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Articolo 395

Codice di Procedura Civile

Casi di revocazione

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Dispositivo dell'art. 395 Codice di Procedura Civile

Le sentenze pronunciate in grado d'appello o in un unico grado (1), possono essere impugnate per revocazione:
1) se sono l'effetto del dolodi una delle parti in danno dell'altra (2);
2) se si è giudicato in base a prove riconosciute o comunque dichiarate false dopo la sentenza oppure che la parte soccombente ignorava essere state riconosciute o dichiarate tali prima della sentenza;
3) se dopo la sentenza sono stati trovati uno o più documenti decisivi che la parte non aveva potuto produrre in giudizio per causa di forza maggiore o per fatto dell'avversario;
4) se la sentenza è l'effetto di un errore di fatto risultante dagli atti o documenti della causa. Vi è questo errore quando la decisione è fondata sulla supposizione di un fatto la cui verità è incontrastabilmente esclusa, oppure quando è supposta l'inesistenza di un fatto la cui verità è positivamente stabilita, e tanto nell'uno quanto nell'altro caso se il fatto non costituì un punto controverso sul quale la sentenza ebbe a pronunciare (3);
5) se la sentenza è contraria ad altra precedente avente fra le parti autorità di cosa giudicata [324], purché non abbia pronunciato sulla relativa eccezione;
6) se la sentenza è effetto del dolo del giudice, accertato con sentenza passata in giudicato.

Note

(1) Il riferimento alle sentenze emesse in unico grado va qui inteso in senso ampio comprendendo non solo le sentenze inappellabili ex lege, ma anche quelle per le quali sia decorso inutilmente il termine per promuovere l'appello, sempre che si tratti di revocazione straordinaria [v. 396].
Inoltre, ai sensi dell'art. 391bis, la revocazione per errore di fatto può avere ad oggetto anche le sentenze della Corte di Cassazione.

(2) La Corte cost., con sent. 20-2-1995, n. 51 ha dichiarato l'illegittimità dell'art. 395, prima parte e numero 1, c.p.c. «nella parte in cui non prevede la revocazione avverso i provvedimenti di convalida di sfratto per morosità che siano l'effetto del dolo di una delle parti in danno dell'altra».

(3) La Corte cost., con sent. 30-1-1986, n. 17, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 395 prima parte e n. 4, «nella parte in cui non prevede la revocazione di sentenze della Corte di cassazione rese su ricorsi basati sul n. 4 dell'art. 360 e affette dall'errore di cui al n. 4 dell'art. 395».
La Corte cost., con sent. 20-12-1989, n. 558, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 395, prima parte e n. 4 «nella parte in cui non prevede la revocazione per errore di fatto avverso i provvedimenti di convalida di sfratto o licenza per finita locazione emessi in assenza o per mancata opposizione dell'intimato»; la Corte ha inoltre dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 395 prima parte e del n. 4, ai sensi dell'art. 27 l. 11-3-1953, n. 87, «là dove non prevede la revocazione per errore di fatto per i provvedimenti di convalida di sfratto per morosità emessi sui medesimi presupposti».
La Corte cost., con sent. 31-1-1991 n. 36, ha dichiarato l'illegittimità dell'art. 395, n. 4, «nella parte in cui non prevede la revocazione di sentenze della Corte di cassazione per errore di fatto nella lettura di atti interni al suo stesso giudizio».


Ratio Legis

La revocazione mira ad ottenere una nuova valutazione della controversia da parte dello stesso giudice che ha adottato la sentenza impugnata [v. 398], in presenza di circostanze non valutate o non correttamente valutate al momento della decisione.
Oggetto di revocazione possono essere non solo le sentenze, ma anche altri provvedimenti aventi un contenuto decisorio quali ad es. il decreto ingiuntivo [v. 656], i lodi arbitrali [v. 831].

