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Articolo 2556 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Imprese soggette a registrazione

Dispositivo dell'art. 2556 Codice civile

Per le imprese soggette a registrazione [2195, 2560] i contratti che hanno per oggetto il trasferimento della proprietà o il godimento dell'azienda [2565, 2573] devono essere provati per iscritto [2725], salva l'osservanza delle forme stabilite dalla legge per il trasferimento dei singoli beni che compongono l'azienda o per la particolare natura del contratto (1).

I contratti di cui al primo comma, in forma pubblica o per scrittura privata autenticata, devono essere depositati per l'iscrizione nel registro delle imprese, nel termine di trenta giorni, a cura del notaio rogante o autenticante [2188] (2).

Note

(1) La forma scritta è richiesta ad probationem, ossia quale mezzo di prova del contratto.
Essa non è richiesta per il trasferimento di una azienda di piccolo commercio o di una azienda mobiliare.
(2) Comma così sostituito dall'art. 6, L. 12 agosto 1993, n. 310, che ha dettato norme per la trasparenza nella cessione di partecipazioni e nella composizione della base sociale della società di capitali.

Ratio Legis

La cessione dell'azienda ha carattere unitario ed importa il trasferimento al cessionario di tutti gli elementi costituenti l'«universitas», senza necessita di una specifica pattuizione nell'atto di trasferimento.

Spiegazione dell'art. 2556 Codice civile

Il trasferimento dell'azienda consiste nel trasferimento della posizione giuridica che spetta all'alienante, in relazione a ciascuno dei beni aziendali, e cioe trasferimento della proprieta, per i beni che gli appartengono, e del diritto (reale o personale) di godimento, per i beni di proprieta di terzi, e su cui l'alienante vanta un diritto di tal genere (COLOMBO). Viene generalmente affermato in dottrina che, per stabilire se sussista un trasferimento d'azienda ai sensi degli artt. 2556 e ss. occorre considerare la oggettiva consistenza dei beni trasferiti e non invece l'intenzione delle parti (TEDESCHI).
L'accertamento se le parti contraenti abbiano stipulato una locazione di immobile con pertinenze o un affitto di azienda rientra nei compiti del giudice del merito il quale deve indagare sulla comune intenzione delle parti e sui beni dedotti in contratto, al fine di stabilire se l'oggetto principale della stipulazione sia l'immobile singolarmente considerato o un complesso unitario costituito dall'organizzazione aziendale destinata allo svolgimento di un'attivita economica. Detto accertamento non e sindacabile in sede di legittimita se sorretto da congrua motivazione (Cass. n. 14647/2002).
E opinione comune che si abbia cessione d'azienda anche se vengono esclusi dal trasferimento determinati beni aziendali, purche si tratti di beni non essenziali per la sussistenza del complesso e della sua funzionalita (COLOMBO).

L'azienda manca di una propria legge di circolazione. L'articolo in commento pone tuttavia il requisito della forma scritta ad probationem per i contratti di trasferimento della proprieta o di concessioni d'azienda in godimento, qualora si tratti di aziende relative ad imprese soggette a registrazione. Anche dopo l'attuazione del registro delle imprese — che impone anche agli imprenditori agricoli e ai piccoli imprenditori commerciali l'obbligo di iscrizione, sia pure in sezioni speciali del registro — e stato precisato che la forma scritta ad probationem e richiesta per le imprese “soggette a registrazione” secondo il sistema originario del codice, e dunque non per le piccole imprese, per le imprese agricole e quelle costituite in forma di societa semplice (CAMPOBASSO).

Per quanto riguarda la pubblicità nel registro delle imprese, soggette a registrazione sono invero, in base alla disciplina del registro delle imprese, tanto le imprese commerciali, quanto quelle agricole e le piccole imprese commerciali. Ne discende che la dottrina ha ritenuto che i trasferimenti di qualsiasi azienda debbano essere iscritti.






