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Articolo 167 Codice della privacy

(D.lgs. 30 giugno 2003, n. 196)

Trattamento illecito di dati

Dispositivo dell'art. 167 Codice della privacy

1. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, al fine di trarre per sé o per altri profitto ovvero di arrecare danno all'interessato, operando in violazione di quanto disposto dagli articoli 123, 126 e 130 o dal provvedimento di cui all'articolo 129 arreca nocumento all'interessato, è punito con la reclusione da sei mesi a un anno e sei mesi.

2. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, al fine di trarre per sé o per altri profitto ovvero di arrecare danno all'interessato, procedendo al trattamento dei dati personali di cui agli articoli 9 e 10 del Regolamento in violazione delle disposizioni di cui agli articoli 2 sexies e 2 octies, o delle misure di garanzia di cui all'articolo 2 septies ovvero operando in violazione delle misure adottate ai sensi dell'articolo 2 quinquiesdecies arreca nocumento all'interessato, è punito con la reclusione da uno a tre anni.

3. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, la pena di cui al comma 2 si applica altresì a chiunque, al fine di trarre per se' o per altri profitto ovvero di arrecare danno all'interessato, procedendo al trasferimento dei dati personali verso un paese terzo o un'organizzazione internazionale al di fuori dei casi consentiti ai sensi degli articoli 45, 46 o 49 del Regolamento, arreca nocumento all'interessato.

4. Il Pubblico ministero, quando ha notizia dei reati di cui ai commi 1, 2 e 3, ne informa senza ritardo il Garante.

5. Il Garante trasmette al pubblico ministero, con una relazione motivata, la documentazione raccolta nello svolgimento dell'attività di accertamento nel caso in cui emergano elementi che facciano presumere la esistenza di un reato. La trasmissione degli atti al pubblico ministero avviene al più tardi al termine dell'attività di accertamento delle violazioni delle disposizioni di cui al presente decreto.

6. Quando per lo stesso fatto è stata applicata a norma del presente codice o del Regolamento a carico dell'imputato o dell'ente una sanzione amministrativa pecuniaria dal Garante e questa e' stata riscossa, la pena è diminuita.

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Consulenze legali
relative all'articolo 167 Codice della privacy

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P. R. chiede
mercoledì 21/03/2018 - Trentino-Alto Adige
“Sono un ingegnere dipendente di una società privata e mi occupo tra le altre cose della progettazione di impianti di videosorveglianza. Può capitare che per testare nuovi prodotti li debba collegare e rendere operativi temporaneamente all'interno dell'ufficio con la possibilità che si verifichino delle videoregistrazioni. Tale ufficio è però condiviso con altri due colleghi e capita spesso che vi transitino o intrattengano anche altri colleghi. Mi è stato fatto notare che questo può configurare reato nonostante si tratti di prove tecniche. La cosa mi ha spaventato e volevo chiedere a cosa posso andare incontro qualora un mio collega decidesse di querelarmi e cosa potrei produrre o rispondere per attenuare/non aggravare le mie responsabilità?”
Consulenza legale i 26/03/2018

Nel caso di specie potrebbe rilevare il reato previsto e punito dall’articolo 167 del codice della privacy.

È tuttavia evidente che ai fini della sussistenza dell’illecito in questione occorre l’esistenza di alcuni elementi essenziali che “orientano” la condotta del soggetto agente: il “fine di trarne per sè o per altri profitto o di recare ad altri un danno”, il “nocumento” derivante dalla condotta del soggetto (sia per i commi 1 e 2) e la “comunicazione e la diffusione dei dati personali” (solo in riferimento al capoverso del comma 1).

Insomma, è vero che il reato ben potrebbe essere integrato in seguito alla videoregistrazione di qualsivoglia soggetto (la giurisprudenza è infatti costante nel ritenere “dato personale” anche la raffigurazione video di un determinato soggetto), ma è anche vero che, come accennato precedentemente, è richiesto un elemento ulteriore alla mera e semplice videoregistrazione.

In genere, infatti, la condotta in questione diviene penalmente rilevante solo allorché il soggetto agente utilizzi le videoregistrazioni per trarne profitto, danneggiare qualcuno ovvero al fine di diffondere dette video registrazioni.

In tal senso si è pronunciata anche la Cassazione, con sentenza nr. 18908 del 13 maggio 2011, la quale ha addirittura assolto un investigatore privato che aveva registrato in modo occulto determinati soggetti proprio perché dette registrazioni non erano destinate ad essere oggetto di diffusione e comunicazione (si vedano anche i precedenti Cass. Pen. sent. nr. 26680 del 2004; Cass. Pen. sent. nr. 5728 del 15 febbraio 2005).

Chiarito quanto precede è agevole dare una risposta al quesito.

Nel caso,infatti, del soggetto che esegua videoregistrazioni essendo il tecnico a ciò deputato e al solo fine di testare il corretto funzionamento dell’impianto installato, sembra davvero improbabile che sussista il reato di cui all’art. 167 del codice della privacy.

Ciò non solo perché le videoregistrazioni non sono destinate a essere comunicate e/o diffuse, ma anche perché manca alla base un ulteriore presupposto: il fine di trarne profitto ovvero di arrecare danno.

Fine che, nel caso di specie, come detto, è solo quello di testare l’impianto di video registrazione nell’espletamento legittimo del lavoro commissionato.

Fermo restando dunque che la condotta descritta non sembra integrare il reato di trattamento illecito dei dati, in casi del genere si consiglia comunque, per una cautela assoluta, di procedere alla cancellazione delle registrazioni effettuate una volta che non se ne abbia più bisogno.