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Quesiti degli utenti
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Quesito n. 11012/2014 sabato 23 agosto 2014

Carmelo P. chiede

Egregi Avvocati, ho bisogno di un parere circa l'interpretazione dell'art. 395 c.p.c. per quanto riguarda la possibile revoca di una emananda sentenza, tutta basata e incardinata su false testimonianze,documentate nei verbali del Tribunale e smentibili da altri testi e prove documentali. Si tratta di una lunga causa imperniata sul falso e progressivamente su costruita, ma non ancora definita. Si può impugnare anche se non è stata fatta denuncia contro il falso teste entro il termine di prescrizione? Cioè la denuncia di falso è una condicio sine qua non o bastano i verbali e i testimoni che smentiscono?
Inoltre, se la sentenza (non ancora pronunciata dopo dieci anni), sarà basata su un errore di fatto del Giudice risultante dagli atti giudiziali, e cioè il non aver applicato o tenuto conto di una sentenza della Cassazione e tutto l'iter della causa è stato incardinato e condizionato da tale errore, è anche questo un caso di revocazione secondo lo stesso articolo 395 c.p.c.?
Cordialmente

Parere legale online a cura della

redazione giuridica Brocardi.it

Risposta della redazione di Brocardi.it al quesito n. 11012/2014 [risposta a pagamento]

La revocazione è un mezzo di impugnazione delle sentenze pronunciate in grado di appello o in unico grado, o comunque di altri provvedimenti a contenuto decisorio, caratterizzato dal fatto di essere fondata su particolari circostanze che, se fossero state conosciute o correttamente valutate dal giudice, avrebbero portato ad una decisione diversa.
In particolare, il n. 2 dell'art. 395 del c.p.c. dice che può essere impugnato il provvedimento se "si è giudicato in base a prove riconosciute o comunque dichiarate false dopo la sentenza oppure che la parte soccombente ignorava essere state riconosciute o dichiarate tali prima della sentenza". Si tratta di un motivo di revocazione straordinaria, che può essere proposta anche dopo il passaggio in giudicato della sentenza (cioè quando non sono più esperibili i rimedi ordinari, come il ricorso per Cassazione).
Al fine di poter ricorrere a questo motivo di revocazione, non è sufficiente la mera convinzione o conoscenza soggettiva della falsità della prova, ma è necessario che la prova sia stata dichiarata falsa con sentenza civile o penale passata in giudicato prima della proposizione del rimedio della revocazione, oppure che la falsità sia stata riconosciuta dalla parte a cui vantaggio essa è stata utilizzata e non dalla parte che l'ha prodotta o, nel caso di prova testimoniale, dallo stesso testimone.
Sul punto si possono leggere alcune sentenze, come la n. 3947 del 22.2.2006 ("L'art. 395 c.p.c., indicando quale presupposto dell'istanza di revocazione che si sia giudicato su prove "dichiarate false" postula che tale dichiarazione sia avvenuta con sentenza passata in giudicato (in sede civile o penale) anteriormente alla proposizione dell'istanza di revocazione, con la conseguenza che è inammissibile l'istanza di revocazione basata sulla falsità di prove da accertare nello stesso giudizio di revocazione") e la n. 9770 del 15.9.1995 ("La dichiarazione giudiziale di falsità contenuta in una sentenza penale, per poter operare come causa di revocazione ai sensi dell'art. 395 n. 2 presuppone che il relativo accertamento possa svolgere efficacia nei confronti delle parti del giudizio civile, il che resta escluso nei confronti di quei soggetti che non abbiano partecipato al giudizio penale o non siano stati, quanto meno, posti in grado di parteciparvi").
Inoltre, occorre in ogni caso un nesso di causalità tra la decisione impugnata per revocazione e la falsità della prova (il falso deve cioè aver inciso in maniera decisiva sul provvedimento del giudice).

