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Articolo 422 Codice di procedura penale

(D.P.R. 22 settembre 1988, n. 477)

Attività di integrazione probatoria del giudice

Dispositivo dell'art. 422 Codice di procedura penale

1. Quando non provvede a norma del comma 4 dell'articolo 421, ovvero a norma dell'articolo 421bis, il giudice puó disporre, anche d'ufficio, l'assunzione delle prove delle quali appare evidente la decisività ai fini della sentenza di non luogo a procedere (1).

2. Il giudice, se non è possibile procedere immediatamente all'assunzione delle prove, fissa la data della nuova udienza e dispone la citazione dei testimoni, dei periti, dei consulenti tecnicie delle persone indicate nell'articolo 210 di cui siano stati ammessi l'audizione o l'interrogatorio.

3. L'audizione e l'interrogatorio delle persone indicate nel comma 2 sono condotti dal giudice. Il pubblico ministero e i difensori possono porre domande, a mezzo del giudice, nell'ordine previsto dall'articolo 421, comma 2. Successivamente, il pubblico ministero e i difensori formulano e illustrano le rispettive conclusioni.

4. In ogni caso l'imputato puó chiedere di essere sottoposto all'interrogatorio, per il quale si applicano le disposizioni degli articoli 64 e 65. Su richiesta di parte, il giudice dispone che l'interrogatorio sia reso nelle forme previste dagli articoli 498 e 499.

4-bis. Se la richiesta di cui al comma 1 ha ad oggetto conversazioni o comunicazioni intercettate e non acquisite si applicano, in quanto compatibili, gli articoli 268 ter e 268 quater. (2)

Note

(1) Non può però essere pronunciata sentenza di non luogo a procedere qualora il giudice ritenga che al proscioglimento dovrebbe seguire l'applicazione di una misura di sicurezza.
(2) Comma aggiunto dall'art. 3, D.Lgs. 29/12/2017, n. 216 con decorrenza dal 26/01/2018 ed applicazione alle operazioni di intercettazione relative a provvedimenti autorizzativi emessi dopo il 31 marzo 2019.

Ratio Legis

L'udienza preliminare assume forme maggiormente complesse quando si rende necessario integrare il materiale cognitivo a disposizione del giudice.

Spiegazione dell'art. 422 Codice di procedura penale

All'esito dell'udienza preliminare, se il giudice ritiene che quanto esposto dalla parti sia sufficiente e di essere già in grado di poter decidere allo stato degli atti, dichiara chiusa la discussione ai sensi dell'art. 421.

Al contrario, quando ritiene di non poter decidere allo stato degli atti, ma che, diversamente da quanto prescritto dall'art. 421 bis, non siano necessarie ulteriori indagini, dispone d'ufficio l'assunzione di prove, evidentemente quando appare chiara la decisività di queste ultime, e la non necessarietà di attività investigative suppletive.

L'esercizio di tale potere ufficioso è subordinato a condizioni particolarmente restrittive, dato che possono essere assunte le sole prove delle quali appaia evidente la decisività ai fini della sentenza di no luogo a procedere. Il giudice non può quindi sostituirsi al pubblico ministero nell'esercizio dell'azione penale solo a lui spettante. Se il p.m. è stato poco solerte, tanto meglio per l'imputato.

Se non è possibile disporre immediatamente l'assunzione delle prove, fissa uan nuova udienza, disponendo le opportune citazioni a comparire.

L'audizione e l'interrogatorio delle persone indicate dal comma 2 (tra le quali non vi è l'imputato), sono condotti dal giudice. Il pubblico ministero ed i difensori possono solo porre domande tramite il giudice, potendo poi formulare le rispettive conclusioni.

Al fine di rispettare il contraddittorio, l'imputato può controbattere a quanto emerso in tale sede, chiedendo di essere interrogato e , su istanza di parte, che si svolga altresì il controesame di cui agli articoli 498 e 499.

Per l'acquisizione d'ufficio delle comunicazioni e delle intercettazioni, è necessario rispettare comunque quanto previsto dagli articoli 268 ter e 268 quater.

Massime relative all'art. 422 Codice di procedura penale

Cass. pen. n. 755/2003

È tempestiva la richiesta di giudizio abbreviato proposta, nel corso dell'udienza preliminare, dopo le conclusioni del pubblico ministero, in quanto l'espressione «fino a che non siano formulate le conclusioni a norma degli artt. 421 e 422» utilizzata nell'art. 438, comma 2, c.p.p. è idonea a comprendere l'intera fase della discussione prevista dal citato art. 421, comma 2, fino al suo epilogo, sicché il termine finale per la rituale proposizione della domanda è rappresentato dal momento in cui si esaurisce, con la formulazione delle conclusioni di tutte le parti, tale discussione.

Cass. pen. n. 4352/2000

In tema di udienza preliminare, l'assunzione delle prove nel contraddittorio delle parti disposta dal giudice ai sensi dell'art. 422, come modificato dalla legge n. 479 del 1999, non rientra nella fase delle indagini preliminari (caratterizzate dalla finalizzazione all'esercizio dell'azione penale, dalla direzione da parte del P.M. e dalla segretezza); ne consegue che non è applicabile, durante tale fase, la proroga della custodia cautelare, attinente soltanto alla fase delle indagini preliminari, né può essere ordinata la sospensione dei termini di durata massima della custodia cautelare, espressamente esclusa in relazione alle esigenze di acquisizione probatoria.

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