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Articolo 360

Codice di Procedura Civile

Sentenze impugnabili e motivi di ricorso

Dispositivo dell'art. 360 Codice di Procedura Civile

(1) Le sentenze pronunziate in grado d'appello o in unico grado possono essere impugnate con ricorso per cassazione:
1) per motivi attinenti alla giurisdizione (2);
2) per violazione delle norme sulla competenza, quando non è prescritto il regolamento di competenza (3);
3) per violazione o falsa applicazione di norme di diritto (4) e dei contratti e accordi collettivi nazionali di lavoro (5);
4) per nullità della sentenza o del procedimento (6);
5) per omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti (7).
Può inoltre essere impugnata con ricorso per cassazione una sentenza appellabile del tribunale, se le parti sono d'accordo per omettere l'appello; ma in tal caso l'impugnazione può proporsi soltanto a norma del primo comma, n. 3 (8).
Non sono immediatamente impugnabili con ricorso per cassazione le sentenze che decidono di questioni insorte senza definire, neppure parzialmente, il giudizio. Il ricorso per cassazione avverso tali sentenze può essere proposto, senza necessità di riserva, allorché sia impugnata la sentenza che definisce, anche parzialmente, il giudizio (9).
Le disposizioni di cui al primo comma e terzo comma si applicano alle sentenze ed ai provvedimenti diversi dalla sentenza contro i quali è ammesso il ricorso per cassazione per violazione di legge.

Note

(1) Articolo così modificato con d.lgs. 2 febbraio 2006, n. 40.

(2) Il caso ricorre quando il giudice si sia occupato di questioni riservate alla giurisdizione di un giudice diverso o ad un diverso potere dello Stato; oppure quando, per errore, il giudice abbia ritenuto di non poter decidere per difetto di sua giurisdizione; ovvero, ancora, quando abbia violato le norme sulla giurisdizione nei confronti dello straniero.

(3) L'ipotesi si ha solo quando il giudice si sia pronunciato sia sul merito che sulla competenza, con la facoltà di proporre regolamento di competenza ai sensi dell'art. 43 del c.p.c. oppure di proporre ricorso per cassazione. Se il giudice avesse emanato una pronuncia sulla sola competenza, il regolamento di competenza sarebbe stato obbligatorio ex art. 42 del c.p.c..

(4) Tale motivo può essere proposto quando l'errore riguardi l'individuazione o l'interpretazione della norma applicata oppure l'applicazione di una disposizione ad una fattispecie concreta da essa non regolata. L'errore deve aver influito sulla decisione. All'evidenza, non potranno essere impugnate per il motivo in esame le sentenze pronunciate secondo equità.

(5) La violazione o falsa applicazione dei contratti e accordi collettivi nazionali di lavoro è stata introdotta quale motivo di ricorso per cassazione con la riforma del 2006, ponendo un freno al vivace dibattito dottrinale e giurisprudenziale in materia. E' stato quindi concesso alla Cassazione di poter interpretare la normativa utilizzata dal giudice del lavoro, facoltà che in precedenza era riservata esclusivamente al giudice di merito.

(6) Tale motivo ricorre in caso di violazione di norme processuali che regolino la sentenza come atto e la costituzione del giudice, sia in caso di nullità per derivazione della sentenza stessa. Quest'ultima ipotesi si ha quando la nullità di alcuni atti del processo si propaga fino alla sentenza.

(7) Il motivo n. 5 è stato così sostituito con D.L. 22 giugno 2012 n. 83, convertito in l. 11 agosto 2012, n. 143. Il testo precedente recitava: "per omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio".