Quanto alla seconda questione, il "non aver applicato o tenuto conto di una sentenza della Cassazione" può essere inteso in due modi:
1. non aver considerato che esiste una sentenza della Cassazione che regola un caso simile (ma in un contesto e tra parti del tutto diverse) dando ragione a una delle parti del giudizio;
2. non aver tenuto conto dell'esistenza di una sentenza precedente tra le medesime parti che abbia autorità di cosa giudicata per le stesse.
Nel primo caso, che si ha quando, ad esempio, una delle parti citi una sentenza della Suprema Corte nei propri atti difensivi, sentenza che dà pienamente ragione a quella parte, non si configura un motivo di revocazione: infatti, nel nostro tipo di ordinamento giuridico, il giudice non è vincolato al "precedente", ma può decidere liberamente, anche discostandosi da orientamenti giurisprudenziali consolidati (ricordiamo, però, che è inammissibile il ricorso per Cassazione quando il provvedimento impugnato ha deciso le questioni di diritto in modo conforme alla giurisprudenza della Corte e l’esame dei motivi non offre elementi per confermare o mutare l’orientamento della stessa, v. art. 360 bis del c.p.c.).
Il secondo caso rileva, invece, come motivo di cui al n. 5 dell'art. 395, sempre laddove la precedente sentenza non rispettata/non considerata presenti con la causa successiva identità di soggetti e di oggetto, nel senso che la precedente sentenza deve avere ad oggetto il medesimo fatto o un fatto antitetico (Cass. civ. sez. II, 27.5.2009 n. 12348). Si tratta qui di un motivo di revocazione ordinaria della sentenza, quindi esso andrebbe proposto entro trenta giorni dalla notificazione della sentenza.

Tag: Revocazione, falsa testimonianza

Quesito n. 10504/2014 giovedì 5 giugno 2014

E. s.a.s. & C. chiede

Oggetto: Due Sentenze di Cassazione diverse per il medesimo gruppo di 234 importazione di banane – scortate da certificati AGRIM materialmente falsi - per due soggetti coobbligati solidalmente.

Premesso
-che lo spedizioniere E. sas, che ha dichiarato in Dogana 234 carichi di banane (scortate da certificati Agrim materialmente falsi), di cui 183 in rappresentanza diretta e 51 in rappresentanza indiretta, è stato responsabilizzato in qualità di coobbligato solidale per 51 operazioni, mentre C. spa di Roma, mandatario delle operazioni, è stata responsabilizzata per tutte le 234 importazioni in qualità di coobbligato solidale, e che, con sentenza n. x/10 della Suprema Corte di Cassazione ad E. è stata negata la prescrizione;
mentre
con sentenza n. y/13 della Suprema Corte di Cassazione a C. è stata accordata la prescrizione per 223 importazioni su 234 (incluse 49 importazioni delle 51 imputate ad E.), ciò a fronte di una tardiva notitia criminis (la stessa per E.),
-che l’Agenzia della Dogana, in data 29/04/2014 ha presentato istanza di revocazione della sentenza n. y/13,
-che E. con sentenza n. z/12 del Tribunale di Trento (passata in giudicato) ha il diritto d’essere manlevata da parte di C. relativamente all’obbligazione tributaria delle 51 importazioni s.c.;
-che l’esecutività della sentenza n. x/10, sospesa dalla Commissione Tributaria di Trento sino ad avvenuto giudizio in Cassazione, è ancora in attesa di esame;
si chiede
se è un diritto della E. avere copia della richiesta di revocazione presentata dalla Dogana.
Ciò, perché potrebbe essere utile, presentarla alla Commissione Tributaria per ottenere un’ulteriore sospensiva sino all’esito dell’istanza di revocazione.
Grazie per il cortese riscontro

Parere legale online a cura della

redazione giuridica Brocardi.it

Risposta della redazione di Brocardi.it al quesito n. 10504/2014 [risposta a pagamento]

Nel caso proposto si chiede se sia possibile estrarre copia di un atto giudiziario (in particolare, ricorso per revocazione ex art. 395 del c.c.) di cui sia parte la pubblica amministrazione, nella specie l'Agenzia delle Dogane.