Massime relative all'art. 2556 Codice civile

Cass. pen. n. 10166/2011

In tema di limiti di utilizzazione di intercettazioni telefoniche in altri procedimenti, qualora le registrazioni non rappresentino una conversazione su circostanze relative al fatto reato per cui siano state disposte, ma una comunicazione che integra essa stessa una condotta criminosa, la loro acquisizione è soggetta alle regole stabilite dall'art. 270 c.p.p. e non va inquadrata nelle norme che regolano l'uso processuale del corpo di reato, giacché la registrazione costituisce in ogni caso un mezzo di documentazione della comunicazione e non è definibile cosa sulla quale o mediante la quale il reato è stato commesso. (In applicazione del principio di cui in massima la S.C. ha escluso che nel procedimento concernente concorso nel reato di falso - commesso mediante comunicazione telefonica su una utenza soggetta, per altre ragioni ed in diverso procedimento, ad intercettazione - la registrazione potesse in ogni caso essere utilizzata come corpo di reato).

Cass. civ. n. 3627/1996

Ai fini del trasferimento dell'azienda non è necessario che vengano trasferiti tutti i beni aziendali, ma è sufficiente il trasferimento di alcuni di essi, purché nel complesso di questi ultimi permanga un residuo di organizzazione che ne dimostri l'attitudine all'esercizio dell'impresa, sia pure con la successiva integrazione ad opera del cessionario.

Cass. civ. n. 8618/1990

Nel caso previsto dall'art. 36 della L. 27 luglio 1978, n. 392, per cui il conduttore può sublocare l'immobile o cedere il contratto di locazione anche senza il consenso del locatore purché venga insieme locata o ceduta l'azienda, il conduttore cedente deve provare, nei confronti del locatore, per iscritto, ai sensi dell'art. 2556, secondo comma, c.c., la cessione o la locazione dell'azienda, in quanto l'onere probatorio previsto da tale norma grava sulle parti contraenti anche nell'ipotesi in cui con riguardo al contratto avente ad oggetto l'azienda, agiscano o eccepiscano contro un terzo estraneo.

Cass. civ. n. 623/1983

La cessione di azienda, così come l'affitto di essa, non comporta il passaggio al cessionario o all'affittuario, assieme all'azienda, della relativa impresa, ma determina normalmente una soluzione di continuità tra la precedente e la successiva gestione, che deve ritenersi del tutto distinta ed indipendente dalla prima, in quanto l'impresa, quale attività economica organizzata per la gestione di un'azienda (art. 2555 c.c.), è inseparabile dall'imprenditore, di cui costituisce un modo di operare, sicché, pur non confondendosi con costui, ha carattere eminentemente soggettivo ed è perciò estranea al contenuto obiettivo dell'azienda, che sola può essere oggetto di rapporti giuridici.

Cass. civ. n. 1959/1982

La norma dell'art. 2556, primo comma, c.c., circa la forma scritta ad probationem dei contratti aventi per oggetto il trasferimento della proprietà o il godimento dell'azienda non trova applicazione nel caso in cui il trasferimento della proprietà o il godimento dell'azienda formino oggetto di conferimento da parte dei membri di una società di fatto, essendo a questa applicabili (art. 2297 c.c.) le norme sulla società semplice, la cui costituzione è retta (art. 2251 c.c.) dal principio della libertà di forme, salve quelle richieste, ad substantiam, dalla natura dei beni conferiti.

Cass. civ. n. 301/1981

L'azienda è un complesso di beni materiali ed immateriali economicamente collegati per l'esercizio dell'impresa che si distingue nettamente dai beni che la compongono, onde l'alienazione totale o parziale di questi ultimi non comporta sempre e necessariamente il contemporaneo trasferimento dell'azienda, la quale ben può perseguire i suoi scopi con altri beni e servizi. Ne consegue che, nel caso di trasferimento dei vari elementi concorrenti alla formazione di un'azienda, il giudice del merito deve accertare, con indagine di fatto sottratta al controllo di legittimità, quale sia, secondo la volontà dei contraenti, l'oggetto specifico del contratto, allo scopo di stabilire se quei determinati beni siano stati considerati nella loro autonomia unitaria e strumentale, in modo da comportare, al tempo stesso, l'alienazione dell'azienda cui essi si ricollegano. (Nella specie, i giudici del merito hanno escluso il trasferimento di azienda nella successione cronologica di due diverse concessionarie nella rappresentanza di determinati materiali, mediante trapasso di singoli beni dall'una all'altra concessionaria).

