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Articolo 2475 ter Codice Civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

[Aggiornato al 01/12/2021]

Conflitto di interessi

Dispositivo dell'art. 2475 ter Codice Civile

I contratti conclusi dagli amministratori che hanno la rappresentanza della società in conflitto di interessi, per conto proprio o di terzi, con la medesima possono essere annullati(1) su domanda della società, se il conflitto era conosciuto o riconoscibile dal terzo.

Le decisioni adottate dal consiglio di amministrazione con il voto determinante di un amministratore in conflitto di interessi con la società, qualora le cagionino un danno patrimoniale, possono essere impugnate entro novanta giorni dagli amministratori e, ove esistenti, dai soggetti previsti dall'articolo 2477. In ogni caso sono salvi i diritti acquistati in buona fede dai terzi in base ad atti compiuti in esecuzione della decisione.

Note

(1) Il conflitto di interessi non è di per sé condizione che inficia la votazione; a tal fine occorre che: a) il voto determinante la maggioranza necessaria per approvare la delibera sia quello del soggetto in capo al quale si configura la situazione di conflitto; b) la delibera possa, anche solo potenzialmente, arrecare un danno alla società.

Ratio Legis

Tale disciplina, a differenza di quella della s.p.a. (2391), si applica solo in caso di conflitto di interessi e non per ogni interesse dell'amministratore.

Spiegazione dell'art. 2475 ter Codice Civile

Nella s.r.l. non è previsto l'obbligo di preventiva informazione, come nella s.p.a., di eventuale astensione e di adeguata motivazione (v. art. 2391).

Il conflitto di interessi attiene all'esercizio del potere di amministrazione e non a quello di rappresentanza, pertanto un amministratore che ha la rappresentanza della società può validamente rappresentare la medesima nell'attuazione di una decisione di amministrazione con la quale sia in conflitto se non ha concorso alla sua formazione o se il suo voto non è stato determinante.

Non è chiaro da quando decorra il termine di 90 giorni per l'impugnazione. Secondo una prima tesi il termine decorrerebbe da quando il danno si è manifestato; secondo un altro orientamento il termine decorre dall'assunzione della delibera o dalla sua trascrizione nel libro delle deliberazioni assembleari (CAMPOBASSO).

È richiesto che il conflitto cagioni un danno concreto, nel senso che la decisione cagioni alla società un danno patrimoniale.

Non sono disciplinate altre cause di annullamento delle decisioni del consiglio di amministrazione. Dunque si ritiene che altre cause di invalidità possano essere individuate con l'atto costitutivo.

Relazione al D.Lgs. 6/2003

(Relazione illustrativa del decreto legislativo recante: "Riforma organica della disciplina delle societÓ di capitali e societÓ cooperative, in attuazione della legge 3 ottobre 2001, n. 366.")

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Consulenze legali
relative all'articolo 2475 ter Codice Civile

Seguono tutti i quesiti posti dagli utenti del sito che hanno ricevuto una risposta da parte della redazione giuridica di Brocardi.it usufruendo del servizio di consulenza legale. Si precisa che l'elenco non è completo, poiché non risultano pubblicati i pareri legali resi a tutti quei clienti che, per varie ragioni, hanno espressamente richiesto la riservatezza.

P. L. chiede
venerdý 26/11/2021 - Emilia-Romagna
“Una SRL è composta da due soci al 50% di cui uno agente di commercio monomandatario per la stessa società. I soci stanno decidendo di costituire un nuovo consiglio di amministrazione composto da due componenti, quindi un Presidente e un Vice-presidente dove il Presidente non è socio e il Vice-presidente è il detto socio agente di commercio.
E' legittima l'operazione o sussiste una qualche forma di incompatibilità, in relazione anche all'ENASARCO ?

A parere dello scrivente, infatti, ricoprendo l'agente (monomandatario e socio) il ruolo di vice-presidente del CDA, quindi con potere di firma, verrebbe a mancare il presupposto giuridico della bilateralità del rapporto, con due distinti centri di interesse contrapposti che costituiscono la base del rapporto di lavoro.

Grazie”
Consulenza legale i 30/11/2021
Ai sensi dell’art. 5 della legge 204/1985, l'attività di agente e rappresentante di commercio è incompatibile con l'essere dipendente di enti pubblici e privati, ad eccezione dei dipendenti pubblici in regime di tempo parziale non superiore al 50% delle ore totali previste dal contratto, nonché con l’attività di agente di affari in mediazione o altre attività per le quali è prescritta l'iscrizione in detto ruolo.
Non sussiste, pertanto, una specifica incompatibilità da questo punto di vista tra l’attività di amministratore di una società di capitali e quella di agente di commercio.

Altra questione, tuttavia, è quella del conflitto d’interessi che sussiste tra il ricoprire la carica di amministratore di una srl e, contemporaneamente, il ruolo di agente per la medesima società.
Il conflitto di interessi nelle srl è disciplinato dall’art. 2475 ter c.c., il quale prevede la possibilità di chiedere, su domanda della società, l’annullamento di un contratto concluso dall’amministratore che ha la rappresentanza della società se il contratto è stato concluso in conflitto di interessi, inteso come contrasto tra l’interesse della società ed un altro interesse personale, che con esso confligge o potrebbe confliggere.
Affinché si possa richiedere l’annullamento del contratto, il socio in conflitto d’interessi deve avere la rappresentanza della società, e deve aver concluso il contratto proprio in forza della sua posizione; al contempo, il conflitto deve essere conosciuto o conoscibile dal terzo.