(8) Il d.lgs. 40/2006 ha disciplinato il c.d. ricorso per saltum (o omisso medio), che si ha quando le parti si accordino al fine di ottenere immediatamente una pronuncia della Suprema Corte senza esperire il rimedio dell'appello, anche se questo sarebbe ammissibile. L'istituto risponde ad esigenze di economia processuale.
Per quanto concerne l'oggetto del ricorso, la giurisprudenza ritiene impugnabili non solo i provvedimenti che hanno la forma della sentenza, ma ogni provvedimento che possa incidere definitivamente sulla situazione giuridica delle parti (v. art. 111 Cost.).

(9) Il riformato terzo comma dell'art. 360 ha razionalizzato il sistema eliminando la possibilità di impugnazione immediata ed autonoma delle sentenze non definitive di appello. Peraltro, queste ultime sono assai rare, quindi la portata della novella ha una dimensione particolarmente contenuta.

Ratio Legis

Il ricorso per Cassazione è un mezzo di impugnazione a critica vincolata, potendo le parti far valere solo i motivi espressamente indicati nell'articolo in commento.

Sentenze relative a questo articolo

Cass. n. 10133/2014

Avverso l'ordinanza resa ai sensi dell'art. 1, comma 49, della legge 28 giugno 2012, n. 92, non è ammesso appello, ma solo l'opposizione innanzi allo stesso giudice, per cui l'ordinanza non può essere impugnata con ricorso "per saltum" in cassazione, previsto dall'art. 360, secondo comma, cod. proc. civ. solo in relazione ad una "sentenza appellabile".

Cass. n. 8053/2014

L'art. 360, primo comma, n. 5, cod. proc. civ., riformulato dall'art. 54 del d.l. 22 giugno 2012, n. 83, conv. in legge 7 agosto 2012, n. 134, introduce nell'ordinamento un vizio specifico denunciabile per cassazione, relativo all'omesso esame di un fatto storico, principale o secondario, la cui esistenza risulti dal testo della sentenza o dagli atti processuali, che abbia costituito oggetto di discussione tra le parti e abbia carattere decisivo (vale a dire che, se esaminato, avrebbe determinato un esito diverso della controversia). Ne consegue che, nel rigoroso rispetto delle previsioni degli artt. 366, primo comma, n. 6, e 369, secondo comma, n. 4, cod. proc. civ., il ricorrente deve indicare il "fatto storico", il cui esame sia stato omesso, il "dato", testuale o extratestuale, da cui esso risulti esistente, il "come" e il "quando" tale fatto sia stato oggetto di discussione processuale tra le parti e la sua "decisività", fermo restando che l'omesso esame di elementi istruttori non integra, di per sé, il vizio di omesso esame di un fatto decisivo qualora il fatto storico, rilevante in causa, sia stato comunque preso in considerazione dal giudice, ancorché la sentenza non abbia dato conto di tutte le risultanze probatorie.

La riformulazione dell'art. 360, primo comma, n. 5, cod. proc. civ., disposta dall'art. 54 del d.l. 22 giugno 2012, n. 83, conv. in legge 7 agosto 2012, n. 134, deve essere interpretata, alla luce dei canoni ermeneutici dettati dall'art. 12 delle preleggi, come riduzione al "minimo costituzionale" del sindacato di legittimità sulla motivazione. Pertanto, è denunciabile in cassazione solo l'anomalia motivazionale che si tramuta in violazione di legge costituzionalmente rilevante, in quanto attinente all'esistenza della motivazione in sé, purché il vizio risulti dal testo della sentenza impugnata, a prescindere dal confronto con le risultanze processuali. Tale anomalia si esaurisce nella "mancanza assoluta di motivi sotto l'aspetto materiale e grafico", nella "motivazione apparente", nel "contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili" e nella "motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile", esclusa qualunque rilevanza del semplice difetto di "sufficienza" della motivazione.

