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Articolo 2475 ter Codice Civile 2020

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

[Aggiornato al 30/06/2020]

Conflitto di interessi

Dispositivo dell'art. 2475 ter Codice Civile 2020

I contratti conclusi dagli amministratori che hanno la rappresentanza della società in conflitto di interessi, per conto proprio o di terzi, con la medesima possono essere annullati(1) su domanda della società, se il conflitto era conosciuto o riconoscibile dal terzo.

Le decisioni adottate dal consiglio di amministrazione con il voto determinante di un amministratore in conflitto di interessi con la società, qualora le cagionino un danno patrimoniale, possono essere impugnate entro novanta giorni dagli amministratori e, ove esistenti, dai soggetti previsti dall'articolo 2477. In ogni caso sono salvi i diritti acquistati in buona fede dai terzi in base ad atti compiuti in esecuzione della decisione.

Note

(1) Il conflitto di interessi non è di per sé condizione che inficia la votazione; a tal fine occorre che: a) il voto determinante la maggioranza necessaria per approvare la delibera sia quello del soggetto in capo al quale si configura la situazione di conflitto; b) la delibera possa, anche solo potenzialmente, arrecare un danno alla società.

Ratio Legis

Tale disciplina, a differenza di quella della s.p.a. (2391), si applica solo in caso di conflitto di interessi e non per ogni interesse dell'amministratore.

Spiegazione dell'art. 2475 ter Codice Civile 2020

Nella s.r.l. non è previsto l'obbligo di preventiva informazione, come nella s.p.a., di eventuale astensione e di adeguata motivazione (v. art. 2391).

Il conflitto di interessi attiene all'esercizio del potere di amministrazione e non a quello di rappresentanza, pertanto un amministratore che ha la rappresentanza della società può validamente rappresentare la medesima nell'attuazione di una decisione di amministrazione con la quale sia in conflitto se non ha concorso alla sua formazione o se il suo voto non è stato determinante.

Non è chiaro da quando decorra il termine di 90 giorni per l'impugnazione. Secondo una prima tesi il termine decorrerebbe da quando il danno si è manifestato; secondo un altro orientamento il termine decorre dall'assunzione della delibera o dalla sua trascrizione nel libro delle deliberazioni assembleari (CAMPOBASSO).

È richiesto che il conflitto cagioni un danno concreto, nel senso che la decisione cagioni alla società un danno patrimoniale.

Non sono disciplinate altre cause di annullamento delle decisioni del consiglio di amministrazione. Dunque si ritiene che altre cause di invalidità possano essere individuate con l'atto costitutivo.

Relazione al D.Lgs. 6/2003

(Relazione illustrativa del decreto legislativo recante: "Riforma organica della disciplina delle società di capitali e società cooperative, in attuazione della legge 3 ottobre 2001, n. 366.")

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Consulenze legali
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Anonimo chiede
lunedì 24/04/2017 - Sardegna
“società ar. Uno dei soci possiede il 33%. Il figlio è appaltatore dei lavori. Agli incontri con i professionisti ing. si presenta con delega sempre il padre (socio) che essendo un grosso costruttore mette in "imbarazzo" gli ingegneri. Può ravvisarsi conflitto di interessi?”
Consulenza legale i 05/05/2017
Potrebbe, in effetti, ravvisarsi un’ipotesi di conflitto d’interesse per il padre-socio che rappresenti altresì l’interesse della ditta appaltatrice dei lavori edili, di proprietà del figlio e della quale tendenzialmente favorirà l’andamento.
Tuttavia non sempre questo conflitto d’interesse è rilevante per l’ordinamento giuridico.

La norma che disciplina il conflitto d’interesse rilevante nelle società a responsabilità limitata è l’art. 2475 ter c.c..
Anzitutto occorre distinguere il caso in cui la scelta dell’appaltatore sia stata fatta dal socio-padre, dal caso in cui la scelta sia stata fatta comunque con la sua partecipazione.

L’art. 2475 ter c.c. prevede infatti la possibilità di chiedere l’annullamento del contratto che sia sia stato concluso dal socio che ha la rappresentanza della società, a responsabilità limitata, in conflitto d’interessi.
Presupposti per richiedere l’annullamento sono appunto:
  • Il conflitto d’interesse, inteso come contrasto tra l’interesse della società ed un altro interesse personale, che con esso confligge o potrebbe confliggere;
  • il conflitto deve essere conosciuto o conoscibile dal terzo, che in questo caso è il figlio-appaltatore e che sicuramente quindi ne era a conoscenza;
  • il socio in conflitto d’interessi deve avere la rappresentanza della società, e deve aver concluso il contratto proprio in forza della sua posizione. Chi detiene un ruolo di responsabilità nella società, deve mantenere una posizione di imparzialità rispetto agli interessi personali o professionali che dovessero intervenire nella gestione della stessa, e quando questa imparzialità viene a mancare, è possibile annullare il contratto potenzialmente dannoso.
Qualora invece il socio in conflitto abbia solamente partecipato alla decisione, assunta però dalla compagine sociale, e la sua decisione si sia rivelata determinante, l’art. 2475 ter prevede la possibilità di richiedere l’annullamento della delibera quando questo arrechi alla società un pregiudizio di tipo patrimoniale.
Presupposti per l’annullamento della delibera in questo caso sono
  • la sussistenza di un conflitto di interessi effettivo in capo al socio;
  • un suo voto determinante ai fini della conclusione del contratto;
  • un danno reale cagionato alla società con tale decisione.
In alternativa all’impugnazione della deliberazione e/o del contratto, sarà pure possibile paventare al socio in conflitto tale rischio, quello cioè del venir meno dell'appalto, al fine di indurlo indirettamente ad evitare ulteriori interferenze nella gestione delle operazioni edili e progettistiche.

Al di là di queste ipotesi, non è ravvisabile un conflitto d’interessi giuridicamente rilevante; tuttavia, in qualità di amministratore, potrà sempre incoraggiare gli ingegneri dell'impresa (del figlio) a cui sono stati affidati i lavori a seguire e sostenere il loro punto di vista senza lasciarsi influenzare dalle idee e valutazioni del socio in conflitto, vista anche la loro responsabilità professionale nello svolgimento degli incarichi.

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