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Articolo 281 quinquies Codice di procedura civile 2020

(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443)

[Aggiornato al 30/06/2020]

Decisione a seguito di trattazione scritta o mista

Dispositivo dell'art. 281 quinquies Codice di procedura civile 2020

Il giudice, fatte precisare le conclusioni a norma dell'articolo 189, dispone lo scambio delle comparse conclusionali e delle memorie di replica a norma dell'articolo 190 e, quindi, deposita la sentenza in cancelleria entro trenta giorni dalla scadenza del termine per il deposito delle memorie di replica (1).

Se una delle parti lo richiede, il giudice, disposto lo scambio delle sole comparse conclusionali a norma dell'articolo 190, fissa l'udienza di discussione orale non oltre trenta giorni dalla scadenza del termine per il deposito delle comparse medesime; la sentenza è depositata entro i trenta giorni successivi all'udienza di discussione (2).

Note

(1) La trattazione scritta della causa rappresenta la regola. L'iter è il seguente: le parti precisano le rispettive conclusioni; il giudice dispone lo scambio delle comparse conclusionali e delle memorie di replica (art. 190 del c.p.c.); entro trenta giorni (termine ordinatorio) dalla scadenza del termine per il deposito delle memorie di replica il giudice deposita la sentenza in cancelleria.
(2) L'articolo in commento ripropone lo schema della decisione a trattazione mista (scritta e orale) già prevista per le cause innanzi al collegio dall'art. 275 del c.p.c., con le seguenti differenze:
- in caso di richiesta di fissazione dell'udienza per la discussione orale, il giudice dispone lo scambio delle sole comparse conclusionali e non anche delle repliche (e quindi viene eliminata la necessità di ribadire la richiesta al presidente del tribunale);
- l'udienza viene fissata entro 30 giorni (e non 60) dalla scadenza del termine per il deposito delle comparse conclusionali;
- la sentenza va depositata entro 30 giorni (e non 60) dall'udienza di discussione.

Spiegazione dell'art. 281 quinquies Codice di procedura civile 2020

Due sono i modelli decisori previsti da questa norma:
1) se il giudice non ritiene opportuno ordinare la trattazione orale della lite con discussione orale delle parti e pronuncia immediata della disposizione e della concisa esposizione dei motivi in fatto e diritto della decisione ex art. 281 sexies del c.p.c., dispone lo scambio delle comparse conclusionali e delle memorie di replica. In questo caso, pronuncia la sentenza entro trenta giorni dalla scadenza del termine per il deposito degli atti defensionali finali (c.d. trattazione scritta);
2) se richiesto da una delle parti, il giudice, dopo il deposito delle comparse conclusionali, fissa l'udienza di discussione orale, depositando la sentenza nei modi ordinari (c.d. trattazione orale).

La trattazione scritta è stata disciplinata dal legislatore del 1998 secondo le stesse modalità previste per lo scambio delle comparse conclusionali e delle memorie di replica per il procedimento innanzi al tribunale in composizione collegiale; l'unica differenza è rappresentata dal dimezzamento dei termini per il deposito della sentenza, fissati in 30 giorni, anziché 60.
La scelta di ridurre il termine si fa discendere dal carattere monocratico della decisione, ma non si è pensato ad introdurre un meccanismo in grado di assicurare il concreto rispetto dello stesso.

A differenza dell'art. 190 del c.p.c., che parla di “deposito” delle comparse conclusionali e delle memorie, la norma in esame utilizza il termine “scambio”; in ragione di ciò parte della dottrina è stata portata a ritenere che le parti possano d'accordo fra loro modificare il termine per il deposito delle memorie, apponendo il c.d. “visto per lo scambio” anche dopo che siano trascorsi i sessanta giorni.
La soppressione dell’udienza di discussione, divenuta solo alternativa allo scambio delle memorie di repliche, ha fatto sorgere il problema di individuare il termine ultimo entro il quale compiere determinate attività processuali.
In giurisprudenza è stato osservato che, sebbene dopo la precisazione delle conclusioni la causa entri nella fase decisoria, non può comunque negarsi che il momento decisionale in senso proprio (la cosiddetta spedizione a sentenza) sia da ricollegare unicamente alla scadenza dei termini per la presentazione degli scritti conclusivi.

