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Articolo 1440 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Dolo incidente

Dispositivo dell'art. 1440 Codice civile

Se i raggiri non sono stati tali da determinare il consenso, il contratto è valido, benché senza di essi sarebbe stato concluso a condizioni diverse (1); ma il contraente in mala fede risponde dei danni [2056] (2).

Note

(1) A differenza dell'art. 1439 del c.c. in cui si prevede il dolo diretto, cioè determinante del consenso, qui il dolo è solo incidente, cioè influisce sull'assetto negoziale ma di un contratto che sarebbe stato comunque concluso.
(2) Il danno si determina considerando le diverse condizioni che si sarebbero create, in assenza di inganno, per il contraente raggirato.

Ratio Legis

Il dolo incidente non influisce sulla scelta di addivenire o meno alla stipula, pertanto il contratto non è annullabile; esso genera solo uno squilibrio delle condizioni contrattuali che deve essere eliminato mediante risarcimento del relativo danno.

Brocardi

Dolus incidens

Spiegazione dell'art. 1440 Codice civile

Importanza della disposizione

Già vigente il codice abrogato, nel quale mancava un'esplicita disposizione in questo senso, la dottrina e la giurisprudenza dominanti, con un insegnamento sulla cui esattezza de jure condito era però lecito dubitare, sostenevano l'irrilevanza ai fini dell'annullamento del dolo incidentale, ferma restando però la responsabilità per danni. Comunque oggi con questa disposizione i1 trattamento del dolo incidentale non è più dubbio.

Rinviando a quanto è stato detto in altra sede sulla figura del dolo incidentale, giova qui aggiungere che, secondo un'insegnamento largamente diffuso, nel dolo incidentale è necessaria la sussistenza dell' animus decipiendi, rappresentando il dolus incidens un'applicazione della figura generale dell’illecito, nella quale viene in considerazione anche la semplice colpa.

Relazione al Libro delle Obbligazioni

(Relazione del Guardasigilli al Progetto Ministeriale - Libro delle Obbligazioni 1941)

183 Circa i vizi incidenti ho affermato che soltanto il dolo produce responsabilità per danni a carico del contraente in mala fede (art. 210).
L'errore incidente è sempre un fatto dell'errante, e non può essere fonte di responsabilità per danni a carico della controparte che non lo ha provocato.
La violenza, quando esiste, non ha mai carattere incidentale: nel timore provocato dalle minacce concernenti punti secondari, il minacciato conclude il contratto anche quando vi avrebbe rinunziato. Prevale, invero, il timore che le minacce si realizzino, qualora il contratto, per la resistenza su clausole secondarie, non viene a conclusione.
Ho parlato, a proposito del dolo, di contraente in mala fede allo scopo di considerare l'ipotesi di dolo incidente del terzi, conosciuto dal contraente.

Massime relative all'art. 1440 Codice civile

Cass. civ. n. 5965/2012

In ipotesi di domanda di risarcimento per dolo incidente relativa al danno derivante da un contratto valido ed efficace ma "sconveniente", l'eventuale esistenza dell'inganno nella formazione del consenso non incide sulla possibilità di far valere i diritti sorti dal medesimo contratto, ma comporta soltanto che il contraente, il quale abbia violato l'obbligo di buona fede, è responsabile del danno provocato dal suo comportamento illecito, commisurato al "minor vantaggio" ovvero al "maggior aggravio economico" prodotto dallo stesso. Tuttavia, pur non avendo il contraente diritto di occultare i fatti, la cui conoscenza sia indispensabile alla controparte per una corretta formazione della propria volontà contrattuale, l'obbligo informativo non può essere esteso fino al punto di imporre al medesimo contraente di manifestare i motivi per i quali stipula il contratto, così da consentire all'altra parte di trarre vantaggio non dall'oggetto della trattativa, ma dalle altrui motivazioni e risorse. (Nella specie, la circostanza taciuta riguardava il fatto che sul terreno, venduto come destinato a verde ed a parcheggi, sarebbe stata trasferita l'edificabilità da altri immobili di proprietà dell'acquirente, con conseguente incremento del valore del suolo).

Cass. civ. n. 9523/1999

In ipotesi di dolo incidente, il contraente il quale, assumendo che, in assenza dei raggiri sofferti avrebbe concluso il contratto a condizioni diverse e che l'altro contraente fu in mala fede, agisce contro costui chiedendo il risarcimento del danno, non deve esercitare anche l'azione di annullamento del contratto, in quanto la suddetta domanda risarcitoria ha come presupposto che i raggiri non abbiano avuto carattere determinante del consenso e che, pertanto, il contratto resti valido. (Nella specie la Suprema Corte ha cassato con rinvio la sentenza di merito, la quale, invece, aveva ritenuto che la domanda risarcitoria supponesse la proposizione della domanda di annullamento del contratto, che non era stata formulata).

Cass. civ. n. 8318/1990

In tema di dolus incidens (art. 1440 c.c.), e con riguardo all'azione di risarcimento del conseguente danno, l'attore, una volta provata l'esistenza di un raggiro su un elemento non trascurabile del contratto, non è tenuto a provare altro ai fini dell'an debeatur, in quanto opera la presunzione iuris tantum che senza la condotta illecita, le condizioni contrattuali sarebbero state diverse e quindi per lui più favorevoli.

Cass. civ. n. 2798/1990

L'art. 1440 c.c., in tema di dolo incidente, cioè di raggiri di un contraente che abbiano determinato per l'altro condizioni più onerose, nonché di responsabilità risarcitoria del primo verso il secondo, trova applicazione, al pari delle generali regole negoziali dettate dal c.c., anche per il contratto di trasporto marittimo, ed il diritto a far valere quella responsabilità, vertendosi in materia di fatto illecito, inerente al momento formativo del contratto, è soggetto alla prescrizione quinquennale di cui all'art. 2947 c.c., non alla prescrizione semestrale di cui all'art. 438 c.n., la quale riguarda solo i diritti «derivanti» dal contratto stesso.

Cass. civ. n. 3176/1981

Nella controversia vertente sull'annullamento del contratto per dolo determinante (art. 1439 c.c.), ovvero sulla risoluzione del medesimo per inadempimento, non può essere dedotta per la prima volta con ricorso per cassazione l'esistenza di un dolo incidente, ai sensi dell'art. 1440 c.c., trattandosi di questione del tutto estranea all'oggetto della contesa, in quanto idonea a comportare una responsabilità per danni del contraente in mala fede, ma non ad interferire sulla validità ed efficacia del contratto.

Cass. civ. n. 1528/1974

Quando il dolo di una parte abbia determinato un error in negotio, nel senso che per effetto dei raggiri il soggetto passivo di questi abbia prestato il suo consenso per un negozio diverso da quello che intendeva realmente stipulare, non può venire in considerazione il disposto dell'art. 1440 c.c. (dolo incidente). (Nella specie, si era dedotta l'induzione in errore per effetto di dolo nella costituzione di una servitù, laddove si era fatto credere che il negozio si riferisse alla liquidazione del danno per la costruzione di un elettrodotto).

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