Cass. n. 7983/2014

L'omesso esame del fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti, ai sensi dell'art. 360, primo comma, n. 5, cod. proc. civ., come riformato dall'art. 54, comma 1, lett. b), del d.l. 22 giugno 2012, n. 83, convertito dalla legge 7 agosto 2012, n. 134, va inteso, in applicazione dei canoni ermeneutici dettati dall'art. 12 disp. prel. cod. civ., tenendo conto della prospettiva della novella, mirata ad evitare l'abuso dei ricorsi basati sul vizio di motivazione, non strettamente necessitati dai precetti costituzionali, supportando la generale funzione nomofilattica della Corte di cassazione. Ne consegue che: a) l'"omesso esame" non può intendersi che "omessa motivazione", perché l'accertamento se l'esame del fatto è avvenuto o è stato omesso non può che risultare dalla motivazione; b) i fatti decisivi e oggetto di discussione, la cui omessa valutazione è deducibile come vizio della sentenza impugnata, sono non solo quelli principali ma anche quelli secondari; c) è deducibile come vizio della sentenza soltanto l'omissione e non più l'insufficienza o la contraddittorietà della motivazione, salvo che tali aspetti, consistendo nell'estrinsecazione di argomentazioni non idonee a rivelare la "ratio decidendi", si risolvano in una sostanziale mancanza di motivazione.

Cass. n. 6733/2014

Con il ricorso per cassazione non possono essere proposte, e vanno, quindi, dichiarate inammissibili, le censure rivolte direttamente contro la sentenza di primo grado.

Cass. n. 6335/2014

La denuncia di violazione o di falsa applicazione dei contratti o accordi collettivi di lavoro, ai sensi dell'art. 360, primo comma, n. 3 cod. proc. civ., come modificato dall'art. 2 del d.lgs. 2 febbraio 2006 n.40, è parifìcata sul piano processuale a quella delle norme di diritto, sicché, anch'essa comporta, in sede di legittimità, l'interpretazione delle loro clausole in base alle norme codicistiche di ermeneutica negoziale (artt. 1362 ss. cod. civ.) come criterio interpretativo diretto e non come canone esterno di commisurazione dell'esattezza e della congruità della motivazione, senza più necessità, a pena di inammissibilità della doglianza, di una specifica indicazione delle norme asseritamente violate e dei principi in esse contenuti, né del discostamento da parte del giudice di merito dai canoni legali assunti come violati o di una loro applicazione sulla base di argomentazioni illogiche od insufficienti.

Cass. n. 6332/2014

Le norme poste dal codice civile in materia d'onere della prova e di ammissibilità ed efficacia dei vari mezzi probatori attengono al diritto sostanziale, sicché la loro violazione integra un "error in iudicando", e non "in procedendo"; da ciò consegue l'ammissibilità dell'esame diretto degli atti da parte del giudice di legittimità al fine di verificare lo svolgimento del giudizio in conformità al rito.

Cass. n. 6330/2014

L'art. 360, primo comma, n. 4, cod. proc. civ., nel consentire la denuncia di vizi di attività del giudice, non tutela l'interesse all'astratta regolarità dell'attività giudiziaria, ma garantisce solo l'eliminazione del pregiudizio subito dal diritto di difesa della parte in dipendenza della denunciata violazione. Ne consegue che è inammissibile l'impugnazione con la quale si lamenti un mero vizio del processo, senza prospettare anche le ragioni per le quali l'erronea applicazione della regola processuale abbia comportato, per la parte, una lesione del diritto di difesa. (Nella specie, la S.C. ha rigettato il ricorso incidentale con il quale si denunciava l'illegittima rimessione in termini che aveva consentito la proposizione di una chiamata in garanzia nei confronti del ricorrente incidentale, senza prospettare in che modo la regola processuale disattesa avesse concretamente leso il diritto di difendersi e contraddire).

Cass. n. 5133/2014

L'omesso esame del fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti — ai sensi dell'art. 360, primo comma, n. 5, c.p.c., come riformato dall'art. 54, primo comma, lett. b), del D.L. 22 giugno 2012, n. 83, convertito alla legge 7 agosto 2012, n. 134 — afferisce, nella prospettiva della novella che mira a ridurre drasticamente l'area del sindacato di legittimità intorno ai "fatti", a dati materiali, ad episodi fenomenici rilevanti ed alle loro ricadute in termini di diritto, aventi portata idonea a determinare direttamente l'esito del giudizio.

