Brocardi.it - L'avvocato in un click! CHI SIAMO   CONSULENZA LEGALE

Articolo 275 Codice di procedura civile 2020

(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443)

[Aggiornato al 30/06/2020]

Decisione del collegio

Dispositivo dell'art. 275 Codice di procedura civile 2020

Rimessa la causa al collegio [50bis] (1), la sentenza è depositata in cancelleria entro sessanta giorni dalla scadenza del termine per il deposito delle memorie di replica di cui all'articolo 190 (2).

Ciascuna delle parti, nel precisare le conclusioni, può chiedere che la causa sia discussa oralmente dinanzi al collegio. In tal caso, fermo restando il rispetto dei termini indicati nell'articolo 190 per il deposito delle difese scritte, la richiesta deve essere riproposta al presidente del tribunale alla scadenza del termine per il deposito delle memorie di replica (3).

Il presidente provvede sulla richiesta fissando con decreto la data dell'udienza di discussione, da tenersi entro sessanta giorni.

Nell'udienza il giudice istruttore fa la relazione orale della causa. Dopo la relazione, il presidente ammette le parti alla discussione; la sentenza è depositata in cancelleria entro i sessanta giorni successivi (4).

Note

(1) L'articolo in commento trova applicazione nella fase decisoria dei processi affidati al tribunale in composizione collegiale; se il processo pende davanti al tribunale in composizione monocratica, la disciplina è quella dettata dagli artt. 281 quater c.p.c. ss.; davanti al giudice di pace, trova applicazione l'art. 321 del c.p.c..
(2) Di regola, la fase decisoria non prevede una udienza di discussione davanti al collegio, che deve decidere entro sessanta giorni dal deposito delle memorie conclusionali di replica. Il termine indicato è solo ordinatorio e nella prassi non viene sempre rispettato.
(3) Le parti che intendano discutere la causa oralmente devono farne richiesta al momento della precisazione delle conclusioni, ma anche riproporre l'istanza (entro il termine per le memorie di replica ex art. 190 del c.p.c.) con ricorso al presidente del tribunale. Questi fissa con decreto, da comunicarsi alle parti a cura della cancelleria, l'udienza per la discussione.
(4) L'udienza di discussione è pubblica (a pena di nullità ex art. 128 del c.p.c.).
L'art. 116 delle disp. att. del c.p.c. stabilisce che l'ordine di discussione sia fissato dal presidente e che venga affisso il giorno precedente l'udienza alla porta della sala a questa destinata. Le cause sono chiamate secondo l'ordine stabilito, salvo che il presidente disponga altrimenti per ragioni di opportunità.
Nell'udienza, è il giudice istruttore, che già conosce la causa, a farne relazione al collegio, esponendo i fatti e le questioni rilevanti. Dopo la relazione, le parti possono discutere, ossia leggere al collegio le proprie conclusioni, motivandole sinteticamente. Il pubblico ministero ha la parola per ultimo. Il presidente del collegio può ammettere una sola replica anche consentire invitare il consulente tecnico ad assistere all'udienza e ad esprimere il suo parere.
Se una parte costituita non compare all'udienza, il giudice non potrà comunque ignorare le conclusioni da essa già presentate. Se, invece, nessuna delle parti compare, fissa una udienza successiva: se ancora nessuna parte compare, procede alla cancellazione della causa dal ruolo ai sensi dell'art. 309 del c.p.c..

Spiegazione dell'art. 275 Codice di procedura civile 2020

La presente norma disciplina la fase decisoria della controversia per il caso in cui la stessa sia riservata alla decisione del collegio ex art. 50 bis del c.p.c. e trova applicazione soltanto qualora una delle parti abbia avanzato richiesta di discussione.
Nelle cause riservate alla decisione del giudice unico la fase decisoria è disciplinata dall’art. 281 quinquies del c.p.c. e art. 281 sexies del c.p.c..

