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Articolo 505 Codice di procedura civile

(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443)

[Aggiornato al 18/04/2019]

Assegnazione

Dispositivo dell'art. 505 Codice di procedura civile

Il creditore pignorante può chiedere l'assegnazione [507, 539 2] dei beni pignorati, nei limiti e secondo le regole contenute nei capi seguenti [529 2, 539, 552 ss., 588 ss.; 2925 c.c.] (1).

Se sono intervenuti altri creditori [498, 499], l'assegnazione può essere chiesta a vantaggio di uno solo o più, d'accordo fra tutti (2).

Note

(1) La norma in esame disciplina l'assegnazione satisfattiva o in solutum, caratterizzata dal fatto che al creditore assegnatario viene assegnato il bene pignorato senza il pagamento di alcun prezzo a soddisfazione del proprio credito. Qualora il valore del bene assegnato superi il credito dell'assegnatario, quest'ultimo dovrà versare una somma pari alla differenza, detta conguaglio, dando luogo all'assegnazione mista.
(2) Nell'ipotesi in cui accanto al creditore procedente intervengano altri creditori, ai fini dell'assegnazione è richiesto anche il loro consenso, espresso personalmente dai creditori stessi o da un loro mandatario speciale, oralmente in udienza o con atti scritti notificati alle altre parti. Ove l'assegnazione avvenga in difetto di tale consenso, potrà essere esperita opposizione agli atti esecutivi, di cui all'art. 617 del c.p.c..

Ratio Legis

La norma in esame, attribuendo al creditore la facoltà di chiedere l'assegnazione dei beni pignorati, disciplina l'assegnazione satisfattiva, nella quale viene assegnato al creditore il bene pignorato, senza il pagamento di alcun prezzo a soddisfacimento del proprio credito.

Massime relative all'art. 505 Codice di procedura civile

Cass. civ. n. 5069/1983

Nella procedura fallimentare non è applicabile l'istituto dell'assegnazione dei beni, di cui alla disciplina dell'esecuzione forzata contenuta nel codice di rito, ostandovi — oltre il sistema di liquidazione dell'attivo delineato dalla legge fallimentare, il quale tende alla trasformazione in danaro dei beni del fallito per il successivo riparto tra i creditori — la compiutezza della normativa fallimentare sulle vendite, escludente il ricorso all'analogia, ed il principio della par condicio creditorum, che sarebbe violato dalla preferenza accordata al creditore assegnatario, nonché, per la cosiddetta assegnazione-vendita, la sua incompatibilità con la struttura del fallimento, che per la liquidazione degli immobili del fallito prevede un formalismo più intenso rispetto a quello richiesto dal codice di rito.

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