Cass. n. 4980/2014

Qualora, con il ricorso per cassazione, venga dedotto il vizio di motivazione della sentenza impugnata per l'asserito omesso esame di un documento (nella specie, di due raccomandate, interruttive della prescrizione), è necessario, al fine di consentire al giudice di legittimità il controllo della decisività del documento non valutato (o insufficientemente valutato), che il ricorrente precisi - mediante integrale trascrizione del contenuto dell'atto nel ricorso - la risultanza che egli asserisce decisiva e non valutata o insufficientemente valutata, dato che solo tale specificazione consente alla Corte di cassazione, alla quale è precluso l'esame diretto degli atti di causa, di delibare la decisività della risultanza stessa.

Cass. n. 4447/2014

Le "tabelle" del Tribunale di Milano assumono rilievo, ai sensi dell'art. 1226 cod. civ., come parametri per la valutazione equitativa del danno non patrimoniale alla persona. Ne consegue che la loro erronea applicazione da parte del giudice dà luogo ad una violazione di legge, censurabile in sede di legittimità ai sensi dell'art. 360, n. 3), cod. proc. civ.

Cass. n. 4439/2014

L'errore compiuto dal giudice di merito nell'individuare la regola giuridica in base alla quale accertare la sussistenza del nesso causale tra fatto illecito ed evento è censurabile in sede di legittimità ai sensi dell'art. 360, primo comma, n. 3 cod. proc. civ., mentre l'eventuale errore nell'individuazione delle conseguenze che sono derivate dall'illecito, alla luce della regola giuridica applicata, costituisce una valutazione di fatto, come tale sottratta al sindacato di legittimità se adeguatamente motivata.

Cass. n. 3872/2014

Nel suo giudizio sui vizi della sentenza impugnata la Corte di cassazione è vincolata dalla prospettazione della parte. Ne consegue che, ove il giudice d'appello rilevi d'ufficio una eccezione ormai preclusa, se il ricorrente per cassazione si dolga non di tale vizio processuale, ossia dell'irrituale rilievo ufficioso del giudice, ma della correttezza nel merito della decisione, il ricorso è inammissibile, a nulla rilevando la effettiva sussistenza dell'"error in procedendo".

Cass. n. 3708/2014

La violazione delle norme costituzionali non può essere prospettata direttamente col motivo di ricorso per cassazione ex art. 360, primo comma, n. 3, cod. proc. civ., in quanto il contrasto tra la decisione impugnata e i parametri costituzionali, realizzandosi sempre per il tramite dell'applicazione di una norma di legge, deve essere portato ad emersione mediante l'eccezione di illegittimità costituzionale della norma applicata.

Cass. n. 3594/2014

In tema di impugnazioni, la sentenza d'appello, anche se confermativa, si sostituisce totalmente a quella di primo grado, sicché il giudice del gravame ben può, in dispositivo, confermare la decisione impugnata ed in motivazione enunciare, a sostegno di tale statuizione, ragioni ed argomentazioni diverse da quelle addotte dal giudice di primo grado, senza che sia per questo configurabile una contraddittorietà tra il dispositivo e la motivazione della sentenza d'appello.

Cass. n. 3437/2014

La Corte di cassazione può accogliere il ricorso per una ragione di diritto anche diversa da quella prospettata dal ricorrente, a condizione che essa sia fondata sui fatti come prospettati dalle parti, fermo restando che l'esercizio del potere di qualificazione non può comportare la modifica officiosa della domanda per come definita nelle fasi di merito o l'introduzione nel giudizio d'una eccezione in senso stretto.