Di regola, una parte estranea al giudizio non può chiedere alla cancelleria dell'ufficio giudiziario interessato copia di atti riguardanti soggetti terzi.
Quando sia coinvolta la pubblica amministrazione, tuttavia, esistendo un generico diritto di accesso agli atti amministrativi, si potrebbe pensare che un tale atto possa essere richiesto direttamente alla P.A. Il diritto di accesso è una espressione della trasparenza amministrativa e consiste nella possibilità di accedere ai documenti della P.A. quando vi sia interesse del privato alla tutela di situazioni giuridicamente rilevanti.
Si deve però escludere che sia possibile accedere sempre e senza limite alcuno agli atti giudiziari di cui sia parte un ente pubblico.

L’articolo 22 della legge 7 agosto 1990, n. 241 (Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi) fornisce un concetto ampio di documento amministrativo: "ogni rappresentazione grafica, fotocinematografica, elettromagnetica o di qualunque altra specie del contenuto di atti, anche interni o non relativi ad uno specifico procedimento, detenuti da una pubblica amministrazione e concernenti attività di pubblico interesse, indipendentemente dalla natura pubblicistica o privatistica della loro disciplina sostanziale".

Vi sono però dei limiti all'accesso, costituiti principalmente dalla segretezza (che tutela interessi pubblici e generali) e dalla riservatezza (che protegge l’interesse privatistico di mantenere il riserbo in ordine a determinate vicende).
L’art. 24, comma 1, della legge 241/1990 stabilisce che il diritto di accesso è escluso per i documenti coperti da segreto di Stato ai sensi dell’articolo 12 della legge 24 ottobre 1977, n. 801, nonché nei casi di segreto o di divieto di divulgazione altrimenti previsti dall’ordinamento.
L’art. 2 del D.P.C.M. 26 gennaio 1996, n. 200 sancisce che, ai sensi dell’art. 24, comma 1, della L. 241/1990, in virtù del segreto professionale già previsto dall’ordinamento, al fine di salvaguardare la riservatezza nei rapporti tra difensore e difeso, sono sottratti all’accesso i seguenti documenti: a) pareri resi in relazione a lite in potenza o in atto e la inerente corrispondenza; b) atti defensionali; c) corrispondenza inerente agli affari di cui ai punti a) e b).

Anche la giurisprudenza amministrativa ha dichiarato che sono sottratti all'accesso gli atti redatti dai legali e dai professionisti in relazione a specifici rapporti di consulenza con l’Amministrazione, trattandosi di un segreto che gode di una tutela qualificata, dimostrata dalla specifica previsione degli articoli 622 del codice penale e 200 del codice di procedura penale (Consiglio di Stato, sez. VI, decisione 30.9.2010 n. 7237).

Tuttavia, è possibile per il privato dimostrare che l'accesso agli atti contenenti anche dati giudiziari sia indispensabile per la tutela dei suoi interessi.
Ad esempio, T.A.R. Sicilia Catania, Sez. III, 22 ottobre 2010, n. 4228 ha sancito: "Le necessità difensive, riconducibili al principi di tutela fissati dall'art. 24 cost., devono ritenersi prevalenti rispetto a quelle della riservatezza, come previsto dal comma 7 dell'art. 24, l. n. 241 del 1990, secondo cui deve comunque essere garantito ai richiedenti l'accesso ai documenti amministrativi la cui conoscenza sia necessaria per curare o per difendere i propri interessi giuridici anche nel caso di documenti contenenti dati sensibili e giudiziari; l'accesso, in quest'ultime caso è consentito nei limiti in cui sia strettamente indispensabile; infatti il legislatore ha chiaramente specificato come non siano sufficienti esigenze di difesa genericamente enunciate per garantire l'accesso, dovendo quest'ultimo corrispondere ad una effettiva necessità di tutela di interessi che si assumano lesi; tutela ammessa solo nei limiti in cui la conoscenza di documenti, contenenti 'dati sensibili e giudiziari', sia strettamente indispensabile".

Si potrebbe tentare di inoltrare una richiesta di accesso agli atti dell'Agenzia delle Dogane, specificando le esigenze difensive sottese alla richiesta: tuttavia, non si può garantire un esito positivo dell'istanza.