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Consulenze legali
relative all'articolo 2556 Codice civile

Seguono tutti i quesiti posti dagli utenti del sito che hanno ricevuto una risposta da parte della redazione giuridica di Brocardi.it usufruendo del servizio di consulenza legale. Si precisa che l'elenco non è completo, poiché non risultano pubblicati i pareri legali resi a tutti quei clienti che, per varie ragioni, hanno espressamente richiesto la riservatezza.

Anonimo chiede
lunedì 07/10/2019 - Toscana
“La mia SNC ha sottoscritto un contratto di affitto di azienda per una struttura ricettiva adibita ad Ostello in data 26 Giugno 2007 della durata di sei anni con espressa rinuncia al tacito rinnovo.
Questo faceva seguito ad un precedente contratto stipulato nel marzo 2005 della durata di due anni e quindi già scaduto.
Con scrittura privata il contratto ci è stato prorogato fino alla fine dell'anno 2013 ,anche questa inviata a contratto già scaduto.
Da allora il rapporto è di fatto continuato fino ad ora e abbiamo versato il canone anche se con una morosità risalente all'anno 2015 di circa 10.000 euro.
Quale è la nostra situazione attuale?
Il contratto si è di fatto rinnovato?
Per quanti anni ancora?

Consulenza legale i 17/10/2019
Vanno tenuti distinti i due periodi: da una parte il 2013 (e quindi il periodo che va dal 1 di luglio al 31 dicembre 2013), dall’altra il periodo successivo che va dal 1 gennaio 2014 ad oggi.

Per quanto riguarda il primo, ad avviso di chi scrive non si può qualificare la scrittura privata sottoscritta tra le parti come un vero e proprio rinnovo, essendo il contratto – come correttamente osservato anche da chi pone il quesito - già scaduto; tuttavia è possibile ritenere che il nuovo accordo sottoscritto tra le parti sia un nuovo contratto di affitto di azienda, per il cui contenuto si rinvia implicitamente a quello precedente, nominato in premesse.

Per quanto riguarda, invece, il periodo successivo al 2013, non è escluso che il contratto si sia prorogato, dal momento che la forma scritta – per questo tipo di contratti – è richiesta solo ai fini della prova. Infatti, l’art. 2556 c.c. prescrive che i contratti che hanno per oggetto il trasferimento della proprietà o il godimento dell’azienda devono essere solo provati per iscritto e non anche conclusi per iscritto a pena di invalidità.

Tornando al caso in esame, il rapporto può dunque considerarsi proseguito di fatto, anche senza contratto scritto.
Proprio per questo, a fronte dello sfruttamento dell’azienda da parte dell’affittuario, il concedente ha diritto al pagamento del canone e quindi al recupero delle morosità arretrate.

Ora, qualora egli volesse agire in giudizio per il recupero del proprio credito sarebbe senz’altro in difficoltà nel dimostrare l’esistenza di un valido rapporto d’affitto, proprio perché non ha prova scritta del contratto, come invece richiederebbe la legge.

Tuttavia, il debitore non va comunque esente da rischi. Infatti, anche qualora il rapporto d’affitto azienda non venisse provato, l’occupazione e lo sfruttamento dell’immobile configurerebbero comunque un rapporto di locazione (commerciale) di fatto, rapporto in forza del quale andrebbe comunque corrisposto il canone di locazione e che – in difetto dei requisiti di legge, specie sulla durata – andrebbe ricondotto alla disciplina legale (Legge n. 392/1978) la quale prevede una durata di 6 anni più altri sei, salvo disdetta.

In ogni caso ed in ulteriore subordine, anche volendo escludere la locazione, comunque si sarebbe determinato in questi anni a vantaggio dell’occupante dell’ostello un arricchimento senza causa, per cui egli sarebbe comunque tenuto ad indennizzare il proprietario per aver goduto del bene senza corrispettivo.

