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Articolo 194 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Divisione dei beni della comunione

Dispositivo dell'art. 194 Codice civile

(1) La divisione dei beni della comunione legale si effettua ripartendo in parti eguali l'attivo e il passivo [210 c.c., 784 ss. c.p.c.] (2).

Il giudice, in relazione alle necessità della prole e all'affidamento di essa, può costituire a favore di uno dei coniugi l'usufrutto su una parte dei beni spettanti all'altro coniuge [disp. att. 38] (3).

Note

(1) L'articolo è stato così sostituito dall'art. 73 della L. 19 maggio 1975 n. 151.
(2) La divisione si effettua in parti eguali senza possibilità di prova di un diverso apporto economico dei coniugi all'acquisto del bene in comunione (diversamente quindi dalla presunzione semplice valevole per la comunione ordinaria di cui all'art. 1101 del c.c.).
(3) Il conguaglio posto a carico di uno dei condividenti inerisce alle operazioni divisionali e non costituisce capo autonomo della sentenza dichiarativa della divisione. Per quanto concerne l'usufrutto invece (si veda l'art.978), esso potrà essere costituito anche prima della divisione.

Ratio Legis

La ratio della norma è quella di offrire una divisione attuabile su iniziativa dei coniugi, per i beni comuni, garantendo una sostanziale equità nella redistribuzione di attivo e passivo.

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

Massime relative all'art. 194 Codice civile

Cass. civ. n. 13009/2006

In tema di divisione dei beni oggetto della comunione legale fra coniugi, il conguaglio posto a carico di uno dei condividenti inerisce alle operazioni divisionali e non costituisce un capo autonomo della sentenza dichiarativa della divisione. Ne consegue che l'importo del conguaglio diventa definitivo soltanto con il passaggio in giudicato della sentenza e, pertanto, qualora quello fra i coniugi che ne sia onerato ne offra il pagamento all'altro e questi lo rifiuti, si debbano ritenere insussistenti i presupposti di un'offerta valida agli effetti dell'art. 1206 c.c., in quanto difetta la certezza della somma dovuta. (Sulla base di tale principio la Suprema Corte ha cassato la sentenza di merito d'appello che aveva confermato quella di primo grado, la quale aveva ritenuto valida l'offerta — nella specie eseguita in forma reale —, ed ha deciso nel merito rigettando la domanda di convalida dell'offerta).

Cass. civ. n. 11467/2003

La divisione dei beni oggetto della comunione legale fra coniugi, conseguente allo scioglimento di essa, con effetto ex nunc, per annullamento del matrimonio o per una delle altre cause indicate nell'art. 191 c.c., si effettua in parti eguali, secondo il disposto del successivo art. 194, senza possibilità di prova di un diverso apporto economico dei coniugi all'acquisto del bene in comunione, non essendo applicabile la disciplina della comunione ordinaria, nella quale l'eguaglianza delle quote dei partecipanti è oggetto di una presunzione semplice (art. 1101 c.c.), superabile mediante prova del contrario.

Cass. civ. n. 14791/2000

Il progetto divisionale di un bene immobile predisposto e voluto dalle parti e dichiarato esecutivo con ordinanza dal giudice istruttore, all'esito di un subprocedimento nel corso di un giudizio di separazione, ha natura di negozio, alla cui validità non osta il fatto che il bene ricada in comunione legale tra i coniugi, essendo rimessi alla discrezionalità e comune volontà di questi gli atti dispositivi sui beni in comunione e l'esistenza della comunione stessa; tale atto divisionale, che non presuppone la stipula di una convenzione matrimoniale, costituisce titolo per la trascrizione, unico requisito previsto essendo la forma scritta ai sensi dell'art. 1350 n. 11 c.c.

Cass. civ. n. 3350/1994

Il provvedimento col quale la Corte d'appello decide sul reclamo proposto avverso decisione del Tribunale per i minorenni, di costituzione, ai sensi dell'art. 194, secondo comma c.c., a favore di uno dei coniugi e in relazione alle necessità della prole ed all'affidamento di essa, dell'usufrutto su una parte dei beni spettanti all'altro coniuge, avendo carattere definitivo e natura sostanziale di sentenza — in quanto diretto ad incidere sui diritti soggettivi, a seguito di un procedimento che, sebbene soggetto al rito camerale, ha struttura sostanzialmente contenziosa — è impugnabile per cassazione ai sensi dell'art. 111 della Costituzione.

