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Articolo 316 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Responsabilità genitoriale

Dispositivo dell'art. 316 Codice civile

(1) Entrambi i genitori hanno la responsabilità genitoriale che è esercitata di comune accordo tenendo conto delle capacità, delle inclinazioni naturali e delle aspirazioni del figlio. I genitori di comune accordo stabiliscono la residenza abituale del minore.

In caso di contrasto su questioni di particolare importanza ciascuno dei genitori può ricorrere senza formalità (2) al giudice indicando i provvedimenti che ritiene più idonei [145].

Il giudice, sentiti i genitori e disposto l'ascolto del figlio minore che abbia compiuto gli anni dodici e anche di età inferiore ove capace di discernimento, suggerisce le determinazioni che ritiene più utili nell'interesse del figlio e dell'unità familiare. Se il contrasto permane il giudice attribuisce il potere di decisione a quello dei genitori che, nel singolo caso, ritiene il più idoneo a curare l'interesse del figlio (3).

Il genitore che ha riconosciuto il figlio esercita la responsabilità genitoriale su di lui. Se il riconoscimento del figlio, nato fuori del matrimonio, è fatto dai genitori, l'esercizio della responsabilità genitoriale spetta ad entrambi.

Il genitore che non esercita la responsabilità genitoriale vigila sull'istruzione, sull'educazione e sulle condizioni di vita del figlio.

Note

(1) L'articolo è stato così sostituito dall'art. 138 della L. 19 maggio 1975 n. 151 e poi modificato dal D.Lgs. 28 dicembre 2013, n. n. 154, a decorrere dal 7 febbraio 2014.
(2) La domanda al giudice potrà essere proposta anche verbalmente senza particolari formalità; qualora sia in corso causa di separazione personale, competente sarà lo stesso giudice rispetto alla regola generale che vedrebbe coinvolto il tribunale per i minorenni.
(3) Il giudice tenterà di solito una composizione dell'insorgenda controversia, suggerendo idonea soluzione e demandando ai genitori l'adozione delle misure di attuazione; nel caso di fallimento di tale soluzione, emetterà un proprio provvedimento (sempre su specifica, ulteriore ed apposita domanda dei genitori).

Ratio Legis

La ratio della norma consiste nell'attribuire ai genitori poteri congiunti per l'esercizio della potestà, salvo il ricorso al giudice nella fase patologica determinata da contrasti per importanti questioni inerenti i figli.

Brocardi

In potestate nostra sunt liberi nostri, quos ex iustis nuptiis procreavimus
Patria potestas in pietate debet, non atrocitate, consistere

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

167 Non si è creduto conveniente fondere l'art. 315 del c.c. con l'art. 316 del c.c., perché ciò avrebbe potuto sembrare una diminuzione della portata del principio etico posto dal primo dei detti articoli, in cui si afferma l'obbligo del figlio di onorare e rispettare i genitori. Come fu già osservato nella relazione al progetto definitivo (n. 322), tale norma si pone come fondamento spirituale dei rapporti fra genitori e figli; a ciò si aggiunga che non sarebbe stato legislativamente opportuno porre in un'unica disposizione l'enunciazione di un dovere prevalentemente morale che perdura per tutta la vita dell'uomo, anche quando i genitori siano morti, e l'affermazione del principio giuridico della sottoposizione dei figli al potere familiare dei genitori, che si concreta nell'istituto della patria potestà.

Massime relative all'art. 316 Codice civile

Cass. civ. n. 5418/2016

In tema di responsabilità genitoriale, al fine di stabilire la competenza giurisdizionale, occorre dare rilievo - per principio generale - al criterio della residenza abituale del minore al momento della domanda, intendendo come tale il luogo del concreto e continuativo svolgimento della vita personale, e non quello risultante da un calcolo puramente aritmetico del vissuto. (Nella specie, applicando l'enunciato principio, la S.C. ha ritenuto corretta la motivazione del giudice di merito, per la quale doveva considerarsi abitualmente residente in Brasile il minore che vi aveva vissuto fra i tre e i sei anni di età, periodo intensamente relazionale, con un intervallo di appena sei mesi, trascorso in Italia).

