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Articolo 532 Codice Civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

[Aggiornato al 30/06/2020]

Cessazione della curatela per accettazione dell'ereditą

Dispositivo dell'art. 532 Codice Civile

(1)Il curatore cessa dalle sue funzioni quando l'eredità è stata accettata [470, 586 c.c.](2)(3).

Note

(1) La norma, benché indichi il curatore, deve intendersi riferita all'intero complesso di norma in tema di eredità giacente (v. articoli da 528 a 532 del c.c.).
(2) Rileva sia accettazione espressa che quella tacita; sia beneficiata che pura a semplice.
Irrilevante è, invece, l'immissione dell'erede nel possesso dei beni ereditari.
(3) Ulteriori ipotesi che determinano la cessazione dell'eredità giacente sono l'esaurimento dell'attivo ereditario, in seguito al pagamento dei debiti ereditari, e la devoluzione dell'eredità allo Stato (v. art. 586 del c.c.).

Ratio Legis

In caso di accettazione dell'eredità da parte del chiamato è quest'ultimo che subentra al curatore nella tutela della ragioni dell'eredità. Viene di conseguenza meno l'utilità dell'istituto.

Spiegazione dell'art. 532 Codice Civile

Il principio enunciato da questo articolo sembra superfluo perché ovvio, tuttavia non lo è, e lo si spiega per la necessità di precisare che non è sufficiente a far cessare l’amministrazione il semplice impossessamento di beni ereditari operato dal chiamato; una volta che l’autorità giudiziaria abbia nominato un curatore per assicurare la conservazione delle cose ereditarie, tale suo provvedimento potrà cessare di avere effetto solo quando l’eredità sia stata accettata.

Ma oltre a tale causa, tipica, di cessazione della curatela, ve ne sono altre che determinano lo stesso effetto: esse riguardano o uno stato di fatto e, quindi possono dirsi oggettive, oppure concernono la persona del curatore e sono allora soggettive.
Appartengono alla prima categoria, oltre quella, già rilevata, del chiamato che adisce l’eredità, anche: a) l’acquisto dei beni ereditari da parte dello Stato ove nessuno dei successibili entro il sesto grado si adoperi a reclamarli; b) il verificarsi della condizione sotto cui il chiamato fu istituito; c) la liquidazione di tutto il patrimonio ereditario attraverso il pagamento dei debiti e dei legati che abbiano assorbito l’intero asse.

Sono cause soggettive, invece, i fatti che concernono la persona del curatore: tali sono la morte o la sopraggiunta incapacità (l’interdizione, l’inabilitazione, il fallimento) o la revoca del curatore, la rinuncia da questo fatta all’ufficio; è intuitivo che solo le prime determinano la cessazione, in senso tecnico, della curatela, mentre le seconde attuano solo una modifica nella persona del curatore.

Cessata l’amministrazione, il curatore deve, nelle stesse formalità prescritte, al medesimo fine, per l'erede beneficiato, rendere il conto della sua attività o all’erede o al nuovo curatore che a lui sia stato eventualmente surrogato o, in ultimo, allo Stato, se non si presenta alcun successibile a reclamare l’eredità. Esentato dall’obbligo del rendiconto è il genitore che abbia amministrato l’eredità nell’interesse del figlio suo concepito.

Dal rendiconto il curatore potrà risultare o creditore o debitore dell’eredità; a lui si applicano, in tal caso, le norme relative al mandato. Egli ha diritto ad un compenso per l’opera prestata.

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

258 Nell'art. 533 del c.c. ho modificato la definizione della petizione di eredità, allo scopo di mettere in rilievo che il carattere universale della petitio non consiste nel fatto che il convenuto possiede l'eredità o parte di essa, come appariva dalla vecchia formula che impropriamente parlava di un possesso dell'eredità (si possiedono in realtà beni singoli e non l'eredità come universitas), ma è riposto invece nel riconoscimento della qualità di erede, presupposto essenziale per la condanna del possessore alla restituzione. L'art. 532 del c.c. configura la petitio come un'azione di condanna, perché questo è l'atteggiamento tipico di tale azione, ma è chiaro che ciò non può menomamente pregiudicare l'ammissibilità di una pura azione di accertamento della qualità di erede, la quale discende dai principii generali del nostro diritto processuale.

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