Cass. n. 3355/2014

Nelle cause di responsabilità professionale nei confronti degli avvocati, la valutazione prognostica compiuta dal giudice di merito circa il probabile esito dell'azione giudiziale malamente intrapresa o proseguita, sebbene abbia contenuto tecnico-giuridico, costituisce comunque valutazione di un fatto, censurabile in sede di legittimità solo sotto il profilo del vizio di motivazione.

Cass. n. 3200/2014

E inammissibile il ricorso per cassazione per motivi inerenti la giurisdizione ai sensi dell'art. 111, ultimo comma, Cost., avverso la sentenza resa dal Consiglio di Stato in relazione alla richiesta di revocazione di una decisione dallo stesso pronunciata, in quanto il ricorso straordinario ex art. 111, ottavo comma, Cost., e il ricorso per revocazione costituiscono rimedi concorrenti, esperibili solo contro la decisione di merito, traducendosi, una diversa soluzione, in una indebita protrazione dei termini per l'impugnazione straordinaria.

Cass. n. 2630/2014

L'interpretazione della domanda spetta al giudice del merito, per cui, ove questi abbia espressamente ritenuto che una certa domanda era stata avanzata - ed era compresa nel "thema decidendum" - tale statuizione, ancorché in ipotesi erronea, non può essere direttamente censurata per ultrapetizione, atteso che, avendo comunque il giudice svolto una motivazione sul punto, dimostrando come una certa questione debba ritenersi ricompresa tra quelle da decidere, il difetto di ultrapetizione non è logicamente verificabile prima di avere accertato l'erroneità di quella medesima motivazione. In tal caso, il dedotto errore del giudice non si configura come "error in procedendo", ma attiene al momento logico relativo all'accertamento in concreto della volontà della parte, e non a quello inerente a principi processuali, sicché detto errore può concretizzare solo una carenza nell'interpretazione di un atto processuale, ossia un vizio sindacabile in sede di legittimità unicamente sotto il profilo del vizio di motivazione.

Cass. n. 91/2014

Il controllo di logicità del giudizio di fatto, consentito dall'art. 360, primo comma, n. 5 cod. proc. civ., non equivale alla revisione del "ragionamento decisorio", ossia dell'opzione che ha condotto il giudice del merito ad una determinata soluzione della questione esaminata, posto che ciò si tradurrebbe in un nuova formulazione del giudizio di fatto, in contrasto con la funzione assegnata dall'ordinamento al giudice di legittimità. Ne consegue che, ove la parte abbia dedotto un vizio di motivazione, la Corte di cassazione non può procedere ad un nuovo giudizio di merito, con autonoma valutazione delle risultanze degli atti, né porre a fondamento della sua decisione un fatto probatorio diverso od ulteriore rispetto a quelli assunti dal giudice di merito.

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Quesiti degli utenti
relativi all'articolo 360 del c.p.c.

Seguono tutti i quesiti posti dagli utenti del sito che hanno ricevuto una risposta da parte della redazione giuridica di Brocardi.it. Trattasi di quesiti per cui è stato richiesto il servizio di consulenza legale a pagamento o che presentano particolare interesse giuridico in ragione del quale la redazione ha ritenuto di rispondere gratuitamente.

