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Articolo 2738

Codice Civile

Efficacia

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Dispositivo dell'art. 2738 Codice Civile

Se è stato prestato il giuramento deferito o riferito, l'altra parte non è ammessa a provare il contrario, né può chiedere la revocazione della sentenza qualora il giuramento sia stato dichiarato falso [395 c.p.c] (1).
Può tuttavia domandare il risarcimento dei danni nel caso di condanna penale per falso giuramento. Se la condanna penale non può essere pronunziata perché il reato è estinto, il giudice civile può conoscere del reato al solo fine del risarcimento [198 c.p.] (2) (3).
In caso di litisconsorzio necessario [102 c.p.c.], il giuramento prestato da alcuni soltanto dei litisconsorti è liberamente apprezzato dal giudice (4).

Note

(1) Se la parte si rifiuta di giurare o non si presenta, senza giustificato motivo, all'udienza all'uopo fissata, la sua versione del fatto non può più essere considerata vera dal giudice, indipendentemente da qualsiasi altra prova a suo favore. Se invece presta il giuramento, l'efficacia di prova legale fa sì che il giudice risulti vincolato all'affermazione e sia obbligato a decidere in conformità la questione, non potendo far altro che giudicare vincitrice la parte che ha giurato e soccombente l'altra a cui non è consentito dimostrare il contrario.

(2) Il pieno valore di prova attribuito per legge al giuramento fa sì che neanche la sua eventuale falsità possa alterare la decisione che su di esso si è basata, essendo consentita come unica conseguenza la possibilità di chiedere, successivamente alla conclusione del processo penale, il risarcimento del danno alla parte che ha giurato il falso, ma non quindi la revocazione della sentenza sulla base di questo emanata.

(3) Con sentenza del 4 aprile 1996, n. 105, la Corte Costituzionale ha dichiarato l'illegittimità costituzionale di tale comma, per la parte in cui "non prevede che il giudice civile possa conoscere del reato di falso giuramento al solo fine del risarcimento anche nel caso in cui la sentenza irrevocabile di assoluzione pronunziata nel giudizio penale non abbia efficacia di giudicato nei confronti del danneggiato". Tale intervento è stato posto in essere al fine di adattare la disciplina del codice civile all'art. 652 c.p.p., per ottemperare sia ai principi di eguaglianza e ragionevolezza ex art. 3 Cost., sia al diritto di difesa ex art. 24 Cost.

(4) Qualora, nell'ipotesi di litisconsorzio necessario, il giuramento venga posto in essere soltanto da alcuni dei litisconsorti, è apprezzato liberamente dal giudice, alla stregua della disciplina dettata in tema di confessione (v. 2733).


Ratio Legis

La disposizione stabilisce che il giuramento, sia esso decisorio o suppletorio, una volta prestato diviene irrevocabile (v. 236) e riveste valore di prova legale, rendendo inammissibile o comunque priva di efficacia qualunque prova contraria.

Brocardi collegati a questo articolo

Sentenze relative a questo articolo

Cass. n. 22037/2009

La prestazione del giuramento suppletorio (così come di quello decisorio), ai sensi dell'art. 2738 c.c., implicando una presunzione "iuris et de iure" in ordine all'esistenza dei fatti che ne hanno formato oggetto svincola l'esito del giudizio civile da quello dell'eventuale procedimento penale per falsità del giuramento stesso, la cui defini­zione può soltanto costituire titolo per le pretese risarcitorie da avanzare verso chi abbia giurato il falso. Ne consegue che, nell'ipotesi di un giura­mento così configurato, deve considerarsi erronea la sospensione necessaria del procedimento civi­le, non ricorrendo alcun caso di pregiudizialità né alcuna delle altre situazioni legali che autorizzino detta sospensione.

Cass. n. 3821/2000

È manifestamente infondata l'eccezione di incostituzionalità dell'art. 2738 commi primo e secondo c.c. in relazione agli artt. 3 e 24 della Co­stituzione in quanto le sentenze nn. 105 e 334 del 1996 rese dalla Corte costituzionale, nel dichiara­re la parziale incostituzionalità della norma, sia in relazione ai riferimenti religiosi della formula di ammonimento, sia in relazione alla mancata previsione della possibilità di conoscenza da parte del giudice civile del reato di falso giura­mento, hanno in ogni caso ribadito la validità del giuramento come mezzo di prova nel nostro or­dinamento.

Cass. n. 631/1997

In materia di giuramento decisorio, le di­sposizioni dell'art. 2738, primo comma, c.c., sono indicative della volontà del legislatore di impedire, anche prima del passaggio in giudicato della sentenza, ogni possibilità di rimettere in discussione, per effetto delle deduzioni difensive delle parti, l'esito della causa determinato dalla prestazione del giuramento. Ne consegue che, ove il convenuto abbia eccepito la prescrizione presuntiva del credito azionato e l'attore abbia al medesimo deferito il giuramento decisorio sull'avvenuta estinzione dell'obbligazione, la pre­stazione di tale mezzo di prova condiziona la de­cisione, a nulla valendo, se successiva, l'eventuale asserzione della parte che possa essere valutata come ammissione della non avvenuta estinzione dell'obbligazione. (Nella specie, dopo che i conve­nuti avevano prestato il giuramento loro deferito, confermando di avere soddisfatto il creditore, il loro difensore nella comparsa conclusionale aveva rilevato che comunque l'attore non aveva provato il diritto azionato).

Cass. n. 12277/1992

L'art. 2738, ultimo comma, c.c., a norma del quale, in caso di litisconsorzio necessario, il giura­mento prestato da alcuni soltanto dei litisconsorti è liberamente apprezzato dal giudice, esclude l'efficacia di prova legale del giuramento sia nei confronti dei litisconsorti che lo hanno prestato sia nei confronti di quelli che, per qualsiasi causa, non lo hanno prestato: infatti, la norma non di­stingue tra gli uni e gli altri litisconsorti trovando il suo fondamento nella impossibilità logica di una diversificazione della efficacia della prova nei confronti delle parti di un rapporto che, essendo unico ed inscindibile, deve necessariamente es­sere unitariamente valutato.

Cass. n. 2614/1988

In conseguenza della prestazione del giura­mento, il giudice, essendo vincolato alle risultan­ze di esso, non può procedere ad altre valutazioni probatorie; tuttavia l'espletamento di tale mezzo istruttorio non impedisce al terzo d'intervenire nel procedimento — purché anteriormente alla
rimessione della causa al collegio — per far valere, in forza della propria autonomia processuale, i suoi diritti verso una (intervento adesivo autono­mo) o entrambe le parti (intervento principale), adducendo fatti e circostanze idonei a rimuovere nei propri confronti gli effetti negativi del giu­ramento.

Cass. sez. un. n. 3111/1982

Con riguardo al credito di una società di fatto, la prestazione del giuramento decisorio da parte del socio munito del potere di rappresen­tanza, e costituitosi in giudizio in tale veste, spie­ga gli effetti di cui all'art. 2738 primo comma c.c., restando irrilevante che il giuramento stesso sia stato irritualmente deferito anche ad altro socio, con potere di rappresentanza disgiuntiva della società medesima, rimasto contumace e non pre­sentatosi per prestare il giuramento.

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