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Articolo 441 Codice civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Concorso di obbligati

Dispositivo dell'art. 441 Codice civile

Se più persone sono obbligate nello stesso grado, alla prestazione degli alimenti, tutte devono concorrere alla prestazione stessa, ciascuna in proporzione delle proprie condizioni economiche [438].

Se le persone chiamate in grado anteriore alla prestazione non sono in condizioni di sopportare l'onere in tutto o in parte l'obbligazione stessa è posta in tutto o in parte a carico delle persone chiamate in grado posteriore.

Se gli obbligati non sono concordi sulla misura, sulla distribuzione e sul modo [443] di somministrazione degli alimenti, provvede l'autorità giudiziaria secondo le circostanze [446] (1).

Note

(1) Nel concorso di coobbligati (in via parziaria, come si ritiene unanimemente in dottrina ed in giurisprudenza), anche di grado diverso, per la medesima obbligazione alimentare legale (non volontaria), dovrà aversi riguardo alle capacità economiche degli obbligati.
Nulla quaestio relativamente alla divisibilità dell'obbligazione; dubbi si pongono invece all'eventuale successivo regresso (ex art. 1299 del c.c.) nei confronti degli altri obbligati, da parte di chi avesse provveduto ai bisogni dell'alimentando: si ritiene possibile nel caso non si fosse trattato di un obbligato bensì di terzo.

Relazione al Codice Civile

(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

217 Nell'art. 441 del c.c. non è stato inserito, come si era proposto, l'accenno all'ipotesi che l'obbligazione alimentare per tutti o per alcuni dei chiamati in grado anteriore riesca estremamente gravosa. E' sembrato che tale dizione si sarebbe potuta prestare in pratica ad alterare l'ordine di graduazione che la legge stabilisce per le diverse categorie di persone tenute agli alimenti. Il testo pertanto si limita a prevedere l'ipotesi abbastanza precisa dell'impossibilità di sopportare in tutto o in parte l'onere.

Massime relative all'art. 441 Codice civile

Cass. civ. n. 1767/1986

Nel concorso di più obbligati alla prestazione alimentare, ai sensi dell'art. 441 c.c., il giudice non è tenuto a ripartire fra i coobbligati in eguale misura l'assegno valutato sufficiente allo stretto necessario, per il sostentamento dell'alimentando, ma deve porre a carico di ciascuno di essi una parte della prestazione stessa, in proporzione della sua capacità economica, e sempreché tutti abbiano tale capacità economica, sia pur diversamente graduata. Viceversa, nell'ipotesi in cui tutti i coobbligati, eccetto uno, non siano in grado di sopportare l'onere pro parte, l'obbligazione può essere posta in tutto o in parte a carico dell'unico obbligato economicamente capace.

Cass. civ. n. 3901/1968

Chi ha provveduto ai bisogni dell'avente diritto agli alimenti può esercitare l'azione di regresso verso il coobbligato ex lege senza necessità di diffidare preventivamente quest'ultimo ad adempiere l'obbligazione.

Non può qualificarsi adempimento di un'obbligazione naturale il fatto di un coobbligato alla prestazione di alimenti che abbia effettuato la prestazione, oltre che per la propria quota, anche per quella di altro coobbligato di pari grado, senza mai richiedere il concorso di quest'ultimo; ciò perché la norma dell'art. 441 c.c., che espressamente stabilisce l'obbligo di concorso alla prestazione degli alimenti nel caso di concorso di più obbligati, ha natura cogente, mentre, al contrario, l'obbligazione naturale è un dovere originariamente non giuridico, che acquista efficacia giuridica mediante l'adempimento. La detta ipotesi configura, invece, una gestione di affari ad opera di uno dei coobbligati alla prestazione
alimentare, perché l'affare è in parte proprio ed in parte altrui.