La disposizione dell'art. 194, secondo comma c.c. — che attribuisce al tribunale per i minorenni il potere di costituire a favore di uno dei coniugi, in relazione alle necessità della prole ed all'affidamento di essa, l'usufrutto su una parte dei beni spettanti all'altro coniuge —, pur nella genericità dell'indicazione dell'oggetto di siffatto vincolo, che può, quindi, legittimamente imporsi anche sulla quota di comproprietà della casa familiare, ha carattere eccezionale (con conseguente inapplicabilità fuori del caso espressamente considerato), in quanto si aggiunge ad un compiuto sistema di tutela approntato per i figli in presenza di crisi del vincolo matrimoniale fra i genitori, ed è destinata ad assicurare protezione esclusivamente alla prole minore, non nel contesto dell'adempimento dell'obbligo di mantenimento, ma per soddisfazione di esigenze, anche soltanto morali, che caratterizzano la posizione del soggetto protetto rispetto al bene considerato e che sarebbero compromesse dalla divisione dei beni della comunione legale. Il detto provvedimento giudiziale costitutivo dell'usufrutto ha, pertanto, efficacia limitata nel tempo, non potendo essa eccedere la data di compimento della maggiore età dei figli per la cui tutela siffatto vincolo reale è stato costituito.

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Consulenze legali
relative all'articolo 194 Codice civile

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ROCCO G. T. chiede
giovedì 23/02/2017 - Puglia
“Comunione dei beni con mia moglie. Anno 2000 viene dichiarata incapace di intendere e di volere per sindrome apallica.
2005 costituisco srl uninominale cap. sociale 10.000,00 euro. 2007 sentenza separazione dei beni.
2014 mia moglie muore. La srl va divisa con gli eredi? e quale parte?”
Consulenza legale i 01/03/2017
Ai sensi dell’art. 193 c.c., la separazione giudiziale dei beni può essere richiesta, tra l’altro, in caso di interdizione o di inabilitazione di uno dei coniugi e l’effetto dichiarativo di scioglimento della comunione retroagisce fino al momento della domanda.
In altre parole, la separazione dei beni si intenderà pienamente efficace non a far data dalla pronuncia della sentenza, bensì a far data dal deposito della domanda in cancelleria.

Ai sensi del successivo art. 194 c.c., la divisione dei beni della comunione si effettua ripartendo in parti uguali l’attivo e il passivo.
La dottrina e la giurisprudenza sono concordi nel ritenere che, una volta sciolta la comunione legale, si sia instaurata tra i coniugi la comunione ordinaria ex artt. 1100 ss. c.c., nella quale l’eguaglianza delle quote dei partecipanti è oggetto di una presunzione semplice (art. 1101 c.c.), superabile mediante prova del contrario (così C. Cass., sez. I, 24/7/2003 n. 11467).

Nel caso di specie, abbiamo una società di capitali unipersonale in cui unico socio risulta essere il coniuge superstite. Le quote della società a responsabilità limitata, essendo di esclusiva titolarità Sua e non di Sua moglie, non rientrano tra i beni della comunione – e pertanto non saranno oggetto di divisione ereditaria – proprio per il motivo sopra esposto: Lei ne è titolare esclusivo – sebbene sia stata creata dopo il matrimonio – e pertanto Sua moglie non era contitolare della Sua quota, che non è caduta in comunione. Si sottolinea inoltre come – laddove la SRL fosse stata costituita in epoca successiva al deposito della domanda di separazione giudiziale dei beni – tale società sarebbe comunque di Sua esclusiva proprietà, non essendo caduta in comunione legale, posto che l’art. 193 c.c. dispone che la separazione giudiziale ha efficacia ex tunc, dal deposito della domanda (come visto sopra).

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