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Articolo 549 Codice di procedura civile 2020

(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443)

[Aggiornato al 30/06/2020]

Contestata dichiarazione del terzo

Dispositivo dell'art. 549 Codice di procedura civile 2020

(1) Se sulla dichiarazione sorgono contestazioni o se a seguito della mancata dichiarazione del terzo non è possibile l’esatta identificazione del credito o dei beni del debitore in possesso del terzo, il giudice dell’esecuzione, su istanza di parte, provvede con ordinanza, compiuti i necessari accertamenti nel contraddittorio tra le parti e con il terzo. L'ordinanza produce effetti ai fini del procedimento in corso e dell'esecuzione fondata sul provvedimento di assegnazione ed è impugnabile nelle forme e nei termini di cui all'articolo 617.

Note

(1) Articolo così modificato dal D. L. 27 giugno 2015, n. 83, convertito, con modificazioni, nella L. 6 agosto 2015, n.132.

Massime relative all'art. 549 Codice di procedura civile 2020

Cass. civ. n. 5037/2017

In tema di espropriazione presso terzi, l’instaurazione del giudizio di accertamento dell’obbligo del terzo (oggi la contestazione della dichiarazione del terzo ai sensi dell’art. 549 c.p.c. come sostituito dalla l. n. 228 del 2012) non costituisce condizione di proponibilità della domanda risarcitoria da parte del creditore procedente che assuma di aver subito danni per la dichiarazione falsa o reticente resa dal terzo pignorato, potendo tutt’al più la mancata contestazione della dichiarazione di quest'ultimo rilevare come fatto colposo del creditore, la cui valutazione, ai sensi dell’art. 1227, commi 1 o 2, c.c. costituisce oggetto di una accertamento di fatto demandato al giudice del merito.

Cass. civ. n. 24047/2014

La sentenza che accerta l'obbligo del terzo a norma dell'art. 549 cod. proc. civ. (nel testo vigente "ratione temporis" ed anteriore alla modifica di cui alla legge 24 dicembre 2012, n. 228) non è soggetta alla sospensione dei termini processuali, disposta dall'art. 1 della legge 7 ottobre 1969, n. 742, poiché sussiste l'interesse alla sollecita definizione di tale giudizio, considerato che il processo esecutivo è, nell'attesa, sospeso.

Cass. civ. n. 23325/2010

La sentenza di primo grado che - definendo il giudizio di accertamento dell'obbligo del terzo e di cui all'art. 548 c.p.c., nell'alveo di una procedura esecutiva presso terzi - accerti l'esistenza del diritto del debitore esecutato nei confronti del terzo deve contenere la fissazione del termine perentorio per la prosecuzione del giudizio esecutivo sospeso, il quale, a seguito della riassunzione tempestiva, prosegue, a prescindere dal passaggio in giudicato della detta sentenza, riferendosi l'art. 549 c.p.c. alla "sentenza che definisce il giudizio" ed essendo tale il provvedimento di merito che decide su tutte le domande proposte e le relative eccezioni anche se non passata in giudicato, restando rilevante tale profilo solo ove la sentenza non abbia fissato il termine per la riassunzione.

Cass. civ. n. 10550/2009

Il debitore esecutato è parte necessaria nel giudizio di accertamento dell'obbligo del terzo di cui all'art. 549 c.p.c., in quanto innanzitutto nei suoi confronti deve essere verificata l'esistenza del credito oggetto di pignoramento; nel corso di tale processo di cognizione egli può chiedere l'accertamento della non persistenza del credito nel suo patrimonio, per averlo egli ceduto ad un terzo, avendo interesse ad un accertamento della prevalenza della cessione sul pignoramento, ex art. 2914 n. 2 c.c., al fine di garantire la conservazione degli effetti favorevoli della cessione e di evitare gli effetti sfavorevoli della caducazione o dell'inefficacia. Tale interesse sostanziale fonda quello all'accertamento giudiziale e pure all'impugnazione in caso di soccombenza.

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Consulenze legali
relative all'articolo 549 Codice di procedura civile 2020

Seguono tutti i quesiti posti dagli utenti del sito che hanno ricevuto una risposta da parte della redazione giuridica di Brocardi.it usufruendo del servizio di consulenza legale. Si precisa che l'elenco non è completo, poiché non risultano pubblicati i pareri legali resi a tutti quei clienti che, per varie ragioni, hanno espressamente richiesto la riservatezza.

