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Articolo 1412 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Prestazione al terzo dopo la morte dello stipulante

Dispositivo dell'art. 1412 Codice civile

Se la prestazione deve essere fatta al terzo dopo la morte dello stipulante (1), questi può revocare il beneficio anche con una disposizione testamentaria [587] e quantunque il terzo abbia dichiarato di volerne profittare, salvo che, in quest'ultimo caso, lo stipulante abbia rinunciato per iscritto al potere di revoca (2).

La prestazione deve essere eseguita a favore degli eredi del terzo se questi premuore allo stipulante, purché il beneficio non sia stato revocato o lo stipulante non abbia disposto diversamente.

Note

(1) Esempio tipico è quello dell'assicurazione sulla vita (v. 1919 ss. c.c.).
(2) Tale rinuncia preventiva comporta il rischio che la fattispecie eluda il divieto di patti successori (v. 458 c.c.). Si ritiene che la differenza consista nel fatto che con il contratto a favore di terzo quest'ultimo acquista immediatamente il diritto e come acquisto tra vivi, rappresentando la morte dello stipulante solo il momento a partire dal quale la prestazione potrà essere eseguita.

Ratio Legis

La stipula a favore del terzo normalmente non è onerosa e ciò giustifica la scelta legislativa di consentire allo stipulante di revocarla.
Il secondo comma si spiega considerando che lo stipulante può, alla morte del terzo, revocare la stipula in suo favore e, pertanto, se ciò non accade egli accetta che il diritto si trasmetta agli eredi del terzo.

Spiegazione dell'art. 1412 Codice civile

L'eccezione nel caso di .prestazione in favore del terzo dopo la morte dello stipulante
Una disposizione eccezionale è quella sancita nel primo comma dell'articolo in esame. Mentre, infatti, la dichiarazione del terzo tronca il diritto dello stipulante alla revoca od alla modifica (art. 1411), eccezionalmente, se la prestazione dev'esser fatta al terzo dopo la morte dello stipulante, è concesso a costui (salvo sua rinunzia per iscritto a tal diritto) di revocare il beneficio pur dopo l'accettazione del terzo, ed anche con una disposizione testamentaria.

Viceversa, va da sè che la prestazione debba essere eseguita pure in favore degli eredi del terzo, nel caso di premorienza di costui allo stipulante; salvo, ben s'intende, che il beneficio non sia stato già revocato, o che esista diversa disposizione dello stipulante, ovvero, può aggiungersi, che non si tratti di prestazioni di carattere personale.

Relazione al Libro delle Obbligazioni

(Relazione del Guardasigilli al Progetto Ministeriale - Libro delle Obbligazioni 1941)

252 La frequenza dei contratti di assicurazione sulla vita a beneficio di un terzo mi ha indotto a disciplinare la revocabilità della stipulazione che ha per oggetto una prestazione al terzo dopo la morte dello stipulante e il diritto degli eredi del terzo che premuore allo stipulante (art. 270).
Mi è sembrato di potere affermare la persistenza del potere di revoca da parte dello stipulante nonostante la dichiarazione del terzo di volere profittare della stipulazione, dato il carattere di quest'ultima, che normalmente, non ha causa onerosa, e quindi non implica alcun obbligo di mantenere ferma l'attribuzione patrimoniale compresa nella stipulazione.
L'art. 270 lascia, tuttavia, salva la ipotesi di irrevocabilità del beneficio risultante da patto espresso o (nel caso di stipulazione credendi o solvendi causa) dall'essenza stessa della stipulazione; e soggiunge che la revoca del beneficiò puo darsi mediante disposizione testamentaria perché, pur essendo il testamento destinato a contenere dichiarazioni dispositive del patrimonio del testatore, tuttavia può servire ad esprimere una volontà diretta a diversi effetti giuridici. Se può contenere il riconoscimento di un debito, la rinunzia ad un diritto, il riconoscimento della paternità, ecc., può anche comprendere una dichiarazione di revoca di benefici attribuiti ad un terzo.
La premorienza del terzo allo stipulante trasmette agli eredi del primo il diritto alla prestazione che è oggetto di una stipulazione non ancora revocata, perché il solo fatto che non interviene la revoca del beneficio alla morte del terzo fa intendere la volontà dello stipulante di estendere il beneficio agli eredi del defunto: ciò è ovvio se la stipulazione è intervenuta in corrispettivo di una prestazione data o promessa dal terzo, oppure per estinguere un debito preesistente tra terzo e stipulante.

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

645 Figura particolare di contratto a favore di terzi e quella in cui la prestazione deve eseguirsi posteriormente alla morte dello stipulante. Essa ha precipuo riguardo ai contratti di assicurazione sulla vita a beneficio di terzi, ma estende il suo ambito anche fuori del contratto d'assicurazione. La stipulazione in tal caso deve potersi revocare pur quando il terzo ha dichiarato di volerne profittare (art. 1412 del c.c.); questo in omaggio alla presunta volontà del promittente che non intende dare carattere definitivo alla destinazione del beneficio. Però lo stipulante può rinunziare validamente al potere di revoca, esprimendo così l'intenzione di attribuire in modo definitivo il beneficio; il che in particolar modo si verifica, quando l'attribuzione scaturente dalla stipulazione rappresenta l'adempimento di un obbligo preesistente. Se il terzo premuore allo stipulante, appare meglio rispondente alla presumibile volontà di questo ritenere che egli abbia voluto estendere il beneficio agli eredi del terzo; se non avesse voluto tale effetto avrebbe manifestato una diversa volontà revocando il beneficio o limitandone l'attribuzione alla persona del terzo medesimo (art. 1412, secondo comma).

Massime relative all'art. 1412 Codice civile

Cass. civ. n. 8335/1990

Il contratto, con cui una parte deposita presso un'altra una determinata somma ed attribuisce ad un terzo, che prende parte all'atto, il diritto a pretenderne la restituzione dopo la propria morte, non configura un contratto a favore di terzi, con esecuzione dopo la morte dello stipulante, a norma dell'art. 1412 c.c., avendo il terzo assunto la qualità di parte dell'atto e lo stipulante obbligandosi in suo diretto confronto a mantenere ferma la disposizione in suo favore, bensì rientra nell'ambito di applicazione del divieto dei patti successori sancito dall'art. 458 c.c., ed è perciò nulla, giacché dà luogo ad una complessa convenzione costituita da un deposito irregolare e da una vietata donazione mortis causa.

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