Tag: Revocazione, accesso agli atti amministrativi

Quesito n. 5381/2012 domenica 22 aprile 2012

paolo chiede

faccio seguito alla risposta del quessito n.2580 del 2 marzo per chiedervi un chiarimento attinente la revocazione , che vengo ad illustrare:
ove venga alla luce uno dei casi di cui ai nn. 1,2,3,e 6 dell'art. 395 cpc una volta che la corte di appello si sia gia' pronunciata con dispositivo di rigetto del ricorso (nel momento in cui la sentenza di appello non sia stata quindi ancora pubblicata), e l'aspetto da sottoporre per la revocazione attenga a questioni che erano presenti sia in 1 grado sia in appello, a chi va presentata l'istanza di revocazione al giudice del lavoro di 1 grado o al collegio della sezione lavoro della corte di appello?
e se non chiedo troppo vorrei anche sapere se , ove il dolo concernesse aspetti variegati da sottoporre all'attenzione del p.m. di cui all'art. 397 cpc a chi va presentata ?
grazie mille .
saluti

Parere legale online a cura della

redazione giuridica Brocardi.it

Risposta della redazione di Brocardi.it al quesito n. 5381/2012 [risposta gratuita]

Ai sensi dell'art. 398 del c.p.c. la revocazione si propone con citazione davanti allo stesso giudice che ha pronunciato la sentenza impugnata. Ancora la norma in analisi specifica che la citazione deve indicare, a pena d'inammissibilità, il motivo della revocazione e le prove relative alla dimostrazione dei fatti di cui ai numeri 1, 2, 3 e 6 dell'articolo 395, del giorno della scoperta o dell'accertamento del dolo o della falsità, o del recupero dei documenti.

Nel caso prospettato, la sentenza che si vuole impugnare per revocazione è stata pronunciata dalla Corte d'Appello sezione lavoro ed è pertanto dinnanzi alla stessa che si dovrà presentare la citazione di cui all'art. 398 del c.p.c..

La regola di cui alla citata norma vale anche nell'ipotesi in cui la sentenza sia impugnabile per revocazione nei casi previsti dall'art. 397 del c.p.c..

Tag: Revocazione, proposizione della domanda

Quesito n. 2580/2011 sabato 26 febbraio 2011

giovanni della santa chiede

Il giudice di merito (in sede civile) ha fondato i suoi giudizi esclusivamente su quanto riportava la CTU, non prendendo in considerazione l'istanza con le motivazioni della parte attrice. Quest'ultima si rifaceva alla migliore letteratura medica scientifica, che produceva in corso di causa.
Vorrei conoscere, in questo caso, se al tribunale si può addebitare un errore di fatto, poiché la letteratura scientifica sosteneva, a mio giudizio inconfutabilmente, le ragioni della parte attrice, contrariamente a quanto sostenuto dalla CTU e dai giudici di merito. Sarei intenzionato a proporre un ricorso per revocazione per errore di fatto.
Vi ringrazio anticipatamente della Vostra gentile risposta.

Parere legale online a cura della

redazione giuridica Brocardi.it

Risposta della redazione di Brocardi.it al quesito n. 2580/2011 [risposta gratuita]

Se la sentenza di primo grado non è ancora passata in giudicato, ogni doglianza dovrà essere proposta con l'appello. Se, invece, è già avvenuto il passaggio in giudicato della decisione per l'inutile decorrere del termine per proporre appello, la revocazione ex art. 396 del c.p.c. sarà ammessa solo nei casi di cui ai nn. 1, 2, 3 e 6 dell'art. 395 del c.p.c.. Viene quindi esclusa dal codice di procedura civile la possibilità di chiedere la revocazione c.d. straordinaria nel caso in cui vi sia un errore di fatto (n. 4 dell'art. 395 c.p.c.). Si precisa che tale errore deve avere ad oggetto la percezione dei fatti, mentre è escluso che esso ricorra se il giudice di prime cure ha effettuato una valutazione giuridica nei limiti della discrezionalità che gli compete per legge.

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