16/04/2014 Veneto
Guglielmo chiede

L’articolo 360 cpc indica i motivi per cui si può ricorrere in Cassazione. Nel mio caso forse possono venir considerati i punti 3 o 5. Il fatto “danni a un immobile di nuova costruzione” – Con sentenza della corte di Appello del 2013 veniva condannata l’impresa (A eredi), il progettista e D.L. di tutte le opere ( B geometra), mentre il progettista delle opere in C.A. (C ingegnere). La mancata condanna di questi, se considerate le motivazioni del giudice potrebbe essere accettabile. Ma questi nulla dice su quanto eccepito nella memoria conclusionale pag. 30 della memoria conclusionale attorea che dice: "In questo modo il progettista, in contrasto con il progettista/D.L. T., ha operato in aperta violazioni di quanto previsto dall’art, 3 L 1086/1971, la quale richiede che questa figura professionale sia il responsabile diretto di tutta l’edificazione". Tale normativa è stati richiamata anche in atto di appello. Stante questo, all’art. 3 il progettista delle opere in C.A. (C) è responsabile della progettazione di tutte le opere collegate alla sua progettazione. Non esiste una progettazione esecutiva delle murature, mentre dei solai al disotto della portata prevista, i progetti non sono stati depositati ritualmente solo in parte, ma riconosciuti non idonei dal CTU. Alla luce di questo si può ricorre in Cassazione con motivazione congrua? Il giudice dimezza i canoni accertati dal CTU motivando che la mancata locazione "è dipesa anche dal comportamento del R". Ed infatti fin dal 1991 l’ing L. osservava che "l’edificio allo stato in cui oggi si trova può senz'altro essere utilizzabile per l’uso a cui è stato progettato e costruito cioè di “magazzino artigianale” in quanto completo di tutto il necessario a tal uso" omissis "Certo, prima della locazione andrebbe assoggettato agli opportuni lavori di ripristino che l’attore non ha sino ad oggi effettuato data la vertenza in corso". In tal caso, conclude il CTU, "il Comune avrebbe potuto rilasciare l’agibilità". Il giudice conclude dichiarando che i lavori non sono eccessivi se rapportati al 2004 ( anno della CTU). Domanda: gli interventi, non erano eccessivi per chi ? Valutazione soggettiva o oggettiva? Valutazione provata o non provata? Quali disponibilità aveva il R. in quel frangente? E’ stata provata la disponibilità economica del R.? Era un dovere del R. intervenire o delle controparti? Gli interventi sarebbero stati riconosciuti dai giudici e dalle controparti e quindi liquidati ? Gli interventi sarebbero stati in contrasto con l’obbligo del fare, che non ammette l’intervento diretto del danneggiato che deve chiedere al giudice la determinazione delle modalità esecutive ? (vedi art. 612 cpc che indica le modalità dell’esecuzione al giudice). Le conclusioni del giudice sono del tutto soggettive, non basate su prova che dimostri la capacità economiche del R. di intervenire sull’immobile, né rientra nelle “nozioni di fatto che rientrano nella comune esperienza" (art. 115 c.p.c). Le mie capacità economiche non rientrano nella comune esperienza, inoltre vanno rifatte tutte le murature e interventi sui solai, non supportati da calcoli tutti da calcoli di fattibilità e progettazione. Dimezzare i canoni da parte del giudice a mio avviso non rientra nella discrezionalità del giudice stante le motivazioni. E’ corretta tale interpretazione? E’ motivo di ricorso per Cassazione?

Consulenza giuridica i 05/05/2014

Il ricorso per Cassazione costituisce l'ultimo grado di giudizio previsto dal nostro ordinamento giuridico ed è caratterizzato dal fatto che possono essere conosciuti esclusivamente gli errori di diritto, per censurare sentenze viziate o genericamente ingiuste.
Con il ricorso si mira all'annullamento della sentenza, lasciando che la causa venga rinviata ad altro giudice di merito (c.d. "rinvio") per ricevere quindi una nuova e più corretta definizione.

Pertanto, la Cassazione vaglia, non il merito della causa, bensì la sentenza di secondo grado (quella di "appello"), individuando gli errori di attività processuale (ossia di conduzione da parte del giudice del processo, c.d. errores in procedendo: ad esempio il vizio di violazione della giurisdizione o competenza) e quelli in giudizio (c.d. errores in procedendo, ad esempio l'inesatta individuazione della norma applicabile alla fattispecie).
Nel caso di specie la sentenza viene ritenuta ingiusta sotto due profili:
1. La sentenza avrebbe omesso di pronunciarsi sulla richiesta di condanna del progettista ai sensi dell'art. 3 della l. 1086/1971;
2. Il giudice d'appello avrebbe posto alla base della sua decisione un fatto (le possibilità economiche della parte di procedere all'esecuzione di lavori correttivi dei difetti anche prima della chiusura del processo) che mai era stato allegato in corso di causa da nessuna delle parti.