Si consiglia, dunque, di saldare il debito e di rinegoziare con la controparte un contratto formale (di affitto d’azienda) oppure – se non più interessati - di formalizzarne la risoluzione.


Anonimo chiede
sabato 08/07/2017 - Lombardia
“Buongiorno, sono l'amministratore delegato di una SRL in fase di liquidazione, la (omissis). Siamo due soci, io e mia moglie. La società detiene due marchi che scadono rispettivamente nel 2018 e nel 2022 (omissis), i cinque storici corsi di (omissis), dei software proprietari di carattere linguistico-didattico e abbondante materiale didattico originale (oltre 400 esercizi di inglese, per esempio, e centinaia di traduzioni) acquisito da terzi o realizzato da collaboratori esterni che hanno ceduto alla nostra società in via esclusiva tutti i diritti di utilizzo commerciale e non commerciale del materiale da essi realizzato. La mia domanda è questa: per garantire il mantenimento di questi diritti esclusivi basta stilare, prima di chiudere l'azienda, un accordo scritto di cessione di diritti intellettuali da parte della SRL ad uno solo dei soci o ad entrambi, oppure è imprescindibile andare da un notaio, cosa che ovviamente implicherebbe costi aggiuntivi ovviamente non auspicabili proprio mentre si sta liquidando l'azienda?
In attesa di una Vs. risposta, Vi invio i miei saluti più cordiali.”
Consulenza legale i 19/07/2017
Prima di rispondere al quesito si ritiene indispensabile precisare che, secondo il disposto dell’art. 2487 c.c., l’assemblea dei soci, convocata dall’organo amministrativo contestualmente al verificarsi della causa di scioglimento che porta alla liquidazione della società, deve tra l’altro deliberare, con le maggioranze prescritte per le modificazioni dell’atto costitutivo o dello statuto, sui criteri in base ai quali deve svolgersi la liquidazione, nonché sui poteri dei liquidatori, con particolare riguardo alla cessione dell'azienda sociale, di rami di essa, ovvero anche di singoli beni o diritti, o blocchi di essi.

Pertanto, quanto verrà qui suggerito si fonda su criteri generali fissati dalla legislazione codicistica, non essendo a conoscenza di eventuali particolari pattuizioni deliberate in seno all’assemblea convocata ai sensi della norma sopracitata.

Ora, dando appunto per presupposto che nessun particolare criterio sia stato fissato per la cessione dell’azienda sociale o di suoi singoli beni, e tenuto conto che ai sensi dell’art. 2489 c.c. compito precipuo dei liquidatori è quello di compiere tutti gli atti utili per la liquidazione della società, la norma a cui occorre senza dubbio fare riferimento al fine di individuare quali forme debbano essere rispettate per lo svolgimento di tale attività di liquidazione del patrimonio aziendale è quella contenuta nell’art. 2556 c.c., il quale, nel caso specifico di imprese soggette a registrazione, richiede per i contratti aventi per oggetto il trasferimento della proprietà o il godimento dell’azienda, la forma scritta ad probationem.
La medesima norma fa tuttavia salva l'osservanza delle forme stabilite dalla legge per il trasferimento dei singoli beni che compongono l'azienda o per la particolare natura del contratto.

Quindi, quando si tratta di alienare i singoli beni che compongono l’azienda, sia che tale cessione venga effettuata nel corso della normale vita societaria che in fase di liquidazione, è alle norme in materia di contratto di compravendita che occorre fare riferimento, nonchè all’art. 1350 c.c., il quale, dettato in tema di forma del contratto in generale, contiene una elencazione di quali atti devono stipularsi rispettando, a pena di nullità, la forma dell’ atto pubblico o della scrittura privata autenticata.

Da una semplice lettura di quest’ultima norma ne discende che tale forma non è in alcun modo richiesta per il trasferimento dei beni elencati nel quesito (trattandosi di opere intellettuali rientranti nella categoria dei beni mobili), dovendosi di conseguenza per tali beni ritenere sufficiente il rispetto del requisito della semplice forma scritta.