MAURIZIO S. chiede
domenica 29/03/2020 - Lazio
“Spett.le Brocardi.it
Sono chiedere il seguente parere.
- In data 01.02.2016 sopravviene un pignoramento mobiliare presso terzi (banca) previa dichiarazione in quantità positiva ex art. 547 c.p.c. inviata a mezzo PEC della banca.
- In data 01.03.2016 l’esecutato propone opposizione all’esecuzione difronte al giudice ordinario dell’esecuzione (G.E.).
- In data 01.09.2016 nelle more del procedimento dell’esecuzione, il creditore procedente riceveva a mezzo PEC ex art. 547 c.p.c., da parte della stessa banca terza pignorata una dichiarazione integrativa alla precedente divenuta “negativa” in forza di un sopravvenuto sequestro penale che ha comportato per ordine del giudice penale la liberazione delle somme dal pignoramento per essere trasferite con bonifico bancario ad altra banca nella titolrità del FUG di EQUITALIA Giustizia, e in forza di tale provvedimento ablativo penale sul denaro pignorato la banca di diritto e di fatto si riteneva a mezzo dichiarazione negativa non più debitore del debitore.
- In data 01.10.2016, il creditore procedente depositava nel fascicolo del giudice dell’esecuzione la dichiarazione integrativa a quella precedente divenuta “negativa” della Banca. Nella nota di deposito il creditore procedente dichiarava espressamente che la dichiarazione in oggetto è “rilevante” in relazione al denaro pignorato oggetto di sequestro penale, e “non” contestava ex art. 549 c.p.c. la dichiarzione x art. 549 c.p.c.
- In data 01.12.2016, il G.E. ex art. 624 c.p.c. sospendeva la procedura esecutiva mobiliare in oggetto per la deduzione dell’insussistenza della pretesa del creditore procedente per fatti impeditivi, modificativi o estintivi di essa verificatesi successivamente la formarsi del titolo esecutivo, e visto l’art. 616 c.p.c., fissava il termine perentorio di sessanta giorni per l'introduzione del giudizio di merito, previa iscrizione a ruolo, a cura della parte interessata.
- In data 15.01.2017, sorprendentemente il creditore procedente non curante della dichiarazione integrativa negativa sopraddetta e non contestata, citava in giudizio l’esecutato e la terza pignorata banca, con atto di citazione introduttivo del giudizio di merito relativo all’opposizione all’esecuzione mobiliare presso terzi, consapevole che l’esecutato non può eccepire alcunché sulla dichiarazione negativa del terzo, in quanto in forza delle recenti disposizioni legilsative l’accertamento del terzo è affidato unicamente al giudice dell’esecuzione, la banca terza pignorata ritenendo di non avere titolo non si è mai presentata nelle udienze difronte al giudice dell'opposizione ed è statat dichiarata (impropriamente ) contumace, e il giudice di primo grado dell’opposizione dichiarava in sentenza l'inammissibilità delle eccezioni proproste dall’esecutato e ordinava la liberazione delle somme di denaro a favore del creditore procedente in forza della dichiarazione positiva originaria, quindi senza considerare la sopravvenuta dichiarazione integrativa negativa.
PARERE:
Per quanto sopra esposto, quale rimedio offre l’ordinamento a favore dell’esecutato al fine ottenere le proprie ragioni?
Cordiali Saluti.”
Consulenza legale i 02/04/2020
Nella vicenda che viene esposta un aspetto si ritiene che assuma particolare rilievo: il venir meno di ciò che aveva costituito oggetto di pignoramento.
Infatti, per effetto del sopravvenuto sequestro penale e del provvedimento dello stesso giudice penale, quelle somme, che già avevano formato oggetto di pignoramento presso terzi, sono state sottratte alla procedura esecutiva, per essere trasferite sul Fondo Unico Giustizia di Equitalia.

Con molta probabilità l’iniziativa presa dal creditore procedente di citare in giudizio sia la parte esecutata che il terzo pignorato nasce da una dubbia dichiarazione del terzo, in quanto il fatto che il terzo abbia in un primo momento reso una dichiarazione positiva, per poi, a giusta ragione, revocare implicitamente quella dichiarazione, rendendone una negativa, fa insorgere in effetti una certa incertezza in ordine alla stessa, legittimando la parte istante, ex art. 549 c.p.c., a citare anche il terzo per porre il giudice in condizione di compiere i necessari accertamenti nel contraddittorio tra le parti e con il terzo.

E’ pur vero che per effetto della Legge 228/2012 il legislatore ha inteso snellire il giudizio di accertamento del diritto del debitore nei confronti del terzo, stabilendo che sarebbe stato lo stesso giudice dell’esecuzione a risolvere eventuali contestazioni con ordinanza, dopo aver compiuto i necessari accertamenti.
E’ anche vero, però, che per effetto del successivo intervento, operato dall’art. 13 comma 1 del d.l. 27.06.2015 n. 83, conv. nella Legge 06.08.2015 n. 132, si è avuto un nuovo cambiamento di rotta, disponendosi che gli accertamenti del giudice debbano essere compiuti in contraddittorio tra le parti e con il terzo e che per attivarli è necessaria l’istanza di parte.

