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Articolo 110

Codice Penale

Pena per coloro che concorrono nel reato

Dispositivo dell'art. 110 Codice Penale

Quando più persone (1) concorrono nel medesimo reato (2) (3) (4), ciascuna di esse soggiace alla pena per questo stabilita (5), salve le disposizioni degli articoli seguenti.

Note

(1) Affinchè possa validamente costituirsi il concorso di persone nel reato è necessario il ricorrere di quattro requisiti: la pluralità di agenti, la realizzazione del fatto tipico, il contributo concorsuale e il requisito oggettivo. Per pluralità di agenti s'intende che il reato deve di fatto realizzarsi attraverso la collaborazione di almeno due persone (la legge non pone un limite massino), anche se sono non punibili o non imputabili (come si desume dagli articoli 112, 111 e 119). Il carattere plurisoggettivo della fattispecie concorsuale prescinde quind dalla oncreta punibilità dei concorrenti, dal momento che non trova spazio nel nostro ordinamento la figura del c.d. autore mediato, ovvero la possibilità che risponda per il compimento di un reato solamente il soggetto che si avvale di un altro, non punibile o non imputabile, per porre in essere la propria condotta criminosa. Dunque rientrano nel concorso tutte le forme di collaborazione tra soggetti, anche le ipotesi del costringimento fisico a commettere un reato (art. 46), del reato commesso per un errore determinato dall'altrui inganno (v. 48), della coazione morale (art. 54), della determinazione in altri dello stato di incapacità allo scopo di far commettere un reato (art. 86) e della determinazione al reato di persona non imputabile o non punibile (art. 111).

(2) I soggetti devono poi commettere un reato o realizzare il fatto tipico. Per realizzazione del fatto tipico s'intende che tutti i partecipanti devo contribuire, anche in misura minima, alla realizzazione del reato. E' sufficiente che il fatto sia assistito dall'unicità, di conseguenza non importa se sia caratterizzato da un'esecuzione unica o frazionata, ciascun risponde interamente della violazione della norma penale realizzata, anche solo a livello di tentativo (art. 56), non essendo specificatamente richiesto che il reato sia consumato.

(3) Deve poi realizzarsi il contributo concorsuale per la comune realizzazione della fattispecie da parte di ciascun concorrente. Non rileva nè in quale fase viene questo prestato nè il ruolo rivestito da ogni singolo concorrente, ma ciò che importa è che si tratti di un contributo diretto alla comune realizzazione del reato, sulla base di una valutazione ex ante, ed almeno in astratto causalmente rilevante. Può poi manifestarsi come un contributo materiale (partecipazione alla preparazione e all'esecuzione del reato) che morale (partecipazione alla fase ideativa del reato). In merito si deve specificare che, quanto al concorso materiale, la dottrina più recente ritiene punibili sia le condotte atipiche che siano condizioni necessarie per la verificazione dell'evento che quelle che lo abbiano semplicemente agevolato, pur non risultando indispensabili alla commissione del reato, quanto invece al concorso morale, si considerano punibili soltanto quelle condotte che abbiano esercitato un'effettiva influenza sulla volontà dell'agente, da valutarsi tenendo conto delle modalità di realizzazione del reato. Perchè poi l'istigazione possa dirsi punibile è necessario che non sia generica, non si risolva in una mera connivenza o adesione al proposito criminoso altrui e non si rivolga ad una cerchia indeterminata di persone (ad esempio, agli spettatori di una trasmissione televisiva).

(4) Infine, deve essere presente il c.d. requisito soggettivo o volontà di cooperare nel reato. Ciò significa che una persona può essere ritenuta responsabile di concorso materiale o morale nel reato se ha la coscienza e la volontà del fatto criminoso, accompagnata dalla coscienza e volontà, nonchè dalla consapevolezza di concorrere con altri alla realizzazione del reato. Quindi oltre al dolo del reato monosoggettivo, è richiesto anche il dolo della soggettività. Si ricordi poi che la dottrina più recente propende per ritenere sufficiente ad integrare tale presupposto anche solo il accordo improvviso che intervenga durante l'esecuzione del reato, non essendo essenziale il previo concerto.

(5) La norma esplicita dunque il c.d. principio della pari responsabilità dei compartecipi, fatta salva la clausola di salvezza che prevede la possibilità per il giudice di diminuire la pena nel caso in cui il contributo risulti di minima importanza (art. 114).

Ratio Legis

Il reato è di norma monosoggettivo, in quanto impostato su un autore individuale. Tuttavia il legislatore non poteva non prendere in considerazione l'eventualità che i reati siano commessi da più persone. In merito, si ricordi che il nostro ordinamento accoglie il modello c.d. unitario di concorso, secondo il quale concorso significa "agire insieme verso un determinato fine", diversamente dal modello c.d. differenziato, adottato in altri Paesi, che predilige una tipicizzazione delle varie forme di partecipazione al reato, sulla base del ruolo assunto dai vari compartecipi.

