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Articolo 324

Codice di Procedura Civile

Cosa giudicata formale

Dispositivo dell'art. 324 Codice di Procedura Civile

Si intende passata in giudicato la sentenza che non è più soggetta né a regolamento di competenza, né ad appello, né a ricorso per cassazione, né a revocazione per i motivi di cui ai numeri 4 e 5 dell'articolo 395 [124 disp. att.] (1).

Note

(1) La formula "cosa giudicata formale" indica una decisione non più impugnabile in quanto i mezzi di impugnazione sono già stati proposti o non sono più proponibili per la scadenza dei relativi termini. Il giudicato formale è causa di quello sostanziale, che consiste nel valore vincolante della sentenza tra le parti, i loro eredi o aventi causa (art. 2909 del c.c.).

Ratio Legis

La cosa giudicata formale e la cosa giudicata sostanziale sono le due facce della stessa medaglia: si tratta di un unico fenomeno, che mira ad assicurare l'incontrovertibilità della sentenza e l'immutabilità dei suoi effetti.

Brocardi

Non potest uno iudicio res iudicata in valere, in partem non valere
Post absolutum dimissumque iudicium, nefas est litem alteram consurgere ex litis primae materia
Pro veritate habebitur
Res iudicata
Res iudicata est quae finem controversiarum pronuntiatione iudicis accipit
Res iudicata facit de albo nigrum, originem creat, aequat quadrata rotundis, naturalia sanguinis vincula et fai sum in verum mutat
Res iudicata pro veritate accipitur
Res iudicatas instaurare, exemplo grave est

Sentenze relative a questo articolo

Cass. n. 8029/2014

Qualora il promittente acquirente proponga nei confronti del promittente venditore l'azione ex art. 2932 cod. civ. e, nel contempo, ne chieda la condanna al risarcimento dei danni da inadempimento, il giudicato sulla domanda risarcitoria non si estende ai danni verificatisi in epoca successiva a causa del protrarsi della sottrazione del possesso, né spiega alcun effetto, diretto o riflesso, nei confronti dei successivi acquirenti del bene, rimasti estranei al procedimento.

Cass. n. 6304/2014

La pronuncia, esplicita o implicita, sulla natura di un credito (nella specie, ritenuto di valore) non è idonea a determinare la formazione del giudicato interno sul punto, in quanto esso si forma solo su capi autonomi della sentenza, che risolvano questioni aventi una propria individualità e autonomia, tali da integrare una decisione del tutto indipendente. Tuttavia, ove detta statuizione non sia stata oggetto di censura con l'appello, resta precluso al giudice dell'impugnazione pronunciarsi sul punto per non incorrere nella violazione del principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato.

Cass. n. 6246/2014

La regola della rilevabilità di ufficio di determinate questioni, in ogni stato e grado del processo, va coordinata con i principi che governano il sistema delle impugnazioni, nel senso che essa opera solo quando sulle suddette questioni non sia intervenuta una statuizione anteriore, mentre, ove questa vi sia stata, i giudici delle fasi successive possono conoscere delle questioni stesse solo se ed in quanto esse siano riproposte con l'impugnazione, posto che altrimenti si forma il giudicato interno che ne preclude ogni ulteriore esame. Ne deriva che, affermata l'applicabilità, con riferimento a una determinata fattispecie, del termine di prescrizione quinquennale, la relativa statuizione, ove non impugnata, deve ritenersi coperta da giudicato.

Cass. n. 6102/2014

Il giudicato esterno è soggetto a valutazione ed interpretazione da parte del giudice e tale attività è suscettibile di essere, a sua volta, coperta dal gudicato (interno) secondo le regole generali proprie delle impugnazioni.

Cass. n. 6101/2014

I principi della rilevabilità, anche d'ufficio, dello "ius superveniens" e della sua applicabilità nei giudizi in corso non operano indiscriminatamente, ma devono essere coordinati con quelli che regolano l'onere dell'impugnazione e le relative preclusioni, con la conseguenza che la loro operatività trova ostacolo nel giudicato interno formatosi in relazione alle questioni, su cui avrebbe dovuto incidere la normativa sopravvenuta, e nella conseguente inesistenza di controversie in atto sui relativi punti. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto formatosi il giudicato interno sul capo di sentenza relativo alla misura del risarcimento del danno, non essendo stato impugnato, in appello, il capo di sentenza - dal quale il primo dipende - relativo alla dichiarazione di nullità dell'apposizione del termine ad un contratto di lavoro, ed ha, quindi, ritenuto inapplicabile l'art. 32, comma 5, della legge n. 183 del 2010).

