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Articolo 464 bis Codice di procedura penale

(D.P.R. 22 settembre 1988, n. 477)

[Aggiornato al 28/02/2020]

Sospensione del procedimento con messa alla prova

Dispositivo dell'art. 464 bis Codice di procedura penale

(1)1. Nei casi previsti dall'articolo 168 bis del codice penale l'imputato può formulare richiesta di sospensione del procedimento con messa alla prova.

2. La richiesta può essere proposta, oralmente o per iscritto, fino a che non siano formulate le conclusioni a norma degli articoli 421 e 422 o fino alla dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado nel giudizio direttissimo e nel procedimento di citazione diretta a giudizio. Se è stato notificato il decreto di giudizio immediato, la richiesta è formulata entro il termine e con le forme stabiliti dall'articolo 458, comma 1. Nel procedimento per decreto, la richiesta è presentata con l'atto di opposizione(2).

3. La volontà dell'imputato è espressa personalmente o per mezzo di procuratore speciale e la sottoscrizione è autenticata nelle forme previste dall'articolo 583, comma 3.

4. All'istanza è allegato un programma di trattamento, elaborato d'intesa con l'ufficio di esecuzione penale esterna, ovvero, nel caso in cui non sia stata possibile l'elaborazione, la richiesta di elaborazione del predetto programma. Il programma in ogni caso prevede:

  1. a) le modalità di coinvolgimento dell'imputato, nonché del suo nucleo familiare e del suo ambiente di vita nel processo di reinserimento sociale, ove ciò risulti necessario e possibile;
  2. b) le prescrizioni comportamentali e gli altri impegni specifici che l'imputato assume anche al fine di elidere o di attenuare le conseguenze del reato, considerando a tal fine il risarcimento del danno, le condotte riparatorie e le restituzioni, nonché le prescrizioni attinenti al lavoro di pubblica utilità ovvero all'attività di volontariato di rilievo sociale;
  3. c) le condotte volte a promuovere, ove possibile, la mediazione con la persona offesa.

5. Al fine di decidere sulla concessione, nonché ai fini della determinazione degli obblighi e delle prescrizioni cui eventualmente subordinarla, il giudice può acquisire, tramite la polizia giudiziaria, i servizi sociali o altri enti pubblici, tutte le ulteriori informazioni ritenute necessarie in relazione alle condizioni di vita personale, familiare, sociale ed economica dell'imputato. Tali informazioni devono essere portate tempestivamente a conoscenza del pubblico ministero e del difensore dell'imputato.

Note

(1) Tale articolo è stato inserito dall'art. 4, comma 1, lett. a), della l. 28 aprile 2014, n. 67.
(2) Quindi, a differenza dell’affidamento in prova al servizio sociale, che interviene nella fase dell’esecuzione della pena passata in giudicato, la messa alla prova costituisce istituto di diritto sostanziale, inserito radicalmente nel contesto del procedimento di cognizione penale, quale strumento per evitare una tantum la celebrazione di un giudizio che possa portare ineluttabilmente alla condanna dell’imputato.

Ratio Legis

La norma in esame si pone quale corredo processuale alla genesi normativa dell'istituto di diritto sostanziale della messa alla prova.

Spiegazione dell'art. 464 bis Codice di procedura penale

La norma in esame disciplina a livello processuale l'applicazione dell'istituto della sospensione del processo con messa alla prova dell'imputato.

Tale istituto rappresenta una causa di estinzione del reato, condizionato all'esito positivo della messa alla prova dell'imputato.

Invero, quest'ultimo può chiedere la sospensione del procedimento qualora si proceda per reati puniti con la sola pena pecuniaria o con pena detentiva che, da sola, congiunta o alternativa alla pena pecuniaria, non superi i quattro anni, nonché qualora si proceda per i reati elencati al comma 2 art. 550 c.p.p. vale a dire i reati per cui è prevista la citazione diretta a giudizio.

Durante il periodo di messa alla prova (non inferiore ai dieci giorni) l'imputato deve prestare un lavoro di pubblica utilità (tenendo comunque conto delle esigenze di studio, di lavoro, di famiglia e di salute).

La messa alla prova presuppone inoltre il risarcimento del danno (ove possibile) e l'eliminazione delle conseguenza dannose o pericolose del reato.

Il beneficio in oggetto non può comunque essere concesso più di una volta e non si applica ai delinquenti abituali, professionali o per tendenza (artt. 102, 103, 104, 105 e 108 c.p.).

La richiesta può essere formulate oralmente o per iscritto fono a che non siano state formulate le conclusioni al termine dell'udienza preliminare (ove prevista), altrimenti fino alla dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado nel giudizio direttissimo e nel procedimento di citazione diretta a giudizio (v. art. 550), entro quindici giorni dalla notifica del decreto che dispone il giudizio immediato o con l'atto di opposizione nel procedimento tramite decreto penale di condanna.