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Consulenze legali
relative all'articolo 441 Codice civile

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Umberto E. chiede
martedì 20/09/2016 - Piemonte
“Salve,
premetto che ho una nonna di 84 anni ancora autosufficiente con tre figli, due maschi ( i miei zii) ed una femmina (mia madre).
Purtroppo mia nonna 10 anni fa ha deciso di vendere la sua abitazione personale (venduta per alcune centinaia di migliaia di euro) e , contrariamente a ciò che le avevano consigliato due dei suoi figli (mia madre ed uno zio) ha deciso di far gestire il denaro ricavato dalla vendita solo ad un figlio (lo zio "favorito") che ha sempre condotto una vita al di sopra delle proprie possibilità.
Da allora mia nonna vive in un appartamento in affitto e detiene come unica fonte di reddito la reversibilità del marito deceduto(non ne conosco la cifra esatta) e conduce una vita molto semplice e non si sa se usa o no il suo denaro ricavato dalla vendita della sua casa.

Fatta questa premessa, devo precisare che mia madre (casalinga) ed io (lavoratore precario) da circa un anno abbiamo ereditato dall'improvvisa morte di mio padre un grande patrimonio al 50% ciascuno e che dalla precedente situazione di nullatenenza siamo diventati benestanti.
Se nel più che probabile caso in cui mia nonna non possieda più denaro personale da utilizzare per sé stessa quando non sarà più autosufficiente ma malata, in che misura dovrà contribuire mia madre rispetto ai suoi fratelli dato che gli altri due zii non possiedono beni di proprietà personali (esclusi i redditi da lavoro)?

C'è la possibilità di sapere che fine hanno fatto i soldi frutto della vendita della sua casa ed ora gestiti dal figlio "favorito"?

Dato che mia nonna probabilmente si troverà in una precaria situazione finanziaria per sua personale colpa (non ha avuto un comportamento corretto nei confronti di mia madre e di uno zio e non ha ascoltato i loro consigli) non vi è la possibilità di "blindare" in maniera legale l'eredità di mia madre, eredità che proviene dalla famiglia di mio padre e che quindi danneggia il sottoscritto?

Grazie per la risposte”
Consulenza legale i 27/09/2016
Nel caso di specie sussistono tutti i presupposti per il sorgere futuro di un credito alimentare in capo alla madre non più autosufficiente.

Va, a tal proposito, preliminarmente chiarito che l’obbligo degli alimenti non sorge automaticamente ma deve essere necessariamente stabilito da una sentenza del Giudice: di conseguenza, per beneficiare degli alimenti occorre presentare apposita domanda giudiziale.

Ciò premesso, l’art. 444 del cod. civ. stabilisce “se più persone sono obbligate nello stesso grado alla prestazione degli alimenti, tutte devono concorrere alla prestazione stessa, ciascuna in proporzione delle proprie condizioni economiche”.
Tale ultimo inciso è molto significativo, perché uno dei presupposti essenziali di cui il Giudice tiene conto nel verificare l’esistenza dell’obbligo alimentare è proprio la condizione economica di chi vi è tenuto.

Precisa infatti l’art. 438 cod. civ.: “Gli alimenti possono essere chiesti solo da chi versa in stato di bisogno e non è in grado di provvedere al proprio mantenimento. Essi devono essere assegnati in proporzione del bisogno di chi li domanda e delle condizioni economiche di chi deve somministrarli. (…)
Occorrerà valutare, quindi, quella che è (l’attuale) situazione economica del debitore, con la precisazione però che – a differenza dell’alimentando – egli non è tenuto ad un comportamento “operoso”, ovvero a sforzarsi, utilizzando appieno le proprie capacità reddituali e lavorative, per essere in grado di adempiere (ad esempio, la mancanza di un reddito adeguato non gli impone di trovarsi un lavoro).

Si noti bene che è ritenuto in condizioni economiche tali da soddisfare l’obbligo alimentare anche chi, pur non avendo propri beni o una propria fonte di guadagno, sia in grado di condurre una vita dispendiosa ricevendo dai propri genitori denaro e altri beni.