L'udienza pubblica di discussione costituisce solo un'eventualità, affidata alla libera iniziativa delle parti; sono queste che hanno il potere di chiedere, in sede di precisazione delle conclusioni, che la causa sia discussa oralmente (tale richiesta potrebbe essere reiterata al presidente del tribunale alla scadenza del termine per il deposito delle memorie di replica).
Scopo della doppia richiesta è quello di assicurare la serietà dell'istanza, sebbene secondo la maggior parte della dottrina il legislatore ha, piuttosto, voluto disincentivare la discussione della causa.

Sono stati sollevati dei dubbi in ordine alla determinazione del dies ad quem per proporre la seconda richiesta al Presidente del tribunale, in quanto mentre secondo alcuni la seconda istanza dovrebbe essere contestuale alla memoria di replica, secondo altra tesi, invece, la norma non fisserebbe il dies ad quem, ma solo il dies a quo, da individuarsi proprio nel termine per depositare la memoria di replica.
La richiesta di fissazione dell'udienza potrà essere anche fatta oralmente ai sensi del primo comma dell'art. 135 del c.p.c.; successivamente, il presidente dovrà solo verificare che la discussione sia già stata chiesta all'udienza di precisazione delle conclusioni.

Qualora nessuna richiesta sia stata fatta in sede di precisazione delle conclusioni, ma vi sia un’istanza congiunta delle parti alla scadenza del termine per il deposito della memoria di replica, il presidente sarà in ogni caso tenuto a fissare la discussione.
Se poi, malgrado la formulazione della richiesta secondo le modalità indicate, la discussione della causa non dovesse tenersi, si verrebbe ad integrare un'ipotesi di nullità della sentenza.

La reiterazione dell'istanza in sede di replica può validamente provenire da una parte diversa da quella che vi aveva provveduto all'atto di precisazione delle conclusioni.

Con la chiusura della discussione orale della causa e la conseguente spedizione della stessa a sentenza, è preclusa alle parti ogni attività processuale, compresa anche la semplice sollecitazione di poteri di ufficio del giudice.

Il quarto comma di questa norma prevede che la discussione orale della causa sia preceduta dalla relazione del giudice; trattasi di disposizione prevista anche nel rito del lavoro ex art. 437 del c.p.c..
Tuttavia, sia nel rito ordinario che in quello del lavoro, la mancanza della relazione, in assenza di una specifica sanzione in tal senso, non determina nullità della emanata sentenza, trattandosi di una mera irregolarità.

Massime relative all'art. 275 Codice di procedura civile 2020

Cass. civ. n. 2009/1994

Il successivo accertamento, con la sentenza, della invalidità della costituzione in giudizio di una delle parti, che ne comporta la dichiarazione di contumacia, non incide sulla validità dell'udienza di discussione ancorché svoltasi con la sola presenza della detta parte, perché l'esigenza della presenza di almeno una delle parti nella udienza di discussione, desumibile dal combinato disposto degli artt. 275 e 309 c.p.c., deve ritenersi soddisfatta quando tale condizione risulti formalmente accertata dal giudice allo stato degli atti.

Cass. civ. n. 8226/1990

L'avvocato, ancorché sia iscritto nell'albo dei procuratori del tribunale di un distretto giudiziario diverso da quello del giudice adito, tuttavia può validamente partecipare all'udienza dinnanzi al collegio e chiedere la spedizione della causa a sentenza, trattandosi di svolgimento soltanto di attività difensiva in funzione della decisione, che non incontra il limite territoriale che l'art. 5 della legge professionale pone all'esercizio del ministero di procuratore.

Cass. civ. n. 1439/1990

Dopo l'udienza di discussione della causa, l'ordinamento processuale non autorizza alcuna attività processuale, sia di richieste istruttorie che difensionali, delle parti, nemmeno sotto il profilo della sollecitazione all'esercizio di poteri di ufficio del giudicante (nella specie, rimessione del procedimento in fase istruttoria, in relazione alla sopravvenienza di pronuncia del giudice penale assertivamente influente sulla decisione). Ne consegue l'improponibilità delle istanze avanzate posteriormente alla chiusura di detta udienza e l'irrilevanza, in sede l'impugnazione della sentenza, di ogni questione circa i provvedimenti su di esse adottati dal collegio giudicante o dal suo presidente.