Quanto al primo punto, rientra nella competenza della Cassazione stabilire se vi sia stata violazione o falsa applicazione di una norma. Pertanto è ben possibile censurare la sentenza di primo grado per non aver applicato l'art. 3 della l. 1086/1971 alla condotta del progettista. Ciò, però, va motivato innanzi alla Corte di cassazione, specificando in ricorso dove si trovi l'errore commesso dalla Corte d'appello nell'interpretare la norma. Ad esempio, se la sentenza dice che la l. 1086/1971 non trova applicazione in quanto il progettista è esente da colpa, questo è un giudizio nel merito dei fatti e non può essere oggetto di ricorso per Cassazione. Al contrario, se si lamenta che il giudice di secondo grado ha ritenuto che la norma non si applicava al caso di specie perché richiede la colpa del progettista mentre la norma in realtà prevede un'ipotesi di responsabilità oggettiva, tale censura può essere fatta valere in Cassazione.
Non è possibile dare in questa sede indicazioni concrete sulla probabilità di accoglimento di una siffatta censura, in quanto sarebbe fondamentale studiare con estrema attenzione tutti gli atti processuali.
In generale, è possibile dire che il Giudice non è tenuto, in sentenza, a prendere posizione su qualsiasi affermazione contenuta negli atti di parte. Ai sensi dell'art. 132 del c.p.c., la sentenza deve contenere "la concisa esposizione delle ragioni di fatto e di diritto della decisione" (nuova formulazione introdotta con l. 18 giugno 2009, n. 69). La motivazione, quindi, deve essere concisa e ciò non può coesistere evidentemente con un obbligo del giudice di riprendere tutte le argomentazioni delle parti e controbattere a ciascuna di esse. L'obbligo di motivazione non si estende, quindi, a tutte le potenziali ricostruzioni che possono suffragare o contraddire la soluzione adottata dal giudice, ma solo a quelle decisive, ovvero quelle che hanno condotto alla decisione (v. ad es. Cass. civ., n. 11673/2007).
Se, nel caso di specie, la Corte d'appello ha escluso la condanna del progettista motivando in modo logico e coerente, il fatto di non aver menzionato nella pronuncia l'art. 3 della l. 1086/1971 è irrilevante e non è motivo, di per sé, di censura in Cassazione.

Arrivando al secondo punto, va innanzitutto chiarito che per "fatti di comune esperienza", si intendono fatti acquisiti alla conoscenza della collettività, con un certo grado di certezza, tali da apparire indubitali e incontestabili. Ad esempio, costituisce fatto notorio la svalutazione monetaria o il valore dei terreni in una determinata zona. Invece, non costituisce fatto che rientra nella comune esperienza quello che implica cognizioni particolari o conoscenza di determinate situazioni specifiche.
Certamente, la situazione economica di un soggetto, parte di un processo, se non è stata oggetto di approfondita istruttoria nel corso del giudizio, non può costituire un fatto che il giudice può porre alla base della propria decisione.
Il fatto di aver deciso un aspetto importante della vicenda (condanna al pagamento dei canoni) genericamente rilevando che l'attore avrebbe potuto svolgere alcuni lavori durante la vigenza della vertenza giudiziale, potrebbe costituire in astratto un vizio di motivazione se il Giudice avesse posto alla base della pronuncia sul punto solo la presunzione che l'attore avrebbe potuto in effetti svolgere alcuni lavori ripristinatori. Tuttavia, probabilmente il giudice si è pronunciato su una domanda della controparte, che ha chiesto (si suppone in via subordinata) la riduzione del risarcimento dovuto per concorso di colpa dell'attore. Se una tale domanda è agli atti, sarebbe stato onere dell'attore controbattere a tali affermazioni provando che egli non era nella situazione economica per provvedere al rispristino dei locali e quindi alla loro fruttuosa locazione. Se non l'ha fatto, il giudice può ritenere non contestato, e quindi provato, quanto affermato dal convenuto.
Anche in questo caso, non è possibile fornire una risposta precisa, che necessiterebbe di un esame approfondito di tutti gli atti processuali.