Inoltre, sempre in giurisprudenza è stato affrontato il problema di cosa accada nel caso in cui il giudice monocratico ometta di assegnare il termine per il deposito delle memorie conclusive di cui all'art. 190; si è così affermato che, poiché lo scambio delle comparse conclusionali e delle memorie di replica ha una funzione meramente illustrativa delle difese già svolte delle parti, la sentenza resa all'esito di un procedimento in cui è mancato lo scambio degli atti difensivi finali non è causa di nullità della sentenza nel frattempo resa, non essendo configurabile alcuna violazione del diritto di difesa.

La nullità potrebbe al più configurarsi qualora le parti dimostrino che il mancato scambio degli atti difensivi abbia impedito loro di esplicare importanti aggiunte e specificazioni rispetto a quanto già indicato negli scritti precedenti.

Il secondo comma della norma prevede la c.d. trattazione mista, come modulo alternativo eventuale alla trattazione scritta.
E’ infatti consentito che una delle parti, al momento della precisazione delle conclusioni, chieda la fissazione dell'udienza di discussione orale della causa, per cui il giudice ordinerà il deposito delle sole comparse conclusionali ai sensi dell'art. 190.
Si esclude, pertanto, il deposito delle memorie di replica, in quanto tale attività viene ad essere sostituita dalla discussione orale della causa in udienza.

La decisione non verrà pronunciata all'esito dell'udienza di discussione, ma secondo il modulo proprio del rito ordinario, per cui il termine (di 30 giorni) per il deposito della sentenza decorrerà dalla data dell'udienza di discussione.
Devono ritenersi perentori i termini posti a carico della parti, mentre hanno carattere ordinatorio i termini previsti per la fissazione dell'udienza di discussione e per il deposito della sentenza.

Non si trova in questa norma alcun riferimento in ordine al momento in cui le parti possono esercitare la facoltà di avvalersi del modello della trattazione mista; tuttavia, si può ritenere applicabile in via analogica la norma dell'art. 275 del c.p.c., secondo cui la richiesta di discussione orale deve essere effettuata entro e non oltre l’udienza di precisazione delle conclusioni.

Diversi sono i dubbi di legittimità costituzionale sollevati in relazione a questa norma.
In particolare si è osservato che, a differenza di quanto accade per il procedimento davanti al tribunale in composizione collegiale, nel caso di trattazione mista, il diritto di difesa a contraddire le tesi avversarie risulta compresso, dal momento che è consentita una sola replica alla conclusione avversaria.
Tuttavia, la Corte costituzionale ha respinto tale censura, ritenendo infondata la questione ed affermando che tale differenza non determina la violazione né del principio di uguaglianza né del diritto di difesa ex se considerato, potendo le parti esporre le proprie tesi difensive all'udienza di discussione.

La giurisprudenza si è occupata dell'ipotesi in cui la sentenza venga pronunciata da un giudice diverso da quello davanti al quale si è avuta la trattazione e la rimessione in decisione.
In un primo momento ha ricondotto tale fattispecie nell'alveo dei vizi assolutamente insanabili, affermando che la sentenza resa da un giudice diverso da quello che aveva istruito e rimesso in decisione la causa fosse affetta da inesistenza per vizio di mancata sottoscrizione del giudice.

Più di recente, è stato tuttavia affermato che la sentenza pronunciata da un magistrato diverso da quello che era stato investito della cognizione del processo deve ritenersi affetta non da inesistenza, ma da semplice nullità , sanzione che peraltro può essere evitata laddove la causa venga rimessa in istruttoria e si proceda alla ripetizione dell'udienza di precisazione delle conclusioni davanti al nuovo giudice (conforme a questo orientamento è anche la dottrina).
Per quanto concerne l’applicabilita di questa norma ai procedimenti diversi da quello di primo grado innanzi al tribunale in composizione monocratica, va detto che, con specifico riferimento al rito del lavoro, a seguito della novella dell'art. 429 del c.p.c. operata dal D.L. 25.6.2008, n. 112 (convertito con modificazioni nella Legge 6.8.2008 n. 133), poiché il giudice del lavoro è sostanzialmente obbligato ad avvalersi del modello della trattazione orale, sulla falsariga dell'art. 281 sexies, sembra doversi escludere che la norma in commento possa applicarsi in siffatto rito differenziato.
Con riguardo, invece, al procedimento d'appello davanti al tribunale monocratico, sembra che il giudice possa utilizzare entrambe le opzioni stabilite dall'art. 281 quinquies.