Va per altro ricordato che l’articolo 2556, 2° comma, prevede che solo il trasferimento del complesso aziendale, ossia dell’azienda intesa quale bene unitario, e non dei singoli beni, deve, ai fini dell’iscrizione al Registro delle Imprese, risultare da atto pubblico o da scrittura privata autenticata.
Quanto sopra esposto dimostra, dunque, come l’azienda non possegga una propria legge di circolazione, ma segua le forme di circolazione tipiche dei singoli beni che la compongono.

Un discorso a parte va invece fatto per la cessione dei marchi; dal punto di vista formale, infatti, può dirsi che si tratta di un contratto alieno da particolari prescrizioni: potrebbe dunque essere stipulato tanto per iscritto quanto per facta concludentia.
Sotto il profilo probatorio l'avvenuta cessione può essere provata tra le parti con qualsiasi mezzo, ma di fatto la forma scritta si rende necessaria, nella maggior parte dei casi, in relazione ai limiti posti dagli artt. 2721 e ss. cod. civ. per quanto attiene alla possibilità di dare ingresso alla prova testimoniale in materia di contratti.

La forma scritta deve anche ritenersi necessaria ai fini della eventuale trascrizione del contratto di cessione nel Registro dei marchi d'impresa, ma va precisato che tale forma di pubblicità possiede caratteristiche analoghe a quelle della trascrizione immobiliare, ossia non possiede effetti costitutivi e non incide sulla validità del trasferimento del diritto, ma attua semplicemente una forma di pubblicità dichiarativa a tutela della buona fede e dei diritti dei terzi, con la funzione legale di assicurare la priorità del diritto acquistato e trascritto nel caso di conflitto tra successivi acquirenti.

Per quanto concerne il soggetto in cui favore effettuare la cessione, si vuole richiamare l’attenzione su quanto disposto dall’art. 2475 ter c.c., il quale configura una situazione di conflitto di interesse nell’ipotesi di contratti conclusi con la medesima società, per conto proprio o di terzi, da parte degli amministratori che hanno la rappresentanza della società.
Si ritiene opportuno consigliare, onde evitare possibili situazioni di conflitto di interessi, di far assumere la posizione di cessionario al socio che non riveste la qualità di amministratore delegato.

In conclusione, dunque, può affermarsi che non sussiste alcun particolare onere formale da rispettare per la cessione dei beni di cui si discute, non rendendosi a tal uopo necessario ricorrere all’intervento del notaio, previsto per la cessione dell’azienda intesa quale universalità (di fatto o di diritto, a seconda dell’orientamento che si ritiene di preferire) ovvero per il trasferimento di quei diritti prescritti dall’art. 1350 c.c.

Anche sotto il profilo fiscale, infine, e per completezza di risposta, va detto che è previsto un diverso regime di tassazione ai fini delle imposte indirette della cessione d’azienda rispetto alla cessione di singoli beni.
Infatti, secondo quanto previsto dall’art.2, co.3, lett.b) del DPR n.633/72, ai fini dell’imposta sul valore aggiunto non sono considerate “cessioni di beni” quelle aventi ad oggetto aziende o rami di azienda; pertanto, in virtù del c.d. principio di alternatività tra Iva e imposta di registro, sancito dall’art.40 del DPR n.131/86, la cessione d’azienda, in quanto esclusa dal campo di applicazione dell’Iva, risulterà soggetta all’imposta di registro avendo riguardo, ai sensi dell’art.51 del DPR n.131/86, al valore complessivo dei beni che la compongono, compreso l’avviamento.

Il trasferimento di singoli beni che non sono idonei a costituire un complesso aziendale, invece, rimane soggetto all’imposta sul valore aggiunto nei modi ordinari, con la conseguenza che la cessione d’azienda si rivela un’operazione fiscalmente più onerosa rispetto alla cessione dei singoli beni che la compongono.

Testi per approfondire questo articolo

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