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Quesiti degli utenti
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08/01/2016 Sicilia
Mario F. chiede

Mi viene contestato il reato di concorso esterno in associazione a delinquere semplice. Esiste tale tipologia di reato? È' mai stato condannato qualcuno per tale reato?

Consulenza giuridica i 14/01/2016

Nel caso descritto viene contestato il concorso (art. 110 c.p.) rispetto ad un reato associativo (associazione a delinquere, art. 416 del c.p.). Il reato associativo appartiene al modello dei c.d. reati a concorso necessario, cioè dei reati che per definizione possono essere realizzati solo da due o più soggetti. Tuttavia nel caso non si tratterebbe di concorso "interno", cioè non viene contestata l'appartenenza all'associazione a delinquere ma quello esterno: con un'espressione generale, la condotta di chi tiene rapporti di collaborazione con tale associazione in modo da contribuire a rafforzarla o conservarla.

Invero la possibilità di un concorso esterno nei reati associativi è discussa. Questo perché secondo una certa tesi il reato associativo esige sempre e comunque una "affiliazione", mentre la condotta esterna non sarebbe configurabile. Tuttavia detta tesi è minoritaria. La giurisprudenza maggioritaria ritiene, infatti, che sia configurabile un concorso esterno nei reati associativi. Espressamente, per quello di associazione a delinquere si sostiene che: "Il concorso cosiddetto «esterno» è configurabile, oltre che nel reato di associazione per delinquere di stampo mafioso, anche nel reato di associazione per delinquere «semplice»" (Cass. 38430/2008).

Quanto ai requisiti del concorso esterno, essi sono identificabili in quelli tipici del concorso cioè: un contributo necessario o che favorisce la nascita, l'esistenza o il rafforzamento dell'associazione, una condotta atipica rispetto al reato associativo, il c.d. dolo di concorso (consistente nella coscienza e volontà di contribuire a far sorgere, mantenere in vita o rafforzare l'associazione stessa). Ciò si desume da alcune importanti pronunce resa dalla Cassazione per il concorso esterno in associazione mafiosa (art. 416 del c.p.) ma che, anche alla luce della richiamata sentenza, si può ragionevolmente ritenere esprimano principi valevoli anche per l'associazione a delinquere "semplice". Tra le altre: "In tema di associazione di tipo mafioso, assume il ruolo di «concorrente esterno» il soggetto che, non inserito stabilmente nella struttura organizzativa dell'associazione e privo dell'«affectio societatis», fornisce un concreto, specifico consapevole e volontario contributo, sempre che questo esplichi un effettiva rilevanza causale e quindi si configuri come condizione necessaria per la conservazione o il rafforzamento delle capacità operative dell'associazione (o, per quelle operanti su larga scala come «Cosa nostra», di un suo particolare settore e ramo di attività o articolazione territoriale) e sia diretto alla realizzazione, anche parziale, del programma criminoso della medesima" (Cass. S.U. 33748/2005). Altresì, Cass. S.U. 22327/2003 ha specificato come sia necessario che l'agente si rappresenti, nella forma del dolo diretto, che il suo contributo è utile per la realizzazione del programma criminoso.

La pronunce sul tema, in specie le più recenti, riguardano specificamente le ipotesi di concorso esterno in associazione di stampo mafioso (di recente, Cass. 28225/2014 e 8028/2014, entrambe hanno confermato la condanna dei rispettivi imputati per il reato in esame). Tuttavia, come detto, la ricorrenza del concorso esterno è esplicitamente ammessa anche per l'associazione a delinquere "semplice" pertanto, al ricorrere dei presupposti, il reato potrebbe essere ritenuto sussistente.


Testi per approfondire questo articolo

  • La tolleranza del vertice d'impresa tra «inerzia» e «induzione al reato»

    Collana: Univ. Reggio Calabria
    Pagine: 204
    Data di pubblicazione: agosto 2012
    Prezzo: 22,00 -10% 19,80 €

    Non può escludersi che talora la tolleranza del vertice d'impresa nei confronti dell'attività illecita di altri, in particolare dei sottoposti, rappresenti, per il contesto nel quale s'incardini, una vera e propria induzione al 'reato', punibile a titolo di concorso mediante azione. Il volume punta a risolvere le ambiguità che minano la comprensione della differenza che corre tra la 'vera induzione' e la 'semplice inerzia', che risulterebbe naturalmente non punibile... (continua)

  • Il concorso esterno tra indeterminatezza legislativa e tipizzazione giurisprudenziale. Raccolta di scritti

    Editore: Giappichelli
    Data di pubblicazione: giugno 2014
    Prezzo: 18,00 -10% 16,20 €

    Il volume raccoglie gli scritti che l'autore ha, nell'ultimo decennio, pubblicato sul tema della contiguità associativa di tipo mafioso (e, sia pur a latere, sulla limitrofa fattispecie della intraneità). Il quadro che ne emerge mette a fuoco i molteplici profili che mantengono vivo l'interesse dogmatico-ricostruttivo e pratico-applicativo - intorno alla figura del ed. concorso esterno. Risultano, così, sottolineati: a) il travaglio ermeneutico dell'istituto; b) la... (continua)