Cass. civ. n. 791/1987

Nel vigente ordinamento processuale non è consentito al giudice in sede di discussione della causa autorizzare il successivo deposito degli atti e fascicoli di parte, compresa la comparsa conclusionale, in un termine all'uopo fissato.

Cass. civ. n. 6623/1983

Una volta fissata l'udienza collegiale di discussione in un giorno riservato, secondo il calendario giudiziario, alla discussione medesima, la circostanza che in detta udienza il collegio sieda senza la partecipazione del giudice istruttore, ma in diversa composizione, non determina lo scorrimento automatico o d'ufficio della causa alla prima udienza successiva in cui del collegio faccia parte l'istruttore, ma può soltanto giustificare un formale provvedimento di rinvio ad hoc, disposto anche fuori dell'udienza già fissata, purché, in tal caso, ne sia data regolare comunicazione alle parti.

Cass. civ. n. 4039/1983

Sia nel rito ordinario che nel nuovo rito del lavoro, nel caso in cui il giudice, cui spetta la direzione del dibattimento, non abbia espressamente limitato la discussione alla trattazione di istanze preliminari, la parte ammessa alla discussione orale ha facoltà di discutere, secondo il suo interesse, l'intero tema della controversia e, ove ciò non abbia fatto, non può eccepire la nullità del procedimento e della sentenza che abbia deciso l'intera causa.

Cass. civ. n. 6007/1982

La relazione della causa in pubblica udienza ex art. 275 c.p.c. non è prescritta a pena di nullità, mentre la discussione orale, di cui alla citata norma, ha carattere facoltativo.

Cass. civ. n. 3237/1981

La relazione orale del giudice, che, nei giudizi davanti agli organi collegiali deve precedere, tanto per il rito ordinario (art. 275 c.p.c.) quanto per quello del lavoro (art. 437 c.p.c.), la discussione delle parti, non è prescritta a pena di nullità, e non inficia, quindi la validità della successiva decisione, non essendo tale sanzione prevista da alcuna norma specifica, né postulata da principi fondamentali che regolano lo svolgimento del processo civile.

Cass. civ. n. 897/1981

La valutazione dell'opportunità di rinviare l'udienza di discussione, sia pure per dar modo alla parte di deferire il giuramento decisorio, è affidata al prudente apprezzamento del giudice del merito ed è perciò incensurabile in sede di legittimità.

Hai un dubbio o un problema su questo argomento?

Scrivi alla nostra redazione giuridica

e ricevi la tua risposta entro 5 giorni a soli 29,90 €

Nel caso si necessiti di allegare documentazione o altro materiale informativo relativo al quesito posto, basterà seguire le indicazioni che verranno fornite via email una volta effettuato il pagamento.

SEI UN AVVOCATO?
AFFIDA A NOI LE TUE RICERCHE!

Sei un professionista e necessiti di una ricerca giuridica su questo articolo? Un cliente ti ha chiesto un parere su questo argomento o devi redigere un atto riguardante la materia?
Inviaci la tua richiesta e ottieni in tempi brevissimi quanto ti serve per lo svolgimento della tua attività professionale!

Testi per approfondire questo articolo

  • Corso di diritto processuale civile. Ediz. minore
    Il processo di cognizione

    Editore: Giappichelli
    Data di pubblicazione: giugno 2017
    Prezzo: 30,00 -5% 28,50 €
    "Sono state recepite, in questa nuova edizione, le novità introdotte per il giudizio in cassazione con la L. 25 ottobre 2016 n. 197 (di conversione del D.L. 30 giugno 2016 n. 168), cha ha rivoluzionato la tradizionale adozione per tale giudizio della trattazione in pubblica udienza, sostituendola - nella maggior parte dei casi - con la trattazione in camera di consiglio senza partecipazione delle parti. Nel corso degli ultimi mesi, peraltro, a queste modifiche, che hanno riguardato... (continua)