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Articolo 373 Codice di procedura civile

(R.D. 28 ottobre 1940, n.1443)

Sospensione dell'esecuzione

Dispositivo dell'art. 373 Codice di procedura civile

Il ricorso per cassazione non sospende l'esecuzione della sentenza. Tuttavia il giudice che ha pronunciato la sentenza impugnata (1) può, su istanza di parte e qualora dall'esecuzione possa derivare grave e irreparabile danno (2), disporre con ordinanza non impugnabile che la esecuzione sia sospesa o che sia prestata congrua cauzione [86, 131 bis disp. att.].
L'istanza si propone con ricorso al giudice di pace, al tribunale in composizione monocratica (3) o al presidente del collegio, il quale, con decreto in calce al ricorso, ordina la comparizione delle parti rispettivamente dinanzi a sé o al collegio in camera di consiglio. Copia del ricorso e del decreto sono notificate al procuratore dell'altra parte, ovvero alla parte stessa, se questa sia stata in giudizio senza ministero di difensore o non si sia costituita nel giudizio definito con la sentenza impugnata. Con lo stesso decreto, in caso di eccezionale urgenza può essere disposta provvisoriamente l'immediata sospensione dell'esecuzione (4).

Note

(1) Si noti che è lo stesso giudice che ha pronunciato la sentenza (giudice a quo) a poter sospendere la sua decisione, e non il giudice dell'impugnazione (giudice ad quem).
(2) Secondo la giurisprudenza, il danno grave è tale quando si produca una eccezionale sproporzione tra il vantaggio che il creditore otterrebbe ponendo in esecuzione la sentenza e il pregiudizio che patirebbe il debitore. Il danno è irreparabile quando si tratta di un pregiudizio irreversibile: ipotesi che non può verificarsi se la sentenza di condanna abbia ad oggetto il pagamento di una somma di denaro (non tutta la dottrina, però, è concorde su questo punto).
(3) Il d.lgs. 19 febbraio 1998, n. 51, ha sostituito la parola "pretore" con l'espressione "tribunale in composizione monocratica".
(4) Comma così sostituito con legge 26 novembre 1990, n. 353.

Ratio Legis

Il provvedimento di concessione della cd. inibitoria processuale è caratterizzato da discrezionalità ed eccezionalità.

Massime relative all'art. 373 Codice di procedura civile

Cass. n. 14503/2013

L'art. 373 c.p.c. è applicabile, salvo che sia diversamente disposto da specifiche disposizioni, anche in caso di impugnazione davanti alle Sezioni Unite della Corte di cassazione delle pronunce dei giudici speciali, nulla prevedendo al riguardo l'art. 111 Cost. sul ricorso per cassazione avverso le decisioni del Consiglio di Stato e della Corte dei conti.

Cass. n. 16121/2011

La liquidazione delle spese della procedura incidentale di sospensione dell'esecuzione della sentenza, prevista dall'art. 373 c.p.c., spetta al giudice di legittimità e non al giudice di appello (ad eccezione della cassazione con rinvio al giudice del merito, al quale competerà la regolazione delle spese anche del giudizio di cassazione); pertanto, è inammissibile il ricorso straordinario per cassazione proposto dalla parte soccombente avverso il provvedimento - assunto in sede di reiezione dell'istanza di sospensione dell'esecuzione della sentenza gravata di ricorso per cassazione - di condanna alle spese, poiché, per la sua natura provvisoria, esso è destinato ad essere assorbito all'esito del giudizio di legittimità in cui, con la decisione definitiva, verranno individuate le effettive posizioni delle parti, quali vittoriose o soccombenti e potrà essere richiesta la liquidazione o la ripetizione delle spese.

Cass. n. 17647/2009

È inammissibile il ricorso per cassazione avverso l'ordinanza che, ai sensi dell'art. 373 c.p.c., accoglie l'istanza di sospensione dell'esecuzione della sentenza impugnata per cassazione, trattandosi di provvedimento di natura ordinatoria che non contiene alcuna decisione in senso tecnico-processuale. Peraltro, é manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 373 c.p.c., sollevata in riferimento agli artt. 24 e 111 Cost., nella parte in cui esclude la ricorribilità per cassazione della predetta ordinanza, attesa l'assoluta ininfluenza del provvedimento cautelare, quale è quello in parola, nel successivo giudizio di merito e restando comunque impregiudicati i mezzi e le ragioni di difesa della parte in tale giudizio.

Cass. n. 7248/2009

Spetta alla Corte di cassazione adita in sede di ricorso contro la sentenza di appello del giudice di merito pronunciarsi, ai sensi dell'art. 385 cod. proc. civ., con la sentenza di rigetto, sul diritto al rimborso delle spese processuali affrontate dalla parte vittoriosa per resistere all'istanza di sospensione dell'efficacia esecutiva della sentenza impugnata, proposta in virtù dell'art. 373 cod. proc. civ., i cui atti relativi al conseguente procedimento incidentale sono producibili ai sensi dell'art. 372 cod. proc. civ., non potendo essere allegati anteriormente alla proposizione del ricorso, che costituisce il presupposto logico-temporale del suddetto procedimento.