Si chiede, inoltre, se il giudice avrebbe dovuto liquidare il costo di eventuali opere di ripristino dell'immobile. La risposta è positiva, laddove l'attore fosse comunque riuscito a provare la responsabilità delle controparti e la situazione dei luoghi pre-ripristino fosse stata "cristallizzata" all'interno di una consulenza tecnica svoltasi nel contraddittorio delle parti (che quindi il giudice avrebbe potuto utilizzare come prova).


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    RELAZIONI

    Giampiero Balena, Le novità relative all’appello

    Mauro Bove, Ancóra sul controllo della motivazione in Cassazione

    Angelo Converso, Il filtro. La prassi delle Corti d’appello

    INTERVENTI

    Vittoria Barsotti

    Girolamo Monteleone.

    Andrea Graziosi.

    Cinzia Gamba

    Roberto Poli

    Giuliano Scarselli

    Antonio Carratta

    Francesco P. Luiso

    Gian Franco Ricci

    (continua)
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    Ciascun capitolo è concluso da una completa bibliografia, che permette di approfondire in maniera proficua i singoli istituti trattati, e da una rassegna di giurisprudenza... (continua)

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    Collana: Sapere diritto
    Pagine: 1050
    Data di pubblicazione: giugno 2013
    Prezzo: 90,00 -10% 81,00 €
    Categorie: Cassazione

    La nuova edizione dell'opera si propone di offrire all'operatore del diritto un manuale dal taglio pratico e dalla consultazione veloce. Il volume, pur non trascurando gli indispensabili principi dottrinali, tiene conto soprattutto della pratica giurisprudenziale.

    Primaria nella redazione del volume è stata l'attenzione all'applicazione operativa del diritto sostanziale e processuale, nonché alle esigenze di coloro che debbono ricorrere o resistere in Cassazione.

    ... (continua)
  • Le impugnazioni nel processo civile

    Editore: Giuffrè
    Collana: Teoria e pratica del diritto. Maior
    Data di pubblicazione: maggio 2014
    Prezzo: 54,00 -10% 48,60 €
    Categorie: Appello, Cassazione

    Il volume misura lo stato dell'arte, in continua evoluzione, del cantiere Giustizia, relativo alle impugnazioni civili, sottoponendo a disamina meticolosa i vari profili che ne occupano il non facile spazio. L'opera offre riferimenti certi per un approccio realistico alle tematiche che interessano la sfera dei mezzi impugnatori attraverso l'analisi dei più recenti approdi giurisprudenziali e dottrinali, sviluppando così una trattazione esaustiva tale da costituire un valido... (continua)

  • Il giudizio civile di cassazione

    Editore: Giappichelli
    Data di pubblicazione: gennaio 2013
    Prezzo: 73,00 -10% 65,70 €
    Categorie: Cassazione

    Si tratta dell'opera attualmente più completa sul giudizio civile di cassazione. Essa coniuga le esigenze sistematiche con una casistica giurisprudenziale estremamente ricca così da porsi come strumento indispensabile non solo per lo studioso del diritto, ma pure per l'operatore pratico della giustizia. Il testo è aggiornato alle riforme adottate con il d.l. 22 giugno 2012, n. 83 (conv. con modifiche, nella 1. 7 agosto 2012, n. 134) e con la 1. 28 giugno 2012, n. 92.

    (continua)