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Articolo 135 Codice di procedura civile

(R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443)

Forma e contenuto del decreto

Dispositivo dell'art. 135 Codice di procedura civile

Il decreto è pronunciato d'ufficio o su istanza anche verbale della parte (1).

Se è pronunciato su ricorso, è scritto in calce al medesimo.

Quando l'istanza è proposta verbalmente, se ne redige processo verbale e il decreto è inserito nello stesso.

Il decreto non è motivato (2), salvo che la motivazione sia prescritta espressamente dalla legge (3); è datato ed è sottoscritto dal giudice o, quando questo è collegiale, dal presidente (4).

Note

(1) Di norma, il decreto è pronunciato in assenza di contraddittorio tra le parti, ovvero inaudita altera parte, come ad esempio accade nella giurisdizione volontaria (art.737), nei provvedimenti cautelari (art.672, IV comma) e nei decreti d'ingiunzione (art.641). Tuttavia, vi sono dei casi in cui è necessario ascoltare le parti per la pronuncia di alcuni decreti (si pensi, in particolare, all'ammissibilità dell'azione per la dichiarazione giudiziale di paternità, sulla quale si pronuncia il tribunale con decreto motivato sentite parti e pubblico ministero: art.274, II comma).
(2) Anche se la norma indica che il decreto è privo di motivazione, è necessario tenere in considerazione il disposto di cui all'art. 111 Cost. secondo il quale tutti i provvedimenti giurisdizionali devono essere motivati. Proprio per tale ragione sovente accade nella prassi che il decreto sia, anche se solo sommariamente, motivato.
(3) Ad esempio, si pensi al decreto motivato con il quale si abbreviano i termini di comparizione (art. 163bis, II comma) o con il quale si rigetta la domanda d'ingiunzione del creditore (art.640, II comma) o ancora con il quale il giudice provvede in caso di sequestro anteriore alla causa (art.672, IV comma). In queste ipotesi, se è omessa la motivazione, il decreto è nullo.
(4) Diverse risultano le modalità con cui il decreto viene portato a conoscenza delle parti. Infatti, sono le singole disposizioni che in alcuni casi prevedono la semplice comunicazione (art.163bis, 179), altre volte la notificazione (art.297, 302) o ancora l'inserimento nel fascicolo d'ufficio (art.77 disp.stt.) o infine l'affissione (art.54 e art. 80 disp. att.).

Ratio Legis

La norma disciplina il decreto quale provvedimento del giudice caratterizzato dal fatto di essere pronunciato in assenza di contraddittorio, salve le ipotesi in cui è prevista la preventiva audizione delle parti (si cfr.art. 273 del c.p.c., art. 421 del c.p.c.), adottato d'ufficio o su istanza di parte. Il codice di rito fornisce una disciplina assai scarna del decreto. Invero, risulta difficile una esatta determinazione della sua autonomia funzionale a causa dell'ampia varietà dei provvedimenti sui quali il legislatore detta la forma del decreto. In alcuni casi, il decreto risulta essere l'espressione di una categoria di provvedimenti giurisdizionali sia contenziosi (procedimenti monitori e cautelari) sia non contenziosi (emessi cioè nell'ambito dei provvedimenti in camera di consiglio); in altri, invece, è espressione di provvedimenti non aventi carattere giurisdizionale, di natura, cioè, meramente ordinatoria (come, ad es., il decreto di designazione del giudice istruttore ad opera del presidente del tribunale (art. 168 bis del c.p.c.).

Massime relative all'art. 135 Codice di procedura civile

Cass. civ. n. 21800/2013

La motivazione del decreto, ove necessaria, come nel caso in cui tale provvedimento sia emesso per definire un procedimento in camera di consiglio, non dev'essere ampia come quella della sentenza, né succinta, come quella dell'ordinanza, ma può ben essere sommaria, nel senso che il giudice, senza ritrascriverli nel decreto, può limitarsi ad indicare quali elementi, tra quelli indicati nell'istanza che lo ha sollecitato, lo abbiano convinto ad assumere il provvedimento richiesto, essendo comunque tenuto, in ottemperanza all'obbligo di motivazione impostogli dall'art. 111, sesto comma, Cost., a dar prova, anche per implicito, di aver considerato tutta la materia controversa. (Fattispecie relativa a decreto del tribunale di liquidazione del compenso a curatore fallimentare).

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