Cass. n. 13427/2004

In relazione ai provvedimenti disciplinari adottati nei confronti degli esercenti le professioni sanitarie, la proposizione del ricorso alla Commissione centrale ha effetto sospensivo degli stessi quando sia proposto avverso i provvedimenti di cancellazione dall'albo o avverso i provvedimenti disciplinari (ad eccezione di quelli previsti dagli artt. 42 e 43 del D.P.R. 5 aprile 1950, n. 221); qualora sia proposto ricorso per cassazione contro la decisione della Commissione centrale, l'esecutività della decisione della commissione non è di per sè sospesa, nè essa può essere sospesa in applicazione dell'art. 373 c.p.c., ed appare manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale per disparità di trattamento rispetto alla possibilità di chiedere la sospensione prevista, in riferimento alle decisioni del Consiglio nazionale forense, nei confronti degli avvocati, dall'art. 56, quarto comma, del R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578, che è norma eccezionale; tuttavia, in caso di cassazione della decisione della Commissione centrale, rivive l'effetto sospensivo conseguente alla proposizione del ricorso dinanzi ad essa.

Cass. n. 7520/2001

L'ordinanza emessa, ex art. 373 c.p.c., nel procedimento di sospensione dell'esecuzione della sentenza di appello non può essere legittimamente inquadrata tra i provvedimenti che devono contenere la liquidazione delle spese, trattandosi di una pronuncia soltanto provvisoria, la cui efficacia è condizionata all'esito del giudizio di cassazione, e di fronte alla quale non esiste una parte definitivamente soccombente; spetta, pertanto, alla Corte di cassazione liquidare le spese di detto procedimento, insieme con quelle del giudizio di legittimità.

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Quesiti degli utenti
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Alessandro D.B. chiede
lunedì 20/11/2017 - Lazio
“Data una proprietà agricola in comunione, una parte richiede al tribunale di stabilire la divisione di tale proprietà. La sentenza del tribunale di primo grado stabilisce la divisione secondo quanto proposto dal perito del tribunale. Una delle parti si appella. In appello, il giudice riconosce la sentenza di primo grado. La parte che era già ricorsa in appello, ricorre in Cassazione. Sembrerebbe che, in genere, sia quanto mai improbabile che il ricorso in Cassazione venga accettato. Quesito: nel periodo di tempo – non breve – che intercorre fra la presentazione del ricorso ed il respingimento di questo, la sentenza d’appello entra in esecuzione, o no?”
Consulenza legale i 27/11/2017
Le sentenze sono provvisoriamente esecutive non appena emesse (art. 337 c.p.c.: “L’esecuzione della sentenza non è sospesa per effetto dell’impugnazione di essa (…)”): ciò significa che, nelle more del giudizio – che sia di primo grado, di secondo grado o di Cassazione – previa apposizione della formula esecutiva da parte della Cancelleria a richiesta della parte interessata, esse possono essere utilizzate come, appunto, titolo esecutivo per ottenere coattivamente quanto in esse disposto.

Tuttavia, la provvisoria esecutività di una sentenza può essere temporaneamente sospesa, sempre su richiesta di parte, se sussistono determinati presupposti, cosicché non sarà possibile metterla in esecuzione fino al termine del processo.
In particolare:

a) per quanto riguarda la sentenza di primo grado (art. 282 c.p.c.: “La sentenza di primo grado è provvisoriamente esecutiva tra le parti”), l’art. 283 c.p.c. stabilisce che il Giudice dell’appello, su istanza di parte, può sospendere in tutto o in parte l’efficacia esecutiva o l’esecuzione della sentenza impugnata quando sussistono gravi e fondati motivi, anche in relazione all’insolvenza di una delle parti; questa istanza di parte può e deve essere proposta con l’atto di appello e si può chiedere che la Corte la esamini e si pronunci sulla stessa o in prima udienza (come normalmente accade) oppure – in casi particolari di urgenza – in un momento antecedente, nel corso di un’udienza appositamente fissata per discutere in ordine all’istanza in oggetto.

b) Per quanto riguarda la sentenza di appello – e con ciò si risponde al quesito posto – l’art. 373 c.p.c. precisa che il ricorso non sospende, di per sé, l’esecuzione della sentenza impugnata: tuttavia anche in questo caso il Giudice “che ha pronunciato la sentenza impugnata” può, su istanza di parte e qualora dall’esecuzione possa derivare grave e irreparabile danno, disporre con ordinanza non impugnabile che l’esecuzione sia sospesa o che sia prestata congrua cauzione; l’istanza va proposta con apposito ricorso al Presidente della Corte d’Appello, che ordina la comparizione delle parti avanti a sé, ordinando che una copia di ricorso e decreto di fissazione dell’udienza vengano notificate al difensore della controparte.

Come si vede, nel caso del ricorso in Cassazione, la sospensione può essere richiesta – sempre per gravi motivi – non alla Corte di Cassazione ma alla Corte di Appello che ha emesso l’impugnata sentenza, e lo si dovrà fare con un ricorso specifico (non quindi nell’atto di impugnazione).
L’istanza può essere promossa in qualunque momento (prima che l’esecuzione sia stata iniziata o anche nel corso della medesima), l’importante è aver già depositato il ricorso in Cassazione, secondo quanto recita l’art. 131 delle disposizione di attuazione del codice civile: “Sull'istanza di sospensione dell'esecuzione della sentenza prevista dall'art. 373 del Codice, il giudice non può decidere se la parte istante non ha dimostrato di avere depositato il ricorso per cassazione contro la sentenza medesima.

Per rispondere, dunque, al quesito, la sentenza di appello “entra in esecuzione”, nel senso che è esecutiva a tutti gli effetti e la parte interessata potrà promuovere l’esecuzione forzata in forza di questa; se si intende paralizzare l’efficacia esecutiva del provvedimento si dovrà depositare un ricorso ad hoc presso la Cancelleria della Corte d’Appello, ricorso intestato al Presidente di quest’ultima, in cui si evidenziano i gravi ed irreparabili danni cui si potrebbe andare incontro con l’esecuzione.

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