Massime relative all'art. 281 quinquies Codice di procedura civile 2020

Cass. civ. n. 502/2017

Il modulo decisorio a trattazione mista, stabilito, per il procedimento di cognizione di primo grado, dall'art. 281 quinquies, comma 2, c.p.c., è stato esteso anche al giudizio di secondo grado, ancorché con una diversa articolazione endoprocedimentale, a seconda che il giudizio si svolga davanti al giudice monocratico (art. 352, comma 5, c.p.c.) o alla corte d'appello (art. 352, comma 2, c.p.c.), laddove la discussione orale - fissata per un’udienza stabilita con decreto presidenziale comunicato alle parti - segue alla concessione del termine sia per il deposito delle comparse conclusionali che per le repliche. In tale ultima ipotesi, nonostante la completezza delle difese scritte che caratterizzano l'assunzione del modello a trattazione mista davanti la corte suddetta, l'equipollenza tra i due moduli decisori e l'irrilevanza, ai fini dell'effettività del diritto di difesa, dell'omessa fissazione d'udienza, deve ritenersi che una volta stabilita con decreto l'udienza di discussione, l'omesso avviso ad una delle parti costituisce un “vulnus” insanabile all'esercizio del diritto di difesa - in quanto produttivo di un'oggettiva alterazione della parità delle armi - con conseguente nullità della sentenza.

Cass. civ. n. 22120/2016

La discussione orale della causa immediatamente dopo la precisazione delle conclusioni, giusta l'art. 281 sexies c.p.c., non è subordinata all'istanza di parte, mentre può risultare inibita qualora una di esse abbia richiesto lo scambio delle comparse conclusionali con fissazione di altra udienza di discussione.

Cass. civ. n. 20859/2009

Nel procedimento davanti al tribunale in composizione monocratica, costituisce corollario dell'art. 281 quinquies c.p.c. la regola dell'immutabilità del giudice davanti al quale vengono precisate le conclusioni, con conseguente necessità di rinnovazione di tale udienza ove vi sia una successiva sostituzione del giudice già designato. Il vizio che deriva dall'inosservanza di tale regola, però, non rientra nella fattispecie di cui all'art. 161, secondo comma, c.p.c., onde la relativa sentenza - ancorché affetta da nullità assoluta ed insanabile - è idonea a passare in giudicato; ne consegue che, ove il giudice d'appello rilevi detta nullità, è tenuto a decidere la causa nel merito, non potendo rimetterla al giudice di primo grado ai sensi dell'art. 354 del codice di rito.

Cass. civ. n. 13226/2005

In tema di deliberazione della sentenza nel procedimento davanti al tribunale in composizione monocratica, i due modelli alternativi di decisione, secondo lo schema della trattazione mista ovvero secondo quello della trattazione completamente scritta (i quali si differenziano perchè nel primo, dopo lo scambio delle comparse conclusionali, non è previsto il deposito delle memorie di replica, ma, su richiesta di una delle parti, è possibile la fissazione di un'udienza per la discussione della causa), sono operanti anche nel giudizio di secondo grado avverso una sentenza del giudice di pace, con l'osservanza del maggior termine di sessanta giorni per il deposito delle comparse conclusionali e della sentenza. L'eventuale adozione d'ufficio della trattazione mista, non essendo suscettibile di ledere il principio del contraddittorio o il diritto di difesa, in quanto i due modelli sotto tali profili sono ritenuti del tutto equipollenti dal legislatore, si risolve in una irregolarità, in nessun modo sanzionata dall'ordinamento. (Nella specie la Corte Cass. ha ritenuto immune da vizi la sentenza pronunziata dal tribunale che, in sede di appello, aveva disposto, oltre al deposito delle memorie di replica alle comparse conclusionali, anche l'udienza di discussione, così ampliando, e non riducendo, le opportunità difensive delle parti).

Cass. civ. n. 9698/2003

Quando la decisione sia assunta dal tribunale in composizione monocratica ai sensi degli artt. 281 bis e seguenti c.p.c., difetta un momento deliberativo che assuma autonoma rilevanza, come nel caso della deliberazione collegiale disciplinata dall'art. 276 c.p.c. Ne consegue che, essendo la sentenza formata solo con la sua pubblicazione a seguito del deposito in cancelleria ex art. 133 c.p.c., esclusivamente a tale data, e non anche a quella diversa ed anteriore eventualmente indicata in calce all'atto come data della decisione, può farsi riferimento per stabilire se la causa sia stata decisa prima o dopo la scadenza dei termini previsti dall'art. 190 c.p.c. per il deposito delle comparse conclusionali e delle memorie in replica e se dunque vi sia stata o no violazione dei diritti della difesa.

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