compagnia ci chiede per questo testualmente: "abbiamo necessità di ricevere :- Dichiarazione di assenso beneficiari morte (gli eredi testamentari/legittimi dell'ASSICURATO) : Il sig. xxx deve inoltre dichiarare, in carta semplice, chi sono i suoi EREDI. E' sposato ? Ha figli ? In caso affermativo CI SERVE ASSENSO anche di queste persone ; se tra queste persone vi fossero minori serve decreto del giudice"
ed in seguito a ns. richiesta di chiarimenti in quanto ci sembrava assurdo che i beneficiari eventuali mortis causa avessero un diritto se noi assicurati siamo in vita, ci rispondono con il testo seguente citato: ": Buongiorno, il riferimento normativo è l'art. 1921 c.c. ("La revoca non può tuttavia farsi dagli eredi dopo la morte del contraente"). Infatti, a seguito della morte del contraente, il beneficio diviene irrevocabile e il nuovo contraente delle polizze, non può pertanto modificare i beneficiari designati dall' originario contraente.
L'irrevocabilità del beneficio infatti impedisce al nuovo contraente di esercitare qualsiasi operazione sulla polizza che possa in qualche modo ledere i diritti dei beneficiari designati (ad esempio: riscatti, prestiti, modifiche della designazione di beneficio). Affinché il nuovo contraente possa assumere la piena titolarità della suddetta polizza sarà necessario che tutti i beneficiari di polizza (caso vita e caso morte) diano per iscritto il loro assenso, rinunciando espressamente all'irrevocabilità del beneficio stipulato in loro favore, consapevoli che il nuovo contraente potrà privarli, in tutto o in parte, di tale beneficio. In caso contrario la polizza rimarrà in vigore fino alla naturale scadenza e il beneficiario caso vita potrà richiederne la prestazione (fatto salvo che nel frattempo si verifichi la morte dell'assicurato: in tal caso saranno i beneficiari caso vita ad avvantaggiarsi del diritto irrevocabile loro lasciato dal Contraente."

Vi chiedo gentilmente se potete aiutarmi a capire come muovermi. Cordiali saluti”
Consulenza legale i 23/03/2017
Sebbene non sia stata visionata la documentazione, si può legittimamente ritenere che Suo padre abbia stipulato una assicurazione sulla vita di tipo cosiddetto misto.

Anzitutto l' 1882 c.c. definisce l'assicurazione come quel contratto col quale "l'assicuratore verso la corresponsione di un premio si obbliga [omissis] a pagare un capitale o una rendita al verificarsi di un evento della vita umana".
L'assicurazione sulla vita può essere diretta a trasferire il rischio della morte, nel qual caso l'assicuratore si obbliga a pagare un capitale oppure una rendita al beneficiario in caso di premorienza dell'assicurato.
Può essere anche diretta a trasferire il rischio vita, ed è il caso in cui l'assicuratore sarà tenuto al versamento del capitale/rendita in favore del beneficiario alla scadenza del termine contrattuale.
Si parla invece di assicurazione sulla vita cosiddetta mista se prevede il pagamento del capitale, in favore del beneficiario, alla scadenza del termine contrattuale ovvero in caso di premorienza dell'assicurato.
E' possibile stipulare una polizza sulla propria vita a favore di un terzo, oppore una assicurazione sulla vita di un terzo.

Stando a quanto affermato nel quesito, sembrerebbe che Suo padre abbia stipulato una polizza sulla vita non volto a coprire il rischio della sua stessa morte, ma volta a coprire il rischio della morte del figlio (l'assicurato).
Si parla appunto in questi casi di assicurazione sulla vita di un terzo, contratto per il quale l' 1919 c.c. al 2° comma prevede l'invalidità dello stesso in mancanza del consenso per iscritto del terzo.

Al decesso del contraente, diverso dall'assicurato, la contraenza della polizza passa ai suoi eredi, che succedono nel contratto.
Gli eredi del contraente all'unanimità possono decidere di (1) nominare un nuovo contraente, (2) riscattare la polizza, oppure (3) lasciare che la polizza giunga a scadenza.

Il diritto di riscatto è una vera e propria modifica contrattuale, un'estinzione appunto, e quindi l'unico legittimato ad operarla è il contraente, ovvero, in caso sia morto, i suoi successori.

Tuttavia alla morte del contraente, il diritto dei beneficiari tutti (caso vita e caso morte) si cristallizza, per espressa disposizione normativa opportunamente richiamata dalla compagnia assicurativa.
L' 1921 c.c. stabilisce infatti che solo il contraente può revocare il beneficio che ha attribuito con la sottoscrizione della polizza e che "la revoca non può tuttavia farsi dagli eredi del contraente".
La norma è volta a tutelare la volontà contrattuale espressa da Suo padre al momento della stipula dell'assicurazione.

Dal momento che il riscatto della polizza implica necessariamente una revoca del beneficio, la compagnia assicurativa non può consentirvela a meno che i beneficiari non rinuncino al diritto che hanno ottenuto con la sottoscrizione della polizza e che si è cristallizzato in base alla normativa già richiamata.
Se però i beneficiari caso morte sono "gli eredi" dell'assicurato, chiaramente il riscatto non è possibile in quanto non sono identificabili e potrebbero essere identificati solo in caso di morte dell'assicurato, momento dopo il quale si apre la successione.
Gli eredi dell'assicurato, infatti, acquisiscono tale status solo dopo il decesso dell'assicurato.

Stando così le cose, purtroppo ha ragione la compagnia assicurativa: l'unica soluzione, salvo che il contratto non ne preveda espressamente altre, è attendere la naturale scadenza della polizza.

Testi per approfondire questo articolo