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Quesiti degli utenti
relativi all'articolo 324 del c.p.c.

Seguono tutti i quesiti posti dagli utenti del sito che hanno ricevuto una risposta da parte della redazione giuridica di Brocardi.it usufruendo del servizio di consulenza legale. Si precisa che l'elenco non è completo, poiché non risultano pubblicati i pareri legali resi a tutti quei clienti che, per varie ragioni, hanno espressamente richiesto la riservatezza.

16/11/2010
Luca chiede

Una sentenza di rigetto di una istanza da parte di un TAR, può considerasi una sentenza di condanna passata in giudicato? Mi spiego meglio. Nel 1996, a seguito di un aumento del canone di locazione, retroattivo di circa 2 anni, sulla base della legge del 1994 sull'equo canone, molti utenti di alloggi di servizio (Forze Armate) hanno fatto ricorso al TAR. Il citato Tribunale, nello stesso anno, ha disposto una sospensiva del recupero crediti. Nel 2001 il TAR ha rigettato il ricorso, senza alcuna condanna e compensando le spese, inducendo l'Amministrazione militare a recuperare le somme sulla base della legge in vigore. L'Amministrazione ha iniziato, con molta calma, il recupero delle somme. In base all'art 2948 del c.c., il recupero delle somme relative a fitti e pigioni va in prescrizione dopo 5 anni. Allo scrivente è stato notificato, dall'Amministrazione, oltre otto anni dalla sentenza, quindi, già prescritto. Il Dirigente preposto ha sostenuto però che la prescrizione è decennale, in base all'art. 2953 e non quinquennale per il recupero dei canoni di locazione ed ha iniziato a trattenere le somme secondo lui legittimamente da recuperare. La mia domanda quindi è la seguente: l'art 2953 parla di sentenze di condanna passate in giudicato (e questa non è una sentenza di condanna); la prescrizione è quella prevista dall'art. 2948, quindi quinquennale; quindi, è corretta la mia interpretazione? Grazie.

Consulenza legale i 17/12/2010

Nel caso di specie si può parlare di giudicato amministrativo: laddove, ad opera del giudicato di primo grado, sia intervenuto il riconoscimento del diritto principale di credito (nella specie, si desume essere stato riconosciuto il diritto della P.A. al corrispettivo della locazione), la corrispondente pretesa al pagamento è esercitabile per tutto il tempo di durata dell'azione del giudicato medesimo (10 anni, ex art. 2953 del c.c.), sostituendosi alla prescrizione breve cui sarebbe stato soggetto il diritto investito dal provvedimento stesso.


Testi per approfondire questo articolo

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    La trattazione ha ad oggetto la disciplina delle impugnazioni, considerata nella sua globalità. Sono quindi presi dapprima in esame i profili attinenti alla parte generale delle impugnazioni, e quindi al giudicato formale, nonché alla legittimazione ed all’interesse ad impugnare, alla pluralità di parti, alle vicende anomale (inammissibilità, improcedibilità ed estinzione), ed infine all’effetto espansivo interno ed esterno. Segue... (continua)

  • Commentario del codice di procedura civile
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  • Le novità in materia di impugnazioni. Atti dell'Incontro di studio (Firenze, 12 aprile 2013)

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    RELAZIONI

    Giampiero Balena, Le novità relative all’appello

    Mauro Bove, Ancóra sul controllo della motivazione in Cassazione

    Angelo Converso, Il filtro. La prassi delle Corti d’appello

    INTERVENTI

    Vittoria Barsotti

    Girolamo Monteleone.

    Andrea Graziosi.

    Cinzia Gamba

    Roberto Poli

    Giuliano Scarselli

    Antonio Carratta

    Francesco P. Luiso

    Gian Franco Ricci

    (continua)
  • Impugnazioni e filtro in appello

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    L’opera, aggiornata alla recente giurisprudenza e alla L. 134/2012 che inserisce il cosiddetto ”filtro in appello”, si pone come manuale di riferimento per tutte le problematiche relative ai mezzi di impugnazione delle sentenze che sono: l’appello, il ricorso per cassazione, la revocazione e l’opposizione di terzo.

    Oltre al commento autorale che nel dettaglio illustra gli istituti e le procedure è stata inserita a fine paragrafo, ove possibile,... (continua)

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