Cass. civ. n. 14360/2000

In tema di soluzione dei contrasti tra i genitori per questioni di particolare importanza, l'articolo 316 c.c., il quale prevede che ciascuno di essi può ricorrere al giudice indicando i provvedimenti che ritiene più idonei, trova applicazione per le ipotesi di famiglia unita; i provvedimenti di cui all'articolo 155, comma terzo, si collocano invece durante lo stato di separazione tra i coniugi e rientrano nella disciplina di questa.

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Consulenze legali
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Pamela G. chiede
lunedì 16/09/2019 - Abruzzo
“Buongiorno,
sono una signora di origini Dominicane. Qualche anno fa ho avuto un figlio nato dall'unione con un uomo italiano, con il quale non ero unita in matrimonio.
Tuttavia, ancor prima della nascita di nostro figlio, il predetto padre era ed è unito in matrimonio con un altra donna.
L'anno scorso ho ottenuto un provvedimento dal Tribunale, di autorizzazione al rilascio del passaporto per mio figlio (che oggi ha tre anni).
A breve vorrei fare ritorno, per un breve periodo, a Santo Domingo con mio figlio, e pertanto ho acquistato 2 biglietti aerei, di andata e ritorno.
Nonostante le continue richieste, rivolte al padre di nostro figlio, affinchè acconsentisse al rilascio di una dichiarazione da depositare in consolato per ottenere l'autorizzazione all'espatrio con mio figlio, ogni tentativo è stato vano.
Qual'è la soluzione per ottenere l'autorizzazione per l'espatrio con mio figlio, in minor tempo, e come ottenerle?
Nell'attesa di una Vostra risposta Vi saluto Cordialmente.”
Consulenza legale i 23/09/2019
In casi come questo è necessario innanzitutto fare riferimento a quanto eventualmente stabilito nel provvedimento del giudice con cui si danno disposizioni sull’affidamento dei figli. Tale provvedimento può recepire un accordo tra le parti o decidere sulla controversia tra i genitori.
Se, invece, il provvedimento che dispone le condizioni di affidamento del figlio non stabilisce nulla in relazione ai viaggi all’estero, occorrerà verificare caso per caso quale sia il comportamento da adottare.

Nella situazione presa in esame, il passaporto per il minore è già stato rilasciato. Va detto che sul passaporto del figlio potrebbe essere previsto l’accompagnamento disgiunto, cioè da parte anche di un solo genitore: in questo caso, almeno in linea di principio, non dovrebbero essere previsti ulteriori atti di assenso da parte del genitore “assente”.
Tuttavia l’accompagnamento disgiunto deve essere espressamente specificato all’atto della richiesta del passaporto. In questo caso, poiché, da quanto è dato capire, il passaporto è stato rilasciato a seguito di autorizzazione “del tribunale” - o meglio, più verosimilmente, del giudice tutelare - è probabile che ciò non sia previsto.
In mancanza di previsione dell’accompagnamento disgiunto, occorrerà munirsi del consenso dell’altro genitore, se non altro per evitare spiacevoli conseguenze come una denuncia penale per sottrazione di minore o un procedimento dinanzi al giudice civile, nonché per scongiurare complicazioni all'atto dell'imbarco o dell'ingresso nello Stato estero.

Pertanto, è opportuno - se già non lo si è fatto - comunicare per iscritto all’altro genitore la volontà di portare con sé in viaggio all’estero il figlio, chiedendo di firmare un'autorizzazione espressa.
In caso di rifiuto o di mancata risposta, è frequente nella prassi il ricorso al giudice tutelare onde ottenere un provvedimento che sostituisca il consenso mancante.
Tuttavia non mancano pronunce di giudici che ritengono, invece, competente il tribunale ordinario (il giudice tutelare è invece competente per il consenso al rilascio dei documenti validi per l’espatrio).
Il consiglio è, pertanto, quello di rivolgersi ad un legale, sia per verificare la prassi in uso presso il tribunale competente, sia per meglio esaminare gli atti riguardanti l’affidamento del minore.

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