Unitamente alla richiesta deve essere allegato un programma di trattamento elaborato d'intesa con l'U.E.P.E., oppure, nei casi in cui non sia stato possibile, unitamente ad una richiesta di elaborazione del programma suddetto. Il comma 4 prescrive il contenuto essenziale del programma.

Allo scopo di permettere un'attenta valutazione da parte del giudice, quest'ultimo può acquisire tutte le informazioni relative all'imputato ritenute necessarie, le quali devono essere condivise con il pubblico ministero e con il difensore dell'imputato.

Ai sensi del comma 3, art. 464 quater, il giudice dispone la sospensione del processo solamente quando ritiene idoneo il programma e reputa che l'imputato si asterrà dal commetter ulteriori reati.

Massime relative all'art. 464 bis Codice di procedura penale

Cass. pen. n. 23700/2018

Sulla richiesta di sospensione del procedimento con messa alla prova ex art. 464-bis cod. proc. pen., riproposta ai sensi del comma 9 della medesima disposizione dopo che la precedente istanza avanzata in sede di opposizione a decreto penale di condanna è stata dichiarata inammissibile dal giudice per le indagini preliminari, è competente a decidere il giudice del dibattimento.

Cass. pen. n. 53622/2017

Sulla richiesta di sospensione del procedimento con messa alla prova ex art. 464-bis cod. proc. pen., avanzata in sede di opposizione a decreto penale di condanna, è competente a decidere il giudice per le indagini preliminari e non il giudice del dibattimento, alla stessa stregua degli altri procedimenti speciali, tra i quali la disciplina della messa alla prova è inserita, con conseguente possibilità per l'interessato di eventualmente chiedere - in via subordinata ovvero in caso di rigetto della richiesta stessa - la definizione mediante riti alternativi rispetto ai quali non siano ancora maturate preclusioni. (In motivazione la Corte ha rilevato che l'attribuzione della competenza al giudice per le indagini preliminari è confermata dal tenore letterale dell'art. 464-sexies cod. proc. pen., la cui previsione intesa ad attribuire al "giudice" poteri istruttori urgenti "con le modalità stabilite per il dibattimento", non avrebbe senso se la competenza fosse sempre riservata al giudice dibattimentale).

Cass. pen. n. 36672/2017

L'istanza di sospensione del procedimento per messa alla prova è incompatibile con la richiesta di giudizio abbreviato, in quanto entrambe le istanze, rimesse alla libera volontà dell'imputato, sono soggette ai medesimi sbarramenti temporali, che, per la messa alla prova, sono indicati dall'art. 464-bis, comma 2, cod. proc. pen. (Nella specie la S.C. ha ritenuto che il principio affermato trova applicazione anche qualora il giudice di appello abbia riqualificato il fatto in una diversa ipotesi di reato, non avendo questa circostanza l'effetto di "rimettere in termini" il ricorrente in ordine alla richiesta di sospensione del procedimento).

Cass. pen. n. 21324/2017

Sulla richiesta di sospensione del procedimento con messa alla prova ex art. 464 bis cod. proc. pen., avanzata in sede di opposizione a decreto penale di condanna, è competente a decidere il giudice per le indagini preliminari e non il giudice del dibattimento.

Cass. pen. n. 22104/2015

Nel giudizio di impugnazione davanti alla Corte d'appello o alla Corte di cassazione, l'imputato non può chiedere la sospensione del procedimento con la messa alla prova di cui all'art. 168 bis c.p., né può altrimenti sollecitare l'annullamento della sentenza impugnata con rinvio al giudice di merito, perché il beneficio dell'estinzione del reato, connesso all'esito positivo della prova, presuppone lo svolgimento di un "iter" processuale alternativo alla celebrazione del giudizio. (In motivazione,la Corte ha evidenziato che la mancata applicazione della disciplina della sospensione del procedimento con messa alla prova nei giudizi di impugnazione pendenti alla data della sua entrata in vigore, stante l'assenza di disposizioni transitorie, non determina alcuna lesione del principio di retroattività della "lex mitior").

Cass. pen. n. 14112/2015

In tema di sospensione con messa alla prova, la sospensione non può essere disposta, previa separazione dei processi, soltanto per alcuni dei reati contestati per i quali sia possibile l'accesso al beneficio, in quanto la messa alla prova tende alla eliminazione completa delle tendenze antisociali del reo e sarebbe incompatibile con le finalità dell'istituto una rieducazione "parziale". (Fattispecie relativa a reato associativo connesso ad altri reati, in cui la Corte ha reputato corretta la decisione con la quale il giudice di merito non aveva disposto la separazione dei processi a seguito della richiesta di messa alla prova per i reati satellite).

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