Inoltre, la circostanza che nel giudizio di opposizione il creditore abbia deciso di citare in giudizio sia il debitore esecutato che il terzo pignorato (debitor debitoris) si ritiene che possa trovare fondamento giuridico, almeno dal punto di vista processuale, in quanto previsto dall’art. 106 del c.p.c., norma che consente a ciascuna parte di chiamare nel processo un terzo dal quale pretende di essere garantita.
La chiamata si determina proprio mediante l’atto di citazione, la cui notifica è sufficiente per far assumere al terzo la qualità di parte nel giudizio nel quale deve intervenire, determinandosi un litisconsorzio facoltativo eventuale successivo.
L’opportunità della chiamata in causa del terzo è rimessa alla valutazione discrezionale esclusiva del giudice di merito, il quale, nel caso di specie, sembra averne riconosciuto implicitamente l’opportunità per il fatto stesso che ne ha dichiarato la contumacia.

La regolarità processuale delle attività fin qui svolte, per come riportate nel quesito, deve a questo punto fare i conti con la situazione concreta che si è venuta a delineare a seguito del sequestro penale.
Infatti, il provvedimento con il quale il giudice dell’opposizione ha ordinato la liberazione delle somme di denaro a favore del creditore procedente, emesso sulla base della dichiarazione positiva originaria e ignorando la sopravvenuta dichiarazione negativa dello stesso terzo debitore, di fatto può considerarsi come inutiliter dato, in quanto nel momento in cui tale provvedimento verrà notificato alla banca (soggetto passivo, tenuto all’adempimento), la stessa potrà far valere quella successiva dichiarazione negativa, della cui comunicazione al creditore procedente può darne prova con la ricevuta PEC in data 01.09.2016.

Per quanto concerne le modalità per far valere quest’ultima dichiarazione, si ritiene che nulla, allo stato attuale, possa fare il debitore esecutato, in quanto il provvedimento è diretto esclusivamente al terzo debitor debitoris, contenendo l’ordine allo stesso rivolto di liberare in favore del creditore procedente le somme di denaro risultanti dalla originaria dichiarazione positiva.

Indubbiamente, è certo che, affinché la banca possa essere posta in condizione di pagare e così adempiere a quell’ordine, il creditore procedente dovrà notificare alla stessa il provvedimento emesso dal giudice di primo grado, unitamente all’atto di precetto.
Sarà soltanto in tale momento che la Banca potrà avvalersi dello strumento della opposizione a precetto (definita anche opposizione pre-esecutiva) previsto dal primo comma dell’ art. 615 del c.p.c. (da distinguersi dall’opposizione all’esecuzione, prevista al secondo comma della stessa norma), mediante cui verrà contestata l’efficacia del titolo esecutivo che si minaccia di azionare, in quanto relativo ad una somma di denaro non più nella disponibilità della medesima banca da un momento antecedente alla stessa notifica dell’atto di citazione.

Quali mezzi istruttori, a sostegno di tale opposizione, potranno utilizzarsi sia il provvedimento in forza del quale è stato autorizzato il sequestro penale delle somme, sia la successiva dichiarazione negativa della Banca, regolarmente portata a conoscenza del creditore procedente prima della notifica dell’atto di citazione.

E’ da escludere, invece, la possibilità di fare ricorso a quanto previsto dal secondo comma dell’art. 548 del c.p.c., norma che riconosce al terzo di impugnare ex art. 617 del c.p.c. l’ordinanza di assegnazione pronunciata dal giudice dell’esecuzione per l’ipotesi di mancata dichiarazione del terzo, avendo qui il terzo reso la sua dichiarazione e difettandone, dunque, il presupposto essenziale.

Si ritiene necessario precisare, comunque, che per poter confermare con maggiore certezza quanto fin qui detto sarebbe anche utile leggere la sentenza emessa dal Giudice dell’opposizione, in quanto si teme che dalla stessa possa evincersi che l’ordine, posto in capo alla banca, di liberare quelle somme di denaro in favore del creditore sia riferito all’ipotesi in cui le stesse dovessero riconfluire sul conto del debitore originario.
Non è infrequente, infatti, l’ipotesi di revoca del provvedimento che dispone un sequestro penale, con conseguente liberazione delle somme sequestrate e ripresa di efficacia della procedura esecutiva.
Un caso di questo tipo si può, ad esempio, individuare all’art. 55 del codice antimafia, il quale dispone che a seguito del sequestro non possono essere iniziate o proseguite azioni esecutive e che le procedure esecutive già pendenti vanno sospese sino alla conclusione del procedimento di prevenzione (riprendendo vigore da tale momento).


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