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Articolo 128 Codice di procedura civile

(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443)

[Aggiornato al 29/02/2020]

Udienza pubblica

Dispositivo dell'art. 128 Codice di procedura civile

L'udienza in cui si discute la causa (1) è pubblica a pena di nullità (2), ma il giudice che la dirige può disporre che si svolga a porte chiuse, se ricorrono ragioni di sicurezza dello Stato, di ordine pubblico o di buon costume.

Il giudice esercita i poteri di polizia per il mantenimento dell'ordine e del decoro e può allontanare chi contravviene alle sue prescrizioni.

Note

(1) L'inciso deve riferirsi sia all'udienza di discussione davanti al giudice monocratico sia a quella davanti al collegio. Pertanto, viene concretamente assicurata la possibilità per chiunque di assistere all'udienza medesima. A tale forma di pubblicità garantita verso i terzi, si accompagna la pubblicità per le parti, ovvero la possibilità per queste ultime di essere presenti al compimento degli atti processuali.
(2) La mancanza di pubblicità dell'udienza determina la nullità della sentenza che chiude il giudizio. Tale nullità può essere fatta valere solo dalle parti e non rilevata d'ufficio.

Ratio Legis

La norma in commento sancisce il principio della pubblicità, secondo il quale le attività processuali devono, di regola essere compiute pubblicamente, per permettere all'opinione pubblica di poter avere un controllo sull'amministrazione della giustizia. L'udienza è pubblica sia per le parti che intendano assistere allo svolgimento degli atti processuali sia per gli eventuali terzi ammessi a presenziare all'esercizio dell'attività di causa.

Spiegazione dell'art. 128 Codice di procedura civile

La pubblicità qui prevista per le udienze di discussione della causa vale per ogni grado di giudizio; la sua violazione è sanzionata con la nullità dell’udienza e, conseguentemente, di tutte le attività ed i provvedimenti emanati nel corso dell’udienza stessa.

Solo se ricorrono ragioni collegate alla necessità di garantire la sicurezza dello Stato o relative all’ordine pubblico ed al buon costume, il giudice prescrive che l’udienza si svolga a porte chiuse.
Nel corso dell’udienza il giudice dispone di c.d. poteri di polizia, che gli consentono di mantenere l’ordine ed il decoro; tra i poteri che gli vengono attribuiti vi è anche quello di condannare a pene pecuniarie con ordinanza da emettere ex art. 179 del c.p.c..

Secondo il disposto dell’art. 84 delle disp. att. c.p.c. le udienze del giudice istruttore non sono pubbliche e, pertanto, vi possono soltanto partecipare le parti assistite dai loro difensori.

Dal principio di pubblicità dell’udienza di discussione, qui sancito, se ne ricava che la partecipazione del pubblico non è consentita ad udienze diverse da quella di discussione o a quelle del processo di esecuzione.

Massime relative all'art. 128 Codice di procedura civile

Cass. civ. n. 5563/1984

Il requisito della pubblicità dell'udienza di discussione, fissato a pena di nullità dall'art. 128 c.p.c., resta soddisfatto quando risulti concretamente assicurata la possibilità di assistere all'udienza medesima, mentre è irrilevante la utilizzazione di un locale normalmente non destinato ad aula di udienza (nella specie, studio del pretore).

Cass. civ. n. 216/1975

La nullità della sentenza, in quanto pronunciata dopo la discussione della causa avvenuta davanti al collegio in Camera di Consiglio e non in pubblica udienza, come prescrive il primo comma dell'art. 128 c.p.c., non può essere sollevata d'ufficio, ma dalle parti nella prima istanza o difesa successiva alla verificazione e notizia della nullità (art. 157, secondo comma, c.p.c.); e poiché il principio della pubblicità, a presidio del quale la nullità è comminata, è stato violato fin dal momento in cui con la relazione del giudice istruttore le attività previste dall'art. 375 c.p.c. hanno avuto inizio, la parte interessata deve eccepire la nullità appena sia ammessa alla discussione; in difetto la parte stessa dimostra di voler rinunziare tacitamente a dedurre la predetta nullità (artt. 157, terzo comma, c.p.c.).

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