In sintesi, per rispondere alla prima delle domande poste nel quesito, i due fratelli assieme alla sorella saranno tutti tenuti agli alimenti nei confronti della madre quando quest’ultima non sarà più in grado di provvedere al proprio mantenimento, ma ciascuno in proporzione alla propria condizione economica: non esistono, quindi, per legge, delle percentuali o comunque una misura predeterminata, ma sarà il Giudice a dover valutare caso per caso “fotografando” la situazione economica dei debitori.

Si precisa, in merito a quanto si osserva nel quesito sul comportamento poco corretto e poco lungimirante dalla madre, che il diritto agli alimenti sussiste purtroppo anche se l’alimentando versa in stato di bisogno per propria colpa, in quanto la solidarietà familiare su cui tale diritto si fonda prescinde, secondo il legislatore, da qualsiasi valutazione di ordine morale (salva una condotta disordinata e riprovevole dell’alimentato, ma successiva all’assegnazione degli alimenti, il che è difficilmente ipotizzabile nel caso in esame).

Sull’esito della vendita dell’immobile, non ci sono strumenti legislativi specifici per sapere se e come ne sia stato utilizzato il prezzo: certamente, in ogni caso, se i due figli “estromessi”, per così dire, dall’operazione, volessero sapere con esattezza cosa sia accaduto di quel denaro, potranno agire avanti all’Autorità Giudiziaria, spiegando che la madre aveva conferito mandato di gestione del denaro in questione (e sulla circostanza avranno l’onere della prova) e chiedendo quindi che il fratello mandatario renda il conto di quella gestione, attraverso tutti i documenti necessari allo scopo (estratti conto, ricevute, ecc.).

Per quanto riguarda, infine, la possibilità di “blindare” la propria eredità nei confronti degli altri familiari, va detto che purtroppo, mentre è senz'altro possibile estromettere i fratelli dalla successione, non sarà così per la madre.

Infatti, mentre nella successione “per legge” concorrerebbero sia la madre che i fratelli della defunta, scegliendo - ad esempio - la via testamentaria si potrebbe ottenere l'effetto di estromettere, legittimamente, i fratelli dall’eredità: questi ultimi, infatti, non appartengono alla categoria dei cosiddetti "legittimari", ovvero coloro che hanno un diritto inderogabile di ricevere una quota parte del patrimonio del parente defunto.

La madre, invece, rientra a tutti gli effetti nella categoria dei legittimari, e quindi neppure attraverso il testamento è possibile "diseredarla", avendo la medesima comunque diritto ad un terzo del patrimonio della figlia (art. 538 cod. civ.).

Testi per approfondire questo articolo

  • Alimenti dovuti e mantenimento negoziato

    Collana: Quaderni della Rassegna di dirit. civile
    Pagine: 320
    Data di pubblicazione: dicembre 2008
    Prezzo: 33 €
    Il tema degli alimenti e del mantenimento attraversa gli istituti tradizionali del diritto civile, quali il contratto inter vivos e transmorte, la successione mortis causa, il sistema degli istituti alternativi al testamento, la crisi matrimoniale, la filiazione, la sfera dei bisogni reali dei membri della famiglia, con regole di disciplina spesso autonome e, tuttavia, collegate all'immanenza del fine di sostentamento che intendono realizzare. Prova ne è il fatto che tali argomenti sono... (continua)
  • Le nuove competenze comunitarie: obbligazioni alimentari e successioni

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    Data di pubblicazione: febbraio 2010
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    Il Volume tratta il problema di unificare a livello europeo le norme giuridice sulla materia del diritto agli alimenti (parte I) e del diritto ereditario (parte II) onde evitare che il cittadino riceva diversa regolamentazione a seconda che si rivolga al tribunale di un Paese o di un altro. L'Opera è composta da atti di un convegno tenutosi alla Facoltà di Giurisprudenza di Verona nel marzo 2009.

    (continua)