Qualora invece l’amministratore in conflitto di interessi abbia solamente partecipato alla decisione, assunta però dalla compagine sociale, e la sua posizione si sia rivelata determinante, l’art. 2475 ter del c.c. prevede la possibilità di richiedere l’annullamento della delibera quando questo arrechi alla società un pregiudizio di tipo patrimoniale.
In questo caso, tuttavia, il conflitto di interessi deve essere effettivo; il voto dell’amministratore in conflitto deve essere risultato determinante ai fini della conclusione del contratto; il danno alla società deve essere reale e concreto, nel senso che abbia cagionato un danno patrimoniale alla società.

Tanto premesso, nel caso in cui un amministratore unico o un socio illimitatamente responsabile intendessero ricoprire altresì la qualifica di agenti di commercio per la medesima società, rientreremmo in un’ipotesi di immedesimazione organica, con possibilità per la camera di commercio di inibire lo svolgimento dell’attività agenziale.
Parimenti Enasarco, in caso di immedesimazione organica, potrebbe non consentire il versamento dei contributi previdenziali a vantaggio della persona fisica.

Nel caso esposto, in cui esisterebbe un Consiglio di amministrazione (il cui amministratore non sarebbe socio della società), nonché una compagine sociale composta da una pluralità di soci (anche se soltanto 2 al 50%), l’operazione potrebbe essere percorribile.
Una ipotetica soluzione per rischiare quanto meno possibile di incorrere nelle annullabilità di cui all’art. 2475 ter del c.c. potrebbe consistere nel conferire una procura speciale al Presidente per la sottoscrizione e la gestione in autonomia dei rapporti inerenti e conseguenti al contratto di agenzia tra la società e l’agente/vice-presidente; in questo modo questi potrà gestire autonomamente l'operato dell'agente/vice-presidente per tutta la durata del rapporto di agenzia.
Sarebbe, altresì, opportuno che il tutto risulti da una decisione assunta all'unanimità dai soci; nel caso specifico, pertanto, con il consenso del socio escluso dall’amministrazione della società.

Anonimo chiede
lunedý 24/04/2017 - Sardegna
“società ar. Uno dei soci possiede il 33%. Il figlio è appaltatore dei lavori. Agli incontri con i professionisti ing. si presenta con delega sempre il padre (socio) che essendo un grosso costruttore mette in "imbarazzo" gli ingegneri. Può ravvisarsi conflitto di interessi?”
Consulenza legale i 05/05/2017
Potrebbe, in effetti, ravvisarsi un’ipotesi di conflitto d’interesse per il padre-socio che rappresenti altresì l’interesse della ditta appaltatrice dei lavori edili, di proprietà del figlio e della quale tendenzialmente favorirà l’andamento.
Tuttavia non sempre questo conflitto d’interesse è rilevante per l’ordinamento giuridico.

La norma che disciplina il conflitto d’interesse rilevante nelle società a responsabilità limitata è l’art. 2475 ter c.c..
Anzitutto occorre distinguere il caso in cui la scelta dell’appaltatore sia stata fatta dal socio-padre, dal caso in cui la scelta sia stata fatta comunque con la sua partecipazione.

L’art. 2475 ter c.c. prevede infatti la possibilità di chiedere l’annullamento del contratto che sia sia stato concluso dal socio che ha la rappresentanza della società, a responsabilità limitata, in conflitto d’interessi.
Presupposti per richiedere l’annullamento sono appunto:
  • Il conflitto d’interesse, inteso come contrasto tra l’interesse della società ed un altro interesse personale, che con esso confligge o potrebbe confliggere;
  • il conflitto deve essere conosciuto o conoscibile dal terzo, che in questo caso è il figlio-appaltatore e che sicuramente quindi ne era a conoscenza;
  • il socio in conflitto d’interessi deve avere la rappresentanza della società, e deve aver concluso il contratto proprio in forza della sua posizione. Chi detiene un ruolo di responsabilità nella società, deve mantenere una posizione di imparzialità rispetto agli interessi personali o professionali che dovessero intervenire nella gestione della stessa, e quando questa imparzialità viene a mancare, è possibile annullare il contratto potenzialmente dannoso.
Qualora invece il socio in conflitto abbia solamente partecipato alla decisione, assunta però dalla compagine sociale, e la sua decisione si sia rivelata determinante, l’art. 2475 ter prevede la possibilità di richiedere l’annullamento della delibera quando questo arrechi alla società un pregiudizio di tipo patrimoniale.
Presupposti per l’annullamento della delibera in questo caso sono
  • la sussistenza di un conflitto di interessi effettivo in capo al socio;
  • un suo voto determinante ai fini della conclusione del contratto;
  • un danno reale cagionato alla società con tale decisione.
In alternativa all’impugnazione della deliberazione e/o del contratto, sarà pure possibile paventare al socio in conflitto tale rischio, quello cioè del venir meno dell'appalto, al fine di indurlo indirettamente ad evitare ulteriori interferenze nella gestione delle operazioni edili e progettistiche.

Al di là di queste ipotesi, non è ravvisabile un conflitto d’interessi giuridicamente rilevante; tuttavia, in qualità di amministratore, potrà sempre incoraggiare gli ingegneri dell'impresa (del figlio) a cui sono stati affidati i lavori a seguire e sostenere il loro punto di vista senza lasciarsi influenzare dalle idee e valutazioni del socio in conflitto, vista anche la loro responsabilità professionale nello svolgimento degli incarichi.

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